Ambasciata D'italia Presso La Santa Sede 1929

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Storia e Diplomazia

Il presente volume è stato realizzato a cura dell’Unità per la Documentazione Storico- diplomatica e gli Archivi sotto la direzione del Capo della Unità, Professor Francesco Perfetti. Le opinioni espresse all’interno dei saggi contenuti nel volume sono esclusivamente degli autori e non rappresentano in alcun modo la posizione della struttura.

Ministero degli Affari Esteri

Segreteria Generale

Unità per la Documentazione Storico Diplomatica e gli Archivi

Storia e Diplomazia
2

Giugno 2009

SOMMARIO

Premessa ............................................................................................................... pag.

7

  • 9
  • SAGGI ............................................................................................
  • »

Cesare Maria De Vecchi di Val Cismon. Primo Ambasciatore d’Italia in Vaticano (giugno 1929 – luglio 1935)

  • di Mario Casella ............................................................................
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11 29 31
INVENTARI .....................................................................................

Il riordinamento delle carte dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede

di Stefania Ruggeri ......................................................................... Titolario ...................................................................................... Inventario ....................................................................................
»»
33 35
Inventario delle carte dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede a cura di

  • Michele Abbate .............................................................................
  • »
  • 37

  • Registri .......................................................................................
  • » 179

Premessa
Questo fascicolo di Storia e Diplomazia comprende l’inventario delle carte dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede relative al periodo compreso fra il 1929 e il 1946, che viene pubblicato in occasione dell’ottantesimo anniversario della stipula dei Patti Lateranensi.
Si tratta di uno strumento di grande importanza che – insieme ai materiali concernenti la Santa Sede presenti nel Fondo Affari Politici – consentirà certamente agli studiosi una più agevole fruizione del patrimonio documentario conservato nell’Archivio Storico Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri e relativo ai rapporti fra Italia e Santa Sede: un patrimonio notevole per dimensioni e per tipologia di materiali, sostanzialmente compatto e omogeneo.
La sua consultazione e il suo studio permetteranno non solo di ricostruire la successione degli eventi ma anche, per un verso, di approfondire alcune questioni particolarmente delicate che hanno caratterizzato la storia dei rapporti fra lo Stato Italiano e la Santa Sede nonché, per un altro verso, di seguire la formazione e lo sviluppo di iniziative diplomatiche comuni fra le due realtà statuali.
Il fondo relativo all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, costituito grazie e attraverso successivi versamenti di carte, è stato riordinato e inventariato dalla struttura archivistica del MAE e in particolare dal dottor Michele Abbate. La dottoressa Stefania Ruggeri ne ha curato la revisione e ha predisposto anche la nota qui pubblicata ad illustrazione dello stesso.
Questo fascicolo presenta anche, nel quadro di una sempre più stretta e proficua collaborazione con gli studiosi che frequentano l’Archivio Storico Diplomatico, una anticipazione di un volume che lo storico Mario Casella sta ultimando e per la stesura del quale ha largamente attinto al fondo archivistico in questione.

Prof. Francesco Perfetti

Capo dell’Unità per la Documentazione
Storico-diplomatica e gli Archivi

7

SAGGI

Cesare Maria De Vecchi di Val Cismon Primo Ambasciatore d’Italia in Vaticano
(Giugno 1929 – Luglio 1935)

di Mario Casella

1. “Ho pensato a te come primo Ambasciatore presso il Vaticano”

Primo Ambasciatore dell’Italia presso la Santa Sede fu, a partire dal 17 giugno
19291, il conte Cesare Maria De Vecchi di Val Cismon2. Era stato Mussolini a chiedergli, prima ancora che venissero firmati i Patti Lateranensi, di rappresentare l’Italia in Vaticano. Scrive De Vecchi nelle sue Memorie:
L’ora di Dio, come venne definita la Conciliazione, era ormai vicina. Io ne fui informato direttamente da Mussolini allorché mi recai a Roma, chiamato da Palazzo Venezia.
Erano i giorni della solenne beatificazione di Don Bosco. Quella volta l’accoglienza, più che affettuosa direi che fu fraterna. Il Duce era di ottimo umore e si capiva che aveva in corpo qualcosa di grosso che desiderava comunicare con una certa punta di orgoglio.
Mi venne incontro dal fondo della vasta stanza; poi, pieno di entusiasmo disse:
“Abbiamo fatto la Conciliazione con la Santa Sede. Ci lavoravo da tempo...”.

