UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TRIESTE

Facoltà di Scienze Politiche

Corso di Laurea in Scienze Politiche

Tesi di laurea in Geografia Politica

L’EUROPA DEI CITTADINI E

L’INTEGRAZIONE DELLA BOSNIA E ERZEGOVINA:

IL CASO DI BIHAĆ

Laureando: Relatrice: Daniele Magrin Chiar.ma Prof.ssa Maria Paola Pagnini Correlatore: Dott. Ivan Matejak Dott. Annalisa Barzi ANNO ACCADEMICO 2004/2005 Ai miei genitori Indice

Introduzione……………………………………………………………...pag.8

CAPITOLO I:

Accenni storici introduttivi alla realtà dell’area di Bihać nel suo contesto storico e regionale……………………………………………...pag.12 1.1 Bihać, breve excursus sulle sue origini storiche (1260-1981)……..….pag. 13 1.2 Situazione della BiH dalla Seconda Guerra mondiale agli anni Novanta…………………………………………………………...….....pag.16 1.3 Origine e scoppio del conflitto……………………………………….……pag.23 1.3.1 Dalla guerra in Slovenia a quella in Croazia, accenni storici, militari……………………………………………………………….…………..pag.23 1.3.2 La guerra in Croazia………………………………………………..……pag.26 1.3.3 Origini del conflitto bosniaco……………………………….……..……pag.32 1.4.1 La guerra a Bihać, 1992 – 1995…………………………………...……pag.35 1.4.2 La situazione nell’immediato dopo guerra………………………..…..pag.40

CAPITOLO II:

La BiH e l’integrazione in UE: riforme costituzionali e obiettivi per l’accettazione……………………………………………………………..pag.42 2.1 Problematica di costituzione che non appartiene ai cittadini……………………………………………………………………..pag.42 2.2 Caratteristiche tecniche di Dayton………………………………………..pag.46 2.3 La divisione etno-territoriale………………………………………………pag.52 2.4.1 Bilancio del ruolo dell’Alto Rappresentante…………………….…….pag.54 2.4.2 Quali freni alla maturazione delle istituzioni della BiH?……….…..pag.55 2.5 Dayton: perché non è stata ancora modificato……………………..…..pag.57 2.6 L’Europa e la BiH (1995-1999)……………………………………...……pag.58 2.6.1 Il PSESE..…………………………………………………………………….pag.59 2.6.2 Dal PSA a Salonicco…………………………………………………….....pag.60 2.7 L’integrazione della BiH in UE, le tappe fondamentali dello sviluppo politico del 2005 e del 2006………………………………………pag.65 2.7.1 Reazioni internazionali e delle istituzioni della BiH ai primi segnali positivi……………………………………………..….pag.67 2.7.2 Intervento della diplomazia statunitense e proposte costituzionali: l’USIP………………………………………...…pag.69 2.7.3 Le reazioni dei partiti alle proposte di revisione costituzionale…………………………………………………………...……pag.71 2.7.4 Incontri di gennaio…………………………………………………………pag.73 2.7.5 Intervento dell’Europarlamento………………………………………….pag.74 2.7.6 Il verdetto della Commissione di Venezia……………………………….pag.76 2.7.7 Dalla risoluzione del Senato degli Stati Uniti agli scontri fra partiti……………………………………………………….pag.78 2.7.8 Aprile, il voto viene rinviato……………………………………………….pag.82 2.8 Le riforme: una questione aperta anche dopo il voto di maggio?…………………………………………………………..…pag.84

CAPITOLO III:

Bihać e il Cantone Una – Sana, indicatori generali:………………….....pag.86 3.1 Indicatori generali socio economici: USC e Bihać……………………….pag.87 3.1.1 Terreni coltivabili e foreste…………………………………………….…pag.91 3.1.2 Risorse minerarie………………………………………………………..…pag.92 3.2 Popolazione dell’USC………………………………………………….…….pag.93 3.2.1 Livello demografico della popolazione………………………………….pag.94 3.2.2 Le etnie nell’USC in percentuale………………………………………...pag.94 3.2.3 Popolazione per età a Bihac e nell’USC……………………………....pag.95 3.2.4 Incremento naturale della popolazione: Bihac e USC…………………………………………………………….…..pag.97 3.3 Applicazione delle leggi sulla proprietà nell’USC……………………...pag.98 3.4 Mercato del lavoro, occupazione e disoccupazione…………..………...pag.98 3.4.1 Occupazione………………………………………………………………..pag. 99 3.4.2 Occupati per settore………………………………………………………pag.100 3.4.3 Occupazione per attività dal 1999 al 2002…………………………….pag.101 3.4.4 Occupazione per fasce d’età………………………………………….….pag.102 3.4.5 Tasso di disoccupazione…………………………………………….……pag.103 3.4.6 Disoccupazione per sesso ed età a Bihac e nell’USC………………...pag.103 3.5 Infrastrutture……………………………………………………………..…..pag.103 3.5.1 Caratteristiche del traffico………………………………………….…...pag.103 3.5.2 Traffico stradale e strade…………………………………………..…….pag.104 3.5.3 Ferrovie…………………………………………………………….……….pag.104 3.5.4 Traffico aereo……………………………………………………..…….…pag.105 3.6 Sistema educativo……………………………………………………………pag.105 3.6.1. Scuola primaria e secondaria………………………………………...... pag.105 3.6.2 Livello di istruzione universitaria…………………………………….…pag. 106 3.7 Settore sociale…………………………………………………………….….pag. 108 3.7.1 Istituzioni sanitarie……………………………………………………..…pag. 108 3.7.2 Welfare sociale………………………………………………………...…..pag. 109 3.8 Cultura…………………………………………………………………...……pag. 110 3.9 Privatizzazioni………………………………………………………………..pag. 110 3.9.1 Privatizzazioni in BiH……………………………..………………….…..pag. 110 3.9.2 Le privatizzazioni nell’USC………………………………………………pag. 112 3.10 Economia……………………………………………………………………pag. 114 3.10.1 Produzione agricola……………………………………….……….…...pag. 114 3.10.2 Allevamento di bestiame………………………………………………...pag. 114 3.10.3 Edilizia……………………………………………………….……………pag. 115 3.10.4 Costruzione edifici abitabili…………………………………………….pag. 115 3.10.5 Export/Import……………………………………………..…….………..pag. 116 3.10.6 Turismo e ristorazione……………….………………………………....pag. 117 3.10.7 Turisti e numero di notti trascorse per tipo di offerta alberghiera……………………………………………………pag. 118 3.10.8 Industria…………………………………………………………………..pag. 119 CAPITOLO IV:

Analisi sull’opinione pubblica di Bihać riferita ai temi dell’integrazione UE, revisioni costituzionali e percezione del territorio di appartenenza. 4.1 Introduzione alla ricerca svolta………………………………………..…..pag. 124 4.1.1 Il questionario……………………………………….……………..…..… pag. 127 4.2 Analisi delle risposte alle domande del gruppo a)…………………..….pag. 130 4.3 Analisi delle risposte alle domande del gruppo b)……….………….….pag. 131 4.4 Analisi delle risposte alle domande del gruppo c)…………………..…pag. 136 4.5 Analisi delle risposte alle domande del gruppo d)…………………...…pag. 141 4.6 Analisi delle risposte alle domande del gruppo e)……….…...……...…pag.141 4.7 Analisi delle risposte alle domande del gruppo f)………...…….…....…pag. 142 4.8 Analisi delle risposte alle domande del gruppo g)……………………...pag. 144 4.9 Analisi delle risposte alle domande del gruppo h)……….…….….…....pag. 147 4.10 Analisi delle risposte alle domande del gruppo i)…….…….….……...pag. 150 4.11 Intervista a Svetlana Broz…………………………………….….…….….pag. 155

CAPITOLO V:

Analisi comparativa sull’opinione pubblica di Mostar e riferita ai temi dell’integrazione UE, revisioni costituzionali e percezione del territorio di appartenenza. 5.1 Introduzione alla ricerca……………………….…….…..……..…….……pag. 158 5.1.1 Il questionario……………………………………...………….....…...…..pag. 160 5.2 Analisi delle risposte alle domande del gruppo a)……………..…....….pag. 161 5.3 Analisi delle risposte alle domande del gruppo b)…………….…..…….pag. 163 5.4 Analisi delle risposte alle domande del gruppo c)………………….…..pag. 169 5.5 Analisi delle risposte alle domande del gruppo d)………..…... ..…..….pag. 174 5.6 Analisi delle risposte alle domande del gruppo e)……….....…..…….. pag. 175 5.7 Analisi delle risposte alle domande del gruppo f)…….……..…. .. ..…. pag. 177 5.8 Analisi delle risposte alle domande del gruppo g)…….……..……...... pag. 178 5.9 Analisi delle risposte alle domande del gruppo h)………….…..……....pag. 181 5.10 Analisi delle risposte alle domande del gruppo i)…….…….….….…..pag. 187 5.10.1 Liberi commenti degli intervistati alle domande del gruppo i…………………………………………..….….....….……..…pag. 190 5.10.2 Riscontro di alcuni dati dalle interviste con gli operatori di ONG……………………..….….....…….….…...…pag.191

Conclusioni……………………………………………………………….pag.193

APPENDICE:

Il questionario……………………………………………………...…….pag.197

Schema per le interviste…………………………………………………pag.202 Interviste integrali: Intervista a Edin Kulenović………………………………………….…..pag.204 Intervista al Prof. Dr. Sc. Mithad Kozličić………………………….…..pag.208 Intervista a Svetlana Broz…………………………………………….…pag.210

Ringraziamenti…………………………………………………………..pag.214 Bibliografia………………………………………………………………pag.215

Introduzione Nel 1991 scoppiò la guerra in Slovenia e in Croazia, nel 1992 quella in Bosnia. Le cause e le caratteristiche di questa nuova ferita apertasi nei Balcani, non furono subito chiare agli occhi dell’Occidente. Si trattava di una guerra civile? L’esercito federale agli ordini di Belgrado era legittimato all’intervento in Slovenia, Croazia e Bosnia? Lo scoppio della guerra, le crudeltà commesse e gli assassinii perpetrati erano colpe da attribuire a tutti gli attori in campo oppure era un piano ben orchestrato dall’alto, un incendio scoppiato perché qualcuno aveva dato fuoco a tutta la benzina che già bagnava tutta la ex – Jugoslavia? Furono domande che trovarono le risposte sbagliate per troppo tempo tra le potenze occidentali, le quali non interpretarono in maniera corretta i segnali che lanciavano le popolazioni balcaniche in conflitto tra di loro. I già vecchi schemi della guerra fredda e la nebulosa conoscenza dei popoli jugoslavi rendevano inefficacie ogni analisi e ogni giudizio sugli avvenimenti in corso. Questi errori segnarono il destino di queste popolazioni negli anni della guerra e per il resto del loro già incerto futuro. La BiH è stata per secoli un miscuglio di etnie, un simbolo, negli anni del titoismo, della convivenza, della artificiale fratellanza comunista. Ma è stata da sempre anche terreno di incontro e di scontro di mondi diversi: cattolici, ortodossi, ebrei e musulmani si sono combattuti, hanno commerciato e spesso hanno formato delle famiglie miste. Di questi avvenimenti in BiH c’è una traccia indelebile e fortissima, ma chi volle la guerra nel ’92 cercò di farla sparire per sempre. Utilizzò in modo sistematico e scientifico tutti i mezzi bellici a sua disposizione per eliminare non un esercito nemico, ma la popolazione assieme ai segni visibili della sua secolare presenza. La “pulizia etnica” fu questo, quindi. Cancellazione delle persone, distruzione delle loro case e annientamento dei simboli che la contraddistingueva, come le moschee, i ponti costruiti dai loro avi, le chiese e i palazzi storici. La propaganda serba aveva annunciato, sfruttando lo storico risentimento del suo popolo, l’eterno sacrificato e sconfitto, che dovunque ci fosse stata una sola tomba serba, là sarebbe stata Serbia. E il progetto era questo: formare la Grande Serbia senza i non – serbi al proprio interno. Dall’altra parte, i croati, avevano mire simili in BiH, cioè allargare i propri confini e far abbracciare alla Croazia i molti territori confinanti in cui c’era presenza croata. Tutto questo aveva significato l’espulsione di chi abitava di diritto in quei territori e molto spesso la sua eliminazione fisica. Quando finalmente i massacri ebbero fine e si giunse alla pace, i mediatori si trovarono di fronte all’impossibilità di ripristinare la situazione precedente al conflitto. Al di là dei giochi diplomatici, attraverso i quali si cercava il dialogo tra Milosevic, Tudjman e Izetbegović, cosa inammissibile se non assecondando le rispettive seti di conquista, il problema era anche il dato di fatto che sarebbe stato impossibile tracciare dei confini netti che separassero le diverse etnie. L’accordo fu trovato sul presupposto di una BiH divisa sì, ma in modo artificiale. E in gran parte sulla base dei risultati ottenuti dagli aggressori attraverso la pulizia etnica e i massacri di cui si erano infangati1. Comprendere la BiH di oggi, fare delle speculazioni sul suo futuro e sulla presenza futura delle organizzazioni internazionali sul suo suolo, è impossibile senza analizzare in che modo è mutato il suo territorio dopo la guerra, ma soprattutto come la gente lo “percepisce”. Parliamo dei confini visibili, ma anche di quelli invisibili. La “percezione del territorio” da parte degli abitanti di questo paese, diventa uno dei nodi principali da sciogliere entro breve. E’ un aspetto essenziale per molti motivi. In particolare, con l’inizio delle trattative di novembre tra BiH e Comunità Europea per l’adesione del paese balcanico al mercato comune, si è palesata sempre di più l’esigenza di comprendere davvero “cosa ne pensino i cittadini della BiH”. La BiH sembra essere troppo distante da noi. Dal punto di vista geografico e culturale. Eppure è a poche ore di auto dai nostri confini. E la sua storia è legata intimamente alla nostra. Le zone più vicine a noi un tempo furono il baluardo della difesa cristiana contro l’Impero ottomano quando esso era quasi giunto alle porte di Vienna. Ci si riferisce in particolare al Cantone Una Sana, il cui capoluogo è Bihać, il quale è molto interessante per l’argomento qui trattato. L’area di Bihać è tanto bella dal punto di vista naturalistico, quanto ricca di risorse e potenziali sia umani che turistici. Purtroppo è rimasta, allo stesso tempo, una zona abbastanza isolata per quanto riguarda gli aiuti economici e di promozione sociale.

1 Il tema verrà approfondito nel Cap. I, par. 1.3 La situazione del Cantone di Bihać2 è indicativa per molti aspetti interessanti. Le sue peculiarità la rendono unica nel contesto della guerra degli anni Novanta3, ma allo stesso tempo ci può aiutare come indicatore della situazione generale della BiH, in relazione al futuro ingresso nella UE. L’Europa richiede alcuni pilastri su cui discutere l’adesione di un nuovo paese. Il nuovo interlocutore, oltre ei parametri economici ed istituzionali, deve garantire una solida comunità di base. Non si può guardare ad un’”Europa dei cittadini” senza una comunità solida e priva di frizioni interne, capace di guardare all’Unione europea in maniera matura ed indipendente. Queste basi, come si cercherà di dimostrare, sono tutt’altro che solide in un paese come la BiH. A dispetto dell’enorme potenziale di una zona come quella di Bihać, non c’è un sufficiente sviluppo economico (e nemmeno un piano adeguato di sviluppo). Ci si domanderà, quindi, se a dispetto di questo fattore esiste invece un sentimento di appartenenza che sembra essere assente in zone come Mostar e Banja Luka. Le trattative con la UE ispirano grande fiducia nelle istituzioni bosniache. Esse ritengono che si possano risolvere alcune delle più gravi realtà del loro paese. Disoccupazione, eccessiva burocrazia, l’assurda e straripante ingerenza straniera data dai cosiddetti “poteri di Bonn”. Mentre ci si dimentica nodi spinosi rappresentati dalla Republika Srpska4 e da una base civile ormai allo stremo. Qual è, dunque, il livello della classe politica della BiH che sta affrontando temi di vitale importanza per il proprio paese? Forse la direzione presa con le trattative è quella errata. Forse, in contrasto con la grandiosità di un progetto come quello europeo, la BiH ha la necessità di ripartire dal “basso”, dalla gente. La loro opinione, in un momento così delicato, è quella che conta di più. Non si vuole condurre un’indagine ad ampia scala, ma questa ricerca può fornire dei dati molto interessanti. Lo scollamento tra società civile e istituzioni, la situazione economica della popolazione e, soprattutto, la “percezione del territorio”: come entrare in una Comunità sopranazionale se non ci si sente di appartenere nemmeno al proprio stato?

2 Cantone Una – Sana 3 Cfr. Cap. I, par.1.4.1 dove verrà approfondita la peculiarità citata e le vicende di Fikret Abdić 4 D’ora in poi, nel testo, RS Infatti una questione che va risolta al meglio è quella dell’identità, è capire chi siano veramente i bosniaci e chi, tra serbi, croati e musulmani, si senta davvero “bosanac”5. Senza questo sentimento civico e di appartenenza, mancherà sempre alla BiH un’identità che prima esisteva nella Bosnia jugoslava. La guerra è stata un mostro che ha sconvolto quegli equilibri consolidati e ha distrutto le basi per la BiH attuale in previsione dell’entrata in Europa in un futuro che può anche non essere molto prossimo. Quale BiH dei cittadini si appresta ad entrare nella UE dei cittadini?

CAPITOLO I

5 “Bosanac” è il termine con il quale si indica il cittadino della BiH, indipendentemente dalla propria appartenenza etnica. Accenni storici introduttivi alla realtà dell’area di Bihać nel suo contesto

storico e regionale.

Un capitolo dedicato a brevi accenni storici è parso doveroso per calibrare e contestualizzare la situazione attuale di Bihać, inserendola nel giusto quadro storico che ha coinvolto la città e la BiH almeno dalla Seconda Guerra mondiale ad oggi. E’ inevitabile, parlando della BiH odierna, non affrontare le vicende dell’ultima guerra, quella degli anni Novanta. Ed essa è incomprensibile se non affrontata nella giusta direzione. Alcune frasi degli intervistati della ricerca6 sono state ritenute particolarmente interessanti, tanto da dover approfondire le responsabilità di questa guerra così drammatica, per rivalutare l’”aspetto etnico” della guerra del 1992-1995, così tanto discusso e così tanto lontano dalla realtà. La differenziazione etnica sembra dover dirigere ancora oggi la vita quotidiana e la vita politica dei cittadini della BiH, eppure, come si cercherà di riassumere il più brevemente possibile in questa sede, è stata fin dalle sue origini un elemento artificiale ed imposto dall’esterno, al pari dell’aggressione fisica e psicologica del popolo di questo paese. Da una frase di un’intervistata:

“Prima della guerra non ci importava sapere chi fosse che cosa. Musulmani, serbi, croati, eravamo tutti uguali. Capitava che ci si riunisse tutti a festeggiare il Natale cattolico, o quello Ortodosso oppure la fine del Ramadam musulmano. Erano solo modi per partecipare ad una festa in più, non per additare un nemico.”

Un professore universitario7 di storia fa notare:

“E’ facile capire chi ha portato la guerra in BiH e a Bihać. Andate a vedere le case distrutte, i segni delle esplosioni e delle pallottole: hanno tutti un’unica direzione, sono dirette dal lato delle postazioni prima dove stazionava l’esercito federale in mano ai serbi e poi l’esercito in mano ad Abdić .”

La BiH si appresta a compiere alcune scelte fondamentali per il suo futuro, forse dimenticando il suo passato? Queste scelte dovrebbero essere compiute in

6 Cfr. Cap. IV, introduzione alla ricerca, Cap.V e Appendice 7 Cfr. Cap. IV, introduzione alla ricerca totale autonomia per dimostrare la presunta maturità della classe politica della BiH dopo undici anni dalla fine della guerra. E dovrebbero essere indirizzate verso la rivalutazione delle Entità e delle divisioni etniche.

1.1 Bihać, breve excursus sulle sue origini storiche (1260-1981).

La valle di Bihać venne abitata già nella preistoria grazie alla sua conveniente posizione geografica e alla su favorevoli condizioni climatiche. Tracce della presenza umana in questa area sono presenti nel Paleolitico e in particolare sono stati rinvenuti numerosi reperti del Bronzo e dell’Età del ferro. L’ ambiente climatico e buone condizioni agricole, grazie all’abbondanza di acqua, offrivano le migliori opportunità perché l’uomo colonizzasse questi luoghi già dalla preistoria. E’ provata la presenza delle tribù degli Iapodi in quest’area a partire dall’8 sec. a.C.; essi popolarono le regioni dell’odierna Lika, Gorski Kotar e parte della Slovenia. Alla fine del sesto secolo e all’inizio del settimo, gli Slavi e gli Avari del nord iniziarono a invadere e a stanziarsi nell’area della odierna Bosnia – Erzegovina. Gli Avari lasciarono presto questa regione dando inizio all’epoca del periodo slavo all’inizio del settimo secolo8. Le prime tracce scritte di una città nella valle della Una risalgono al tredicesimo secolo. Solo nell’area della Municipalità di Bihać, sono riscontrabili i resti di undici città medievali, e nella zona del Cantone Una – Sana ne sono state rinvenute ben 36. Bihać, la città medievale più importante della valle della Una, viene menzionata la prima volta il 26 febbraio 1260, in una lettera del re di Croazia – Ungheria Bela IV come proprietà della chiesa croata di Topusko. Nel 1262, Bihać venne dichiarata “città libera della corona” con il pieno diritto di indipendenza, svincolata dai doveri feudali. Un documento del 1271 conferma che Bihać ebbe i tutti i vantaggi di una municipalità libera.

