Gomorra Viaggio Nell'impero Economico E Nel Sogno
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Healing the Scars of Forced Migration: an Italian-American Story
RSAJOURNAL 30/2019 LINDSEY N. KINGSTON Healing the Scars of Forced Migration: An Italian-American Story There’s an expression for wishing someone “good luck” in Italian – in bocca al lupo – that literally translates to “in the mouth of the wolf.” I imagine my grandfather’s friends saying this to him as he left his Sicilian village, Grotte, in 1938. The expression would have certainly been fitting for the 17-year-old; the intimidating journey looming before him must have felt like staring down the jaws of a predator. He traveled to America several years after his father and two older brothers, who had saved money and made the necessary arrangements to bring the rest of the family over. Grandpa was not particularly eager to leave Sicily, but his mother and siblings were going with or without him; the decision he faced was between family and homeland. He first went to Naples, where he was awe-struck by the endless rows of ships in port. He had never been to a city before, even to nearby Agrigento to see its famed Greek temples. Yet he had already survived extreme poverty and hunger when he boarded his ship, the SS Roma (where he felt every seasickness-inspiring roll of the ocean, and where he likely spent his eighteenth birthday), so he had endured harder things than the long voyage to New York. He arrived in the United States with one suitcase and the remnants of a handmade guitar that was crushed along the way. He had no real job prospects, no education to speak of, and initially no English skills whatsoever. -
Sul Concetto Di “Contronome” in Gomorra Di Roberto Saviano
ONOMÀSTICA 4 (2018): 49–62 | RECEPCIÓ 7.1.2018 | ACCEPTACIÓ 27.7.2018 Sul conceto di “contronome” in Gomorra di Roberto Saviano Giacomo Giuntoli [email protected] Abstract: Nel 2006 Mondadori pubblica Gomorra, libro di Roberto Saviano che presto diventa un caso editoriale fnendo per varcare anche i confni nazionali. Alcuni fra gli aspeti a torto meno studiati di questo romanzo sono i nomi presenti in esso e un con- ceto che merita di essere con atenzione analizzato, quello di “contronome”, cioè il soprannome che gli afliati alle cosche mafose danno ai membri di spicco. Questo è un conceto fondamentale per comprendere la rifessione onomastica che sta alla base del libro di Saviano. L*obietivo di questo saggio è spiegare questo conceto complesso atraverso alcuni esempi sia onomastici che toponomastici come quelli di Francesco Schiavone, deto “Sandokan” o di Las Vegas, una zona degradata di Napoli Nord che prende il nome dalla famosa cità americana. Parole chiave: Roberto Saviano, onomastica leteraria, toponomastica, “contronome”, soprannome, leteratura italiana On the Concept of “Countername” in Roberto Saviano’s Gomorra Abstract: In 2006 Mondadori published Gomorra, a book by Roberto Saviano that soon became a literary sensation and thanks to which the young Italian writer became fa- mous all over the world. Some of the least studied aspects of this fction are prop- er names and a concept that deserves to be carefully analyzed, that of “contronome” (countername). “Contronome” refers to the nickname that the members of the mafa gangs used to give to their most important members. Tis is a fundamental concept to understand the onomastic refection that underlies Saviano’s book. -
Usura, Estorsione E Droga: Il Clan Matrone Va a Processo