NOTA ARCHIVISTICA E PRINCIPALI ABBREVIAZIONI. Anticipo qui il primo capitolo del mio libro Gli ambasciatori d’Italia in Vaticano dal 1929 al 1943, di prossima pubblicazione. I documenti qui utilizzati non sono sempre di facile lettura. E’ perciò possibile che qualche parola non sia stata letta correttamente: mi riferisco, i particolare, agli appunti presi dal Cardinale segretario di Stato Pacelli durante i suoi colloqui con Pio XI. Nella trascrizione di questi e degli altri documenti, ho scrupolosamente rispettato i testi, anche nella punteggiatura, limitando i miei interventi, compresi i “sic”, allo stretto necessario. Queste le principali abbreviazioni: AACI = Archivio dell’Azione Cattolica Italiana; A.P. = Atti Parlamentari; AC (o ACI) = Azione Cattolica Italiana; ACS = Archivio Centrale dello Stato; Ambasciata = Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede; AP = Affari Politici; ASDMAE = Archivio Storico Diplomatico del Ministero Affari Esteri; b. = busta; DBI = Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana; DE VECCHI (o anche Memorie) =

C. M. DE VECCHI DI VAL CISMON, Il quadrunviro scomodo. Il vero Mussolini nelle memorie del più monarchico

dei fascisti, Milano, Mursia, 1983; DDI = MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI, Documenti Diplomatici Italiani; fasc.. = fascicolo; f. = foglio; MAE = Ministero Affari Esteri; MI = Ministero dell’Interno; ONB = Opera Nazionale Balilla; PCM = Presidenza del Consiglio dei Ministri; PNF = Partito Nazionale Fascista; PPI = Partito Popolare Italiano; PS = Pubblica Sicurezza; sf. = sottofascicolo

1 Annuario diplomatico anno 1937-XV, p. 316.

2

Su De Vecchi (Casale Monferrato, 14 novembre 1884-Roma, 23 giugno 1959): E. SANTARELLI, De Vecchi Cesare Maria, in DBI, 39, Roma 1991, pp. 522-531. Sono numerose le opere che fanno riferimento alla figura e all’opera di De Vecchi, come risulta dall’ampia bibliografia citata da Santarelli. Mi limito qui a ricordare i volumi della fondamentale biografia di Mussolini scritta da R. De Felice. Altrettanto fondamentale è l’autobiografia del

quadrumviro: C.M. DE VECCHI DI VAL CISMON, Il quadrumviro scomodo. Il vero Mussolini nelle memorie del

più monarchico dei fascisti, Milano, Mursia, 1983 (d’ora in poi, DE VECCHI). Un profilo di De Vecchi con incarichi e riconoscimenti ricevuti si trova nel cit. Annuario diplomatico anno 1937-XV, pp. 316-318.

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La notizia era una di quelle che lasciano senza fiato. “Vorrei dirti bravo” dissi, “ma mi sembra poco data l’importanza del fatto. E’ un avvenimento fondamentale per la vita d’Italia...”.
Mi prese per il braccio e mi condusse accanto a una delle finestre dalle quali si vedeva la piazza.
“Ho pensato a te” riprese dopo la pausa, “come primo Ambasciatore presso il
Vaticano. Voglio che tu lo sappia, avanti di chiedere il gradimento della Santa Sede. Accetti?”
Non esitai a rispondere: “Pronto ed entusiasta” dissi, “ma il compito mi sembra troppo difficile. Ci hai pensato bene?” gli domandai. “Credi che saprò assolverlo?”.
“Non ho dubbi” rispose Mussolini. “Sono sicuro che ne uscirai benissimo. Mi raccomando, tieni per te la notizia fino a che non sarà ufficiale. I concorrenti sono numerosi come le mosche”:
“Non fiaterò” ribattei. “Ma dammi atto che l’idea è partita da te e io non ti è chiesto nulla...”.
“Come vuoi” disse Mussolini. “Ti raccomando, bocca chiusa!”3. A ratifica dei Patti avvenuta, la notizia della sua nomina fu annunciata dalla Stefani, tra la sorpresa generale. “La mia nomina - scrive ancora De Vecchi nelle sue Memorie - arrivò inaspettata per tutti e difatti, sia alla Camera sia al Senato, durante la discussione per la ratifica del Concordato e del Trattato, avevo sentito sussurrare diversi nomi di presunti candidati. Molti Senatori avevano avanzato pubblicamente la candidatura a quel posto di ‘sopporta dolori’, come lo chiamavano, e un giovane titolato lombardo mi aveva annunciato, con l’aria di confidarmi un segreto, che l’Ambasciatore prescelto lo aveva designato come consigliere della nuova Ambasciata”4. A Corte e in Vaticano invece, la nomina di De Vecchi fu accolta “con molto favore”5.
Con quale spirito il Neo-Ambasciatore si accingesse a svolgere il compito che gli era stato affidato, ce lo dice lo stesso De Vecchi in una pagina delle Memorie, dove, fatto riferimento alle parole pronunciate da Mussolini davanti al Gran Consiglio (“Come avete udito, abbiamo fatto la pace con la Chiesa... Ora che la pace è fatta, si può pure riprendere la guerra!...”6), e notato che “dopo essere entrato in Chiesa, come si disse allora, con armi e bagagli, Mussolini sentì insofferenza per il paterno abbraccio del Pontefice”, si afferma: “Fatta la pace con la Santa Sede, si poteva dar corso a nuove ‘guerre’ ma senza ricorrere alle ideologie liberali, bensì a principi nuovi [...]”, cioè fascisti7. Uno spirito, dunque, vivacemente battagliero, di cui De Vecchi poté dar prova solo dopo il 7 giugno 1929, giorno in cui la sua nomina fu ufficializzata: prima di quella data, egli si astenne dal prendere parte attiva alle polemiche scoppiate tra Stato e Chiesa a proposito dei documenti pubblicati dal senatore Salata8 e dell’Azione Cattolica9; e si

