Camera Dei Deputati II Descritto Processo, Se Ha Inciso
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STRUTTURE Cosa Nostra E 'Ndrangheta a Confronto
STRUTTURE Cosa Nostra e ‘ndrangheta a confronto Francesco Gaetano Moiraghi Andrea Zolea WikiMafia – Libera Enciclopedia sulle Mafie www.wikimafia.it Strutture: Cosa Nostra e ‘ndrangheta a confronto, di Francesco Gaetano Moiraghi e Andrea Zolea La mafia dura da decenni: un motivo ci deve essere. Non si può andare contro i missili con arco e frecce: in queste vicende certe intemperanze si pagano duramente. Con il terrorismo, con il consenso sociale, potevi permettertele: con la mafia non è così. Nella società c’è un consenso distorto. Altro che bubbone in un tessuto sociale sano. Il tessuto non è affatto sano. Noi estirperemo Michele Greco, poi arriverà il secondo, poi il terzo, poi il quarto. Giovanni Falcone 1 www.wikimafia.it Strutture: Cosa Nostra e ‘ndrangheta a confronto, di Francesco Gaetano Moiraghi e Andrea Zolea PREMESSA Questo lavoro ha lo scopo di offrire uno sguardo d’insieme sulle articolazioni strutturali delle organizzazioni mafiose denominate Cosa nostra e ‘ndrangheta . La prima sezione, curata da Francesco Gaetano Moiraghi, si concentra sull’analisi di Cosa nostra. La seconda sezione, che sposta il focus sulla ‘ndrangheta, è curata da Andrea Zolea. Come si potrà notare, le due sezioni non sono state realizzate secondo uno stesso modello, ma analizzano le due organizzazioni con un approccio differente. Ad esempio, la parte su Cosa nostra avrà un orientamento maggiormente diacronico, diversamente da quella sulla ‘ndrangheta, basata su un approccio sincronico. Il presente testo ha infatti l’obiettivo di offrire due proposte di analisi differenti che riescano a mettere in luce le analogie e le differenze delle strutture delle due organizzazioni mafiose. -
La Mafia Imprenditrice
INFILTRAZIONI MAFIOSE mafiosa e non, ci rendiamo conto, in- L’ultimo rapporto di Sos Impresa fatti, che questa incide direttamente sul mondo dell’impresa, superando i 92 miliardi di euro di fatturato, una cifra intorno al 6% del Pil nazionale. Sostan- La mafia zialmente, ogni giorno, una massa enorme di denaro passa dalle tasche dei commercianti e degli imprenditori italiani a quelle dei mafiosi, qualcosa imprenditrice come 250 milioni di euro, 10 milioni l’ora, 160 mila euro al minuto. Ci troviamo di fronte a una mafia im- Come vere e proprie holding, le mafie sono dentro al “merca- prenditrice, ormai presente in ogni to”, ne seguono gli sviluppi, pianificano investimenti. Si con- comparto economico e finanziario del sistema Paese, non solo per quanto ri- frontano con la concorrenza ora conquistando posizione di guarda l’attività predatoria, rappresen- tata dal racket delle estorsioni e monopolio in forza della capacità di intimidazione, ora stabi- dall’usura, ma anche per quella del lendo rapporti collusivi con “pezzi” di imprenditoria fautori di reinvestimento di denaro sporco. L’attività imprenditoriale delle mafie ha quella doppia morale per cui “gli affari, sono affari” prodotto un’organizzazione interna ti- picamente aziendale con tanto di ma- di Bianca La Rocca strutturati e agguerriti. E questi, ben- nager, dirigenti, addetti e consulenti. ché duramente colpiti dall’azione delle La gestione delle estorsioni, dell’usura, on un fatturato di 130 miliardi di forze dell’ordine e della magistratura, dell’imposizione di merce, dello spac- Ceuro e un utile che sfiora i 70 continuano a mantenere pressoché cio di stupefacenti, necessita, di fatto, miliardi la Mafia Spa si conferma la inalterata la loro forza e, per ora, la lo- di un organico in pianta stabile, che più grande holding company italia- ro strategia, che si dimostra vincente. -
Le Mani Della Criminalità Sulle Imprese, 2011