Usura, estorsione e droga: il clan Matrone va a processo Traffico di droga, usura, estorsione e gestione dei videopoker nel territorio dell’agro nocerino gestito da vecchie conoscenze della camorra, imprenditori e da un vigile urbano: venti rinvii a giudizio, 2 richieste di abbreviato ed un patteggiamento. A chiedere il processo per 24 persone è stato il pubblico ministero della Dda di Salerno Vincenzo Montemurro. Ieri l’udienza preliminare dinanzi al Gup Boccassini. Hanno chiesto il rito alternativo dell’abbreviato Francesco Matrone alias Franchino ‘a belva, arrestato nel 2012 ad Acerno dopo un periodo di latitanza e il figlio Antonio detto Michele Matrone, patteggia la pena il collaboratore di giustizia Saverio Tammaro alias “morra – principe – barone”·. Affronteranno il processo ordinario Angelo Amitrano (di cui il clan si sarebbe servito per riciclare nella vendita di autovetture i soldi guadagnati con la droga), Vincenzo Arcamone, Mario Cerbone alias ‘”o fravules”, Mario Cipriano alias “oplà-avvocato”, Ferdinando Cirillo, Luca Coppola alias “Lucariello”, Giuseppe D’Aniello alias “Giovanni ‘o capitano”, Generoso Di Lauro alias “Giggino”, Anna D’Isidoro, l’imprenditore Luigi Giugliano, Biagio Iaquinandi, Alfonso Matrone, Pasquale Matrone, Vincenzo Nappo alias ” o nonno”, Domenico Pagano alias “Mimì Pagano”, Nicola Percuoco alias “Nicola a cantina”, il vigile Ferdinando Raiola (cugino di Giugliano), Francesco Paolo Spagnuolo,, Vincenzo Starita alias “A Strega” e Raffaele Vitiello. Nel collegio difensivo gli avvocati Francesco Matrone, Guido Sciacca, Rosario Fiore, Raffaella Farricelli, Luigi Gassani, Fabio Ambrosio, Cosimo Vastola Giuseppe Della Monica, Armando Vastola, Massimo Torre, Fortunato De Felice. Oltre che al traffico di stupefacenti il sodalizio si dedicava a usura ed estorsioni e cercava di imporre nei locali di Scafati e San Marzano sul Sarno i suoi videopoker, in antagonismo con il gruppo dei Ridosso e quello dei Campagnuoli. -
Diapositiva 1
UNIVERSITA’ LUMSA Master in «Psicologia forense e criminologia» "Criminalità organizzata e violenza". Roma, 8 aprile 2016 La violenza come fondamento del c.d. metodo mafioso Art. 416-bis c.p. L'associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per: commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici; per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri. 2 Lezioni Ten.Col. Giuseppe FURCINITI La violenza come fondamento del c.d. metodo mafioso Gli elementi essenziali della definizione sono due: il primo riguarda le finalità o gli scopi dell’associazione (commissione di delitti, controllo malavitoso del territorio, infiltrazione nell’economia e nella pubblica amministrazione); il secondo si riferisce alle modalità con cui si raggiungono tali scopi: è quello che viene definito come METODO MAFIOSO e che di caratterizza per l’uso dell’intimidazione della violenza. 3 Lezioni Ten.Col. Giuseppe FURCINITI La violenza come fondamento del c.d. metodo mafioso PERSONE BENI AMBIENT VIOLENZA AMBIENT MAFIOSA PRIVATI E SETTORE ECONOMIC O - FINANZIARI O 4 Lezioni Ten.Col. Giuseppe FURCINITI 1 - La violenza sulle persone – L’omicidio di mafia L’omicidio (a volte anche di due o più persone contemporaneamente) è la forma più grave di violenza posta in essere dalle organizzazioni mafiose. L’omicidio di mafia, a differenza dell’omicidio comune o di altri contesti criminali, è il frutto di una "violenza programmata", s'inquadra cioè in un programma complessivo delle organizzazioni criminose, mirando ad una ridefinizione delle egemonie interne e, all'esterno, abbattendo gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione del piano di arricchimento e di dominio. -
Commissione Parlamentare D'inchiesta