3DE VECCHI, pp. 128 s. 4Ivi, p. 129. 5Ivi, p. 136. 6Ivi, p. 130. 7Ivi, pp. 130 s. 8De Vecchi così ricorda, nelle sue Memorie, le reazioni vaticane alla pubblicazione, da parte del Salata, di alcuni documenti del ministero degli Esteri austriaco, rintracciati negli archivi di Stato di Vienna: “Per il Papa ‘bibliotecario’ e per il Cardinale Gasparri, uomo di esperienza politica davvero eccezionale, l’uscita del Senatore Salata sapeva d’

12

fece notare soprattutto per la bozza dell’indirizzo di risposta del Senato al discorso della Corona, da lui elaborata per incarico dell’apposita Commissione Senatoriale presieduta da Luigi Federzoni10. In un’altra pagina delle Memorie, De Vecchi descrive gli obiettivi immediati della sua missione di Ambasciatore:
Dopo il 25 giugno [data in cui, come vedremo, l’Ambasciatore presentò le sue credenziali a Pio XI], dedicai una parte del mio tempo allo studio dell’ambiente vaticano, complesso ed ermetico più di quanto non immaginassi. Mi convinsi subito che per quanto si trovassero a contatto di gomito, Mussolini e il Papa non si conoscevano affatto. Ritenni perciò mio dovere lavorare a fondo perché finalmente il “Signor Mussolini” conoscesse il Pontefice e questi, a sua volta, potesse leggere, infine, nell’animo del Duce le sue vere intenzioni a proposito della Conciliazione. Il 21 luglio, con una nota riservata, comunicai al Capo del Governo che era indispensabile chiarire certi equivoci riguardo all’ambiente vaticano poiché, senza tale chiarezza, sarebbe stato impossibile superare i contrasti che diventavano sempre più dannosi per entrambe le parti. “Del Vaticano” dicevo, “hanno parlato troppo o scritto persone che sono irriducibilmente nemiche del Pontefice o troppo amiche di quegli oscuri personaggi che sono riusciti a irretire il Santo Padre”. La mia allusione riguardava le solerti spie di cui avevo letto i rapporti, gli informatori cosiddetti fiduciari e quei personaggi, dai tratti nebulosi, che giocando a partita doppia facevano la spola fra la Santa Sede e in nostri Ministeri dell’Interno e della Giustizia11.
Diventato ufficialmente Primo Ambasciatore d’Italia in Vaticano, De Vecchi si mise al lavoro12. Cominciò la sua fatica, rendendo visita all’amico di vecchia data Cardinale