8 MAHMUTOVIĆ D. “Stari Bihać (1260-1940)”, Bihać: Graficar, 2001 pp.280,281 Secondo le fonti storiche, la vista di Bihać nel Tredicesimo secolo appariva così: il nucleo più antico della città era composto da una torre circolare nelle vicinanze della quale c’era una chiesa, conventi e delle case. E’ risaputo che in quel periodo esistevano sette chiese a Bihać, la più grande delle quali era S.Antun, quella che oggi è la moschea Fethija9. Da documenti successivi si può notare che Bihać era ben fortificata, con le sue doppie mura, con le sue torri quadrate e circolari e con la sua zona difensiva di acqua sotto le mura esterne. Nel 1434 il re croato – ungherese Sigismondo, donò la città alla famiglia di nobili croati Frankopan, i quali la dominarono fino all’inizio del sedicesimo secolo. Dopo Ferdinando d’Asburgo venne eletto il re croato all’assemblea riunita nel 1527 a Cetin (l’odierna Cetingrad) e Bihać cadde nuovamente sotto la giurisdizione della corona. Il governatore del re pose un Capitano nella fortezza di Bihać, il quale allo stesso tempo comandava la guarnigione di stanza a Ripač. Dall’inizio del sedicesimo secolo, Bihać fu costantemente sotto assedio per mano dell’impero ottomano. A causa del crescente pericolo costituito dagli Ottomani, le altre città nei dintorni di Bihać (Ripač, Solokolac, Izačić e Brekovica) furono fortificate ulteriormente e le loro guarnigioni furono significativamente rinforzate. Bihać resistette all’attacco musulmano per più di cento anni, ma alla fine fu occupata nel 1592, dopo dieci giorni di sanguinoso assedio. L’esercito ottomano in quel periodo era guidato dal famoso condottiero Hasan – pasha Predojević. Come segno della vittoria, egli convertì la chiesa di S. Antun di Bihać in una moschea che rinominò Fethija, che significa “conquistata” in turco. Dal 1592 Bihać divenne la più importante roccaforte dell’impero ottomano in questa parte della Bosnia e un importante punto di partenza nella loro ulteriore conquista dell’Occidente facendo diventare la città il centro del Sangiaccato. La fortezza di Bihać fu ricostruita e ingrandita durante la seconda metà del diciottesimo secolo: a quell’epoca esistevano quattro torri e nove “tabija – s”10. Da

9 Ibidem, p. 281 10 Fortificazioni lungo le mura della città dove venivano collocati i cannoni. un documento preso dagli archivi militari di Vienna, Bihać era conosciuta come la fortezza più esterna di quella parte di Bosnia. Secondo un rapporto del 1785, esistevano una trentina di cannoni piazzati nella fortezza di Bihać, mentre la guarnigione militare era composta da settecento unità. Nel 1878 la popolazione di Bihać, assieme alle popolazioni circostanti la città, offrirono una tenace resistenza all’attacco austro – ungarico. Solamente dopo venti giorni di fiera battaglia, l’esercito austro – ungarico riuscì a battere la difesa della città11. Durante il periodo austro – ungarico, Bihać fu il centro del suo distretto. All’epoca la Bosnia – Erzegovina venne divisa in sei distretti (regioni): Sarajevo, Banja Luka, Tuzla, Mostar, Travnik e Bihać12. Per migliorare la struttura della città e ampliarla, tra il 1890 e il 1891, le autorità austro – ungariche demolirono le mura di difesa della città, salvo una piccola porzione che si è conservata fino ai giorni nostri. Oggi i resti della Bihać medievale sono unici: la moschea di Fethija (l’antica chiesa di S.Antun), la Torre del Capitano, una parte della fortificazione della città, il fossato (il quale, assieme alle acque della Una, creava una zona di difesa attorno alla città) e i resti delle catacombe della città. Durante il Regno dei serbi, croati e sloveni, il periodo tra le due guerre mondiali, Bihać fu anche uno dei sei distretti della Bosnia – Erzegovina e visse alcuni dei suoi momenti di massima fioritura. Nel periodo tra le due guerre mondiali Bihać non registra cambiamenti vitali dal punto di vista amministrativo, mantenne le funzioni della Bosnia occidentali. Ma le conseguenze della prima guerra mondiale si erano riflesse negativamente sullo sviluppo della città. Negli anni Quaranta Bihać si ritrovò nell’abisso della Seconda Guerra Mondiale e venne occupata dai tedeschi. Durante la guerra la città si trovava in una posizione importante e per la sua liberazione l’esercito di Tito condusse un’operazione di successo tra il 2 e il 4 novembre. Dopo aver preso la città le forze di occupazione popolare compirono alcuni omicidi di domobranci e ustascia e di alcuni civili. Nel 1944 durante la

11 Dal 7 al 19 settembre 1878. 12 Ibidem. Pasqua cattolica gli inglesi bombardano la città distruggendo anche la chiesa di S.Antonio da Padova e causando molte vittime civili. Quando la regione di Bihać venne conquistata dai partigiani13, vi venne fondato l’AVNOJ14. Diventò così la capitale della cosiddetta “Repubblica di Bihać”. Dopo una serie di pesanti bombardamenti, i tedeschi la rioccuparono nel gennaio del 1943 e questa volta la città rimase nella NDH fino al 28 marzo 1945. Dopo la Seconda Guerra mondiale, i primi passi dello sviluppo economico vennero compiuti nell’agricoltura e nel ripristino delle scuole e dell’istruzione. La popolazione cominciò ad aumentare nelle aree urbane proprio nella fase successiva la guerra. Alcuni dati dai censimenti del 1961 e del 1971 e del 1981: nel 1961 Bihać ha 15700 abitanti, il comune più di 45mila. Dato del ’71: la città conta 24060 abitanti, il comune 58000; 1980: Bihać ha 41000 abitanti, il comune 6500015.

1.2 Situazione della BiH dalla Seconda Guerra mondiale agli anni Novanta.

Nel corso della seconda Guerra Mondiale le tensioni tra le diverse nazioni jugoslave si acuirono e dimostrarono tutta la loro ferocia. «Quando nell’aprile del 1941 le truppe tedesche, italiane, ungheresi e bulgare attaccarono la (Jugoslavia), (essa) crollò come un castello di carta, diventando facile preda degli assalitori. La Slovenia fu spartita tra Germania, Italia e Ungheria; la Croazia, promossa a stato indipendente, fu assegnata assieme alla Bosnia – Erzegovina agli ustascia di Ante Pavelić; la Serbia divenne un protettorato tedesco, ma dovette cedere il Kosovo all’Italia, buona parte della Macedonia alla Bulgaria e buona parte della Vojvodina all’Ungheria. La Jugoslavia cessò in pratica di esistere, frazionandosi in una serie di territori soggetti a diversi regimi di occupazione, che avrebbero conosciuto, nel corso dei successivi quattro anni, vicende politiche e militari del tutto autonome. Quella più drammatica ebbe luogo nello Stato indipendente croato, dove gli ustascia cercarono di sbarazzarsi della consistente minoranza

13 MALCOLM N. 1997, Soria della Bosnia, Milano, Ed. Bompiani. 14 PIRJEVEC J., 1993, Il giorno di S.Vito, Nuova Eri.: La sigla AVNOJ si riferisce all’assemblea antifascista riunitasi il 26 e 27 novembre 1942 a Bihać. 15 Fonte: Wikipedia. serba, applicando nei suoi confronti una politica di terrore fatta di espulsioni di massa, massacri, conversioni forzate dall’ortodossia al cattolicesimo16». «Contro le forze di occupazione e i loro collaboratori locali, si levarono in armi nell’estate del 1941 due gruppi distinti, i cetnici di Draža Mihailović e i partigiani di Tito, profondamente diversi per ideologia, finalità politiche e tattica militare, nonché per diffusione sul territorio. I cetnici erano un fenomeno prettamente serbo; il loro leader, un ufficiale dell’esercito jugoslavo, riconosceva il governo e il giovane re Pietro Karadjordjević in esilio a Londra, e sosteneva l’opportunità di non impegnarsi in scontri immediati con gli occupanti, in attesa degli alleati occidentali17». «Tito, invece, non solo era deciso a combattero contro tedeschi, italiani e i loro fiancheggiatori per appoggiare l’Unione Sovietica nella sua lotta contro il nazifascismo, senza badare ai costi umani che ciò avrebbe comportato, ma si proponeva una rivoluzione di tipo bolscevico che portasse al potere il Partito comunista, di cui era il segretario generale. Questa differenza d’impostazione rese impossibile qualsiasi accordo tra cetnici e partigiani, sfociando ben presto in un’aperta ostilità, dalle conseguenze particolarmente tragiche in Bosnia – Erzegovina, sconvolta da una vera e propria lotta di tutti contro tutti. Alla violenza degli ustascia contro la loro etnia, i cetnici risposero infatti con uguale violenza, considerando nemici mortali oltre ai croati anche i musulmani, che trovandosi nella morsa delle diverse forze ostili si schieravano ora con i partigiani, ora con i croati e persino con i tedeschi, mai con i serbi. Come conseguenza di tale oscillazione di fronti, i musulmani pagarono al Moloch della guerra il tributo di sangue più alto fra tutti i popoli jugoslavi, lamentando alla fine del secondo conflitto mondiale ben 180 000 vittime18». In questo caos generale ne uscì vincitore Tito e il suo partito comunista grazie alla sua vasta diffusione nel paese e grazie all’appoggio inglese. Churchill, infatti, credeva nella capacità militari e politiche di Tito, anche se lo guardava con diffidenza, credeva di poterlo controllare attraverso i suoi contatti con la borghesia jugoslava. Ma queste previsioni si rivelarono errate e il partito comunista dimostrò

16 Ibidem, PIRJEVEC J., Le guerre jugoslave 1991 – 1999, Einaudi Tascabili. P. 17. 17 Ibidem. 18 Ibidem, pp. 17 – 18. da subito la volontà di trattenere presso di sé il potere e la guida dello stato imponendo un «rapido processo di trasformazione socialista della società jugoslava” con “nazionalizzazioni dell’economia, sanguinose repressioni contro ogni possibile oppositore, da una ricostruzione impetuosa quanto irrazionale, da un’industrializzazione coatta». In base agli accordi presi fin da prima della guerra all’interno del Comintern, la nuova Jugoslavia fu creata su basi federali e Tito la ridisegnò in alcuni casi guardando ai vecchi confini storici delle Repubbliche, in altri in base alla partecipazione più o meno attiva nella resistenza delle diverse etnie. Non fu un problema la Slovenia, la quale aveva già un territorio e un’etnia ben definiti. Non fu così per la Croazia e tanto meno per Serbia e Bosnia. In Croazia si volle premiare la minoranza serba, la quale aveva dato un apporto fondamentale nella guerra di liberazione a differenza dei loro connazionali in Serbia, i quali, invece, furono penalizzati subendo la perdita di alcune zone che si erano conquistati con le guerre balcaniche o con la diplomazia, se non addirittura in alcuni casi si erano annessi con il consenso degli interessati. La Serbia perse così la Vojvodina, promossa a Regione autonoma così come il Kosovo; Macedonia e Montenegro, subirono la stessa sorte e acquistarono il titolo di Repubbliche autonome. Tutto questo fu per i serbi il segnale che Tito avrebbe voluto “una Serbia debole per una Jugoslavia forte” poiché limitare Belgrado sarebbe stato l’unico modo per riuscire a guidare e a tener unito un paese con così troppe contraddizioni e contrasti etnici. «Nel contesto della ristrutturazione federale del paese, il caso più difficile era quello della Bosnia – Erzegovina. In considerazione della sua complessità etnica e della necessità di conservare un equilibrio tra le diverse nazionalità che ne facevano parte, la costituzione del ’46 la proclamò una delle sei Repubbliche della Federazione, richiamandola in vita entro le sue frontiere storiche. Questa soluzione non piacque né ai serbi né ai croati, convinti ognuno per proprio conto della legittimità delle proprie aspirazioni su parte o sull’intera regione. Anche dai musulmani fu giudicata insoddisfacente, dato che non li riconosceva quale gruppo etnico autonomo, ma soltanto quale comunità religiosa o al massimo culturale. Essi furono colpiti inoltre dalla decisione del vertice del partito di non garantire un’autonomia alla regione del Sangiaccato, provincia bosniaca fino al 1878, abitata in prevalenza da musulmani, come promesso durante la guerra di liberazione, ma di dividerla tra Serbia e Montenegro. Anche in Bosnia – Erzegovina il rigido dominio del PCJ non permise a questi sentimenti di frustrazione di venire espressi, creando così una malsana coesistenza tra etnie, mascherata più o meno abilmente dall’ideologia ufficiale di fratellanza e unità19». Tralasciando le tante considerazioni storico – politiche sul regime comunista jugoslavo, basti ricordare che questi operò un radicale cambiamento per la società del paese. In Jugoslavia, da sempre terra contadina, si formarono vaste masse operaie che si inurbarono in breve e si assistette alla maturazione di grandi centri industriali. Il centralismo del governo comunista e la necessità di mantenere unito un paese di recente formazione e di così gravi problematiche etniche, fu un punto molto spinoso per la gestione di Tito. Questi, con il controllo dell’Armata popolare, riuscì tuttavia a mantenere il potere e seppe rinnovare abilmente i vertici dello stato e degli apparati di sicurezza, nonché diede ascolto di tanto in tanto alle richieste delle varie etnie di essere maggiormente riconosciute come autonome. Tuttavia Tito provocò spesso il malcontento serbo e croato, i quali aspiravano entrambi all’egemonia politica e culturale in Jugoslavia. L’ondata di liberalizzazione che si sparse nel paese dopo la caduta di Ranković, fu un’occasione propizia per le etnie maggiormente scontente di far valere le proprie istanze. Infatti, dopo le richieste di emancipazione di macedoni e musulmani, i croati si fecero avanti per ottenere maggior autonomia linguistica e culturale, mentre i serbi, spaventati dalle richieste croate che ritenevano di stampo fascista, dimostrarono ampiamente il loro malcontento. Nervosismo che aumentò ancora di più dopo che ebbero visto come il regime aveva dato ascolto alle varie richieste di emancipazione. Venne concesso ai macedoni la formazione di una Chiesa autocefala indipendente da quella serba, mentre per i musulmani bosniaci venne fatto ancora di più. «Dopo averli perseguitati a lungo – nel periodo successivo al ’45 ben 700 moschee erano state distrutte, decine di intellettuali osservanti uccisi – decise di riconoscerli come una delle nazionalità costituenti della Bosnia – Erzegovina». «Il problema di come chiamare i membri della nuova nazione – bošnjaci o musulmani – fu risolto in maniera sbrigativa, scegliendo la seconda

19 Ibidem possibilità, per non dare adito al sospetto che fossero più bosniaci degli stessi bosniaci croati e serbi20». «Questa politica suscitò tra i serbi, che dopo la guerra avevano avuto in Bosnia – Erzegovina un peso politico dominante, notevole nervosismo, soprattutto quando furono costretti a scoprire di non essere più l’etnia maggioritaria. Secondo il censimento organizzato dalle autorità asburgiche nel 1910, la popolazione della Bosnia – Erzegovina era costituita da 825 418 (43,49 per cento) serbo ortodossi,612 137 (32,25 per cento) musulmani, 436 061 (22,87 per cento) cattolici. Tale rapporto rimase sostanzialmente invariato fino allo scoppio della seconda Guerra mondiale, per cambiare nel periodo successivo in seguito all’esplosione demografica musulmana. Ciò non fu a lungo evidente, dato che i musulmani non figuravano in quanto tali in nessun atto ufficiale. Nel primo censimento, quello del 1951, organizzato dalla Jugoslavia socialista, avevano avuto la possibilità di dichiararsi di nazionalità serba, croata o “non definita”; nel successivo, quello del 1961, era stato loro concesso di aggiungere alle tre menzionate anche la nazionalità “jugoslava”(il che convinse molti ad optare per questa soluzione facendo crescere in modo notevole il numero degli appartenenti a tale gruppo etnico fasullo). Col censimento del ’71 giunse l’ora della verità: si scoprì finalmente che i musulmani erano il gruppo maggioritario in Bosnia – Erzegovina e che, sommando loro anche gli “jugoslavi”, raggiungevano la maggioranza assoluta21». La morte del maresciallo Tito il 4 maggio 1980, e i problemi serbi in Kosovo, furono degli avvenimenti che ebbero forti eco anche in Bosnia e cominciarono a sconvolgere l’intera Jugoslavia, ormai preda di toni sempre più aspri tra le varie etnie. Fu in questo periodo che cominciarono ad emergere i protagonisti delle guerre degli anni ’90, come Izetbegovič, Šešelj, Milošević e Tudjman, i quali iniziarono la loro vera e propria ascesa politica con i toni politici e propagandistici che risuoneranno prima e durante tutto il conflitto. Negli anni ’80 la Bosnia risentì drammaticamente degli scontri avvenuti in Kosovo e, nonostante le misure repressive imposte dal suo presidente, un uomo

20 Ibidem 21 Ibidem fidato di Tito, ciò non bastò “a placare l’opinione pubblica serba”. «Vojislav Šešelj, in uno scritto non pubblicato propose la divisione della Repubblica tra Serbia e Croazia, arrivando a definire i musulmani “una nazione inventata”22». Nonostante le misure repressive avessero colpito anche lui i conseguenza delle sue tesi, «nella realtà si era messo in moto un meccanismo impazzito in cui l’aggressivo nazionalismo serbo alimentava le voglie indipendentiste di croati e degli sloveni, che a loro volta davano nuovo alimento alle paure dei serbi di vedere il proprio popolo smembrato in tre indipendenti entità statali: 6 200 000 nella madrepatria, 1 300 000 in Bosnia – Erzegovina e 600 000 in Croazia». Lo stesso Izetbegovič, appena giunto al potere, non fece nulla per tranquillizzare la situazione e il malcontento dei serbi di Bosnia. Anzi, «prese una serie di misure miranti a diminuirne il peso (sproporzionato) nella vita pubblica e nell’amministrazione, dando il via a un’ondata di licenziamenti e atti discriminatori. Né si limitò a questo: nella nuova costituzione, approvata nel dicembre del 1990, all’etnia serba – 600 000 persone circa pari al 12,2 per cento della popolazione – veniva tolto lo status di nazione costituente della Repubblica, relegandola a livello di una qualsiasi minoranza etnica23». Intanto in Croazia e in Serbia si stavano affermando le personalità rispettivamente di Tudjman e Milošević, i quali, nel corso degli anni ’80 e ’90, avevano portato avanti con successo le loro politiche miranti all’indipendenza, e all’allargamento dei propri confini. Il croato aveva fatto leva sul forte nazionalismo del suo popolo rispolverando persino le vecchie insegne del regime ustascia e aveva fatto iniziare un segreto traffico di armi per organizzare un esercito indipendente dall’Armata popolare. Traffico che avrebbe coinvolto anche le regioni della Bosnia – Erzegovina popolate da croati. Milošević non era stato da meno. Aveva raggiunto i vertici del potere facendosi portavoce del malcontento serbo a partire dal Kosovo per poi abbracciare la causa nazionalista dei suoi connazionali in Croazia e in Bosnia – Erzegovina. Il 28 dicembre del 1990 egli era riuscito, dopo aver recitato a lungo la parte del salvatore della patria, a truccare le elezioni e a impossessarsi della presidenza della Serbia.

22 Da uno scritto non pubblicato, ripreso da Pirjevec ne “Le guerre jugoslave 1991-1999” 23 Ibidem, p. 28 «Nello stesso periodo si tennero le elezioni anche in Bosnia – Erzegovina, la cui popolazione, secondo il censimento organizzato un mese più tardi, era composta da un 44 per cento di musulmani, 31 per cento di serbi e 17 per cento di croati. Essi erano sparsi in maniera irregolare in tutto il territorio della Repubblica, che era simile a un mosaico etnico, nell’ambito del quale sembrava impossibile tracciare linee divisorie coerenti. I serbi erano insediati nel 94,5 per cento del territorio, i musulmani nel 94 per cento e i croati nel 70 per cento24». Nonostante ben pochi dichiarassero esplicitamente di desiderare una Bosnia divisa, alle elezioni vinsero i partiti nazionalisti ottenendo in tre il 70 per cento dei voti totali, e che rispecchiavano fedelmente la composizione etnica della Repubblica. Le tensioni in tutta la Jugoslavia erano ormai al culmine e le parti in causa non fecero quasi nulla per sedare i toni e per trovare una soluzione che potesse soddisfare la sete di nazionalismo che ormai oscurava i popoli jugoslavi. Nemmeno la proposta di «salvare il salvabile trasformando la Federazione in una Confederazione di stati indipendenti» da parte dei presidenti di Croazia, Slovenia, Bosnia – Erzegovina e Montenegro, ebbero successo. Infatti ben altre erano le aspirazioni della Serbia e in seguito della Croazia. E’ assolutamente emblematico questo passo del discorso che tenne Milošević il 10 gennaio 1991: «Se la Jugoslavia dovesse diventare una Confederazione di Stati indipendenti, la Serbia chiederà dei territori dalle Repubbliche confinanti affinché tutti gli otto milioni e mezzo di serbi possano vivere nello stesso stato».