Le mani della criminalità sulle imprese XIII Rapporto di Sos Impresa Aliberti Editore SosImpresa.indd 5 09/11/11 12:18 © 2011 Aliberti editore Tutti i diritti riservati Sede legale: Via dei Cappuccini, 27 - 00187 Roma Sede operativa: Via Meuccio Ruini, 74 - 42124 Reggio Emilia Tel. 0522 272494 Fax 0522 272250 - Ufficio Stampa 329 4293200 Aliberti sul web: www.alibertieditore.it blog.alibertieditore.it [email protected] SosImpresa.indd 6 09/11/11 12:18 A Libero Grassi, nel ventennale della scomparsa SosImpresa.indd 7 09/11/11 12:18 SosImpresa.indd 8 09/11/11 12:18 Il Rapporto di Sos Impresa Le mani della criminalità sulle imprese è frutto di numerosi apporti e collaborazioni senza i quali non sarebbe stato possibile realizzarlo. Un ringraziamento particolare va a Danila Bellino, Laura Galesi, Massi- mo Giordano, Nino Marcianò, Marcello Ravveduto, Valeria Scafetta e Ga- briella Sensi. I testi sono di Lino Busà e Bianca La Rocca. I dati che forniamo sono nostre elaborazioni sulla base delle statistiche Istat, delle rilevazioni fornite dal Ministero dell’Interno, dei sondaggi condotti da Swg per Confesercenti, delle ricerche del Centro Studi TEMI e delle numerose informazioni e testimo- nianze raccolte da Sos Impresa. Il Rapporto come sempre contiene molti nomi di persone, aziende, luo- ghi. Nomi presenti nelle inchieste giudiziarie, nelle relazioni degli organismi antimafia e delle Forze dell’ordine, nelle cronache giornalistiche. Per tutti coloro che sono chiamati in causa, eccezion fatta per quelli condannati in via definitiva, valgono la presunzione d’innocenza e le garanzie individuali costituzionalmente garantite. 9 SosImpresa.indd 9 09/11/11 12:18 Nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia Quali sono le ragioni dell’inaudita potenza di alcuni? Dov’è la forza che assicura l’impunità ai loro delitti? Si chiede se sono costituiti in associazio- ni, se hanno statuti, pene per punire i membri traditori: tutti rispondono che lo ignorano, molti che non lo credono. -
Giuseppe Falsone BOSS MAFIOSO Di Agrigento, Arrestato a Marsiglia/ FOTOSERVIZIO
1 Estradato in Italia: Giuseppe Falsone BOSS MAFIOSO di Agrigento, arrestato a Marsiglia/ FOTOSERVIZIO di Fabrizio Tenerelli – 11 Agosto 2010 – 8:48 E’ stato estradato, stamani, in Italia ad opera della Gerdarmeria francese, che lo ha consegnato alla Polizia di Frontiera di Ventimiglia: Giuseppe Falsone, noto boss agrigentino, arrestato lo scorso 10 giugno a Marsiglia da personale delle Squadre Mobili di Palermo ed Agrigento e dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato. L’ex latitante eccellente della mafia agrigentina e’ stato consegnato alle autorita’ di Polizia italiane, dopo aver oltrepassato la frontiera di Ventimiglia. Ad attenderlo c’e’ un carcere di massima sicurezza italiano. Giuseppe Falsone, detto ‘Ling Ling’, latitante dal 1999 al giugno del 2010 e inserito nell’elenco del Ministero dell’Interno dei 30 ricercati piu’ pericolosi, rappresenta un personaggio di spicco della criminalita’ organizzata, non solo per quanto e’ testimoniato dal suo gia’ corposo dossier ricco di precedenti penali tra i quali una condanna all’ergastolo, ma anche per le dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia. Le indagini di Polizia hanno accertato come Falsone sia l’attuale reggente di ‘cosa nostra’ della provincia di Agrigento, nonche’ capo della famiglia mafiosa di Campobello di Licata. L’11 aprile del 2006, in occasione della cattura di Bernardo Provenzano, nel covo di Riviera24 - 1 / 4 - 24.09.2021 2 ‘Montagna dei Cavalli’ furono rinvenute delle lettere che, per stile e contenuto, sono state chiaramente attribuite a Falsone. L’ascesa criminale di Falsone fu irrimediabilmente segnata dall’uccisione del padre e del fratello maggiore, caduti a colpi di fucile, nella contesa tra mafiosi e stiddari che insanguino’, negli anni Novanta, il territorio dell’agrigentino e del nisseno. -