‘imbeccata’ lontano un miglio. Gli articoli rivelavano che il Pontefice aveva domandato alla Germania e all’Austria, senza però ottenerla, una garanzia di intangibilità per Roma capitale. Inoltre dicevano, e lo provavano con documenti, che i Pontefici Pio IX e leone XIII avevano pensato seriamente, e più volte, di abbandonare l’Urbe. L’ “Osservatore Romano’ passò al contrattacco con argomenti che recavano l’impronta inconfondibile del Papa, il quale li aveva naturalmente ispirati. ‘Ma perché tutto questo?’ si domandava l’organo vaticano. ‘Per quale necessità questa storia di una lotta dolorosa proprio in questo momento che la pace giuridica deve realizzare quella spirituale e la Conciliazione fra Stato e Chiesa coronarsi in quella, fra tutte le coscienze e le volontà?’ E concludeva: ‘A parte ogni discutibile efficacia di contributo politico, questo è un contributo storico a rovescio’. Per la Santa Sede, Salata era semplicemente un falso scopo; le bordate dell’ ‘Osservatore Romano’ miravano più in alto, al Capo del Governo. Mussolini se ne rese conto subito, ma anziché sganciarsi con la duttilità e la spregiudicatezza che gli erano abituali, insistette in un atteggiamento niente affatto producente” (ivi, p. 132). 9 “Anche la questione dell’educazione della gioventù - scrive De Vecchi nelle sue Memorie, riferendosi alla primavera del 1929 - fu motivo di altri e ben gravi attriti dopo aver minacciato, in epoca di trattative, di far naufragare ogni cosa. Da una parte e dall’altra si polemizzava sull’articolo 43 del Concordato che diceva: ‘Lo Stato italiano riconosce le organizzazioni dipendenti dall’Azione Cattolica Italiana in quanto esse, siccome la Santa Sede ha disposto, svolgano la loro attività al di fuori di ogni partito politico e sotto la immediata dipendenza delle Gerarchie della Chiesa per la diffusione e l’attuazione dei principi cristiani’” (ivi). 10Scrive De Vecchi: “Toccò a me, pochi giorni dopo l’annuncio in forma riservata della mia nomina ad Ambasciatore presso la Santa Sede, preparare, come relatore, l’indirizzo di risposta del Senato al Discorso della Corona. Era un compito piuttosto ingrato poiché mi costringeva a destreggiarmi fra l’accenno al Risorgimento, preteso dal Re, e l’attenta vigilanza del Santo Padre, il quale soppesava le parole e le vivisezionava fino a scovarne il significato più recondito. Il giorno 5 maggio uscì il seguente comunicato: ‘Ieri, dopo la seduta del Senato, si è riunita, sotto la presidenza di S.E. il Senatore Luigi Federzoni, la Commissione speciale incaricata di redigere l’indirizzo di risposta al discorso della Corona, presenti tutti i membri. La Commissione ha udito, dal relatore, Senatore de Vecchi di Val Cismon, la lettura del progetto d’indirizzo e lo ha approvato all’unanimità’. La Commissione era composta da Corradini, Dall’Oglio, Melodia, Greppi, Garofalo e Mariotti” (ivi, p. 133). 11Ivi, p. 140. 12Solo più tardi, il 24 dicembre 1929, De Vecchi prestò giuramento. Questa la formula: “Giuro che sarò fedele al Re ed ai suoi Reali Successori, che osserverò lealmente lo Statuto e le altre Leggi dello Stato, che adempirò a tutti gli obblighi del mio ufficio con diligenza e con zelo per il pubblico bene e nell’interesse dell’Amministrazione, serbando scrupolosamente il segreto di ufficio e conformando la mia condotta anche privata, alla dignità dell’impiego. Giuro

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Segretario di Stato Gasparri13, e lavorando alla scelta dei collaboratori e della sede dell’Ambasciata.
Inizialmente, le persone che costituivano l’organico dell’Ambasciata erano in tutto cinque: l’Ambasciatore, un consigliere, un segretario, un consulente ecclesiastico, un cancelliere; poi la cerchia si allargò. Tra le persone che nei primi anni collaborarono con De Vecchi, troviamo Vittorio Prunas Tola, Luigi Incisa di Camerana, Pietro De Stefani, Monsignor Antonio Pellizzola, il conte Ciano di Cortellazzo; e, più tardi, in sostituzione di quest’ultimo, Giuseppe Talamo Atenolfi di Castelnuovo Brancaccio, “uomo attivo e colto, pieno di iniziativa e di buona volontà”14. Del personale dell’Ambasciata facevano parte anche la contessa Onorina De Vecchi, la marchesa Maria Talamo Atenolfi e Attilio Bazzani, nelle vesti di segretario particolare dell’Ambasciatore; nonché l’impiegato di polizia comm. Paolo Ferella. Più tardi, nelle Memorie, a proposito dei suoi più stretti collaboratori, De Vecchi avrebbe scritto, dopo aver accennato all’allontanamento di Monsignor Pellizzola voluto dal “duce”: “L’aiuto degli altri, all’infuori del Marchese Incisa di Camerana, fu sempre scarso e discutibile; l’atteggiamento del Capo del Governo, poi, rendeva più affannoso e più pesante il mio lavoro”15. Quanto alla sede, De Vecchi convinse il Ministro degli Esteri Grandi e il Capo del Governo Mussolini ad acquistare la cinquecentesca palazzina di Pio IV in via Flaminia, restaurata in parte dall’antiquario Jandolo, che l’abitava e se ne serviva come officina di restauro16: fino all’acquisto di quell’immobile, sede della rappresentanza diplomatica dello Stato presso la Santa Sede fu una stanza dell’Hotel Moderno, dove De Vecchi aveva preso dimora fin dalla sua nomina ad Ambasciatore17.
Al lavoro organizzativo interno all’Ambasciata, De Vecchi fece seguire, sin dall’inizio del lavoro di applicazione del Concordato da parte dello Stato italiano, una intensa attività propositiva, fatta di rilievi, di suggerimenti (quello, ad esempio, che i vari ministeri si consultassero e decidessero insieme, prima di affrontare con il Vaticano questioni di particolare importanza), di proposte, di critiche osservazioni finalizzate ad un obiettivo da lui ritenuto di fondamentale importanza: quello di creare un “clero nazionale” da manovrare politicamente. Fu anche merito suo se si riuscì a disciplinare i contatti del Governo italiano con la Santa Sede. E come da parte vaticana fu stabilito che gli affari ecclesiastici direttamente o indirettamente legati al Concordato fossero trattati esclusivamente attraverso la Nunziatura Apostolica18, così De Vecchi chiese ed