1.3 Origine e scoppio del conflitto.

1.3.1 Dalla guerra in Slovenia a quella in Croazia, accenni storici, militari. 24 Cfr. Pirjevec, “Le guerre jugoslave” p. 33 Il 25 giugno 1991, i Parlamenti di Slovenia e Croazia dichiararono la propria indipendenza, ma i due atti avevano una valenza differente: i croati fecero una dichiarazione di principio, mentre gli sloveni autorizzarono l’esecutivo a passare ai fatti. Il piano sloveno era di proclamare l’indipendenza effettiva la sera del 26 giugno, dopo essersi assicurati il controllo delle frontiere nella giornata del 25. Nonostante una fuga di notizie che venne raccolta dal console italiano e subito comunicata a Belgrado, gli sloveni riuscirono a chiudere le frontiere senza spargimenti di sangue e a cambiare i vessilli federali con quelli nazionali.Compirono quegli atti, quindi, che avrebbero potuto spianare la strada ad una vera e propria secessione, conseguenza logica di una serie di operazioni che la Slovenia aveva iniziato già da qualche anno. Ma la Slovenia, alla pari della Croazia, era anche disposta a creare una comunità di stati indipendenti e sovrani a patto che fossero rispettati i principi di democrazia, libero mercato e proprietà privata; consapevoli che la legge internazionale non accettava di buon grado gli atti di secessione, essi ponevano l’accento non tanto sul concetto stesso di secessione, quanto sull’autodeterminazione, poiché questa era una possibilità già prevista dalla costituzione jugoslava del 1974. Il Parlamento federale, come contromossa, si riunì immediatamente con i soli delegati serbi, in quanto quelli sloveni e croati se ne erano già astenuti, e dichiarò illegittima l’indipendenza slovena, consapevole del fatto che la separazione di una sola delle Repubbliche avrebbe spianato la strada anche alle altre, rovinando per sempre il sogno della Grande Serbia. Inoltre, in quella seduta, decisero le contromisure necessarie per ripristinare lo status quo. Proprio come conseguenza alle parole del ministro della difesa Veljko Kadijević, il quale aveva annunciato la guerra civile e un bagno di sangue se le frontiere federali si fossero trasformate in frontiere di Stato, il governo decise di riprendere il controllo dei confini. Venne così attuato il piano “Baluardo”, già ideato a partire dalla metà del 1990 per ripristinare l’”ordine” del vecchio regime socialista jugoslavo e vennero inviate la truppe federali di stanza in Croazia e mobilitarono le caserme slovene. Lo scontro tra sloveni, dotati solo di armi leggere, e l’esercito federale sembrava destinato ad esaurirsi in breve tempo. I federali avrebbero dovuto impedire il consolidamento delle frontiere slovene e croate, bloccare la marina slovena a Capodistria e interrompere le comunicazioni aeroportuali. Ma per l’esercito federale emersero da subito dei gravi problemi organizzativi e non solo: per esempio, l’azzardata mossa di occupare per prime le frontiere con l’Italia mandarono a monte l’effetto sorpresa. Inoltre, gran parte dei ranghi militari di origine slovena che facevano parte dell’esercito federale, dimostrarono di non voler tradire la propria patria e rifiutarono di collaborare con l’esercito jugoslavo. Tra il 27 e il 28 giugno la Difesa Territoriale slovena25 oppose una valida resistenza alle Truppe federali dimostrando quanto ormai fossero obsolete. La Difesa territoriale riuscì a occupare la frontiera di Gorizia, a opporsi alle truppe che provenivano dalla Croazia, fece abbattere un paio di elicotteri nemici e si impossessò di alcuni depositi militari dell’Armata popolare. Questa, dal canto suo, oltre ad essere militarmente impreparata alla guerra moderna, subì numerosissime diserzioni sia tra la truppa che tra gli alti vertici vicini alla causa slovena. L’eco degli scontri in Slovenia non tardò a raggiungere anche il resto dell’Europa e il problema venne ben presto affrontato dalle diplomazie internazionali. Queste intervennero abbastanza blandamente e dimostrarono quanto l’ottica occidentale fosse ancora limitata per realizzare un’analisi corretta del problema. Ciò fu aggravato dal riaffermarsi delle vecchie alleanze tra gli stati europei e dalla loro visione ancora troppo ancorata alla guerra fredda. Inoltre, secondo l’opinione degli analisti, il defilarsi degli Stati Uniti accollò alle diplomazie europee un compito diplomatico troppo gravoso per la loro inesperienza. L’unico beneficio che ne trasse la causa slovena, fu che Belgrado non la riteneva così importante da dover rischiare uno scontro diplomatico e delle pressioni dal resto dell’Europa. Infatti, l’internazionalizzazione del problema jugoslavo e gli evidenti problemi del suo esercito, portarono i vertici serbi a ripensare da subito alle finalità e all’importanza del loro intervento. Ritenendo la Slovenia un problema minore e volendo ridisegnare la Jugoslavia secondo criteri militarmente ed etnicamente più difendibili, Borisav Jović (rappresentante serbo

25 Organizzata e armata negli ultimi anni anche grazie a J. Janša e addestrata dagli stessi comandi militari federali. alla Presidenza) si oppose a Kadijević e lo costrinse a operare il ritiro dell’esercito dal territorio sloveno26. «Il 3 luglio 1991, le unità blindate dell’Armata popolare cominciarono a ritirarsi dalla Slovenia verso Varaždin e Fiume, mentre una brigata motorizzata, che all’alba dello stesso giorno era partita da Belgrado verso occidente, non si diresse, come si paventò in un primo momento, verso la Slovenia, ma si fermò in Croazia orientale, per assolvere ad altri e, dal punto di vista serbo, ben più importanti compiti». Ciò significava che le mire di Belgrado si erano ormai dirette verso la Repubblica confinante. Infatti, come sottolinea Pirjevec: « Il giorno successivo, giovedì 4 luglio, gli sloveni riuscirono a riprendere il controllo di tutti i passi frontalieri, rafforzando nello stesso tempo le proprie posizioni nell’area sudorientale, consci che la tempesta si stava spostando ormai verso la Croazia27». La diplomazia europea, intanto, continuava il suo inesorabile operato: il 5 luglio, i ministri degli Esteri dei Dodici si riunirono all’Aja in una seduta straordinaria durante la quale, a causa delle già menzionate divergenze tra i politici e per i loro diversi punti di vista sul caso jugoslavo, venne votato l’embargo sulle importazioni di armi per tutta la Jugoslavia. Ciò ebbe come conseguenza l’indebolimento di Croazia, Slovenia e Bosnia – Erzegovina rispetto all’Armata popolare controllata dai Serbi, poiché l’esercito jugoslavo deteneva tutto l’arsenale militare federale. Era l’inizio della fine per la Croazia, ma soprattutto per la Bosnia, quasi a coronare l’inefficiente opera diplomatica della Comunità europea. Le trattative tra i Dodici e la Presidenza jugoslava portarono a un risultato ambiguo ma importante per la Slovenia. Essa si impegnava a non continuare la messa in atto dell’indipendenza per un periodo di alcuni mesi, in cambio la Presidenza avrebbe fatto ritirare le proprie truppe e la Slovenia avrebbe avuto la possibilità di instaurare un regime democratico basato su regole europee. Ciò avrebbe permesso all’Armata popolare di salvare la faccia senza far rinunciare alla Slovenia la propria indipendenza. In questo senso fu emblematica una frase di Kadijević: « Ma perché farlo? Perché in Slovenia dovrebbero morire soldati e

26 Avvenne il 30 giugno, in una seduta del Consiglio federale per la difesa della Costituzione. 27 Ibidem ufficiali, se dagli sloveni sono ritenuti stranieri e occupatori?28». E questa sarà la chiave di lettura del successivo conflitto in Croazia: questa Repubblica non beneficerà dello stesso trattamento della Slovenia perché in Croazia vi erano migliaia di Serbi. E Belgrado li avrebbe usati per accendere il conflitto e come scusa per iniziare la seconda guerra.

1.3.2 La guerra in Croazia.

Dopo la Slovenia, l’interesse di Belgrado si spostò verso la Croazia. Militarmente l’Armata popolare godeva dei rinforzi giunti dopo il ritiro dalla Slovenia, inoltre, nel corso degli ultimi anni, la Serbia aveva portato avanti una politica mediatica che aveva avuto l’obiettivo di fomentare la popolazione serba di Croazia contro i croati stessi. Infatti i serbi erano stati bersaglio quotidiano della propaganda belgradese che li aveva convinti di essere in grave pericolo. Questo, secondo i serbi, sarebbe avvenuto poiché il governo Tudjman, filo ustaša, avrebbe presto compiuto una feroce pulizia etnica entro il proprio territorio. A detta di Belgrado, quindi, l’intervento dell’Armata popolare a difesa della propria gente sarebbe stato inevitabile e assolutamente legittimo. Come descrive Pirjevec29: « Il piano che il generale Kadijević e i suoi collaboratori avevano in mente di attuare per tracciare la nuova frontiera occidentale della “Jugoslavia monca”, come si diceva, era articolato in due fasi. La prima prevedeva una serie di sommosse popolari e di incidenti più o meno pilotati, al fine di provocare la reazione degli ustascia e offrire all’Armata popolare la scusa per intervenire a difesa dell’”inerme popolo serbo”. La seconda, l’isolamento della Croazia dall’aria e dal mare, l’occupazione delle aree “serbe”, il mantenimento di forti guarnigioni sparse nella Repubblica, al fine di paralizzarla e frazionarla in quattro settori. Contemporaneamente le unità blindate più forti avrebbero dovuto occupare la Slavonia orientale che confinava con la Serbia, per muoversi in seguito verso occidente, unirsi alle truppe presenti nella Slavonia occidentale e dirigersi su Zagabria e Varaždin. Altre unità avrebbero dovuto nello stesso tempo bloccare Dubrovnik da terra, irrompere in Erzegovina nella valle della e congiungersi con quelle in marcia su

28 “Delo”, 8.7.1991 29 Cfr. Op. Cit. PIRJEVEC, “Le guerre jugoslave, 1991 – 1999” Spalato. Raggiunti questi obiettivi, l’Armata popolare avrebbe stabilito la nuova frontiera della Krajina serba in Croazia, ritirandovi le truppe rimaste nei diversi presidi e guarnigioni. In tal modo il 62 per cento della Repubblica sarebbe finito in mano ai serbi, incuranti del fatto che più dell’80 per cento della popolazione locale fosse composto da croati, ungheresi e altri gruppi estranei alla loro etnia». La particolarità della guerra in Croazia, a differenza di quella in Slovenia, fu che gli scontri e le rivendicazioni di indipendenza iniziarono dai serbi stessi, proprio nei territori nei quali essi risultavano in maggioranza. Il loro timore, fomentato ad arte dai media serbi, di ritrovarsi schiacciati da un governo ostile, fu sufficiente ad accendere in breve una serie di focolai che sarebbero divampati in tutto il paese. E soprattutto avrebbero dato il “la” all’Armata popolare per compiere una serie di attacchi anche a quelle zone in cui i serbi erano numericamente in equilibrio o in minoranza con le altre etnie. E’ in Croazia che iniziò la vera “guerra della gente”, quella che avrebbe ben presto coinvolto non più solo gli eserciti o le forze di polizia, ma tutto la popolazione civile della ex – Jugoslavia. Furono dei civili serbi, aiutati dalle locali forze politiche e di polizia, a compiere la rivolta di Knin, a isolarla e a proclamare un referendum che annettesse la Krajina alla Serbia. Episodi simili, in tutta la Croazia, resero la situazione ben presto incontrollabile e drammatica. Marco Ventura scrive: «A fine giugno, Zagabria si ritrova con il territorio amputato dal “popolo delle barricate”, spezzato nella vie di comunicazione principali dai posti di blocco delle “province autonome serbe” costituiti spesso solo da un paio di tronchi, un bidone di benzina, una bandiera jugoslava accanto alla croce cetnica con le quattro esse cirilliche (“C”) che stanno per Samo sloga Srbina spasava (solo l’unità salverà i serbi). (…) Dalla Lika alla Krajina, dalla Banija al Kordun fino alla Slavonia, lo schema è ovunque lo stesso. Laddove i serbi sono la maggioranza, o una consistente minoranza, soprattutto nell’entroterra dalmata, nella Baijna a sud di Zagabria e in settori della Slavonia orientale e occidentale, l’espulsione dai ranghi dei poliziotti e funzionari croati avviene in una notte. Mine e bombe fanno saltare negozi e case croati». Inoltre, il ruolo dell’Armata popolare, fu da subito ambiguo. Se in apparenza avrebbe dovuto controllare e sedare gli scontri tra minoranze serbe e polizia croata, già dalle prime azioni fu chiaro che in realtà avrebbe appoggiato per tutto il conflitto solo i serbi. Per fare ciò, come sottolinea Pirjevec, l’Armata popolare ebbe bisogno di appoggiarsi non solo alla popolazione serba locale, ma anche ad alcuni gruppi paramilitari, i quali si sarebbero resi tristemente famosi nel corso della guerra: «(…) i militi della Difesa territoriale legata al Partito socialista di Milošević, le Tigri, benedette dalla Chiesa ortodossa serba, la Guardia nazionale di Vuk Drašković, il Corpo d’armata di Avala, costituito dal Partito radicale di Vojislav Šešelj, nonché altre formazioni cetniche: le Aquile bianche, quelle azzurre, le unità di Dušan il Forte ecc»30. Per tutto il luglio e l’agosto del 1991, la Croazia fu teatro di numerosi scontri e aggressioni da parte delle formazioni paramilitari, aiutate di tanto in tanto dall’Armata popolare. Nonostante le forze croate fossero più numerose, l’ago della bilancia pendeva spesso a favore degli insorti. Ciò si può spiegare anche con la politica difensivista di Tudjman, il quale sperava di presentare la Croazia come vittima di un’aggressione e quindi di ricevere il sostegno da parte delle potenze occidentali. L’escalation militare avvenne il 24 agosto, quando l’Armata popolare rispose all’abbattimento di due aerei con un massiccio attacco alla città di Vukovar, la quale dovette sopravvivere a tre mesi di assedio. Nonostante la conferenza dell’Aja avesse espresso la volontà da parte della potenze europee a trattare con i serbi per risolvere la situazione croata, accaddero alcuni avvenimenti che mostrarono al mondo quali fossero i reali piani di Belgrado. Pirjevec riporta così quei fatti: «L’incidente più gravido di sinistri presagi ebbe luogo sulla frontiera croato – erzegovese, dove il 12 settembre la cittadina di Trebinje cadde in mano ai serbi, che estendevano così per la prima volta le azioni belliche al territorio della vicina Repubblica. I diciotto comuni della regione costituirono il 16 settembre, sul modello di quanto già fatto in Croazia, una “Regione autonoma della Krajina bosniaca” che si proclamò “parte indivisibile della Jugoslavia federale”. Durante il successivo autunno altre tre “Regioni autonome” controllate dai nazionalisti serbi sorsero in Bosnia centrale e settentrionale, senza che le autorità di Sarajevo fossero in grado di reagire. Le loro unità di polizia ebbero nei mesi successivi frequenti occasioni di scoprire camion

30 MARZO MAGNO A. (a cura di), 2005, “La guerra dei dieci anni, Jugoslavia 1991 – 2001”, Milano: Net, pp.76,77. pieni di armi, che venivano trasportate nei villaggi serbi, ma si rivelarono impotenti a intervenire per bloccare tale traffico organizzato dall’Armata popolare». A settembre i serbi misero in atto un ulteriore tassello per compiere il piano RAM (cornice) e isolare la Croazia per realizzare la “Grande Serbia”. Infatti, tra il 4 e il 12 settembre occuparono alcune zone cruciali: «a nord, presso Okučani e Nova Gradiška, l’autostrada Zagabria – Belgrado; a sud, presso Zara, il ponte di Maslenica»31. Ciò aveva significato un taglio netto a tutte le vie di comunicazione croate e all’isolamento di Zagabria. A questo punto la Croazia era chiamata a una politica più decisionista e a prendere dei provvedimenti più efficaci che avrebbero previsto la requisizione di armi dalle caserme federali e allo scontro armato. A causa dell’iniziale tentennamento di Tudjman, ciò fu messo in atto dalla Guardia nazionale in maniera autonoma, quindi fu seguita dall’autorizzazione del Governo. Accanto alla Guardia nazionale, la quale si stava ormai organizzando in un vero e proprio esercito, si affiancarono, come era avvenuto per i serbi, anche delle formazioni paramilitari. Queste, esattamente come quelle serbe, si macchiarono ben presto di numerose atrocità. Un vero e proprio Stato maggiore croato venne creato da Tudjman il 21 settembre, in conseguenza del bombardamento di Selenico da parte dei serbi i quali non avevano accettato l’invito a cessare il fuoco da parte della diplomazia europea. Contro il blocco delle caserme federali messo in atto dai croati, l’Armata popolare riprese l’offensiva nella Slavonia occidentale, contro Dubrovnik32, Zara, Selenico, Spalato e altre città dalmate. Vukovar era circondata da seicento carroarmati e migliaia di soldati nemici, mentre centinaia di villaggi, porti e monumenti in tutta la Croazia furono distrutti. Il 7 ottobre l’Armata popolare era ormai a 35 chilometri da Zagabria, e persino il palazzo presidenziale fu colpito dai caccia serbi. Tudjman e Mesič si salvarono fortunosamente, ma questo segnò l’inizio di una massiccia offensiva contro la capitale croata. Questa fu salvata dall’intervento della Comunità europea, la quale ordinò il cessate il fuoco alle truppe serbe. Ma fu anche l’ennesimo segnale dell’incapacità di riconoscere quale fosse il vero piano di Belgrado. Infatti: «L’incapacità di comprendere il piano dei

31 Ibidem 32 Fu colpita dalle bombe al fosforo. serbi fu fatale a Vukovar: le forze croate stavano infatti per liberarla dall’assedio quando, il 13 ottobre, giunse il perentorio ordine di Tudjman di fermare l’azione. A suo dire, ciò era chiesto da Van den Broek33 in nome della Comunità europea(…). Così fu fatto, permettendo all’Armata poplare di sfruttare l’interruzione dei combattimenti per chiudere un’altra volta il cerchio intorno alla città. Intanto, truppe allontanate dalle caserme in Croazia furono dirottate verso la Bosnia, la Krajina e la Slavonia, dove furono rafforzate con unità fatte affluire dalla Macedonia e riservisti serbo – montenegrini. Era ormai palese che, nonostante le gravi perdite umane e materiali, l’offensiva sarebbe continuata implacabile per conquistare più terra possibile e costringere alla fuga altre migliaia di persone e fede sbagliate34». La caduta di Vukovar, il 18 novembre, era costata la morte di circa 4000 civili e violente ripercussioni sui difensori croati e serbi della città e sulla popolazione civile che erano stati catturati, tra i quali ci furono centinaia di morti, di scomparse e internamenti in campi militari in Serbia. Tatticamente, una volta conquistata la città, era stato un grosso successo per i serbi i quali si erano assicurati il controllo sulla parte del Danubio al confine con la madrepatria, e la possibilità di sferrare un nuovo attacco a Osijek e Vinkovci. Ma la strenua resistenza croata e i problemi interni alla Serbia permisero al governo croato di sferrare la controffensiva denominata Orkan ’91, «riuscendo così a conquistare il 60 per cento circa della Slavonia occidentale». La diplomazia occidentale, intanto, si stava affannando a trovare una soluzione al conflitto. Un buono spiraglio si aprì con la Risoluzione 721 e Cyrus Vance riuscì ad ottenere dei discreti successi. Nonostante «il 6 dicembre i serbi avessero ripreso ad attaccare Dubrovnik dalle alture circostanti a colpi di missili e mortai, uccidendovi ben 28 persone e danneggiando palazzi antichi e alberghi, l’8 dicembre (Vance) fu in grado di annunciare che fra Zagabria e Belgrado era stato raggiunto un accordo di massima sul cessate il fuoco, il cui controllo sarebbe stato garantito dalle truppe dell’ONU ».

33 Ministro degli esteri olandesi prima e poi Commissario per le relazioni internazionali dell’Unione europea. 34 Ibidem Al contrario di quanto si auspicava l’Europa, per tutto il mese di dicembre ci furono dei violenti scontri in tutta la Croazia causati da entrambi le parti in lotta, al fine di «raggiungere, prima del riconoscimento internazionale della Croazia, le posizioni più favorevoli possibili» e quindi di conquistare più terreno possibile da poter rivendicare successivamente. I serbi cercarono di prendere Osijek e Karlovac per interrompere la comunicazioni tra Zagabria e la Dalmazia, ma non riuscirono pienamente nel loro intento a causa della posizione numerica ormai inferiore dell’Armata popolare rispetto all’esercito croato. Il 2 gennaio 1992, con la Risoluzione 724, Cyrus Vance35 ottenne il cessate il fuoco incondizionato e completo da parte del ministro della difesa croato Gojko Šušak e da parte del generale Andrija Rašeta36. Il piano di Vance prevedeva lo scioglimento di tutte le unità militari e paramilitari, l’embargo sulle armi e alcuni protettorati dell’ONU laddove i serbi erano una minoranza significativa. L’accordo era sembrato un ottimo passo in avanti per la fine delle ostilità in Croazia e inoltre il riconoscimento, da parte di Belgrado, della propria sconfitta militare. Ma la realtà sarebbe stata diversa, gli scontri, ben presto, sarebbero giunti anche nella vicina Bosnia e avrebbero coinvolto nuovamente anche i croati. Intanto la Croazia (la quale avrebbe presto ottenuto anche il riconoscimento formale) contava i danni subiti dalla guerra e «il cui bilancio era anche più tragico della seconda Guerra mondiale: circa 20 000 morti (per lo più civili), 55 000 feriti, 3000 dispersi e 600 000 fuggiaschi, danni materiali diretti e indiretti per 23 – 30 miliardi di dollari»37.