Nomi E Storie Delle Vittime Innocenti Delle Mafie
Nomi e storie delle vittime innocenti delle mafie a cura di Marcello Scaglione e dei ragazzi del Presidio “Francesca Morvillo” di Libera Genova Realizzato in occasione della mostra “900 Nomi vittime di mafia dal 1893 ad oggi” inaugurata ad Imperia il 21 Marzo 2016 in occasione della XXI Giornata della memoria e dell’impegno - ”Ponti di memoria, luoghi di impegno”. I nomi presenti nella mostra sono quelli accertati fino all'anno 2015, ed in particolare quelli letti a Bologna durante la XX Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie (21 marzo 2015). Il lavoro di ricerca, inizialmente limitato a quell'elenco, è stato poi implementato e aggiornato, comprendendo quindi le storie delle vittime innocenti i cui nomi sono stati letti durante la XXI Giornata della Memoria e dell'Impegno (21 marzo 2016). Sarà nostro impegno e cura eseguire successivamente gli aggiornamenti necessari. Siamo inoltre disponibili a intervenire sulle singole storie, laddove dovessero essere ravvisati errori e/o imprecisioni. EMANUELE NOTABARTOLO, 01/02/1893 Nato in una famiglia aristocratica palermitana, presto rimane orfano di entrambi i genitori. Cresciuto in Sicilia, nel 1857 si trasferisce prima a Parigi, poi in Inghilterra, dove conosce Michele Amari e Mariano Stabile, due esuli siciliani che lo influenzeranno molto. Avvicinatosi all'economia e alla storia, diventa sostenitore del liberalismo conservatore (quindi vicino alla Destra storica). Dal 1862 Emanuele Notarbartolo diventa prima reggente, poi titolare, del Banco di Sicilia, al quale si dedica a tempo pieno a partire dal 1876, salvandolo dal fallimento in seguito all'Unità d'Italia. Il suo lavoro al Banco di Sicilia inizia a inimicargli molta gente. -
La Criminalità Organizzata E I Consumi Alimentari: L'intermediazione E La Ristorazione
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI MILANO FACOLTA’ DI SCIENZE POLITICHE Corso di Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali LA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA E I CONSUMI ALIMENTARI: L’INTERMEDIAZIONE E LA RISTORAZIONE TESI DI LAUREA DI: Sofia Cavazzoni RELATORE: Prof. Fernando Dalla Chiesa CORRELATRICE: Dott.ssa Martina Panzarasa ANNO ACCADEMICO 2011/2012 LA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA E I CONSUMI ALIMENTARI: L’INTERMEDIAZIONE E LA RISTORAZIONE INDICE Introduzione p. 2 1° CAPITOLO – L’IMPRESA MAFIOSA 1.1 Fenomeni diversi, origini simili p. 4 1.2 Il contesto di sviluppo p. 5 1.3 Il mafioso imprenditore p. 15 1.4 L’impresa mafiosa p. 22 1.5 Il riciclaggio: “Separazione del bene dalla propria p. 28 provenienza” 1.6 Legislazione antimafia e antiriciclaggio p. 32 2° CAPITOLO – L’INTERMEDIAZIONE E I MERCATI GENERALI 2.1 L’intermediazione e il network criminale p. 37 2.2 Le agromafie p. 43 2.3 Un’intera filiera controllata: il caso “Rosarno” p. 51 2.4 Trasporti e mercati ortofrutticoli p. 58 2.5 L’ortomercato di Milano p. 64 2.6 Il sistema distributivo: il caso “Despar” in Sicilia p. 68 3° CAPITOLO – LA RISTORAZIONE 3.1 Dove c’è pizza c’è mafia p. 79 3.2 L’Operazione “Wall Street” e la famiglia Coco Trovato p. 91 3.3 L’Operazione “Cafè de Paris” e la famiglia Alvaro p. 104 3.4 L’Operazione “Megaride” e la famiglia Potenza – Iorio p. 112 3.5 La strage di Duisburg p. 121 Conclusioni p. 128 Bibliografia p. 132 1 LA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA E I CONSUMI ALIMENTARI: L’INTERMEDIAZIONE E LA RISTORAZIONE INTRODUZIONE La criminalità organizzata è un fenomeno che, sin da piccola, ha sempre attirato la mia attenzione. -
Cosa Nostra: Lobby O Partito ?