che non appartengo né apparterrò ad associazioni o partiti la cui attività non si concili con i doveri del mio ufficio. Giuro di adempiere a tutti i miei doveri al solo scopo del bene inseparabile del Re e della Patria” (dalla copia del verbale di giuramento, in ASDMAE, Ambasciata, b. 4, fasc. 11). Era stato il Ministro degli Esteri Grandi a chiedere a De Vecchi, il 17 dicembre, di prestare giuramento, giusta la prescrizione dell’art. 6 del R.D. 30 dicembre 1923 n. 2960, e le modalità stabilite dalla circolare del ministero degli Esteri n. 60 del 19 giugno 1926 (la lettera, ivi).

13

“Il giorno 9 [giugno], il Cardinale Gasparri mi invitò in Vaticano e fu quello il primo di tanti nostri colloqui improntati tutti a una cordialità familiare”: così DE VECCHI, p. 135. 14Così DE VECCHI, p. 136. 15DE VECCHI, p. 136. 16Ivi, p. 136. 17Ivi, p. 136. 18Il 30 giugno 1929, De Vecchi inviò al MAE questo “promemoria”: “E’ stata diramata una circolare alle varie Congregazioni Romane e al Vicariato di Roma, perché tutti gli affari ecclesiastici, che hanno direttamente o indirettamente relazione con il Concordato, siano esclusivamente trattati attraverso la Nunziatura Apostolica presso Sua Maestà il Re d’Italia. Tale disposizione ha dato luogo a critiche, specialmente da parte del Vicariato di Roma, che si è mostrato assai ostile per codesto accentramento voluto dalla Nunziatura”. Allegato al promemoria, c’era questo “riassunto” della circolare vaticana: “In questa circolare viene riportato integralmente l’art. 255 del Codice di Diritto

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ottenne che i contatti con il Vaticano avvenissero unicamente per “via diplomatica”, cioè passando attraverso il Ministero degli Esteri e l’Ambasciata presso la Santa Sede. Ciò creò qualche malumore in taluni ambienti governativi (ad esempio, nel Ministero della Giustizia), e diede anche luogo a qualche conflitto; ma, in compenso, specie nella delicata questione della nomina dei Vescovi, riuscì a liberare la via che conduceva in Vaticano da pressioni e da iniziative non controllate, capaci di creare confusione nel difficile rapporto Stato-Chiesa. A testimonianza dell’azione svolta da De Vecchi nel senso indicato, cito per tutte una sua lettera del 9 ottobre 1929 al Ministro degli Esteri Grandi, relativa all’elaborazione del regolamento per l’applicazione del Concordato, al momento in atto negli ambienti governativi italiani:
Come ho già avuto occasione di riferire verbalmente confermo la mia subordinata opinione che i rapporti politici in genere e quelli generatori di fatti e situazioni politiche in ispecie dovrebbero avere sempre una interdipendenza col R. Ministero degli Affari Esteri al quale attraverso lo speciale ufficio di recente costituzione [l’Ufficio Rapporti con la Santa Sede] ed attraverso questa Ambasciata debbono pure necessariamente affluire tutti i rapporti colla Santa Sede quanto meno quando questi trovano un attrito od una incrinatura. Voglio riferirmi specialmente al Cap. I del Regolamento che, regolando la procedura per le nomine dei Vescovi e dei Parroci, ne sottrae anche qualunque cognizione al Ministero degli Affari Esteri ed “a fortiori” a questa Ambasciata così che l’intervento diplomatico si limita in ultima analisi od a semplice comunicazione di risposte o peggio al puro intervento nel caso dei più gravi conflitti senza avere né voce né mezzi per poter prevenire questi conflitti. Si aggiunga che soltanto con una concorde azione interministeriale fra gli Esteri, Gli Interni e gli Affari di Culto sarà, a mio sommesso parere, possibile, specie in questi e nei prossimi tempi assai difficili, compiere l’opera, che dovrebbe essere preliminare ad ogni altra se pure di lunga durata, di creazione di un clero nazionale e di maneggio politico dello stesso.
Per gli altri capi del Regolamento le osservazioni da farsi non sembrano fondamentali come per il precedente in quanto si tratta più che altro di questioni amministrative il cui riflesso politico non può essere che indiretto19.
L’Ambasciatore presentò le sue credenziali a Pio XI il 25 giugno 1929, e di lì a qualche giorno, confidò le sue impressioni al “duce”, con il quale, assicura lo stesso De Vecchi, aveva stabilito un rapporto strettissimo (“Vedevo Mussolini quasi ogni giorno, senza intermediari e senza testimoni, o meglio senza quei consiglieri che servivano soltanto a rendere più ardua la soluzione delle questioni difficili”20). Nel suo rapporto al