1.3.3 Origini del conflitto bosniaco.

35 Emissario dell’ONU. 36 Rappresentante dell’Armata popolare. 37 Ibidem, p. 109 Ben prima degli attacchi in Slovenia e in Croazia, i serbi avevano dato il via a una serie di eventi che avrebbero poi portato la guerra anche in Bosnia. Secondo l’opinione generale di numerosi autori, la Bosnia si presentava, prima dello scoppio del conflitto, come un paese in cui le diverse etnie vivevano molto armoniosamente. Visitando la Bosnia prima degli anni ’90, nulla avrebbe fatto presagire le atrocità che poi furono commesse durante la guerra. E’ idea comune38 che gli scontri interetnici non siano stati la naturale conseguenza di odi covati dalla popolazione per centinaia di anni (come era sembrato all’opinione pubblica non jugoslava per molto tempo), ma che siano stati esasperati “artificiosamente” dai mass media serbi. Questi, infatti, avrebbero fomentato, così come era avvenuto in Croazia, ataviche e insensate paure nei propri correligionari intimandoli a difendersi da una minaccia esterna inesistente. In Croazia i serbi avevano vissuto nel timore di un ritorno fascista di stampo ustascia, in Bosnia erano stati atterriti dalla stampa e dalle Tv locali e nazionali, i quali raccontavano il paese come se fosse stato già in mano agli integralisti islamici. Questi, secondo i racconti che circolavano in quel periodo anche tra la popolazione, avrebbero avuto già pronte prima della guerra le liste dei serbi da uccidere. Storicamente tutte le rivolte che erano avvenute nel corso dei secoli passati erano state causate da problemi economici e sociali tra i contadini e i signori feudali. Successivamente, i rari scontri interetnici, si erano sempre appoggiati all’esterno. Erano cioè il prodotto dell’influenza che esercitavano Croazia, Serbia e Impero Ottomano per il controllo della regione, fomentando rivolte tra le etnie che facevano riferimento ai rispettivi regni. Non c’è quasi traccia, nel corso della storia bosniaca, di eventi che possano giustificare la ferocia con cui venne portato avanti il conflitto degli anni novanta. Ma in un clima così esasperato e irrazionale, come quello creatosi negli anni immediatamente precedenti l’inizio degli scontri, il gioco di Belgrado aveva trovato terreno fertile. Seminando odio e terrore tra i serbi di Bosnia, per l’Armata popolare fu facile raccogliere l’alleato più prezioso: gli abitanti stessi dei territori che avrebbero voluto conquistare. L’esercito federale in realtà avrebbe dovuto ricoprire il ruolo di arbitro e paciere tra gli insorti serbi e le formazioni regolari

38 Malcolm, Pirjevec bosniache, ma nella pratica si servì di questo pretesto per intervenire attivamente. Per Milošević fu l’occasione per annettere alla Serbia una vasta fetta di Bosnia: che fosse abitata da serbi o meno, era di poca importanza. La stessa accusa di integralismo fatta ai musulmani da parte dei serbi fu l’ennesima esagerazione propagandistica. Sia Malcolm che Pirjevec sostengono che non v’era traccia di prove reali che confermassero la volontà dei musulmani bosniaci di iniziare la jihad nel paese. Nemmeno a livello politico, sempre secondo i due storici, venivano usati toni ,nella pratica e nei discorsi, che potessero ventilare una minaccia fondamentalista. Lo stesso Izetbegović, il quale si presentava alle elezioni del 1990 come l’unico non titoista tra i politici eletti del paese, dichiarava che una società musulmana sarebbe stata improponibile a meno che i musulmani non fossero stati la maggioranza. «Senza questa maggioranza, l’ordine islamico si riduce a un mero potere (poiché manca il secondo elemento, la società islamica) e può trasformarsi in tirannide». Quindi anche Izetbegović ammetteva l’impossibilità di creare uno stato musulmano in Bosnia. E le elezioni del dicembre del 1990 gli diedero ragione. Numericamente i musulmani erano la maggioranza, ma egli creò un governo di unità nazionale, comprendendovi tutti e tre i principali partiti. Questi erano stati eletti su base etnica e rispecchiavano numericamente la popolazione del paese: «il partito di Izetbegović guadagnò 86 seggi sui 240 dell’assemblea e altri musulmani, compreso l’MBO di Zulfikarpašić, ne guadagnarono 13. Il partito serbo, l’SDS, guidato dallo psichiatra di Sarajevo (di origine montenegrina) Radovan Karadžić conquistò 72 voti, (…) il croato HDZ conquistò 44 seggi. Nel complesso vi furono 99 musulmani, 85 serbi, 49 croati e 7 “jugoslavi”. Queste percentuali (41% musulmani, 35% serbi e 20% croati) corrispondevano all’incirca a quelle della popolazione nel suo complesso (44%, 31% e 17%, rispettivamente)»39. Mentre erano in corso gli scontri nella vicina Repubblica di Croazia, il governo bosniaco aveva mantenuto un atteggiamento di neutralità, mediando tra Belgrado e Zagabria e nella speranza che la tempesta non colpisse anche il proprio territorio. Al contrario di quello che si augurava Izetbegović, il piano serbo di colpire la Bosnia – Erzegovina aveva avuto pienamente inizio da parte dei

39 Ibidem separatisti serbo – bosniaci già a partire dai primi mesi del 1991. Questi avevano istituito numerose “Regioni autonome” « sotto il proprio esclusivo controllo, organizzate in base a criteri etnici e insieme strategici». Inoltre, in quel periodo e fino allo scoppio del conflitto, giunsero dalla Croazia e dalla Serbia le prime truppe paramilitari che infoltirono le fila delle milizie locali e dei riservisti montenegrini e serbi già presenti. L’esito degli scontri in Croazia e la controffensiva che Milošević stava operando contro Vukovar, spinsero Izetbegović a richiedere l’indipendenza della Bosnia per cercare di sottrarsi alle mire di Belgrado. Ciò fu accolto di buon grado dalla diplomazia europea, ma la situazione interna del paese, descritta sopra, era una polveriera pronta ad esplodere alla prima occasione. Infatti la componente serba della popolazione e del parlamento bosniaco, ormai preda della martellante propaganda nazionalista, dimostrò tutta la propria contrarietà all’indipendenza della Bosnia dalla Jugoslavia, accendendo i toni dello scontro politico e continuando a proclamare nuove “Regioni autonome” 40. I serbi non erano, però, gli unici a portare avanti politiche simili. Anche i croati, a testa dei quali c’era Mate Boban, presidente dell’Unione democratica croata, si armavano e aspiravano (segretamente) alla costituzione di una Croazia « nelle sue frontiere etniche e storiche». « Pubblicamente ci si accontentò di proclamare il 18 novembre un’ ”Unione croata Herceg – ”, estesa a 38 comuni, che avrebbe costituito una realtà regionale politica, culturale ed economica, disposta a riconoscere le autorità democraticamente elette della Bosnia – Erzegovina, “ma solo fino a quando la Repubblica avrebbe mantenuto la sua indipendenza dalla Jugoslavia passata e futura». Nonostante lo scontro bellico e politico che avevano messo in conflitto Tudjman e Milošević, questi erano accomunati dallo stesso tipo di nazionalismo ed entrambi aspiravano ad una sola cosa: « come disse Dimitrij Rupel, il ministro degli Esteri sloveno, (…) essi erano paragonabili a gemelli siamesi con due teste, ma un cuore solo, cioè la Bosnia –

40 Pirjevec: «Il frazionamento della Repubblica ebbe, all’inizio di novembre, un’ulteriore accelerazione con la costituzione di due nuove “Regioni autonome” che raggiunsero così il numero di cinque. Esse inglobavano 50 su 109 comuni bosniaco – erzegovesi, sebbene solo 20 fossero a maggioranza serba». Erzegovina »41. Quindi, in questa fase di preparazione alla spartizione della Bosnia, non operarono solamente gli indipendentisti serbi, ma anche quelli croati , pienamente appoggiati dal Governo di Zagabria.

1.4.1 La guerra a Bihać, 1992 – 1995.

I fatti sopra descritti sono il contesto all’interno del quale si inseriscono le vicende belliche della zona di Bihać, pur rappresentando un elemento di assoluta originalità nel quadro della guerra in BiH. Infatti Bihać è l’unico esempio in cui non ci furono scontri tra le diverse etnie nel corso dell’intera guerra, bensì venne messa in atto un’aspra contesa tra le leadership bosniache. La popolazione fu costretta a prendere parte e a combattere in una lotta civile tra musulmani. In questa sede si tenterà di delineare brevemente i principali aspetti della particolarità della guerra nella “sacca di Bihać”42, fornendo alcuni dati cronologici e bellici importanti e soprattutto descrivendo il coinvolgimento di Fikret Abdić43 e della rovina dell’Agrokomerc44. Infatti questi due elementi sono i meno conosciuti della guerra del 1992 – 1995 e sono essenziali per comprendere Bihać. La posizione militare della “sacca di Bihać” era particolarmente importante: i suoi confini internazionali erano rappresentati dalla Croazia, mentre il fiume Una divideva la regione in una parte est e in una parte sud. Ciò avrebbe permesso a chi si fosse assicurato il dominio della sacca, il controllo delle strade e delle ferrovie che collegavano Banja Luka a nord-est e Knin a sud. Inoltre, eliminando queste vie di comunicazione, la città sarebbe stata divisa in due, impedendole qualsiasi comunicazione. Il governo locale, nell’area della “sacca”, era diretto attorno alle quattro principali città (Velika Kladuša, Cazin, Bosanska e la stessa Bihać) e l’area amministrativa era chiamata Opstina. Prima della guerra vi erano 250.000 abitanti45, con un numero significativo sia di serbi che di croati oltre, ovviamente, la maggioranza musulmana. Quando nel 1992 iniziò la guerra l’intera popolazione

41 Pirjevec 42 “Bihać poket” 43 Affarista e uomo politico locale molto importante. 44 Impresa agro alimentare. 45 Brendan O’Shea, “Crisis at Bihać, Bosnia’s Bloody Battlefield”, Sutton Publishing Limited, 1998 Bridgend appariva ben integrata, anche nei confronti dei serbi che abitavano nelle aree esterne della zona di Bihać. Ciò, almeno fino al 21 aprile 1992, quando essi sferrarono un massiccio attacco dal fiume Una seguendo gli eventi che stavano travolgendo l’intera BiH. Il leader serbi cercarono di dividere il Comune di Bihać in tre parti, ciascuna delle quali, nelle loro intenzioni, sarebbe diventata parte di una entità. I membri della SDA e HDZ si opposero fermamente a un simile progetto e per due mesi i croati e i musulmani, facendo blocco contro l’aggressione, cercarono di mantenere un certo status quo. La guarnigione della ex JNA mettendosi a servizio del nazionalismo serbo venne coinvolta anch’essa nei preparativi dell’assedio di Bihać46: smobilitarono i soldati di nazionalità musulmana e croata, sciolsero la difesa territoriale e organizzarono i piani per l’operazione. Tutti gli armamenti della difesa territoriale furono consegnati all’esercito federale e portati a Bosanski Petrovac. Dopo tutti i preparativi, il giorno 12 giugno 1992, l’esercito attaccò Bihać. La reazione della città non tardò molto a giungere, ma per potersi opporre all’aggressione era necessario creare un centro di comando unico. Secondo la Costituzione e il Piano di Difesa da un potenziale attacco nemico, fu necessario organizzare un distretto militare e un parlamento del distretto di Bihać con tutti i segretariati per la guerra. A giugno vennero formate le brigate, che riuscirono a rispondere alla forza dell’aggressore. Il nucleo della resistenza militare era composto in due unità, una bosniaca e una fanteria croata, mentre nel luglio dello stesso anno venne formata la prima brigata di fanteria di Bihać che prenderà il nome di “501”47. Il 29 luglio 1992 viene costituito il comando operativo Una – Sana e il 4 agosto venne formato il gruppo di aviazione di Bihać. Vennero perfezionati anche il quadro ufficiali attraverso dei corsi di perfezionamento. La costituzione del V corpo d’armata, il 21 ottobre 1992, venne indetta dal comando presidenziale48. Fu in questo momento che Fikret Abdić iniziò la sua nuova ascesa politica, contrattando con le parti in lotta per ottenere mano libera sulla “sacca di Bihać”. Viaggiando tra Zagabria, Sarajevo e le zone occupate dai serbi, egli riuscì a

46 Il quale durò ben 1201 giorni. 47 In seguito ne venne costituita una seconda, la “502”. 48 Ibidem. ottenere il via libera alle proprie manovre militari e politiche. Ciò gli fu permesso sia grazie alla dichiarazione di voler abbracciare il piano Vance – Owen49, sia grazie ai redditizi scambi con serbi e croati. Questi scambi furono confermati dal fatto che egli in più occasioni ebbe la possibilità di muovere attacchi a Bihać spostandosi liberamente anche nelle aree controllate dalle altri parti in campo. Inoltre Abdić riuscì a sottrarre nel 1993 alcune forze dal Corpo d’Armata musulmano, parte della polizia e due brigate. Gli eventi bellici di Bihać sono strettamente collegati con la storia di Fikret Abdić (detto Babo50), padrone dell’Agrokomerc, la più grande impresa agro – alimentare della Bosnia. La storia dell’Agrokomerc e di Abdić sono indispensabili per comprendere la situazione attuale della zona di Bihać. Poiché ciò che ora è diventata lo deve agli eventi drammatici causati dalla scalata al potere di Babo, agli scandali legati all’Agrokomerc. Essi possono far capire la vera dimensione del conflitto e l’assurda pretesa che ciò che avvenne fu uno “scontro etnico”. Fihret Abdić sarebbe diventato il presidente della Bosnia se non avesse rinunciato a favore del suo avversario Alija Izetbegović. Era uno dei personaggi più potenti ma anche più discussi del paese, ma nonostante ciò era riuscito a mantenere la propria credibilità, scansando persino le accuse mossegli durante alcuni processi. La guerra gli offrì l’opportunità di rinsaldare il proprio potere e di ottenere quello che le prime elezioni libere della storia della Bosnia – Erzegovina non gli avevano concesso: la presidenza di una nazione. Egli, infatti, si mosse ben presto per abbracciare l’idea proposta dal piano della Comunità internazionale denominato Vance – Owen (sulla regionalizzazione), organizzando il proprio esercito privato e movendosi per la secessione dell’area di Kladuša. Per far ciò aveva concordato una tregua segreta con i serbo – bosniaci e con i serbo – croati, affinché allentassero la morsa attorno cui lo stringevano. Inoltre indisse un referendum nel settembre del 1993 tra la popolazione, la quale, con una schiacciante vittoria (attorno all’ 80%) gli attestò la propria fiducia approvando la proclamazione della "Provincia Autonoma della Bosnia Occidentale"51. Una così larga maggioranza di

49 Regionalizzazione del paese. 50Significa semplicemente “babbo”: così era stato affettuosamente soprannominato dai suoi operai. In seguito il nomignolo fu molto spesso utilizzato anche da parte dei mass media e dai politici. 51 Proclamata ufficialmente il 22 ottobre. voti favorevoli era stata permessa anche dal malcontento popolare verso il generale delle forze di Bihać, attorno al quale si diceva che fosse un integralista religioso del Sangiaccato. Abdić non ebbe difficoltà a sfruttare questo argomento a proprio favore e ciò segnò il cambio di rotta di Babo: dopo un anno di lotta accanto ai musulmani, ora era guerra tra bosniaci e bosniaci52. La guerra si inasprì a partire da quel momento, vennero raggiunte vette di orrore che non s’erano viste nemmeno durante l’assedio serbo. Il fronte vide contrapporsi membri delle stesse famiglie, la popolazione civile venne coinvolta in maniera ancor più cruenta. Abdić deteneva tutta la maggior ricchezza del paese, le fonti di reddito e di sopravvivenza di una realtà chiusa ed isolata. Grazie agli investimenti e alle fattorie-fabbriche di Babo, una regione interna e insignificante, diviene un centro di irradiazione di benessere economico. L'associazione fra benessere e Babo è normalmente presente nella mente di tutti. A Velika Kladuša viveva una popolazione di commercianti. Persone, pragmatiche con una visione laica della religione53. Pochi giorni dopo il 27 settembre 1993, il momento in cui Abdić aveva fondato la “Zapadna Bosna” (Regione autonoma della Bosnia occidentale), arrivò la risposta di Izetbegović il quale attaccò con il V Corpo d’armata dell’esercito bosniaco i ribelli della Cazinka Kraijna denominatisi “Esercito di difesa popolare”. L’esercito dei governativi di Sarajevo fu respinto per la tenacia dei ribelli, aiutati ed armati da serbi ma anche da croati. In particolare, questi ultimi erano ai ferri corti con i musulmani a Mostar e speravano in una scissione all’interno della leadership di Sarajevo. Le manovre di Abdić per ammorbidire le posizioni di Izetbegović non sortirono l’effetto sperato, poiché mentre Babo firmava trattati di alleanza a Zagabria e a Belgrado, gli uomini rimasti fedeli alla presidenza davano ulteriore impulso al nazionalismo islamico. Per quasi un anno la nuova regione autonoma diventò un fiorente centro per il contrabbando, porto franco per ogni traffico illecito di materiali civili e bellici. Il predominio di Abdić venne intaccato il 7 e il 9 luglio 1994, quando il V corpo d'armata bosniaco-musulmano attaccò la sacca di Bihać e in particolare Velika Kladuša, generando molti morti e la fuga di decine di migliaia di persone.

52 Da specificare: vi si intendano i musulmani. 53 Valentina Pellizzer di Oneworld South East Europe. Questo attacco venne causato, in particolare, dall’azione di Velika Kladuša diretta a interrompere, in combutta con i serbi della Kraijna, gli aiuti umanitari dell’ONU in direzione di Bihać, ultima roccaforte in mano a Izetbegović54. La V Divisione, una volta messa in grado di sferrare l'attacco dalla Bosnia nord occidentale contro la "Provincia Autonoma della Bosnia occidentale", dopo giorni di duri scontri riuscì a sconfiggerla il 21 agosto. Dopo la conquista di Velika Kladuša da parte della V Divisione la città venne isolata per tre giorni ermeticamente, prima che ad osservatori stranieri venisse finalmente consentito l'accesso. Forse per questo le notizie di esecuzioni di soldati nemici catturati, gli stupri e l'uccisione di bambini davanti agli occhi delle madri (così come hanno raccontato alcuni fuggiaschi) non erano mai giunte alla luce. L'offensiva aveva provocato un esodo di massa senza precedenti nella guerra civile jugoslava: nel giro di pochi giorni circa 50.000 persone erano fuggite dalla Bosnia in Krajina, dove da allora sono costretti a sopravvivere in condizioni pietose in due campi profughi a Turanj e a Batnoga. Nel novembre del 1994 una controffensiva serba, alla quale si unirono i miliziani fedeli ad Abdić (tra le 3.000 e le 7.000 unità)55, chiuse a tenaglia le forze del V Corpo bosniaco, riportando in vita la Regione autonoma e richiudendo Bihać ancora una volta nel territorio dell’enclave. Il 9 febbraio 1995, dopo mesi di eccidi tra musulmani che causarono vittime sia tra i militari che tra i civili, inizia contro la “sacca di Bihać” un’offensiva massiccia dei serbo bosniaci con l’uso di carri armati, cannoni, elicotteri ed aerei provenienti dall’aeroporto di Banja Luka ed Ubdina. A questa operazione parteciparono anche i seguaci della Zapadna Bosna i quali si scontrarono violentemente contro il V Corpo d’armata che tentava disperatamente di spezzare uno degli assedi peggiori della storia della guerra bosniaca. Poco tempo prima dell’operazione “Oluja”56, i serbi tentarono nel luglio del 1995 un’avanzata chiamata “terra bruciata”. E’ nell’agosto del 1995 che le sorti della guerra vengono rovesciate. I maggiori alleati di Abdić, i serbi della Kraijna, subirono una sconfitta inimmaginabile e abbandonarono i propri territori sotto l’offensiva dell’esercito

54 Ibidem 55 Ibidem. 56 “Operazione Tempesta”, la controffensiva croata attraverso la quale vennero sferrati attacchi massicci contro l’esercito serbo a fianco dei musulmani, salvo alcune eccezioni. croato facendo mancare ad Abdić il sostegno necessario e aprendo la strada alla riconquista croata. L'8 agosto 1995 la "gente di Fikret Abdić" lasciava Velika Kladuša: sono i giorni dell'operazione Tempesta con la quale l'esercito croato, riconquistò la Krajina. Sotto Vojinic, a soli 23 chilometri (Kupljensko) da Velika Kladuša, in Krajina, confine dentro il confine, striscia di tradizione serba in Croazia appena cancellata dall'Oluja, si fermarono i trattori, le automobili, i camion di questi bosniaci secessionisti. Il 10 agosto, dopo una settimana di scontri, l’esercito di Izetbegović riconquistò gli ottomila metri quadrati di territorio della repubblica ribelle e inizia un nuovo esodo, questa volta quello della gente di Babo, più di 40.000 persone che cercarono rifugio in una Croazia vicina, ma restia ad accettarli57.