SENATO DELLA REPUBBLICA CAMERA DEI DEPUTATI XIV LEGISLATURA COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA SUL FENOMENO DELLA CRIMINALITA` ORGANIZZATA MAFIOSA O SIMILARE RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA 73ª SEDUTA MERCOLEDI` 20 LUGLIO 2005 Presidenza del Presidente Roberto CENTARO TIPOGRAFIA DEL SENATO (320) Senato della Repubblica–2– Camera dei deputati XIV LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI INDICE Seguito della discussione del documento su Napoli PRESIDENTE: CENTARO (FI), senatore ..............Pag. 3, 6, 14 e passim BOBBIO (AN), senatore ...............46, ...., ...., e passim DALLA CHIESA (Margh-U), senatore .... 19 FLORINO (AN), senatore ..............37, 43, 57 LUMIA (DS-U), onorevole .............23, 37, 52 e passim NAPOLI Angela (AN), onorevole ........ 43 NOVI (FI), senatore .................. 14 SINISI (Margh-U), onorevole ........... 3, 6 Sull’ordine dei lavori PRESIDENTE: CENTARO (FI), senatore ..............Pag.63 LUMIA (DS-U), onorevole ............. 62 Senato della Repubblica–3– Camera dei deputati XIV LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI I lavori hanno inizio alle ore 20,35. Seguito della discussione del documento su Napoli PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca il seguito della discussione sul documento di Napoli, sospesa nella seduta del 12 luglio scorso. SINISI. Voglio anzitutto ringraziare la Commissione per avere voluto accogliere la proposta di affrontare la questione riguardante Napoli e la sua Provincia non attraverso una rituale discussione della pura documen- tazione acquisita all’esito delle audizioni, ma affrontando un dibattito, an- che con celerita`. Credo sia doveroso esprimere un ringraziamento per avere accettato questo metodo. Signor Presidente, articolero` il mio intervento in tre parti: la prima riguarda la bozza di relazione che ci e` stata presentata; la seconda con- cerne proposte integrative rispetto alla relazione; la terza parte riguarda proposte specifiche di intervento. -
Mitra & Mandolino IMPAG
I SASSI LUCA MUSELLA MITRA & MANDOLINO Prefazione di Oscar Luigi Scalfaro ALBERTO GAFFI EDITORE IN ROMA © 2005 Gaffi Via della Guglia, 69/b 00186 - Roma www.gaffi.it PREFAZIONE Dopo Napoli C’è una storia personale alla base di questo libro; una storia che viene raccontata ellitticamente. Luca Musella, fotografo professionista, dopo molti anni di distacco torna a Napoli, sua città natale. All’inizio vuol provare a trasformarsi in quello che con una brutta paro- la si definisce un operatore culturale.Così trasforma il suo studio – eredita- to dai genitori – in un luogo d’incontri e di piccole esposizioni di colleghi fotografi. Ma presto si rende conto che le cose non vanno nella direzione giusta. Luca è un uomo pratico. Ci mette poco a vendere lo studio, situato in una delle zone bene della città e a comprarne un altro nei quartieri spagno- li. La sua teoria, tenuta da conto anche per l’acquisto della casa, dove è an- dato a vivere con la famiglia, si può sintetizzare così: non aver paura di an- dare in zone considerate pericolose, soprattutto se sono contigue a zone di ben altra condizione sociale. Insomma, stai pure nel pericolo, ma tieniti pronta una via di fuga praticabile e vicina. Inutile dire che alla base della teoria di Luca c’è una necessità economi- ca: con i soldi a sua disposizione in altre zone più appetibili della città non avrebbe potuto comprare nulla. Al Pallonetto, invece, è riuscito a trovare un grande appartamento con terrazzo. Insomma, ben presto, il ritorno a Napoli di Luca diventa un problema d’affrontare. -
Le Mani Della Criminalità Sulle Imprese, 2011