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  • Storia Contemporanea 1922-1943 LO STATO FASCISTA 25 Luglio 1943

    Storia Contemporanea 1922-1943 LO STATO FASCISTA 25 Luglio 1943

    Dipartimento di Scienze umane e sociali CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELL’EDUCAZIONE a.a. 2018-2019 Storia contemporanea 1922-1943 LO STATO FASCISTA 25 luglio 1943 • Il re revoca dell’incarico di governo a Mussolini • arresto e confino Cronologia: IL REGIME FASCISTA / 1 LA FASE STATUTARIA 1922, ottobre: dopo la intrapresa, ma non completata ‘marcia su Roma’, Mussolini ottiene dal re l’incarico a formare il governo › governo Mussolini I, con pieni poteri su bilancio e amministrazione 1923: legge elettorale ‘Acerbo’ con premio di maggioranza alla lista che ottenga almeno il 25% dei voti 1924: elezioni, denuncia di Matteotti, assassinio di Matteotti / riconferma di Mussolini al governo LA COSTRUZIONE DELLA MONARCHIA FASCISTA 1925, gennaio: Mussolini chiude affare Matteotti e procede al introdurre ordinamenti dittatoriali 1925-1926 LEGGI FASCISTISSIME 1928 Nuova legge elettorale plebiscitaria: Lista unica 1929 Trasformazione del Gran Consiglio del Fascismo in organo costituzionale Patti Lateranensi 1936 Proclamazione dell’Impero, dopo la conquista dell’Etiopia Cronologia: IL REGIME FASCISTA / 2 FASE INVOLUTIVA E CRISI 1937 Mussolini si proclama ‘duce del fascismo’ 1938-39 LEGGI RAZZIALI 1939 Abolizione della Camera dei Deputati, sostituita da una Camera dei Fasci e delle Corporazioni non elettiva 1940, 10 giugno: l’Italia entra in GUERRA 1943, 9 luglio: sbarco in Sicilia degli angloamericani › inizia l’occupazione 1943, 25 luglio: il Gran Consiglio del Fascismo propone al re la destituzione di Mussolini; il re revoca l’incarico a Mussolini,
  • Inventing the Lesser Evil in Italy and Brazil

    Inventing the Lesser Evil in Italy and Brazil

    Fascist Fiction: Inventing the Lesser Evil in Italy and Brazil by Giulia Riccò Department of Romance Studies Duke University Date:_______________________ Approved: ___________________________ Lamonte Aidoo, Supervisor ___________________________ Roberto Dainotto ___________________________ Nicola Gavioli ___________________________ Saskia Ziolkowski Dissertation submitted in partial fulfillment of the requirements for the degree of Doctor of Philosophy in the Department of Romance Studies in the Graduate School of Duke University 2019 i v ABSTRACT Fascist Fiction: Inventing the Lesser Evil in Italy and Brazil by Giulia Riccò Department of Romance Studies Duke University Date:_______________________ Approved: ___________________________ Lamonte Aidoo, Supervisor ___________________________ Roberto Dainotto ___________________________ Nicola Gavioli ___________________________ Saskia Ziolkowski An abstract of a dissertation submitted in partial fulfillment of the requirements for the degree of Doctor of Philosophy in the Department of Romance Studies in the Graduate School of Duke University 2019 Copyright by Giulia Riccò 2019 Abstract My dissertation, Fascist Fiction: Inventing the Lesser Evil in Italy and Brazil, accounts for the resilience of fascism by tracing the rhetoric of the “lesser evil”—a discursive practice constitutive of fascism—through contemporary politics and literature in Italy and Brazil. By invoking the looming presence of a graver, more insidious threat the rhetoric of the lesser evil legitimizes fascist violence against dissidents and vulnerable populations. Through an analysis of texts by fascist philosopher Giovanni Gentile and his Brazilian counterpart Miguel Reale, I reveal that the rhetoric of the lesser evil is a constitutive part of fascist discourse and that in Italy and Brazil this aspect of fascist doctrine met a favorable combination of subjective and objective conditions which has allowed it to thrive within democratic structures.
  • Youth, Gender, and Education in Fascist Italy, 1922-1939 Jennifer L