1.4.2 La situazione nell’immediato dopo guerra

Circa 11.000 rifugiati, rientrarono nei mesi di dicembre '95 e gennaio '96, a maggio '96 ne erano rimasti circa 4500 ad attendere le elezioni. Gli ultimi a lasciare il campo, spostato in una zona più sicura, i fedelissimi a cui Abdić aveva promesso che non sarebbero tornati a Kladuša. Dopo la sconfitta, inflitta nel 1995 dall'esercito bosniaco alle sue milizie, alleate delle forze serbe e anche di quelle croate, Abdić si era rifugiato in Croazia, a Fiume, avendo ottenuto nel frattempo la cittadinanza croata, e sotto la protezione dell'allora governo del presidente Franjo Tudjman. Nel 1996 le autorità bosniache formalizzarono per Abdić un atto d'accusa per crimini di guerra ai danni di oltre cinque mila detenuti nei campi intorno a Velika Kladuša chiedendo l'estradizione alla Croazia. Nonostante il Tribunale penale internazionale dell'Aja avesse autorizzato le autorita' bosniache a giudicare Abdić e un mandato di cattura internazionale emesso dall'Interpol, la Croazia non consegnò immediatamente. A seguito dell'accordo bilaterale sulle procedure in materia penale le autorità bosniache hanno rinunciato alla richiesta di estradizione ed hanno inoltrato la documentazione relativa alla procura di Fiume, in base alla quale Abdić è stato incriminato. Il procuratore Drago Marincel ha dichiarato che Abdić è ritenuto

57 Valentina Pellizzer di Oneworld South East Europe. responsabile della morte di 121 civili e 3 prigionieri di guerra, e di torture e maltrattamenti di oltre 400 civili.58

CAPITOLO II

La BiH e l’integrazione in UE: riforme costituzionali e obiettivi per l’accettazione. 58 Nel 2001 Abdić è stato processato e condannato in Croazia a 20 anni per la morte di civili e il loro internamento in quanto oppositori della sua Regione Autonoma. Velika Kladuša fa parte di un cantone in crisi l'Una-Sana a rigida e guida SDA. L'Agrokomerc, la grande fabbrica alimentare che ha fatto la fortuna di Abdić aspetta sovvenzioni statali, di tanto in tanto articoli sui giornali ricordano il tradimento di Abdić, il suo collaborazionismo con i nemici (sia Serbi che Croati), la presenza degli Scorpioni il corpo paramilitare serbo a Velika Kladuša durante la guerra. “In questi giorni viviamo, volenti o nolenti, nel passato e del passato. Nella testa passano le immagini del novembre 1995, giorni che sono stati da una parte fatali ma anche migliori per tutti noi. Dayton ha portato la pace, ci dicono oggi giustificando l’esistenza di uno stato che non lo è. Dayton ha posto fine alla guerra, cercando di convincerci ogni volta che pensiamo sarebbe stato meglio, dieci anni fa, partire con le valige in mano per altri luoghi”59.

25 novembre 2005, decimo anniversario dell’accordo di pace di Dayton si apre un nuovo capitolo per la BiH: l’inizio delle trattative per il futuro ingresso del paese balcanico nella UE. Come ora riepilogheremo, il percorso della BiH per raggiungere questo risultato è stato lungo e forse le trattative sono iniziate troppo presto. Punto di partenza naturale per ricostruire il percorso che ha portato la Bosnia verso Bruxelles è Dayton.

2.1 Problematica di una costituzione che non appartiene ai cittadini.

Dayton ha sicuramente fatto cessare la guerra, ma non è stata capace di creare uno stato unitario, premessa essenziale per l’integrazione europea. La Bosnia è ancora troppo simile a Dayton piuttosto che ad un qualunque stato europeo. Come sottolinea Vedran Džihić, Dayton

« ha creato un Paese diviso e soltanto l’illusione di uno stato con una struttura democratica interna che in verità è solo apparenza»60.

Ciò che preme sottolineare è il fatto che con la creazione delle entità non solo si sono riconosciuti i successi militari di chi aveva voluto la guerra e che pur l’aveva persa. Soprattutto si è ottenuta l’identificazione dei cittadini dal punto di vista etnico, principio che domina in tutto l’apparato statale, costituendo uno dei

59 Senka Kurtovic, direttore di “Oslobodjenje”. 60 Vedran Džihić, “La Bosnia e l’Erzegovina da Dayton a Bruxelles, dove e perché ci siamo fermati”, tratto da www.osservatoriobalcani.org 18.05.2005 in traduzione di Ivana Telebak principali ostacoli per lo sviluppo del Paese. « Allo stesso tempo», continua Vedran Džihić,

« ci rendiamo troppo poco conto che le riforme e la strada verso l’Europa non significano la perdita dell’identità nazionale di un popolo, ma significano un passo importante dall’esclusivismo etnico verso un principio civile, inclusivo e liberale, verso una “identità bosniaca” comune, necessario per poter raggiungere gli scopi comuni e la “auto responsabilità” civile »61.

Ed è questa “identità bosniaca” il vero nodo da sciogliere. Scorrendo le parole utilizzate nelle costituzioni di RS e FbiH, nate dagli accordi di Dayton, emerge chiaramente che un’”identità bosniaca” non viene presa in considerazione nemmeno su questi due documenti così importanti. Già il preambolo della costituzione della Federazione è illuminante:

“Bosniacs, Croats and Serbs as constituent peoples, along with Others, and citizens of the Federation of , which is a constitutive part of the sovereign state of Bosnia and Herzegovina, determined to ensure full national equality, democratic relations and the highest standards of human rights and freedoms, hereby pass the Constitution of the Bosnia and Herzegovina”62.

Originariamente il testo prevedeva:

“Peoples and citizens of the Federation of Bosnia and Herzegovina”.

E’ chiara l’intenzione di sottolineare la componente etnica fin dalla costituzione, eleggendola a “popolo costituente”. La costituzione della RS è ancora più esplicita nel rimarcare la componente etnica e nel far coincidere etnia, nazionalità e cittadinanza, in un crescendo di dichiarazioni di appartenenza mai riferite alla BiH:

61 Ibidem. 62 “Constitution of the Federation of Bosnia and Herzegovina”, visionabile dal sito www.ohr.int “ Starting from the natural, inalienable and untrasferable right of the Serb people to self-determination on the basis of which that people, as any other free and sovereign people, independently decides on its political and State status (…)”63.

Dopo questa dichiarazione del diritto del “popolo serbo” di auto-determinarsi, viene rimarcato ancor di più, se possibile, che l’identità degli abitanti della Srpska non deve essere riferita allo stato e alle tradizioni bosniache, bensì alla Serbia stessa:

“Recognizing the natural and democratic right, will and determination on the Serb people from the Republic of Srpska to link its State completely and tightly with other States of the Serb people”64.

Perché è necessario “rispettare la secolare lotta del popolo serbo per la propria libertà e l’indipendenza del proprio stato”:

“Respecting the centuries-long struggle of the Serb people for freedom and State independence”.

Infine, così come abbiamo rilevato nella costituzione della FBiH:

“Republic of Srpska shall be the State of Serb people and of all its citizens”65.

La Corte Costituzionale, interpellata nel febbraio del 1998 dal Presidente Alija Izetbegović in merito alla conformità delle Costituzioni delle due Entità con quella della BiH, emise in quella data una decisione riguardante lo spazio dei tre popoli costitutivi della BiH (croati, musulmani e serbi) all’interno delle due Entità. In particolare, oggetto della vertenza erano alcune clausole della

63 Costituzione della RS, visionabile dal sito www.vladars.net e dal sito www.ohr.int 64 Ibidem 65 Ibidem Costituzione della RS66 e della FBiH67, ritenute non conformi al preambolo della Costituzione della BiH il quale garantiva lo status di “popolo costitutivo” del paese a tutte e tre le comunità. Si accusava, in altre parole, la RS di non garantire questo status alla popolazione musulmana e croata e, viceversa, la FBiH di non tutelare quella serba. Dopo questi cambiamenti costituzionali, era parso che la BiH potesse giungere alle modifiche costituzionali senza dover rivedere completamente la Costituzione stessa. Anche L’UE si era espressa in maniera positiva, sottolineando il fatto che attraverso queste modifiche orizzontali non fosse negata la possibilità di integrazione alla BiH nonostante le sue gravi condizioni istituzionali dettate da Dayton:

“[…] La complessità della struttura attuale dell’Accordo di Dayton potrebbe disturbare i progressi della BiH. Il sistema che è stato creato a Dayton è stato da più parti criticato, sia all’interno che all’esterno della BiH. Da un punto di vista dell’integrazione europea, è difficile poter ammettere che l’ordine costituzionale attuale sia ottimale. In ogni caso, l’articolo 10 della Costituzione autorizza l’adozione di emendamenti. In realtà, alcuni sostengono che la BiH abbia già cominciato a risolvere i suoi problemi invocando la clausola costituzionale dei popoli costituenti e procedendo alla riforma delle imposizioni indirette e della difesa. Queste riforme sembrano indicare che per avanzare il paese ha bisogno di passare attraverso queste riforme di tipo progressivo e orizzontale. Ad ogni modo, la Costituzione non rappresenta un ostacolo insormontabile per la riforma e l’integrazione europea del paese”68.

Sebbene le notizie che si susseguono in questi ultimi anni, mesi e giorni enfatizzino costantemente il valore dell’Europa per le prospettive della Bosnia e facciano apparire ogni singola decisione e riforma come un evento epocale, ci appare subito evidente quale sia il principale freno che rallenta la corsa della Bosnia verso Bruxelles. Le dichiarazioni del governo bosniaco fanno sembrare l’integrazione come un fatto ormai imminente e già deciso. Ma, approfondendo i fatti, ci si accorge che lo scollamento tra le parole e la situazione reale è davvero ampio. Dayton ha di fatto congelato la situazione della Bosnia: la struttura

66 Preambolo e art.1 67 Art.. 1.1 68 EC, 2003b istituzionale prevede che il potere decisionale sia prerogativa più delle due Entità che del governo centrale, retto da una presidenza tripartita, da un parlamento e da un consiglio dei ministri tutti rigorosamente ed etnicamente frazionati. Ad aggravare la situazione e a bloccare la maturazione dello stato bosniaco è la presenza di un Alto Rappresentante69, non eletto dal popolo, col potere di prendere decisioni e di sospendere senza possibilità di appello, grazie ai poteri di Bonn, politici e funzionari locali. L’amministrazione pubblica inefficiente ed economicamente insostenibile, l’assenza di una comune visione politica ostacolata dall’esistenza delle entità e dall’esagerata burocratizzazione dovuta ai troppi livelli amministrativi (innumerevoli presidenti, ministri con i loro vice a livello delle istituzioni statali, entità, cantoni e municipalità, la presenza dell’OHR70), rendono enorme la distanza tra politica e cittadino, tra Bosnia ed Europa.

2.2 Caratteristiche tecniche di Dayton.

Il 21 novembre 1995 fu siglato a Dayton (Ohio) l’Accordo di Pace che metteva fine alla guerra nella ex – Jugoslavia. Venne firmato dai rappresentanti di Croazia, Repubblica Federale di Jugoslavia71 e BiH a Parigi il 14 dicembre dello stesso anno. Tale accordo, composto da un corpo di tre parti principali (un accordo-quadro contenente i principi generali; undici annessi riguardanti le modalità di instaurazione della pace e della ricostruzione dello Stato bosniaco; un accordo sulla firma e l’entrata in vigore) può essere diviso in due materie principali: aspetti militari72 e aspetti civili o state building 73. In particolare, gli Annessi riguardanti gli aspetti civili, regolamentano principalmente: le elezioni, la Costituzione della BiH, l’arbitrato, la tutela dei diritti umani, il ritorno dei profughi e dei rifugiati, la Commissione per la 69 D’ora in poi “HR” 70 “Office of High Rappresentant” 71 RFY 72 Annesso 1-A e Annesso 1-B 73 Annessi 3-11 salvaguardia dei monumenti nazionali, le imprese pubbliche, il ruolo dell’Alto rappresentante e il mantenimento dell’ordine. Dayton ha così sancito, tra gli altri aspetti regolamentati, anche la costituzione futura della BiH. Questo elemento non solo è un aspetto decisamente singolare in ambito del diritto internazionale, ma anche delinea chiaramente quanto la attuale costituzione sia più il risultato del lavoro a tavolino di esperti giuristi, piuttosto che la chiara ed espressa volontà del popolo bosniaco. Inoltre è chiaro che, ancorando la costituzione al DPA74, si sia creata una situazione di stallo che non permette modifiche costituzionali significative nel corso della fase di implementazione. Il DPA assegnò il 49% di territorio bosniaco all’Entità della RS e il restante 51% alla Federazione Croato – Musulmana75. Nonostante la Costituzione sancisca che la BiH sia una Repubblica Federale, la ripartizione di poteri tra Stato unitario (il quale dovrebbe garantire costituzionalmente l’unità della BiH) e le Entità (a cui si deve aggiungere il distretto di Brčko76) altera fortemente la componente unitaria. Al potere centrale sono infatti affidate competenze che si restringono alle sfere della politica estera, del commercio estero, della politica monetaria, del movimento della popolazione, della politica doganale e al settore delle comunicazioni e dei trasporti. Nonostante nel corso degli ultimi anni siano state effettuate alcune modifiche (tra cui spicca la creazione di un esercito nazionale e una forza di polizia comune) e nonostante le proposte di revisione costituzionale si susseguono di giorno in giorno, i limiti dello stato centrale sono enormi. Un esempio eclatante è sicuramente rappresentato dalla possibilità di richiedere la doppia cittadinanza, una statale e una per Entità. Componente che viene rimarcata ancora di più dall’obbligo per i cittadini di dichiarare la propria etnia sui documenti ufficiali. A livello burocratico la componente etnica è ancor più rimarcata. Un esempio di ciò è l’adozione di un meccanismo di bloccaggio dell’attività

74 Dayton Peace Agreement 75 D’ora in poi FBiH 76 La situazione particolare di Brcko è data dal fatto che il distretto forma un corridoio di collegamento che da continuità alla RS. Divenne linea di fronte durante la guerra tra le forze croato musulmane e serbe, il suo status venne deciso dalla Comunità internazionale in quanto le parti non trovarono un accordo in sede di trattative. Il tribunale presieduto da Owen la dichiarò zona neutra nel marzo 1999. decisionale a livello nazionale volto a tutelare “gli interessi vitali” delle tre comunità; e la dipendenza finanziaria delle istituzioni centrali dai contributi concessi dalle Entità. Le competenze residuali, poi, sono ad esclusivo appannaggio delle Entità, fattore questo che permette un controllo ancora più diretto da parte delle Entità sulla vita quotidiana dei cittadini. In realtà, anche nella sfera della politica estera il governo centrale è soggetto a pesanti limitazioni: da una parte, infatti, il ruolo che la comunità internazionale è chiamata a svolgere nella vita del paese (e i successivi incarichi ad essa attribuiti durante la fase di implementazione) riducono fortemente l’autonomia del governo di Sarajevo; dall’altra, il diritto costituzionalmente garantito alle Entità di stabilire “relazioni speciali” con gli Stati vicini, ovvero Serbia e Croazia. Sono ben quattordici i livelli di governo in BiH: il governo nazionale, i due governi delle Entità, quello creato per l’amministrazione del distretto di Brčko e, infine, i dieci governi cantonali all’interno della FBiH. E’ in virtù di una tale divisione del territorio e di una tale ripartizione delle competenze che la BiH può essere oggi considerata come uno degli Stati più decentralizzati al mondo. Secondo l’Annesso-4 del DPA,lo Stato centrale può contare sull’esistenza di tre istituzioni comuni: la Presidenza, il Parlamento, la Corte Costituzionale. All’articolo V la Costituzione della BiH prevede una Presidenza tricefala, eletta direttamente dalla popolazione e basata sul principio dell’equa rappresentatività delle tre comunità del paese. Spetta unicamente ai cittadini della RS il diritto di eleggere il rappresentante serbo alla Presidenza e a quelli della FBiH di fare altrettanto con i rappresentanti croato e musulmano. I tre membri a rotazione dirigono i lavori della presidenza per otto mesi. Come già accennato le competenze ad essa conferite sono assai limitate e circoscritte alla: gestione della politica estera (con tutte le limitazioni già viste in precedenza); proposta del budget annuale, che deve poi essere approvato dal Parlamento; funzione di rappresentanza presso gli organismi internazionali. La Presidenza non ha diritto a nessuna ingerenza nella politica e nel funzionamento delle istituzioni delle Entità. Anche per la Presidenza la Costituzione prevede un meccanismo di difesa degli interessi comunitari dei popoli costitutivi. Ogni membro della Presidenza può, infatti, denunciare come lesiva degli interessi vitali dell’entità in cui è stato eletto una decisione adottata dall’organo in questione. All’articolo IV la Costituzione definisce la BiH come una democrazia parlamentare il cui potere legislativo è affidato ad un Parlamento nazionale. Il Parlamento è composto da due camere: una Camera dei Popoli della Repubblica di BiH e una Camera dei Rappresentanti. Fanno parte della prima Camera i delegati serbi, croati e bosniaci eletti dai rappresentanti dei Parlamenti delle rispettive Entità, e della seconda i deputati che risultano eletti direttamente per due terzi dagli elettori della FBiH e per un terzo da quelli della RS. La Camera dei Popoli conta quindici membri. Il Parlamento ha il compito di: 1) stabilire il proprio budget e quello delle altre istituzioni comuni della BiH; 2) implementare le decisioni della Presidenza; 3) ratificare i trattati internazionali. Le Entità possono concordare nuove funzioni da assegnare all’assemblea parlamentare. L’articolo VI della Costituzione disciplina invece la composizione e il funzionamento della Corte Costituzionale. La Corte è un organo composto da nove membri, di cui quattro scelti dalla Camera dei Rappresentanti della FBiH, due dall’Assemblea Nazionale della RS e tre dal Presidente della Corte Europea dei Diritti Umani. Le decisioni della corte sono prese a maggioranza semplice ed essa deve argomentare e pubblicare quanto stabilito. La Corte Costituzionale ha il compito di dirimere le dispute tra le Entità, tra le istituzioni comuni e una o entrambe le Entità e tra le diverse istituzioni comuni. Hanno diritto di rivolgersi alla Corte Costituzionale: i tre membri della Presidenza; il Presidente del Consiglio; i Presidenti e i vicepresidenti delle Camere; un quarto dei membri di una delle due camere; un quarto dei membri delle camere dei parlamenti delle Entità. La Corte Costituzionale è anche l’ultima istanza di appello e si esprime sulla compatibilità delle leggi con la Costituzione e con le convenzioni internazionali sottoscritte dalla BiH. Le costituzioni della RS e della FbiH sono state adottate in aggiunta alla costituzione della BiH (Annesso-4 del DPA) con l’obiettivo di fornire i principi guida per l’attività delle istituzioni delle rispettive Entità. Dai preamboli già citati delle due costituzioni è possibile rilevare come la natura di questi due documenti sia profondamente diversa. Il fatto che la Costituzione della FBiH sia sorta nel 1994, in occasione della fine dei combattimenti tra le milizie croate e quelle musulmane e della firma dell’accordo di Washington, concluso sotto la pressione americana, hanno reso inevitabile l’influenza della comunità internazionale nella redazione di quel testo. Non a caso, i principi della Costituzione della FBiH assomigliano molto a quelli contenuti nella Costituzione della BiH decisa a Dayton e all’interno della Costituzione della FbiH. La Costituzione della RS sottolinea principi guida quali, innanzitutto, il diritto all’autodeterminazione dei popoli, e, quindi, il diritto del popolo serbo alla libertà, all’unità e al progresso economico, sociale e culturale. Sia la RS che la FBiH dispongono di un proprio Parlamento, di un governo, di una Presidenza, di una Corte Costituzionale e di una Corte Suprema. A ciò deve poi aggiungersi la presenza di livelli di governo all’interno di ogni Entità. Ma le costituzioni della RS e della FBiH differiscono profondamente non solo nei loro principi generali, ma anche nella struttura dell’amministrazione del territorio, rispettivamente centralizzata e federale. La RS prevede costituzionalmente una divisione interna in municipalità che fanno della stessa una realtà altamente centralizzata. In linea generale, la sovranità è prerogativa saldamente legata al centro non spettando alle municipalità che un semplice dovere di implementare le politiche provenienti dal governo dell’Entità. Le municipalità devono, tuttavia, anche: assicurare la manutenzione degli immobili e delle infrastrutture; stabilire piani di sviluppo, varare i piani regolatori; e promuovere iniziative a favore dei cittadini in ambito culturale, sanitario, economico, sociale ed ambientale. Alle istituzioni centrali spettano invece i compiti più rilevanti, ovvero: la salvaguardia dell’ordine costituzionale e dell’unità territoriale; la difesa dei cittadini; la salvaguardia dei diritti umani; la gestione dei rapporti con i serbi non facenti parte della RS; la tutela dei diritti di proprietà;la disciplina legale delle imprese e delle organizzazioni; la gestione del sistema bancario; la tassazione; la gestione dello sviluppo economico; la gestione dei servizi pubblici; l’educazione; la protezione dell’ambiente e delle risorse culturali. La Costituzione della RS stabilisce, inoltre, che sia il governo della RS a stabilire le risorse da destinare alle municipalità per svolgere le loro attività: praticamente le municipalità dipendono, quindi, dal finanziamento proveniente da Banja Luka. Contrariamente a quello della RS, l’ordinamento della FBiH tende dar maggior importanza alle autonomie locali. La FBiH è caratterizzata, infatti, da un alto tasso di decentralizzazione interna dovuta alla divisione della Federazione stessa in dieci Cantoni77: cinque a maggioranza musulmana, tre a maggioranza croata e due misti. La Costituzione della FBiH prevede che questi due ultimi due cantoni, Srednja Bosna che ha come capoluogo Travnik e Hercegovina-Neretva che ha in Mostar il suo centro principale, siano amministrati secondo uno statuto speciale. In ragione della loro composizione etnica, la Costituzione federale prevede che le questioni considerate di vitale importanza per una o per entrambe le nazionalità siano decise con particolari procedure che garantiscano l’accordo della maggioranza dei delegati di ciascuna nazionalità; esiste, inoltre, per le due comunità la possibilità di impugnare le decisioni di fronte alla Corte Costituzionale cantonale. In questi due cantoni a statuto speciale, vi è una forte decentralizzazione del potere a favore delle municipalità, dal momento che, a