Le mani della criminalità sulle imprese XIII Rapporto di Sos Impresa Aliberti Editore SosImpresa.indd 5 09/11/11 12:18 © 2011 Aliberti editore Tutti i diritti riservati Sede legale: Via dei Cappuccini, 27 - 00187 Roma Sede operativa: Via Meuccio Ruini, 74 - 42124 Reggio Emilia Tel. 0522 272494 Fax 0522 272250 - Ufficio Stampa 329 4293200 Aliberti sul web: www.alibertieditore.it blog.alibertieditore.it [email protected] SosImpresa.indd 6 09/11/11 12:18 A Libero Grassi, nel ventennale della scomparsa SosImpresa.indd 7 09/11/11 12:18 SosImpresa.indd 8 09/11/11 12:18 Il Rapporto di Sos Impresa Le mani della criminalità sulle imprese è frutto di numerosi apporti e collaborazioni senza i quali non sarebbe stato possibile realizzarlo. Un ringraziamento particolare va a Danila Bellino, Laura Galesi, Massi- mo Giordano, Nino Marcianò, Marcello Ravveduto, Valeria Scafetta e Ga- briella Sensi. I testi sono di Lino Busà e Bianca La Rocca. I dati che forniamo sono nostre elaborazioni sulla base delle statistiche Istat, delle rilevazioni fornite dal Ministero dell’Interno, dei sondaggi condotti da Swg per Confesercenti, delle ricerche del Centro Studi TEMI e delle numerose informazioni e testimo- nianze raccolte da Sos Impresa. Il Rapporto come sempre contiene molti nomi di persone, aziende, luo- ghi. Nomi presenti nelle inchieste giudiziarie, nelle relazioni degli organismi antimafia e delle Forze dell’ordine, nelle cronache giornalistiche. Per tutti coloro che sono chiamati in causa, eccezion fatta per quelli condannati in via definitiva, valgono la presunzione d’innocenza e le garanzie individuali costituzionalmente garantite. 9 SosImpresa.indd 9 09/11/11 12:18 Nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia Quali sono le ragioni dell’inaudita potenza di alcuni? Dov’è la forza che assicura l’impunità ai loro delitti? Si chiede se sono costituiti in associazio- ni, se hanno statuti, pene per punire i membri traditori: tutti rispondono che lo ignorano, molti che non lo credono. -
Nomi E Storie Delle Vittime Innocenti Delle Mafie
Nomi e storie delle vittime innocenti delle mafie a cura di Marcello Scaglione e dei ragazzi del Presidio “Francesca Morvillo” di Libera Genova Realizzato in occasione della mostra “900 Nomi vittime di mafia dal 1893 ad oggi” inaugurata ad Imperia il 21 Marzo 2016 in occasione della XXI Giornata della memoria e dell’impegno - ”Ponti di memoria, luoghi di impegno”. I nomi presenti nella mostra sono quelli accertati fino all'anno 2015, ed in particolare quelli letti a Bologna durante la XX Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie (21 marzo 2015). Il lavoro di ricerca, inizialmente limitato a quell'elenco, è stato poi implementato e aggiornato, comprendendo quindi le storie delle vittime innocenti i cui nomi sono stati letti durante la XXI Giornata della Memoria e dell'Impegno (21 marzo 2016). Sarà nostro impegno e cura eseguire successivamente gli aggiornamenti necessari. Siamo inoltre disponibili a intervenire sulle singole storie, laddove dovessero essere ravvisati errori e/o imprecisioni. EMANUELE NOTABARTOLO, 01/02/1893 Nato in una famiglia aristocratica palermitana, presto rimane orfano di entrambi i genitori. Cresciuto in Sicilia, nel 1857 si trasferisce prima a Parigi, poi in Inghilterra, dove conosce Michele Amari e Mariano Stabile, due esuli siciliani che lo influenzeranno molto. Avvicinatosi all'economia e alla storia, diventa sostenitore del liberalismo conservatore (quindi vicino alla Destra storica). Dal 1862 Emanuele Notarbartolo diventa prima reggente, poi titolare, del Banco di Sicilia, al quale si dedica a tempo pieno a partire dal 1876, salvandolo dal fallimento in seguito all'Unità d'Italia. Il suo lavoro al Banco di Sicilia inizia a inimicargli molta gente. -
Bardellino, Infatti, Viene Legalizzato E Si Lega Con Il Gruppo All'epoca