    Youth, Gender, and Education in Fascist Italy, 1922-1939 Jennifer L

    James Madison University JMU Scholarly Commons Senior Honors Projects, 2010-current Honors College Spring 2015 The model of masculinity: Youth, gender, and education in Fascist Italy, 1922-1939 Jennifer L. Nehrt James Madison University Follow this and additional works at: https://commons.lib.jmu.edu/honors201019 Part of the European History Commons, History of Gender Commons, and the Social History Commons Recommended Citation Nehrt, Jennifer L., "The model of masculinity: Youth, gender, and education in Fascist Italy, 1922-1939" (2015). Senior Honors Projects, 2010-current. 66. https://commons.lib.jmu.edu/honors201019/66 This Thesis is brought to you for free and open access by the Honors College at JMU Scholarly Commons. It has been accepted for inclusion in Senior Honors Projects, 2010-current by an authorized administrator of JMU Scholarly Commons. For more information, please contact [email protected]. The Model of Masculinity: Youth, Gender, and Education in Fascist Italy, 1922-1939 _______________________ An Honors Program Project Presented to the Faculty of the Undergraduate College of Arts and Letters James Madison University _______________________ by Jennifer Lynn Nehrt May 2015 Accepted by the faculty of the Department of History, James Madison University, in partial fulfillment of the requirements for the Honors Program. FACULTY COMMITTEE: HONORS PROGRAM APPROVAL: Project Advisor: Jessica Davis, Ph.D. Philip Frana, Ph.D., Associate Professor, History Interim Director, Honors Program Reader: Emily Westkaemper, Ph.D. Assistant Professor, History Reader: Christian Davis, Ph.D. Assistant Professor, History PUBLIC PRESENTATION This work is accepted for presentation, in part or in full, at Honors Symposium on April 24, 2015.
  • Vedimento (ASP, PNF Di Mon- Tecatini Val Di Cecina, B

    Vedimento (ASP, PNF Di Mon- Tecatini Val Di Cecina, B

    “La Spalletta”, 12 settembre 2015 DALLA MARCIA SU ROMA ALLA MVSN «Vittoria Fascista»: era questo il titolo di un articolo di fondo pubblicato il 5 novembre 1922 su “Il Corazziere” (a. XLI, n. 45): foglio che mai – occorre dirlo – aveva fatto mancare il suo sostegno al movimento fondato da Mussolini il 23 marzo 1919, prima, e poi al partito nato il 7 novembre del 1921: Il nostro giornale che ha seguito, con simpatia, con fiducia, con ammirazione fervida e sincera, il fascismo, fino dal suo sor- gere, ne celebra oggi la piena e assoluta vittoria con la più grande letizia e con la ferma sicurezza che esso saprà ottimamente ricostruire come efficacemente ha saputo compiere l’opera di santa demolizione. Alle Camice nere, al genio di Benito Mussolini – duce romanamente grande – l’Italia deve la sua salvezza e dovrà la sua rina- scita e il definitivo trionfo. I primi atti del nuovo Governo infondono un ritmo nuovo alla vita nazionale: il ritmo dei forti. Finalmente – dopo l’avvicendarsi di governi abulici, inerti, tentennanti, deboli – l’Italia – per merito di Vittorio Emanuele III – ha oggi alla sua testa un Uomo dal pugno di ferro e dalla mente superiore, un Uomo che è espressione pura e genui- na della nostra razza imperiale! Salutiamo in Benito Mussolini il continuatore dell’Italia di Vittorio Veneto; diamo a Benito Mussolini adesione piena, completa, entusiastica, incondizionata; stringiamoci concordi intorno al Fascismo trionfante: questo è il dovere di quanti hanno amore e rispetto per la Patria, affetto e devozione per il Sovrano: chi non sente questo dovere è un traditore.
  • CONTRACT for CLARESHOLM SCHOOL 1 Wsafyier FINAL Grii 1 FORECAST—FAIR, MILD Y-XJL Winnipeg Wheat EDITION MAY CLOSE 77^4

    CONTRACT for CLARESHOLM SCHOOL 1 Wsafyier FINAL Grii 1 FORECAST—FAIR, MILD Y-XJL Winnipeg Wheat EDITION MAY CLOSE 77^4