77 Una-Sana (Bihać), Bosanska Posavina (Odzak), Tuzla (Tuzla), Zenica- (Doboj/Zenica), Gorazde-Podrinje (Gorazde), Srednja/Centralna Bosna (Travnik), Hercegovina-Neretva (Mostar), Zapadna Hercegovina (Siroki Brijeg), Sarajevo (Sarajevo), Herceg-Bosna (Livno/Tomislavgrad/Kupres) (Tra parentesi il capoluogo). livello comunale, è in molti casi più facile stabilire la maggioranza numerica di una delle due comunità. La divisione dei poteri tra governo centrale e cantoni prevista dalla Costituzione della FBiH78 fa sì che alle realtà locali siano lasciati sia incarichi amministrativi sia ampi spazi di sovranità politica. Le istituzioni federali sono competenti in materia di: difesa e operazioni di polizia, cittadinanza, politiche economiche e finanziarie, telecomunicazioni, tassazione e mantenimento delle infrastrutture federali. In questi cantoni a statuto speciale, esiste, oltre alla figura del Presidente cantonale, anche quella del vicepresidente, il quale deve appartenere ad una nazionalità diversa da quella del presidente. Entrambi eletti dalla maggioranza dei delegati del loro gruppo etnico di appartenenza, Presidente e vice hanno un mandato di due anni durante i quali devono alternarsi alla massima carica. Il governo cantonale viene formato, secondo il principio dell’equa rappresentanza delle due comunità, dal Presidente con il consenso del suo vice e l’approvazione parlamentare a maggioranza qualificata dei due terzi. Le competenze cantonali riguardano invece: la gestione dei corpi di polizia cantonale, l’educazione, l’edilizia e l’utilizzo degli spazi cantonali, i servizi pubblici la promozione delle attività economiche, le politiche energetiche, lo sviluppo delle risorse turistiche.

2.3 La divisione etno-territoriale.

Una Inter-Entity Boundary Line (IEBL) separa le due entità. Essa coincide essenzialmente con la linea del fronte che separava le forze serbe da quelle croate musulmane nel 1995, quando iniziarono le trattative di Dayton. La BiH è da ritenersi uno stato unitario, ma è stata disegnata fin dall’inizio attraverso una linea divisoria che separa di fatto lo stato in due. Una parte pressoché omogenea dal punto di vista etnico (la Repubblica Srpska), l’altra parte non etnicamente omogenea che prevede la convivenza di due etnie (FBiH) quella croato-bosniaca e quella musulmana.

78 Ibidem La IEBL, in pratica, istituzionalizza e “territorializza” i risultati della pulizia etnica perpetrata dalla componente serba del paese e ne premia i risultati. Essa è un vero e proprio unicum nel diritto internazionale in materia di demarcazione di confini. Non può essere considerata né un vero e proprio confine territoriale, ma nemmeno un semplice confine amministrativo. Inoltre rimarca l’aspetto etnico, rendendo difficile il processo di normalizzazione del paese e ostacolandone la convivenza pacifica delle etnie. Come già accennato a inizio capitolo, i principio della divisione secondo criteri di appartenenza etnica trova conferma nella ripartizione delle competenze tra governo centrale ed Entità, dal momento che quest'ultime sono state dotate ciascuna di ampi poteri politici e amministrativi79. Ora è ancora più chiaro quanto detto a inizio capitolo. Dayton ha creato, innegabilmente, uno stato che de jure è da ritenersi unitario, ma de facto è diviso in due a causa dell’esistenza di ciò che viene definito “uno stato nello stato”, cioè la RS. Anche se gli Accordi di pace non vollero premiare la riconquista croata (operata attraverso Oluja), la forte omogeneità etnica che esiste e separa i vari cantoni della FBiH crea un confine invisibile anche tra musulmani e croati dal punto di vista amministrativo. La considerazione principale che si può trarre dal testo dell’accordo di pace è che Dayton ha avuto un chiaro intento politico, volto a premiare la politiche nazionalistiche che avevano fatto deflagrare il conflitto. L’ambiguità del sistema statale bosniaco, l’assenza di elementi di centralizzazione solitamente presenti in uno stato normale, indica la volontà di mantenere la divisione etnica del paese, privandolo della componente unitaria e della possibilità di creare al proprio interno una forte e compatta comunità di cittadini. Il compito di ricreare il comune senso di appartenenza allo BiH appare ancora più arduo se si considera la scomposizione etnica delle istituzioni, dividendo la gestione del territorio secondo logiche di appartenenza comunitaria.

2.4.1 Bilancio del ruolo dell’Alto Rappresentante.

79 TESI DI LAUREA IN SCIENZE DIPLOMATICHE, GRADARI F. “La Bosnia Erzegovina dopo l’accordo di pace di Dayton: tra divisione interna e integrazione europea.” Gorizia, Anno Accademico 2003/2004. Come è stato già accennato, operare una sostanziale modifica al DPA e una revisione formale dello stesso appare molto difficile. Ma nonostante negli ultimi anni ci siano state delle spinte riformatrici, esse non sono state il prodotto della classe politica del paese, bensì il risultato delle pressioni degli attori internazionali e in primis dell’AR. La divisione interna del paese, l’enorme burocratizzazione della Bosnia e la sua decentralizzazione, hanno di fatto cristallizzato la situazione politica interna. La mancanza di legittimazione della classe politica bosniaca, dovuta, tra le altre cose, al consolidamento di legami di tipo comunitario più che nazionale, ha frenato in tutti questi anni i dialogo tra entità. Solo esso avrebbe consentito di spianare la strada verso delle riforme costituzionali che fossero espressione non della volontà della Comunità internazionale, bensì del popolo bosniaco. Dayton è stata fin dall’inizio, dimostrando ben presto tutti i limiti che un accordo simile poteva portare in seno, una creatura della comunità internazionale. Essa, negli anni successivi agli accordi di pace, si è presa la responsabilità di far fronte anche alla politica interna della Bosnia, agendo in prima persona, tra le altre cose, alla formazione delle riforme del paese. Questo ha significato andar ben oltre il ruolo di supervisore e garante della messa in atto dell’accordo stesso inizialmente previsto. In particolare, con l’attribuzione all’AR dei cosiddetti Bonn powers (1997), la comunità internazionale ha assegnato una serie di poteri straordinari e mal normati ad un funzionario straniero.

Come scrive M.Moratti:

“Chi viene rimosso dall’Alto Rappresentante non ha infatti diritto ad essere ascoltato, non ha diritto a fare appello, inoltre la rimozione è perpetua, salvo perdono o riabilitazione. Ma il tutto si esegue al di fuori di procedure compatibili con la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (art.6), che si applica direttamente in Bosnia Erzegovina.80”

L’utilizzazione dei Bonn Powers da parte dell’Alto Rappresentante è stata in questi anni 80 M.Moratti: “La Bosnia è un protettorato?”. Tratto da www.osservatoriobalcani.org, dicembre 2004. sempre maggiore. In particolare, con la nomina a capo dell’OHR di Lord Paddy Ashdown81, si è registrato un aumento considerevole degli allontanamenti per decreto. Nonostante siano molti i tentativi di definire la BiH come un “protettorato”, la sua specificità non permette di annoverarla nell’ambito dei protettorati. Si ritiene, piuttosto, che il ruolo dell’AR e dei poteri conferitigli dalla comunità internazionale, siano l’ennesima particolarità tutta bosniaca, che si avvicina quasi all’antico visir ottomano82. I poteri dell’AR, quindi, sono molto meno estesi rispetto ai poteri che avremmo in presenza di un protettorato. Ma la cosa da notare e da evidenziare è l’effetto di deresponsabilizzazione ottenuto dall’investitura di tale carica e dalle ingerenze che automaticamente essa ha prodotto. L’attivismo dell’AR ha impedito la naturale maturazione della classe politica bosniaca, frenandone lo sviluppo e non agevolando il dialogo civile.

2.4.2 Quali freni alla maturazione delle istituzioni della BiH?

Ai problemi rilevati sopra, l’ingerenza massiccia di un funzionario straniero quale è l’AR e la scarsa maturazione della classe politica bosniaca, va aggiunta la bassa partecipazione dei cittadini alla vita politica del paese. E’ un dato che va valutato accuratamente e che viene confermato dai risultati dalle elezioni dell’autunno 2004: più del 50% della popolazione si astenne. Questa percentuale, che di anno in anno aumenta, include al suo interno soprattutto i giovani elettori: la maggioranza degli elettori, secondo le ultime analisi, è di un’età compresa tra i 45 e i 55 anni83. Questi dati significativi evidenziano ancora una volta che la guerra del 1992-1995 ha avuto ripercussioni di lunga durata sulla vita sociale del paese. Ma non si può ricondurre tutto alle vicende belliche e alle lacerazioni che esse hanno portato. E’ da ritenersi che il DPA, così come venne formulato e così come attualmente viene gestito, sia stato incapace di gestire la vita autonoma di un paese che vorrebbe ritornare alla normalità. La frammentazione del paese in due

81 2002 82 Gojko Beric, “No man’s land” 24 febbraio 2005. 83 Gradari, ibidem Entità e in un corpo istituzionale estremamente complesso e inefficiente, rendono la distanza tra cittadino e politica ancor più inaccessibile. Ed è questa distanza quasi incolmabile a impedire la tradizionale pressione della società civile dal basso verso l’alto delle istituzioni. Come evidenzia Nikola Kovač, membro dell’Associazione BiH2005:

“Dal punto di vista dell'organizzazione territoriale, del funzionamento delle istituzioni comuni, della politica elettorale e dei quadri, la Bosnia Erzegovina oggi si trova dalla parte diametralmente opposta al sistema dei diritti istituzionali e dei principi politici dello stato dei cittadini.84”

In particolare, riferendosi al diritto elettorale che verrà evidenziato nel corso della ricerca riportata nei capitoli IV e V:

“I diritti elettorali dei cittadini della BiH non sono definiti in accordo coi principi dell'equità e della costitutività dei tre popoli, ma secondo l'appartenenza territoriale dei cittadini. Questa illogicità della legge elettorale è maggiore quanto più comprende la frattura del corpo elettorale, la divisione del territorio statale e l'agevolazione dei principi etnici a scapito di quelli civili.”85

Si deve sottolineare che il diritto elettorale è limitato, in contrasto con ogni principio democratico e con la Costituzione europea, nella sua fase passiva: infatti non è possibile eleggere alle cariche più importanti candidati di minoranze che non appartengono alle etnie musulmana, serba e croata.

2.5 Dayton: perché non è stata ancora modificata.

84 Nikola Kovač, frammento della relazione preparata per la conferenza internazionale di Ginevra "Dieci anni da Dayton e oltre" 85 Ibidem Alla base dell’impossibilità di modificare Dayton ci sono alcune motivazioni tecniche e politiche. Dal punto di vista tecnico la difficile realizzazione (o impossibilità, almeno fino ad ora) è dovuta al procedimento previsto dalla costituzione per le modifiche. Questo perché:

“può essere emendata solo attraverso una decisione dell’Assemblea Parlamentare con voto favorevole dei due terzi dei presenti e votanti alla Camera dei Rappresentanti”86.

Appare chiaro che nel contesto attuale, in cui manca totalmente la comune volontà di modifiche di tale portata, è davvero impensabile un accordo politico in tal senso. Un’altra causa della situazione di stallo che vive l’assetto costituzionale del paese, poiché la costituzione della BiH è stata inserita nel DPA (Annesso-4), è rappresentata dalla visione che le parti in causa hanno di Dayton. Esso, a loro parere, garantisce il giusto equilibrio rappresentativo tra le forze politiche e tra le tre etnie principali. Ogni modificazione della costituzione verrebbe quindi vista come un pericolo per questo equilibrio. Dayton, una volta di più, appare nella sua vera forma: non ha rappresentato e non rappresenta tutt’oggi la volontà politica di unificare il paese. Sembra aver sigillato per sempre le divisioni nate durante la guerra. Inoltre bisogna aggiungere un altro fattore molto importante. Sebbene nel corso degli ultimi anni la situazione si sia modificata dopo la morte di Tudjman e il cambio di regime di Belgrado, Serbia e Croazia rappresentano ancora gli stati di riferimento per i serbi e i croati della BiH. Questo episodio mette in luce un altro aspetto interessante relativo al quadro delle riforme in BiH: il mutamento all’interno del contesto bosniaco di un fattore esterno, seppur importante come in questo caso, non è una condizione sufficiente al superamento dell’attuale condizione d’impasse data la mancanza di legittimazione interna di cui soffre la Stato bosniaco. . Infine, un ulteriore ostacolo alla modifica del DPA è dato dall’atteggiamento adottato dagli attori internazionali a questo riguardo. I timori

86 Annesso – 4 DPA, 1995. che una ridiscussione dello statuto della BiH potesse acuire nuovamente le contrapposizioni etniche hanno fatto sempre dichiarare alla comunità internazionale, soprattutto nella persona dell’Alto Rappresentante, la sua fedeltà ai principi del DPA. Essa ha preferito, quindi, lasciare formalmente inalterato il quadro daytoniano e arginarne le disfunzioni attraverso la conduzione di un graduale processo di riforme volto a rafforzare lo Stato centrale.

2.6 L’Europa e la BiH (1995-1999)

Complessivamente nel periodo compreso tra il 1991 e il 2000 l’UE fornì alla BiH un’assistenza economica pari a 2.165,978 milioni di euro87. I principali obiettivi dell’assistenza europea possono riassumersi nel: sostegno al consolidamento del processo di pace e alla cooperazione tra le due Entità, riconciliazione etnica e rientro dei rifugiati e degli sfollati, creazione di istituzioni funzionanti e democratiche, creazione delle basi per realizzare una crescita e uno sviluppo economico sostenibile, avvicinamento della BiH agli standard e alle norme comunitarie. Lo sforzo economico e della EU nei confronti della BiH si concentrò essenzialmente nella ricostruzione del paese. Le spinte riformiste furono studiate e operarono soprattutto per fornire alla BiH gli strumenti per adeguarsi agli standard degli altri paese dell’Unione e in particolare su tre aspetti88: 1. creazione di un mercato interno integrato e strutturalmente in linea con l’acquis comunitario; 2. supporto alla creazione di un’economia di mercato e di un settore privato funzionante; 3. tentativo di alleviare, attraverso iniziative di sviluppo locale, i costi sociali che scaturivano dal rientro dei rifugiati e dall’attuazione delle riforme. Ma l’approccio non coordinato degli interventi della UE incontrò molti problemi e fu la causa del rallentamento dello sviluppo del paese nel senso inteso dalla Comunità europea. 2.6.1 Il PSESE

87 EC, 2001a 88 Gradari, Ibidem. Il PSESE fu ideato dalla UE in conseguenza della sempre più emergente necessità di operare un intervento che fosse finalmente coordinato nelle azioni di ricostruzione del paese. In BiH operavano tutta una serie di organizzazioni internazionali, tutte con i propri progetti e scollegate tra di loro: UE, ONU, NATO, OSCE nonché le istituzioni finanziarie mondiali (FMI, BM, ecc.) ed europee (BERD). Ad esse andava poi aggiunta la cooperazione bilaterale fornita dai singoli paesi e l’attività svolta dalle ONG.

“La molteplicità degli strumenti adottati e la diversità degl’obiettivi perseguiti faceva sì che la presenza della comunità internazionale fosse sì consistente ma anche caotica.”89

La maggior preoccupazione della UE emerse quando ci si rese conto dell’impossibilità di implementazione del DPA in una situazione di tale caos di interventi. Ciò avrebbe significato che ben presto la UE si sarebbe ritrovata a dover fronteggiare il problema bosniaco in totale solitudine, essendo chiaro che il problema dell’instabilità del paese sarebbe diventata sempre più prerogativa europea. Per raggiungere questi obiettivi e per sopperire alle mancanze delle azioni precedenti, la UE si fece promotrice, grazie soprattutto all’attivismo del Ministro degl’Esteri tedesco, Joschka Fischer, del PSESE. Il PSESE,adottato a Colonia il 10 giugno 1999 in concomitanza con i lavori del Consiglio Europeo, fu sottoscritto da: gli Stati membri della UE; la CE; la BEI; gli stati della regione e confinanti (Albania, BiH, Bulgaria, Croazia, FYROM, Ungheria, Romania, Slovenia, Turchia), i Paesi del G8 (Stati Uniti, Canada, Giappone, Russia), diverse organizzazioni internazionali (ONU, UNHCR, OSCE, Consiglio d’Europa, NATO, UEO), le più importanti istituzioni finanziarie (FMI, BM, BERD), e diverse organizzazioni regionali. Gli oltre 40 firmatari contrassero l’impegno politico di: “sostenere i Paesi dell’Europa Sud-Orientale nei loro sforzi di sviluppare la pace, la democrazia, il rispetto dei diritti umani e la prosperità economica, allo scopo di raggiungere la stabilità nell’intera regione”.

89 Gradari, Ibidem. Tale impegno prevedeva i seguenti tre punti90:

1. democratizzazione e il rispetto dei diritti umani 2. ricostruzione economica, lo sviluppo e la cooperazione 3. sicurezza

Il PSESE rappresentò un notevole salto di qualità nel dialogo tra l’UE e il sud-est europeo, ma la sua attività non fu esente da critiche. Critiche che prendevano di mira la gestione dei finanziamenti previsti e promessi e, soprattutto, la sproporzione esistente tra l’impegno dedicato alla ricostruzione e gli sforzi prodigati negli altri settori, in particolare in quello della democratizzazione e dei diritti umani. Inoltre, tenendo presente che l’attività del PSESE era soprattutto a base regionale, l’approccio adottato era insufficiente a garantire una risposta precisa al problema dell’integrità della Bosnia.

2.6.2 Dal PSA a Salonicco

I paese definiti Balcani occidentali (Albania, Croazia, BiH, RSM e FYROM) videro una nuova e più chiara prospettiva di collaborazione con la UE grazie al PSA. Non solo esso avrebbe permesso di sviluppare nuove e più solide relazioni bilaterali con la UE, ma avrebbe messo in condizioni i paesi firmatari di iniziare un percorso serio verso una futura integrazione nella UE. Un altro passo in avanti per lo sviluppo di questi paesi e della BiH in particolare, era l’approccio modellato sulle esigenze dei singoli firmatari. I nuovi strumenti di cooperazione messi a disposizione dall’UE all’interno del PSA avrebbero riguardato i seguenti settori: 1- assistenza al processo di ritorno dei profughi e rifugiati

90 Polara T., «I Paesi balcanici e l’Unione Europea: a che punto è l’integrazione?». 2001. Tratto da www.osservatoriobalcani.org 2- assistenza finanziaria ed economica, attraverso programmi specifici di finanziamento della bilancia dei pagamenti e del bilancio dello Stato; 3- liberalizzazione asimmetrica del commercio, attraverso l’estensione ad altre merci delle misure preferenziali autonome già precedentemente adottate dall’Unione; 4- cooperazione nel settore giudiziario e amministrativo; 5- assistenza alla democratizzazione del sistema politico e della società civile; 6- sviluppo del dialogo politico

L’adempimento degli obblighi stabiliti di volta in volta per i paesi coinvolti era la condizione essenziale per il rispetto del PSA e per l’avanzamento dei paesi coinvolti nel processo di integrazione europea. In particolare, viene loro richiesto che lo sviluppo politico, istituzionale ed economico che essi stanno portando avanti, rispetti i valori e dei modelli che sottostanno al funzionamento dell’UE, ovvero il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici nonché del libero mercato.