Camera dei Deputati —33— Senato della Repubblica XIII LEGISLATURA — DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI — DOCUMENTI Bardellino, infatti, viene legalizzato e si lega con il gruppo all’epoca dominante in Sicilia facente capo a Stefano Bontade. Lo stesso Bardellino, coadiuvato dall’altro diarca del clan Mario Iovine, accresce notevolmente il suo peso quando si schiera all’interno della Nuova Famiglia con una posizione anche di preminenza, nella lotta ai cutoliani. I cutoliani che pure erano riusciti a fare proseliti nel casertano vengono completamente annientati – ad eccezione di pochi soggetti, lasciati confluire nelle fila dei casalesi (si v. il gruppo Di Girolamo di Aversa) ed ad eccezione del gruppo operante in Marcianise e zone viciniori di cui si parlera` – ed il gruppo dei casalesi acquisisce la forza sufficiente per porsi come il principale referente di tutte le organiz- zazioni delinquenziali casertane. Con Bardellino nasce una struttura di tipo confederativo; i clan anche operanti in realta` piu` distanti – si pensi a quelli dell’area mondragonese o sessana – vengono di fatto risucchiati nella struttura unitaria, che pur lasciando una sua autonomia alle singole entita`si organizza con una sorta di cupola, il cui centro e` proprio nel gruppo dei casalesi. L’organizzazione camorristica casertana ruoto`, unita e compatta, intorno alla figura di Antonio Bardellino fino alla fine del 1987. E con Bardellino che il clan opera il salto di qualita` e comincia ad intessere significativi rapporti con il mondo della locale politica e delle istitu- zioni, controllando, ad esempio, le attivita` dei comuni di Casale e di San Cipriano. Ai primi del 1988, inizio`, con l’omicidio di Domenico Iovine, all’interno di essa, un conflitto tra i gruppi egemoni facenti capo ad Antonio Bardellino e a Mario Iovine, che culmino` nell’uccisione di Bardellino, nel maggio del 1988, in Brasile, da parte di Mario Iovine. -
Scafati. Comune Sciolto Per Camorra. I Primi 8 Articoli,I
Scafati. Comune sciolto per camorra. I primi 8 articoli —- Il Comune infiltrato dalla camorra Finisce nel peggiore dei modi l’era del sindaco Aliberti: il consiglio comunale era sotto scacco della criminalità organizzata Lo scioglimento delle assise cittadine deciso ieri dal Consiglio dei ministri su relazione del responsabile dell’Intero Di Adriano Falanga “The End”. Termina nel peggiore dei modi la seconda amministrazione Aliberti. Non sono bastate le dimissioni, perché l’iter amministrativo legato alla relazione della commissione d’accesso è andato avanti, fino a determinare il drammatico epilogo. “Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno Marco Minniti, ha deliberato lo scioglimento per infiltrazioni da parte della criminalità organizzata del Consiglio comunale di Scafati”. Così il comunicato ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a margine dell’ultima riunione, cominciata alle 9 e conclusa dopo poco più di un’ora, ieri mattina. L’argomento era già all’ordine del giorno dallo scorso dicembre, poi rinviato per le note e tristi vicende nazionali, quali emergenza gelo e terremoto. Scafati ripiomba così nel baratro totale, a quasi 24 anni dal primo scioglimento, decretato l’11 marzo 1993. Ieri come oggi sullo sfondo i rapporti tra le Istituzioni locali e la criminalità organizzata, ieri come oggi un nome comune: Loreto. Nel 1993 al vertice della camorra scafatese Pasquale Loreto, sullo sfondo le concessioni edilizie che hanno trasformato la città in un enorme dormitorio, relegandola a cenerentola dell’agro quanto a servizi e vivibilità. Oggi il Loreto che incastra l’amministrazione Aliberti è il figlio Alfonso. Entrambi pentiti, entrambi hanno confermato e raccontato gli intrecci tra il Palazzo e l’organizzazione criminale. -