COSA NOSTRA: LOBBY O PARTITO ? Ideali e convenienze. Francesco Campanella è conosciuto come l’uomo che mise il timbro sulla falsa carta di identità con cui Provenzano affrontò il viaggio per Marsiglia. Ma quella immagine è riduttiva. La sua storia esprime un metodo politico, un sistema di rapporti d’affari, un costume nella gestione della res publica. La sua storia permette di comprendere come possono intersecarsi agire politico e agire mafioso; quale sia il contenuto delle richieste che Cosa Nostra formula ad politico che si muove nella sua orbita. Lo confessa lui stesso ai giudici142. Non ha mai partecipato a riti di affiliazione, “punciute”, presentazioni formali. Cosa Nostra, però, la conosce bene, l’ha servita, l’ha sostenuta. Cosa Nostra lo ha condizionato fin da quando era ragazzo. Di quella organizzazione è in grado di indicare uomini, strategie, investimenti, debolezze. Molte informazioni le ha assunte stando vicino a Nicola Mandalà, suo compaesano di Villabate, diventato “uomo d’onore” per volontà di Francesco Pastoia, uno della ristretta cerchia dei boss che dalla fine degli anni novanta risponde direttamente a Bernardo Provenzano. Una amicizia, quella con Mandalà, che nasce dalla regia occulta dei “padrini” dietro le elezioni della amministrazione 142 Cfr. esame Francesco Campanella innanzi al giudice dell’abbreviato, udienza 30 ottobre 2007; interrogatori innanzi al Pm del 19.9.2005; 23.10.2005, 19.10.2005. 292 comunale. Una amicizia che si consolida con gli interessi della famiglia mafiosa di Villabate nel settore del gioco d’azzardo e del traffico della droga, negli investimenti della grande distribuzione organizzata143. Ha solo diciotto anni e già è molto attivo sulla scena politica di Villabate, una roccaforte della mafia di circa ventimila abitanti. -
Il Boss Rassicurava Provenzano «Mi Ha Scritto Riina
12 IN ITALIA martedì 25 aprile 2006 L’INCONTRO IN CARCERE Ai familiari: «Gli agenti Il boss rassicurava Provenzano mi vogliono bene» «Amo la custodia».Tra- dotto: «gli agenti di custo- dia». È stata questa la rispo- sta di Bernardo Provenzano «Mi ha scritto Riina, tutto ok» alla domanda «Come stai papà?» rivoltagli da Ange- lo e Francesco Paolo duran- te il primo colloquio nel su- Nei pizzini inviati a zio Binnu il giovane Matteo Messina Denaro percarcere di Terni dove il boss è rinchiuso da martedì 11 aprile, giorno della cattu- si firma Alessio e chiede consigli al padrino: «Mi affido a Lei» ra. All’incontro di ieri con i fa- miliari era presente anche ■ di Sandra Amurri prestanome. E poi ancora. «Ma gli privati delle vocali. Ma Riina non è la compagna Saveria Palaz- sbirri ci stanno con il fiato sul collo sottoposto al carcere duro che impe- zolo, che, come ha detto e come ci muoviamo sequestrano... disce la veicolazione di notizie? Provenzano ai magistrati, il SVUOTANO IL COVO di Provenzano, in atte- Sta diventando un problema rim- Evidentemente le vie per eludere le boss vuole sposare al più piazzare anche i rincalzi dei rincal- restrizioni del 41 bis sono infinite presto anche se l’ha già fat- sa dell'arrivo delle ruspe che ricercheranno na- zi» in quanto gli arresti che si sono come quelle del Signore e come to «con il suo cuore». «Gli susseguiti hanno indebolito le fila. quelle della Bibbia, anzi delle sei agenti mi vogliono tanto be- scondigli segreti, ma le misteriose relazioni af- Con il messaggio «Per accelerare i Bibbie utilizzate da Provenzano. -
Senato Della Repubblica Camera Dei Deputati