“Il PSA dei Balcani occidentali rappresentava una forma di integrazione nuova e diversa rispetto a quanto l’UE aveva portato avanti con i paesi dell’Europa orientale. Sebbene il PSA costituisse indubbiamente un rafforzamento della cooperazione esistente, esso non rendeva tuttavia palese l’obiettivo finale di quest’ultima, lasciando così in sospeso la risposta alla domanda sulla possibilità di ingresso in Europa per gli stati di quell’area. Quella che mancava era pertanto una presa di posizione chiara che esprimesse la volontà politica e l’impegno dell’Unione in favore di una futura partecipazione dei paesi PSA alle strutture comunitarie. Del resto, non si vedeva come l’UE potesse sperare nella piena partecipazione dei paesi interessati senza che essa aggiungesse una reale prospettiva di ingresso nel luogo periodo.”91

Tale ambiguità venne in parte superata dal Consiglio Europeo (riunitosi a Feira nel giugno del 2000) che si dichiarò più apertamente disponibile ad un futuro ingresso nella UE per Albania, Croazia, BiH, RSM e FYROM. Questa presa di posizione venne confermata ancora una volta a Zagabria nel novembre dello stesso anno in occasione del Summit UE-Balcani, nel corso del

91 Gradari, ibidem. quale venne in qualche modo istituzionalizzato quanto dichiarato a Feira. Inoltre i paesi coinvolti si presero l’impegno di adottare tutte le misure per la possibile integrazione e per rispettare i termini fissati nell’accordo. Attraverso la creazione del PSA e la promessa di un possibile ingresso in Europa, l’UE creò quindi nel 1999-2000 il quadro politico e gli obiettivi di lungo termine per la cooperazione con i Balcani occidentali. L’UE adottò, quindi, un nuovo Regolamento92, che andava ad unificare il quadro normativo dell'assistenza ai paesi PSA. Tale regolamento istituì il Programma CARDS per l’assistenza alla ricostruzione, allo sviluppo e alla stabilizzazione dei Balcani occidentali. Da quel momento, CARDS sarebbe diventato il principale supporto finanziario ai paesi PSA andando a sostituire tutti i precedenti strumenti utilizzati dall’UE. Il programma CARDS aveva l’intento di introdurre un approccio strategico all’assistenza fornita ai paesi PSA: man mano che un singolo paese progredisce nel PSA, l’assistenza viene concentrata sul supporto alle riforme necessarie in quella fase. Per consentire tale flessibilità, l’assistenza diviene oggetto di un Quadro strategico per il periodo 2000-2006, di una programmazione triennale e di una programmazione annuale, esaminati da un Comitato di gestione; ciò consente inoltre di inserire l'assistenza comunitaria in una prospettiva a medio termine, coordinandola con gli aiuti forniti dagli Stati membri. Gli obiettivi del Programma CARDS erano (e sono) fondamentalmente quattro:

1. completare le opere di ricostruzione, stabilizzazione democratica, riconciliazione e il processo di ritorno di profughi e rifugiati; 2. favorire lo sviluppo istituzionale dei paesi interessati attraverso l’armonizzazione dei loro sistemi statali con gli standards e le norme europee; 3. favorire lo sviluppo economico e sociale attraverso il ricorso a riforme strutturali;

92 2666/2000/CE 4. promuovere una più stretta cooperazione sia a livello regionale tra i paesi PSA sia tra essi e i paesi membri e i candidati all’UE.

L’ottenimento di finanziamenti sotto il programma CARDS è sottoposto al rispetto di tre condizioni riguardanti:

• Il PSA. Sono le condizioni stabilite nel 1997 dal Consiglio Europeo per l’intera regione e corrispondenti al: rispetto delle regole democratiche; l’impegno nell’intraprendere le riforme economiche; lo sviluppo di buone relazioni con i paesi vicini; e il rispetto degl’accordi internazionali (collaborazione con il TPIJ); • L’esecuzione del programma stesso, qualora vengano richieste dall’UE ai paesi destinatari specifiche riforme per poter adattare le loro strutture all’adozione di regolamenti di settore; • Il progetto, quando è richiesto agli Stati di raggiungere obiettivi immediati per potere dare realizzazione al progetto in questione.

Se il programma CARDS rappresenta ancora oggi lo strumento principale dell’assistenza finanziaria dell’UE ai paesi PSA va ricordata comunque l’esistenza di altre due forme di aiuto: 1) il supporto macrofinanziario, cominciato nel 1992 e assicurato dalle istituzioni finanziarie comunitarie; 2) il sistema di preferenze commerciali che garantisce oggi l’accesso gratuito al mercato europeo per il 95% dei prodotti della regione.

Salonicco ha segnato un’importante occasione per la BiH per vedere rilanciate le sue chances d’integrazione europea. In particolare, erano quattro gli obiettivi dal cui raggiungimento o meno sarebbe stato possibile valutare la riuscita del vertice per la delegazione bosniaca93. Innanzitutto, la BiH voleva sentirsi confermato lo status di potenziale candidata ottenuto a Zagabria (2000). La lentezza con la quale il paese aveva risposto alle richieste contenute nella Road Map poteva essere un fattore sufficiente per far ricredere più di un paese membro sull’opportunità e la convenienza per l’Unione di proseguire il processo d’integrazione europea del paese. Oltre ad una dichiarazione di principio, la BiH necessitava anche di concessioni pratiche in grado di dimostrare l’interesse reale di Bruxelles e di facilitarne l’avanzamento nel PSA. Da questo punto di vista una delle richieste più pressanti era quella della liberalizzazione da parte degli stati membri dell’Unione del regime di passaporti per i cittadini bosniaci. La BiH contava, inoltre, di poter ricevere nuovi finanziamenti rispetto a quelli già esistenti. Essi avrebbero potuto prendere la forma o di un aumento del finanziamento previsto sotto il programma CARDS o quella dell’apertura ai paesi PSA dei fondi strutturali attribuiti ai paesi candidati. Il quarto obiettivo riguardava, infine, la possibilità di poter beneficiare della vasta esperienza accumulata dall’UE attraverso l’allargamento all’Europa orientale. Confrontando le aspettative bosniache con le decisioni finali prese a Salonicco si può affermare che le prime siano state solo parzialmente soddisfatte, ma che da quel vertice siano comunque arrivati segnali positivi per il paese. Da un lato, infatti, la BiH si è vista confermare lo status di potenziale candidato all’adesione e attribuire un finanziamento supplementare all’interno del programma CARDS. Dall’altro, nessuna innovazione è stata prevista in materia di visti per i cittadini bosniaci. Con riguardo a quest’ultimo aspetto, si può dire che il timore di dover fronteggiare flussi migratori eccessivi, nonché la paura che dalla BiH possano espandersi sul suolo europeo le reti criminali e terroriste esistenti nel paese ha avuto ancora una volta ragione sulla possibilità di offrire a questo paese un chiaro segnale della volontà da parte dei quindici d’integrarlo nelle strutture dell’Unione. Ma bisogna ulteriormente sottolineare quanto l’impossibilità di

93 Thessaloniki Agenda, 2003. ottenere in tempi brevi e senza complicazioni i visti sia un’ulteriore discriminazione tra etnie.

2.7 L’integrazione della BiH in UE, le tappe fondamentali dello sviluppo politico del 2005 e del 2006.

Il graduale avvicinamento94 di una possibile integrazione in UE diventò sempre più concreto con il 2005 e in seguito all’operato del Directorate for European Integration95. Esso si allacciò ai programmi CARDS e diresse le politiche necessarie alla preparazione della BiH verso una possibile integrazione. Le aree prioritarie del programma erano sedici e si rivolgevano ai seguenti importanti punti riassunti di seguito96:

• Adeguamento alle obbligazioni internazionali; • Maggiore governabilità del paese e miglioramento della pubblica amministrazione; • Integrazione europea; • Miglioramento del sistema giudiziario, rispetto dei diritti dell’uomo e lotta al crimine, in particolare a quello organizzato; • Regolamentazione delle migrazioni; • Riforma fiscale; • Budget statale; • Ufficio Statistico affidabile; • Politiche del commercio e creazione di un mercato comune al paese; • Mercato energetico unificato; • Riforma del sistema radio-televisivo.

Il 3 ottobre 2005 la Croazia ricevette il via libera da Bruxelles per l'inizio dei negoziati di adesione. Lo stesso giorno, l'Unione Europea aveva anche deciso di

94 Cfr. www.ohr.int e www.europa.eu.int/comm/external_relations/see/bosnie_herze/index.htm 95 D’ora in poi DEI 96 DEI, CFT meeting in Sarajevo, 10 – 11 March 2005. firmare gli accordi di stabilizzazione e associazione con la SCG97, nonostante fosse incerta la stessa sopravvivenza dello stato con Serbia e Montenegro unite come unico stato. La BiH98 era rimasta fuori da questi accordi, segnando una momentanea sconfitta per le leadership locali e suscitando numerose polemiche all’interno di esse. In particolare l’SDA accusò la RS di essere la principale causa di tale esclusione, in quanto essa aveva bloccato la riforma che avrebbe unificato le due polizie della BiH99. Questa riforma sembrava essere di vitale importanze per il cammino del paese verso l’Europa. La stampa locale si chiese a più riprese quali fossero le motivazioni e i criteri secondo i quali la SCG fosse stata ammessa ai negoziati, mentre la BiH ne era rimasta esclusa. In particolare veniva evidenziato il fatto che la SCG aveva vita incerta come stato unitario, aveva due forze di polizia distinte esattamente come la BiH e inoltre possedeva persino due valute distinte (l'Euro in Montenegro e il dinaro in Serbia). Il regime di semi protettorato della Bosnia ed Erzegovina è ancora una volta l'aspetto chiave100 e la comunità internazionale in Bosnia ed Erzegovina divenne la forza motrice dietro la riforma della polizia. L'Alto Rappresentante Paddy Ashdown, il capo della Delegazione della Commissione Europea Michael Humphreys e l'Ambasciatore inglese Matthew Rycroft101 avevano svolto un rilevante lavoro di convincimento sulle autorità della RS affinché esse operassero la riforma. Inoltre, ai funzionari citati, si aggiunse ben presto Douglas McElhaney102. Attraverso il loro lavoro, la pressione internazionale ebbe successo: l'Assemblea Nazionale della RS, la stessa assemblea che poche settimane prima aveva bocciato la riforma della polizia, diede il proprio assenso alla proposta presentata dal Presidente della RS, Dragan Cavic: 55 voti a favore, 5 contro, 15 gli astenuti.

97 Serbia e Montenegro. 98 Assieme in quell’occasione alla Bielorussia. 99 M.Moratti, “Bosnia – UE:una settimana di passione…”. Tratto da www.osservatoriobalcani.org 10.10.2005 100 Ibidem. 101 “HM Ambassador Rycroft's speech at the Conference on BiH Social Policy”, tratto da www.britishambassy.gov.uk 31.01.2006 102 Ambasciatore statunitense in BiH. 2.7.1 Reazioni internazionali e delle istituzioni della BiH ai primi segnali positivi.

La firma dell'accordo venne sentita da molti come un decisivo passo in avanti verso l'Europa e in particolare Javier Solana e Olli Rehn103 approvarono con soddisfazione la decisione della RS. A quel punto era quasi certo che la BiH avesse finalmente soddisfatto i criteri per la conclusione dell'Accordo di Stabilizzazione e Associazione. L'Ambasciatore inglese Matthew Rycroft dichiarò che i negoziati per l'Accordo di Stabilizzazione e Associazione sarebbero potuti iniziare persino entro l’anno. Attorno al 20 ottobre iniziò a Ginevra una conferenza promossa dall’”Associazione Bosnia Erzegovina 2005”. Proprio in quest’occasione venne annunciata ufficialmente la realistica e concreta possibilità per la BiH di iniziare i negoziati che l’avrebbero portata all’ingresso nella UE: sia Paddy Ashdown, sia Olli Rehn ribadirono questo concetto. Wolfgang Petritsch, aprendo il convegno annunciò la transizione "irreversibile" della Bosnia verso l'Europa dopo la conclusione positiva dei punti ancora aperti nel negoziato preliminare ad un Accordo di Stabilizzazione e Associazione (SAA), la questione della riforma della polizia e del sistema radiotelevisivo. La Conferenza citata fu un vero passo in avanti per la BiH, anche se Rehn e il Ministro degli Affari Esteri della Svizzera Micheline Calmy-Rey avevano mosso alcuni dubbi e posto alcuni paletti importanti:

"Dayton ha avuto il merito fondamentale di porre termine alla guerra, ma quell'Accordo, e in particolare l'Annesso 4, cioè la Costituzione, non costituisce più un quadro adeguato per costruire un futuro prosperoso per la Bosnia Erzegovina"104.

"Perché la Bosnia Erzegovina possa continuare sul percorso europeo è necessario tuttavia un quadro costituzionale compatibile con l'Europa. L'attuale quadro istituzionale bosniaco non è funzionale, come sottolineato sia dalla Commissione sui Balcani che dalla Commissione di Venezia. Non si tratta di dibattere la abolizione delle entità ma semplicemente di rendere lo Stato più 103 Commissario della UE all’allargamento. 104 A. Rossini, “Dieci anni di Dayton e oltre”, tratto da www.osservatoriobalcani.org, 20.10.2005 funzionale [...] 10 anni dopo Dayton, la Bosnia Erzegovina deve muoversi dalla costruzione della pace alla costruzione dello Stato".

Rehn puntualizzò anche che:

"Il ruolo dell'Ufficio dell'Alto Rappresentante e in particolare i 'Bonn powers' sono problematici. La Commissione non può iniziare a negoziare un SAA in queste condizioni"105.

In un’intervista di alcuni giorni dopo a “Osservatorio sui Balcani”, Wolfgang Petritsch fece alcune dichiarazioni molto interessanti, che ripresero le parole di Terzić relative alla necessità percepita dalla BiH di eliminare la figura dell’OHR e conseguentemente di una maturazione politica ed istituzionale:

“C’è un ampio consenso sul fatto che le cose dovrebbero essere prese in mano dai Bosniaci in prima persona. Questa è precisamente l’idea che sta alla base di questa conferenza. Come sappiamo, non è facile perché c’è una enorme sindrome da dipendenza a causa del massiccio intervento della comunità internazionale. Il che era necessario nell’immediato dopoguerra, per porre fine al conflitto e per aiutare a costruire le istituzioni statali di base, indispensabili ad ogni moderno Paese europeo; ma ora bisogna attuare il trasferimento dei poteri e delle responsabilità, altro tema centrale di questa conferenza”106.

Inoltre puntualizzò che la società civile avrebbe dovuto ricoprire un importante ruolo mobilitando l’opinione pubblica e creando una nuova coscienza che portasse riforme e cambiamenti importanti. Allo stesso tempo egli rimarcò l’opinione (molto diffusa) che le riforme costituzionali non fossero una priorità (a differenza dello snellimento burocratico) per rendere efficiente il dialogo tra UE e BiH e che la vera priorità fosse dunque adeguare il paese agli standard economici europei. Ciò avrebbe consentito anche la formazione di un comune sentimento di appartenenza allo stato. Sempre verso la fine di ottobre fu annunciato da Osman Topčagić (responsabile della Direzione per l’integrazione europea della Bosnia Erzegovina) e da Adnan Terzić, (premier della BiH) che il Consiglio dell’Unione Europea avrebbe deciso la firma dell’SAA per il 12 di dicembre. Dopo questo importante

105 Ibidem. 106 A. Rossini, “Wolfang Petritsch: la Bosnia dalla dipendenza alla sovranità“ tratto da www.osservatoriobalcani.org, 25.10.2005 appuntamento ci sarebbe stata una formale apertura dei negoziati e la consegna del testo dell’accordo. Inoltre, venne annunciato che diverse settimane dopo l’apertura formale ci sarebbero state delle sessioni di lavoro, come promesso dalla Commissione: 3 sessioni ufficiali e 4 sessioni tecniche, con intervalli di alcune settimane tra ciascuna di esse. La stima della durata dei negoziati prevedeva che essi avrebbero ricoperto un periodo dai sei ai dodici mesi. I due politici menzionati, inoltre, puntualizzarono che i settori più difficoltosi per la raggiunta dell’accordo sarebbero stati:

• La riduzione dei dazi doganali per le merci provenienti dalla UE; • La rinuncia dell’esistente scambio asimmetrico di merci da parte dell’UE senza la quale risulterebbe impossibile l’esportazioni di merci della BiH verso la UE senza dazi; • Fornire la BiH delle strutture amministrative adeguate; • Revisione della struttura costituzionale;

Relativamente a quest’ultimo punto Terzić si dimostrò particolarmente sensibile, osservando che senza le riforme costituzionali sarebbe stato impossibile l’adesione della BiH alla UE, ma allo stesso tempo sottolineò che il momento non era il più favorevole per iniziare una discussione relativa alle riforme. Secondo il premier della BiH il punto principale delle riforme doveva essere l’adeguamento alle altre costituzioni europee, vista anche l’incompatibilità di Dayton con la Costituzione europea. Ma lo spazio creato dalle riforme operate fino a quel punto doveva essere, a suo parere, la base su cui lavorare in quel preciso momento.

2.7.2 Intervento della diplomazia statunitense e proposte costituzionali: l’USIP.

E’ a novembre che intervenne, per la prima volta dopo l’apertura della UE sull’integrazione della BiH, la diplomazia americana sulla questione delle riforme costituzionali. Per la precisione, fu lo United States Institute for Peace (USIP) ad annunciare il 10 novembre di aver preparato una nuova versione della costituzione bosniaca. La bozza redatta era stata preparata nel corso degli ultimi sette mesi e sembrava godere dell’avvallo anche della stessa UE, ma nonostante circolassero alcune notizie sulle proposte già da diverso tempo, nessuno sembrava conoscere effettivamente i contenuti del lavoro dello UISP. Alcuni giorni dopo, il 12 e il 13 novembre, i leader degli otto principali partiti si erano riuniti a Bruxelles per discutere assieme all’UE e all’USIP i cambiamenti costituzionali. Inoltre, il 22 novembre si recarono a Washington, dove, nel corso della commemorazione del decennale di Dayton, si sarebbero dovuti impegnare a modificare la costituzione. Nonostante le previsioni dei diplomatici statunitensi fossero positive, la due giorni di Bruxelles non ebbe i risultati sperati. La proposta di costituzione era stata studiata in particolare da Don Hays107. La bozza di nuova costituzione prevedeva108:

• un presidente unico, con due vicepresidenti; • un consiglio dei ministri o governo (la bozza di testo ha lasciato questo punto insoluto); • un parlamento bicamerale.

Il testo poneva l’enfasi sui diritti individuali dei cittadini, anziché sui diritti collettivi dei diversi popoli costituenti come previsto a Dayton. Come confermato da Olli Rehn alla stampa, la bozza non prevedeva cambiamenti alla struttura del paese e alle due entità. Secondo “The Guardian”, il giornale che per primo aveva dato l’annuncio, la bozza di costituzione preparata dall’USIP non menzionava i Cantoni, che finora avevano composto la Federazione di Bosnia ed Erzegovina ed erano il risultato dell’accordo di Washington che nel 1994 terminò la guerra tra croati e bosgnacchi. Era chiara la volontà di eliminare il sistema tricefalo della presidenza, ma ponendo ben due vicepresidenti eletti su base etnica di fatto non si sarebbe giunti a questo scopo.

107 Fino a marzo del 2005 aveva ricoperto la carica di Principal Deputy High Representative, uno dei vice dell’Alto Rappresentante Paddy Ashdown 108 M. Moratti, “Bosnia Erzegovina: è arrivato lo zio d’America” tratto da www.osservatoriobalcani.org, 15.11.2005 2.7.3 Le reazioni dei partiti alle proposte di revisione costituzionale.

Ma come già menzionato, l’incontro di Bruxelles non fu positivo. Infatti i leader convocati espressero tutti i loro dubbi sulla difficoltà a raggiungere un compromesso. Ivanić, del PDP (Partito del Progresso Democratico, partito molto vicino alle idee del SDS attualmente al governo), sostenne fin da subito che non avrebbe firmato nessun accordo sotto la pressione americana e che parte del suo partito non c’era la minima intenzione di approvare un sistema costituzionale che non prevedesse l’esistenza della presidenza collegiale con gli attuali tre membri. La stessa idea fu espressa anche da Dragan Cavic, il Presidente della RS. Queste posizioni rappresentavano la comune opinione dei partiti serbi le quali si erano cristallizzate fin dal periodo del conflitto degli anni Novanta. Inoltre, il momento non era molto favorevole per l’opinione pubblica serba, la quale era stata scossa non solo dalle possibili modifiche costituzionali, ma anche dalle discussioni relative allo status del Kosovo. L’HDZ, da parte sua, mise in chiaro che non avrebbe appoggiato nessun accordo costituzionale che andasse a modificare la presidenza se non vi fosse stato prima un cambiamento importante nell’assetto interno del paese, con chiara allusione all’esistenza delle entità e al sogno croato di creare la terza entità con l’Herceg Bosna. L’SDA avrebbe voluto eliminare le entità per raggiungere finalmente, dopo dieci anni dalla fine del conflitto, l’unità del paese. I giorni di lavoro finali a Bruxelles registrarono un discreto cambiamento di linea da parte di Ivanić, ma cominciarono a delinearsi la condotta politica e le posizioni attorno alle quali le discussioni tra i partiti sarebbero andate avanti nei mesi successivi. Infatti Ivanić espresse la volontà della RS di armonizzare la Costituzione con la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, ma allo stesso tempo puntualizzò che i tempi non erano ancora maturi per cambiamenti sostanziali. Ciò rappresentava il timore di Ivanić stesso e della RS che la Federazione stesse utilizzando le riforme per preparare la strada all’eliminazione della RS. Questo provocò la reazione di Sulejman Tihić (membro bosgnacco della presidenza) il quale sottolineò la mancanza di una reale volontà da parte della RS di attuare le riforme: essa, secondo Tihić, avrebbe voluto solamente dei “cambiamenti cosmetici” della costituzione vigente109. Nonostante tutte queste polemiche, che come citato avrebbero avuto seguito e si sarebbero inasprite con nuovi protagonisti, si raggiunsero i seguenti accordi:

• La futura Camera dei Rappresentanti avrebbe avuto 84 membri; • La Camera dei Popoli 30; • Il numero dei ministri nel consiglio dei Ministri sarebbe stato aumentato con la creazione di nuovi ministeri, tra i quali il ministro dell’Agricoltura.