Voti E Appalti Ai Clan, Chiesti 10 Anni,Scafati
Voti e appalti ai clan, chiesti 10 anni Pina Ferro SCAFATI – Politica e camorra: chiesti 10 anni e mezzo di carcere per i tre imputati che hanno chiesto il giudizio abbreviato. Il pubblico ministero Vincenzo Montemurro, nel corso dell’udienza svoltasi dinanzi al giudice per le udienze preliminari, Emiliana ascoli, ha chiesto la condanna a 4 anni e sei mesi per gennaro ridosso, a 5 anni per Luigi ridosso e, ad un anno in continuazione di altra sentenza passata ingiudicato per il collaboratore di giustizia alfonso Loreto per il quale vengono prese in considerazione le attenuanti previste per i collaboratori (articolo 8). La sentenza dovrebbe essere emessa nel corso dell’udienza di metà luglio. L’indagine è quello dei voti in cambio di appalti pubblici ai clan del territorio. Dieci in tutto le persone coinvolte nel indagine. a seguito della richiesta di rinvio a giudizio solo tre hanno scelto il rito alternativo mentre gli altri affronteranno il dibattimento. Dinanzi al primo collegio del tribunale di Nocera Inferiore sono a processo: l’ex sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti, la moglie Monica Paolino, il fratello Nello, l’ex consigliere comunale di Scafati, Roberto Barchiesi, l’ex staffista comunale Giovanni Cozzolino, l’ex vice presidente della società partecipata acse, Ciro Petrucci e l’esperto in politiche sociali andrea ridosso. Nel procedimento a loro carico gennaro ridosso, Luigi ridosso e alfonso Loreto rispondono di estorsione. L’inchiesta per la quale le sette persone sono finite a processo una costola dell’inchiesta Sarastra della Direzione distrettuale antimafia di Salerno le cui indagini sono state effettuate dalla Dia. -
Il Welfare E Il Suo Doppio. Percorsi Etnografici Nelle Camorre Del Casertano
Alessandro Colletti Il welfare e il suo doppio. Percorsi etnografici nelle camorre del casertano Ledizioni © 2016 Ledizioni LediPublishing Via Alamanni, 11 – 20141 Milano – Italy www.ledizioni.it [email protected] Alessandro Colletti, Il welfare e il suo doppio. Percorsi etnografici nelle camorre del casertano Prima edizione: febbraio 2016 ISBN Cartaceo: 978-88-6705-426-8 Copertina e progetto grafico: ufficio grafico Ledizioni I ricavi dai diritti d’autore saranno devoluti al Comitato Don Peppe Diana di Casal di Principe Indice Prefazione di Antonio La Spina 5 Introduzione 11 Metodi e fonti 17 Parte Prima. Un’analisi delle forme di egemonia delle mafie: tra controllo e assistenza 27 1. Il controllo territoriale nella storia delle camorre 29 Il riconoscimento istituzionale del potere camorrista 34 Il controllo territoriale nell’area campana 39 2. Forme organizzative e redistributive: la “cassa comune” 49 Le mafie come organizzazioni professionali 50 Il funzionamento della “cassa comune” 53 I capi cambiano, la struttura resta: dal “clan Bardellino-Iovine” al “clan dei casalesi” 63 3. La protezione sociale delle camorre casertane 73 Il clan La Torre 76 Il clan Belforte 82 I clan Schiavone e Bidognetti: alleati, federati, separati 89 Gerarchia e livelli stipendiali: il clan Schiavone 94 Forme di assistenza nei clan del casertano 101 Parte Seconda. Le politiche socio-assistenziali nella provincia di Caserta: un welfare (s)finito 113 1. Analisi delle forme di welfare pubblico: il sistema italiano 115 I territori del welfare: dallo Stato agli enti locali 118 Il livello territoriale dei servizi sociali 123 2. Zona di contatto: servizi alla persona nella provincia casertana 135 La dimensione territoriale dei servizi nella governance regionale 140 Uno sguardo alle pratiche locali di welfare nell’area casertana 143 Il welfare raccontato da chi lo dirige: le interviste ai coordinatori degli Uffici di Piano 148 3.