Senato della Repubblica– 113 – Camera dei deputati XIV LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI Si tratta di un caso che dimostra la volonta` di disporre di un vertice qualificato anche culturalmente, di sicura estrazione mafiosa e, possibil- mente, legato da stretti vincoli con gli altri maggiori esponenti di «cosa nostra» 12. Tali analisi vengono ribadite nel Rapporto sulla sicurezza per il 2004 del Ministero dell’Interno, nel quale, con riferimento a Cosa Nostra, si scrive: «Al suo interno, la posizione dominante e` ancora appannaggio della frangia corleonese, con la leadership del latitante Bernardo Provenzano, al quale andrebbero riferite le scelte strategiche che l’organizzazione ha adottato per rimodularsi piu` efficacemente nello scenario attuale. In particolare, Cosa Nostra si e` evoluta per fronteggiare le difficolta` orga- nizzative, per il recupero del consenso interno ed esterno, per consolidare le strutture compromesse dall’attivita` di contrasto e dalla collaborazione con la giustizia, per ricompattarsi al fine di massimizzare i profitti in un’ottica orientata a ricomporre i conflitti relazionali tra la parte "mode- rata" e i gruppi piu` intransigenti vicini ai "corleonesi". Nell’attuale mo- mento storico Cosa Nostra privilegia ancora la tecnica dell’"inabissa- mento", ritenuta altresı` una condizione favorevole per la realizzazione dei propri programmi di infiltrazione nel tessuto economico e finanziario, evitando situazioni di aperta conflittualita` con lo Stato che ha gia` dimo- strato di essere capace di fornire forti ed incisive risposte istituzionali. Questa sua azione, all’insegna della scarsa visibilita`, permette alla mafia di esercitare un attento controllo nella gestione degli affari illeciti, in modo da non sollecitare l’attenzione dell’opinione pubblica e non creare allarme sociale, optando per la pacifica spartizione degli illeciti guada- gni, con particolare riferimento a quelli acquisiti nel settore degli appalti. -
Girgenti Acque Sempre Nel Mirino
Tele Video Agrigento Lcn 92 in tutta la Sicilia www.grandangoloagrigento.it Amica TV Lcn 628 - Prov. AG -TP - PA - CL - EN DIRETTORE: FRANCO CASTALDO ANNO XII - NUMERO 5 - SABATO 6 FEBBRAIO 2016 1,50 Blitz Icaro, “Riesame” accoglie ricorso: rischiano il carcere Pietro campo e due Marrella C’è il rischio carcere per tre persone coinvolte nel - associazione a delinquere di stampo mafioso, Porto Empedocle; Domenico Cucina, 48 anni, di Marrella, 41 anni, di Montallegro; Vincenzo l’inchiesta antimafia “Icaro” condotta dalla estorsione e traffico di stupefacenti. L’ operazione Lampedusa; Rocco D’Aloisio, 46 anni, di Marrella, 60 anni, di Montallegro; Francesco Squadra mobile di Agrigento che il 2 dicembre ha evidenziato come non si sia mai interrotto lo Sambuca di Sicilia; Diego Grassadonia, 54 anni, di Messina, 58 anni, di Porto Empedocle; Francesco scorso ha portato all’emissione di 13 misure cau - storico sodalizio tra Cosa Nostra palermitana ed Cianciana; Antonino Grimaldi, 55 anni, di Pavia, 35 anni, di Porto Empedocle; Giuseppe telari (6 in carcere, 3 agli arresti domiciliari e 4 agrigentina, così come dimostrato dai documenta - Cattolica Eraclea; Piero Guzzardo, 37 anni, di Picillo, 53 anni, di Favara; Emanuele Riggio, 45 con obbligo di firma). ti summit andati in scena nelle campagne agrigen - Santa Margherita Belice; Antonino Iacono, 61 anni, di Monreale; Pasquale Schembri, 53 anni, di Si tratta di Pietro Campo, ritenuto un boss di tine tra ruderi ed appezzamenti di terreno. anni, di Giardina Gallotti (frazione di Agrigento); Montallegro; Gaspare Nilo Secolonovo, 47 anni, di Santa Margherita Belice e di Vincenzo Marrella e Gli indagati sono Antonino Abate, 29 anni, di Francesco Messina, Antinino Iacono e Pietro Campo Gioacchino Iacono, 36 anni, di Realmonte; Santo Santa Margherita Belice; Francesco Tarantino, Stefano Marrella, entrambi di Montallegro. -