    CONTRACT FOR CLARESHOLM SCHOOL 1 Wsafyier FINAL grii 1 FORECAST—FAIR, MILD y-XJL Winnipeg Wheat EDITION MAY CLOSE 77^4 VOL. XXXIII. No. 30B. LETHBRIDGE, ALBERTA, SATURDAY, DECEMBER 7, 1940 16 PAGES AND COMICS TIRANA BY CHRISTMAS" GREEK BATTLE CRY AS ARGIROCASTRO ABANDONED $882,000 MORE TROUBLE FOR IL DUCE Full Striking Force For New Unit Speed Bombers For Britain Relinquishes Greek Units Hurled Air Scheme 4* 'I'^ •I' -I' •^ ^ •i* -h 4" 4* 4* + 4" + + U.S. Will Build Two More Big Assembly Plants Command In At Fleeing Italians Bennett and White Given Fascists Leave Parts of Albanian Base in Flames— Contiact for Big 3,000 Prisoners Taken Along With Over 100 Airport Dodecanese TRAVELLING Howitzers—Drive Pushed in North With ARTISANS TO Albanian Capital City as Objective START LETHBRIDGE Second Sensational Retire­ ment in Italian High REBUILD G.B. THENS, Dec. 7—(A.P.)—Italian forces were report­ PLANT IN SPRING A ed today to have abandoned Argirocastro, leaving Command NEW YORK, Dec. 7.—(;P)— parts of the inland Albanian base in flames. Dispatches (Special to The Ilcralil.) Thirteen mobilized squads of from the front said Greek troops advancing on Argirocas­ OTTAWA, Out., Dec. 7.—Con­ bricklayers, carpenters and ONE OF FASCISM'S masons soon will travel about tro from several directions had established contact pre­ tract for construction of build­ paratory to occupation. ings for the new service flyinp ORIGINAL BIG 4 Britain repairing and re­ training school at Clarosholm, building bombed houses, a The road between Porto Edda and Delvino and the Alberta, has been awarded to British broadcast heard here ROME, Dec.
  • Redalyc.MASONERÍA Y FASCISMO EN ITALIA: UNA RELACIÓN AMBIGUA (1922-1943)

    Redalyc.MASONERÍA Y FASCISMO EN ITALIA: UNA RELACIÓN AMBIGUA (1922-1943)

    Diálogos - Revista do Departamento de História e do Programa de Pós-Graduação em História ISSN: 1415-9945 [email protected] Universidade Estadual de Maringá Brasil Savarino, Franco MASONERÍA Y FASCISMO EN ITALIA: UNA RELACIÓN AMBIGUA (1922-1943) Diálogos - Revista do Departamento de História e do Programa de Pós-Graduação em História, vol. 13, núm. 1, 2009, pp. 167-184 Universidade Estadual de Maringá Maringá, Brasil Disponible en: http://www.redalyc.org/articulo.oa?id=305526877009 Cómo citar el artículo Número completo Sistema de Información Científica Más información del artículo Red de Revistas Científicas de América Latina, el Caribe, España y Portugal Página de la revista en redalyc.org Proyecto académico sin fines de lucro, desarrollado bajo la iniciativa de acceso abierto Diálogos, DHI/PPH/UEM, v. 13, n. 1 p. 167-184, 2009. MASONERÍA Y FASCISMO EN ITALIA: UNA RELACIÓN AMBIGUA (1922-1943) * Franco Savarino** Resumen. La formación de un régimen autoritario en Italia en 1922 (desde 1925 dictadura totalitaria), causó un enfrentamiento con la masonería. Inicialmente varias logias apoyaron la llegada al poder de Mussolini, y entre los fascistas había muchos masones. Sin embargo, existía una fuerte corriente antimasónica heredada del nacionalismo, que compartía personalmente el Jefe de los «camisas negras» y varios líderes importantes del nuevo régimen. La masonería fue primero prohibida en las filas del Partido y luego (1925) proscrita. Aquí me propongo indagar sobre los motivos que llevaron a este enfrentamiento y el significado de la oposición masonería-fascismo, frente al programa fascista de alianza con fuerzas liberales, acercamiento a la Iglesia católica y formación de una nueva «religión política» incompatible con la tradición masónica.
  • Ruling Elites.Indb

    Ruling Elites.Indb

    António Costa Pinto is a professor Dictators do not rule alone, and a governing elite stratum is always ANTÓNIO COSTA PINTO After the so-called ‘third wave’ of de- of politics and contemporary Euro- formed below them. This book explores an underdeveloped area in the study ANTÓNIO COSTA PINTO mocratisation at the end of the 20th pean history at the Institute of Social of fascism: the structure of power. The old and rich tradition of elite studies Edited by century had significantly increased the Sciences, University of Lisbon. He has can tell us much about the structure and operation of political power in the number of democracies in the world, been a visiting professor at Stanford dictatorships associated with fascism, whether through the characterisation of the survival of many dictatorships has University (1993) Georgetown Uni- had an important impact. Taking as the modes of political elite recruitment, or by the type of leadership, and the versity (2004), a senior associate mem- starting point the dictatorships that ber at St Antony’s College, Oxford relative power of the political institutions in the new dictatorial system. emerged since the beginning of the University (1995) and a senior visiting Analyzing four dictatorships associated with fascism (Fascist Italy, Nazi 20th century, but mainly those that fellow at Princeton University (1996) Germany, Salazar’s Portugal and Franco’s Spain), the book investigates the were institutionalised after 1945, the and at the University of California, dictator-cabinet-single party triad from