Il «Cacciatore» È Finito Nella Rete Catturato Santapaola
Mi'irulrili 19 indiali) 1!)!M il Fatto P i^in i 3TU La fine di Gli agenti del Servizio centrale operativo lo hanno sorpreso all'alba in una masseria nelle campagne di Caltagirone un boss Era a letto con la moglie, sotto il comodino teneva una calibro 9 Si è arreso così: «Era destino che finisse, ogni cosa finisce... » Il «cacciatore» è finito nella rete Catturato Santapaola. La «grande fuga» durava d Benedetto «Nitto» Santapaola. il capo indiscusso della mafia catanese, considerato il latitante nume ro uno di Cosa Nostra dopo la cattura di Totò Runa, è stato arrestato in una masseria nelle campagne di Granien, in provincia di Catania L'azione condotta dallo Sco e dalla squadra mobile di Catania e scatta Antonio Manganelli: ta all'alba di ieri. Il boss è stato sorpreso dagli agenti mentre dormiva assieme alla moglie «In quel momento DAL NOSTRO CORRISPONDENTE WALTER RIZZO ho pensato a Falcone» ••CAIAMA >IIcacciatore-fi deri, sul lei lo I la indosso un nalmente e diventato la preda pigiama verde si guarda attor Benedetto Santapaola, 5-1 an no «Vuole dichiarare le sue «Quando 1 operazione era conclusa, ho pensato a /ione ha subito un'accelera si iti -solo arrestali i lo'se ni considerato il capo della fa generalità per lavoic Ales zione, per presentare la cat miglia catanese di Cosa No sandro l'ansa segue la proce Giovanni Falcone Mi e già capitato, è una specie di continuano i comandare stra, il latitante ninnerò uno dura Santapaola lo guarda e automatismo, uno vorrebbe telefonargli ciao Gio tura di Nitto Santapaola co Quale ruolo -
La Commissione Regionale
LA COMMISSIONE REGIONALE Alla stregua delle convergenti dichiarazioni dei collaboranti analizzate diffusamente dai primi giudici, è emerso un quadro probatorio che ha consentito di tratteggiare l’evoluzione storica della Commissione regionale, istituita nel lontano 1975, dopo la crisi degli anni ’60 che aveva posto in rilievo l’esigenza di un effettivo coordinamento delle iniziative delle varie famiglie di Cosa Nostra. Su tale tema – per come già evidenziato nel libro I – in via di estrema sintesi deve convenirsi con i primi giudici che l’esigenza di un organismo di vertice, in linea con la struttura piramidale di Cosa Nostra, era stata avvertita non solo all’interno della provincia di Palermo, dove erano stati costituiti dapprima un triunvirato (nell’attesa che si completasse la ricostituzione di tutte le famiglie nei territori delle province, e poi la nuova Commissione provinciale), ma anche da parte delle altre province della Sicilia in cui esistevano analoghe strutture di Cosa Nostra che avevano anch’esse risentito dell’efficace azione repressiva dell’apparato statale nei primi anni successivi alle eclatanti attività criminali poste in essere dalla cosca di Michele Cavataio e dei suoi alleati. Le coerenti, puntuali e convergenti dichiarazioni rese da Buscetta e Calderone, la cui attendibilità in materia era stata accertata nell’ambito del primo maxiprocesso di Palermo, avevano trovato conferma anche in quelle rese da Di Carlo, il cui apporto probatorio costituisce un valido ulteriore riscontro alle predette propalazioni e la cui autonomia appare evidente, attesa la novità delle circostanze che in questo quadro unitario il dichiarante era stato in grado di inserire in modo armo- nico; novità che si giustificano con il fatto che provenivano da affiliato che, a differenza dei primi due, aveva a lungo operato a fianco del Riina e quindi nell’ambito dello schieramento corleonese, del quale il Buscetta ed il Calderone erano, invece, avversari.