Il blocco venne attuato sulla presidenza e sul parlamento: mentre i partiti della Federazione avrebbero voluto l’elezione diretta del presidente, i partiti della espressero la loro volontà sull’elezione del Presidente da parte delle entità. Era quindi il nodo delle entità a bloccare (anche se a momenti alterni) le discussioni di revisione. Olli Rehn era stato costretto a puntualizzare che le riforme non avrebbero sicuramente intaccato le entità, facendosi portavoce del comune pensiero della Comunità Internazionale. Inoltre intervennero Stjepan Mesić e Boris Tadić110 a stemperare gli animi e a comunicare il pensiero di Croazia e Serbia, naturali interlocutori dei croati e serbi di BiH. La Croazia espresse la propria contrarietà per il bene della BiH rispetto alla creazione di una terza entità. La Serbia, allo stesso modo, dichiarò che modifiche costituzionali che abolissero le entità sarebbero state inopportune, ma ben accette se rappresentative della volontà di tutte le parti in campo. Imposte le opinioni sopra descritte, i partiti furono in grado di presentare una dichiarazione finale al Segretario di Stato americano Condoleeza Rice. Il testo della dichiarazione finale impegnava i membri dei principali partiti bosniaci (venne firmata da tutti e otto i membri dei maggiori partiti) a rafforzare le istituzioni centrali dello stato e a renderle compatibili con quelle degli altri paesi della comunità euroatlantica. Inoltre si impegnavano a migliorare il governo del paese, il parlamento e la presidenza. Aver ottenuto una mera dichiarazione di

109 Sembra che a Washington egli si fosse persino allontanato dalla riunione in segno di protesta contro le posizioni dei partiti serbi.

110 M. Moratti, “Americani, Bosniaci, Europei” tratto da www.osservatoriobalcani.org 23.11.2005 impegno da parte dei partiti, a detta di Christophe Solioz111, fu una grosso insuccesso. In ogni caso, il termine per l’adozione delle riforme fu fissato per marzo 2006, in previsione delle elezioni di ottobre affinché ci fosse il tempo necessario per lavorare alle riforme e alle eventuali modifiche prima della scadenza elettorale. Attorno a queste discussioni costituzionali, il 21 novembre i ministri degli esteri dell’Unione Europea avevano autorizzato la Commissione Europea ad iniziare i negoziati per l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione “il prima possibile”. Inoltre il Commissario per l’allargamento dell’Unione Europea giunse a Sarajevo il 25 Novembre112 per l’apertura ufficiale dei negoziati e l’ambasciatore inglese Rycroft, a nome della presidenza europea dell’Unione dichiarò in quei giorni che la velocità dei negoziati sarebbe dipesa dall’attuazione delle riforme in Bosnia ed Erzegovina, tra le quali la riforma della polizia, la riforma del sistema televisivo e la piena cooperazione con il tribunale dell’Aja.

2.7.4 Incontri di gennaio.

A metà gennaio ci fu una momentanea interruzione nelle trattative tra i partiti per le riforme costituzionali. Questo stacco venne poi interrotto e le trattative si ripresero. Il 25 gennaio 2006 iniziò il primo incontro ufficiale dei negoziati tra BiH e UE per l’ASA, primo passo importante per l’adesione piena del paese balcanico. In quell’occasione Igor Davidović, a capo del team di negoziatori della BiH, annunciò di augurarsi di completare la strada verso l’adesione entro otto anni. Questa prima fase dei lavori si sarebbe dovuta concludere entro un anno, almeno a detta di Reinhard Priebe, a capo dei negoziatori della UE. L’incontro di gennaio, invece, sarebbe stato seguito da uno successivo sei mesi più tardi. Il passo richiesto alla BiH in questa prima occasione da parte di Bruxelles sarebbe stato il passaggio di competenze delle due entità alle istituzioni centrali di Sarajevo.

111 Christophe Solioz è Direttore esecutivo dell’Associazione Bosnia Erzegovina 2005, ha recentemente pubblicato “Turning-Points in Post-War Bosnia” (Baden-Baden: Nomos, 2005). Dal gennaio 2006 l’Associazione ha continuato il proprio lavoro sotto la sigla del Center For European Integration Strategies (CEIS) 112 Festa nazionale della BiH Obiettivo ostacolato, come detto, dalle prese di posizione dei partiti della BiH, ma assolutamente decisivo. Proprio per il ruolo fondamentale che avrebbe giocato la riforma costituzionale, l’AR dichiarò che sarebbe stato necessario sfruttare “l’opportunità aperta da questi negoziati prima che le porte dell’Europa si chiudano”. Ciò sembrò a molti un ultimatum ed era in contrasto con le dichiarazioni riportate mesi prima in occasione degli incontri di Washington e Bruxelles quando era stato sottolineato il fatto che l’ingerenza internazionale non avrebbe dovuto spingere le autorità della BiH, ma agevolare come mero mediatore i processi politici di riforma. Il 31 gennaio ci fu una nuova svolta per il paese, con il passaggio delle consegne tra il vecchio AR Paddy Ashdown e il nuovo, Christian Schwarz – Schilling. Fin dalla cerimonia ufficiale furono chiari alcuni cambiamenti di gestione dell’operato dell’OHR, in linea con le recenti prospettive della BiH di ingresso nella UE. Infatti venne chiarito dagli analisti che probabilmente Schilling sarebbe stato l’ultimo AR della BiH e in particolare egli dichiarò di voler far uso dei poteri di Bonn nella maniera più limitata possibile113.

2.7.5 Intervento dell’Europarlamento.

Il 16 febbraio giunse una nuova richiesta di riforme costituzionali in BiH, questa volta da parte dell’Europarlamento di Strasburgo nella cui occasione confermò anche l’agenda di Salonicco e le prospettive europeiste dei Balcani. Nella risoluzione ufficiale, l’Europarlamento chiedeva a Sarajevo di modificare la propria Costituzione per sancire così la fine della transizione e gettare le basi per la futura integrazione nella UE, superando le divisioni etniche e riconoscendo «i diritti individuali piuttosto che i diritti collettivi» e il trasferimento di competenze nei settori della giustizia, della difesa e della polizia supportato da adeguate risorse finanziarie e che combini democrazia ed efficienza con rappresentanza e multietnicità. Ciò stava a significare l’ufficiale presa di posizione della UE rispetto alla questione delle riforme, ritenute assolutamente indispensabili per il proseguo delle trattative. Infatti, l'aula si ritenne che con l'attuale assetto

113 “Bosnia Erzegovina: nuovo Alto rappresentante assume incarico”, tratto da www.osservatoriobalcani.org, 31.01.2006 istituzionale la BiH non avrebbe potuto raggiungere la necessaria incorporazione dell'acquis dell'Unione europea e l'integrazione nell'UE. Secondo Doris Pack (Ppe), deputata tedesca nonché Presidente della delegazione per i rapporti con l'Europa sud-orientale, molti degli obiettivi stabiliti per il raggiungimento dello status di membro per la BiH non sarebbero stati così proibitivi. Individuate le difficoltà incontrate nel processo di riforma, la deputata sottolineò i progressi raggiunti dal Paese negli ultimi anni:

"ora ci sono un [unico] ministero dell'Interno e della Difesa. La riforma della polizia è in corso di applicazione e dall'inizio dell'anno è in vigore una singola aliquota Iva. Il tasso di criminalità è tra i più bassi d'Europa, mentre l'efficacia della polizia è superiore a quella di molti Stati membri".

Venne ribadito anche l’impegno che la BiH avrebbe dovuto mantenere rispetto alla cattura dei principali criminali di guerra. Barroso, nella visita a Sarajevo che condusse in quei giorni, sottolineò che:

«Noi vi offriamo una strada europea, ma su questa strada, di piena adesione all’UE, non ci devono essere ostacoli».

Questo per ribadire il concetto che l’adesione non sarebbe stata così scontata a meno di un impegno serio rispetto le riforme interne. Inoltre, per rinnovare l’impegno alle revisioni costituzionali, i dirigenti di cinque delle otto forze politiche firmatarie si incontrarono il 19 febbraio presso la residenza dell’ambasciatore statunitense in Bosnia, discutendo dell’elezione del Presidente e sulla composizione delle due nuove Camere. Questo episodio rappresentò l’ulteriore conferma dell’interesse degli USA a condurre le trattative tra i partiti della BiH e a traghettarli verso la proposta formulata mesi prima dall’USIP. Inoltre vide tagliar fuori dalle discussioni alcuni partiti che non si presentarono all’incontro. A febbraio l’HDZ interruppe nuovamente gli accordi costituzionali facendo venire meno la propria firma. La questione davanti alla quale si erano imposti di fermare l’accordo riguardava l’elezione diretta del presidente delle Repubblica perché con questa modalità sarebbe venuta loro meno la sicurezza di un loro rappresentante. Inoltre fecero notare che una costituzione basata ancora una volta sulle entità le avrebbe congelate definitivamente, rendendo quasi impossibile la loro impugnazione. Alla base di questa polemica c’era l’essenza stessa degli accordi e della costituzione di Dayton: essa, non essendo mai stata approvata in parlamento, avrebbe opposto poca resistenza ad una sua potenziale modifica. Negli stessi giorni Haris Silajdžić114, da poco rientrato in politica proprio per offrire il proprio contributo alle revisioni costituzionali, aveva inviato all’ambasciatore americano una propria proposta di costituzione facendo le veci del suo partito, l’SBiH115.

2.7.6 Il verdetto della Commissione di Venezia.

Il 2 marzo venne coinvolta dal Presidente della BiH Sulejman Tihić la Commissione di Venezia affinché essa esprimesse una propria opinione riguardo a tre proposte sull’elezione del presidente del paese. Questo fu necessario in quanto le discussioni tra i partiti stavano mettendo in stallo una situazione che avrebbe dovuto concludersi entro tempi brevi, viste le imminenti elezioni di ottobre e i lunghi tempi tecnici per la messa in atto delle riforme. La Commissione, nonostante il parere fosse stato espresso già il 7 marzo, discusse nella sessione plenaria del 17 e del 18 marzo le tre proposte (I, II e III), i cui contenuti erano rispettivamente116:

a) Mantenimento delle regole attuali riguardo all’elezione e alla composizione della Presidenza, con un bosgnacco e un croato eletti nella Federazione e un serbo eletto nel territorio della RS. b) Mantenimento delle regole riguardanti la provenienza dei candidati (due dalla Federazione e uno dalla RS), ma senza far cenno

114 Ex dirigente dell’SDA, ministro degli esteri di Izetbegović. Fu uno dei firmatari di Dayton, di cui rinnega la positività sottolineando il fatto che furono costretti a firmare. Ora fondatore della SBiH, si ritirò momentaneamente dalla scena politica dopo l’elezione mancata alla Presidenza della Repubblica nel 2002. 115 Stranka za BiH. 116 Tratto da: www.coe.int all’appartenenza etnica. Rotazione della Presidenza ogni sedici mesi; c) Complicata procedura di elezione indiretta della Presidenza (un presidente e due vicepresidenti).

L’opinione della Commissione, relativamente a ciascuna proposta fu:

a) Gravi incompatibilità con il Protocollo 12 della Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo poiché verrebbero esclusi alla candidatura alla Presidenza i cittadini non appartenenti alle etnie citate (bosgnacchi, croati e serbi). La proposta venne rigettata; b) Rispetto all’idea di una Presidenza collettiva venne rilevato che questa soluzione appariva più razionale. Ma fu notato la mancanza di una chiara composizione multi etnica, necessaria per rendere rappresentate entrambe le entità. Con l’assetto statale della BiH invariato non sarebbe stato possibile venire meno al principio della rappresentatività etnica. Inoltre questo avrebbe potuto significare l’elezione alla Presidenza di due membri bosgnacchi in Federazione. Ciò sarebbe potuto essere risolto vietando l’elezione di due membri alla Presidenza appartenenti alla stessa etnia. Ma ugualmente questo avrebbe rappresentato un problema qualora fosse capitato che un candidato con un numero maggiore di voti avesse dovuto rinunciare in favore di un altro con meno voti ma di un’altra etnia. c) Anche in questo caso la Commissione marcò la propria preferenza per un singolo Presidente, con poteri limitati ed eletto indirettamente. Ciò avrebbe permesso il mantenimento della rappresentatività etnica pur non coinvolgendo direttamente gli elettori, i quali avrebbero forse evitato di votare per i rappresentanti della stessa etnia. Nonostante l’apparente preferenza della Commissione verso questa particolare proposta, vennero comunque mossi dei seri dubbi circa la complicata procedura di elezione del Presidente e rispetto al vago ruolo dei vicepresidenti. Inoltre la proposta III avrebbe assegnato un ruolo davvero importante alla Camera dei Popoli, organo rispetto il quale la Commissione si era già espressa preferendone l’abolizione.

L’opinione finale della Commissione fu la seguente:

“ The best solution therefore would be to concentrate executive power within the Council of Ministers as a collegiate body in which all constituent peoples are represented. Then a single President as Head of State should be acceptable. Having regard to the multi-ethnic character of the country, an indirect election of the President by the Parliamentary Assembly with a majority ensuring that the President enjoys wide confidence within all peoples would seem preferable to direct elections. Rules on rotation providing that a newly elected President may not belong to the same constituent people as his predecessor may be added117.”

Inoltre essa ribadì il proprio favore verso la decisione della BiH di procedere alle revisioni costituzionali, ma bocciò radicalmente la prima proposta di revisione. Nonostante avesse trovato degli spunti interessanti anche per le proposte II e III, espresse il proprio parere negativo qualora la BiH avesse optato per una di queste due.

2.7.7 Dalla risoluzione del Senato degli Stati Uniti agli scontri fra partiti.

Il 15 marzo, tra il parere della Commissione di Venezia e l’Assemblea plenaria del 17 e 18, l’Ambasciata USA a Sarajevo annunciò che il Congresso degli Stati Uniti aveva emesso una risoluzione che esprimeva il parere del Senato circa l’opportunità per la BiH di intraprendere la strada delle riforme per la creazione di uno stato più funzionale. Essa faceva notare che i leader della BiH si erano già accordati per riforme significanti rispetto al budget, ai servizi di intelligence, alla lotta alla criminalità, al ministero della giustizia e al settore della difesa. Inoltre ribadiva la firma dell’accordo di Washington del novembre 2005118,

117 Ibidem 118 Riguardanti le proposte dell’USIP le scadenze di aprile per gli accordi costituzionali e la necessità per la BiH di ottenere l’ingresso in UE e nella NATO. La risoluzione dichiarava che tutte le parti in gioco nella politica della BiH stavano lavorando congiuntamente per le riforme , per ottenere i giusti compromessi allo scopo di rispettare le scadenze concordate e per fornire del necessario supporto l’ICTY. Nonostante fosse stata raggiunta la firma dei sette principali partiti 19 marzo e nonostante anche l’HDZ avesse firmato, fu proprio in questo mese che le discussioni fra partiti e dentro i partiti della BiH si fecero più aspre, serbando numerosi colpi di scena anche con l’ingresso di nuovi attori. I partiti si resero sempre più divisi e ambivalenti rispetto alle proposte che arrivavano da Washington e rispetto ai moniti della Commissione di Venezia. In seguito ad una nuova riunione fra i partiti per le riforme costituzionali, due partiti croati (HDZ e HNZ) affermarono la loro volontà di non firmare ritornando sulla richiesta di poter scegliere un rappresentante croato per la Presidenza della Repubblica. Ciò significò che le trattative si sarebbero ben presto arenate, poiché l’accordo fino a quel momento raggiunto prevedeva proprio l’eliminazione della tripartizione alla Presidenza. Mancavano sia i voti dei croati, sia la SBiH di Silajdžić119. A questo punto sembrava profilarsi quasi una sorta di asse serbo – bosniaco, contro le aspirazioni di una terza entità croata. I partiti croati, infatti, avevano più volte criticato le proposte di riforma perché se esse avrebbero dovuto prevedere nuovamente le entità, da parte loro avrebbero desiderato la formazione della terza entità. L’eliminazione delle entità, invece, era un’aspirazione soprattutto dei partiti bosgnacchi, i quali, però, si dovettero accontentare della promessa che l’eliminazione sarebbe stata presa in considerazione soltanto in una seconda fase. In questo momento di assenza di dialogo tra partiti e di toni molto accesi, Muhamed Šaćirbegović120 aveva persino annunciato che avrebbe ritirato la sua firma da Dayton. Il 22 marzo Milorad Dodik minacciò di boicottare la nuova direzione della polizia se non si fosse fatto come aveva proposto il partito serbo. Sempre negli stessi giorni, a ribadire i toni di questo infuocato periodo, la SDS dichiarò di voler vedere annullato il processo intentatole dallo stato per corruzione

119 Uscita già da qualche settimana compiendo le critiche già menzionate simili a quelle compiute da Tihić. 120 Ex ministro degli esteri di Silajdžić. insieme ai 1,7 milioni di marchi che avrebbe dovuto versare, come contropartita al voto favorevole in parlamento. Il 21 marzo, invece, Haris Silajdžić aveva espresso la propria idea, in netto contrasto con la politica fin lì operata dai principali partiti e in linea con la ricerca che verrà riportata nei capitoli successivi:

“Ma chi chiede alcunché ai cittadini? Nessuna ha visto neanche un sondaggio d’opinione nel quale i cittadini esprimano le proprie convinzioni. Perché fuggiamo dal referendum? Che i cittadini dicano ciò che pensano e quale costituzione desiderano. Dunque, i cittadini sono esclusi, cosa che rappresenta un’umiliazione per tutti noi.121”

Verso fine marzo cinque deputati dell’HDZ uscirono dal proprio gruppo parlamentare in protesta contro la riforma ottenendo persino la benedizione del clero cattolico sia bosniaco che della Croazia. Il 29 marzo, durante la Conferenza episcopale riunita Croazia – Bosnia a Sarajevo, L’arcivescovo Vinko Puljić122 confermò che i vescovi della BiH avrebbero sostenuto solamente i cambiamenti costituzionali che avrebbero assicurato la parità di diritti del popolo croato. Inoltre il cardinale zagabrese Josip Bozanić, espresse il pieno sostegno dei vescovi di Croazia all’arcivescovo Puljić. Egli, poi, affermò che i cambiamenti proposti avrebbero legalizzato una situazione ingiusta, il cui fondamento era l’esistenza delle due entità, all’interno delle quali i croati non godevano di diritti pieni. L’arcivescovo aveva anche attaccato la Comunità Internazionale, affermando che essa si sarebbe “lavata le mani” dell’accordo di Dayton da essa stessa creato. E Dayton, a detta del prelato, sarebbe stato l’unico passo logico per annullare le ingiustizie presenti, sottolineando anche il fatto che in BiH dalla fine della guerra sarebbe stata dimezzata la presenza croata sul suolo del paese. Intanto le richieste e gli appelli dei vescovi cattolici rimanevano inascoltate e sia la UE, sia gli USA spingevano nuovamente affinché fossero approvate le riforme. Tihić, in un’intervista al quotidiano “Dnavni Avaz”, riferì che le spinte internazionali si stavano facendo sempre più pesanti. Ormai i partiti si erano divisi in due fronde. Da una parte il cosiddetto “blocco patriottico” rappresentato dai tre partiti Stranka za BiH, SDU e BOSS,

121 Da un’intervista tratta dal sito di Nezavisne Novine, www.nezavisne.com, 21.03.2006

122 Dell’arcidiocesi di Vhrbosna. dall’altro i partiti che avevano firmato l’accordo (ovviamente tranne quei politici che si erano discostati dal proprio gruppo) e cioè SDA e Partito Socialdemocratico, i maggiori partiti della RS e l’HDZ. Il leader di quest’ultimo, come citato, era però quasi rimasto isolato. La parte di partiti avversi alle riforme, in particolare, usarono toni molto duri sostenendo che con il nuovo meccanismo sarebbero bastate quattro persone per bloccare tutto l’apparato statale. Per contrastare questo presunto blocco istituzionale, l’SBiH aveva riproposto la propria costituzione, che avrebbe previsto l’eliminazione delle entità su base etnica a favore di regioni su base geografica e funzionale. Questo in linea con il suo fondatore, Silajdžić, il quale da firmatario di Dayton in veste di ministro degli esteri di Izetbegović, era diventato strenue difensore della “Bosnia dei cittadini”, ovvero alla riforma totale di Dayton stessa. Ma il punto più contestato, la minaccia più sbandierata dall’SBiH era rappresentata dall’ipotetica possibilità della BiH di dissolversi proprio in conseguenza agli accordi di Dayton e al “trasferimento di sovranità da stato centrale a entità”123. Inoltre emerse che fu il capo della comunità islamica bosniaca, il reisu-l-ulema Mustafa efendi Cerić124, a spingere affinché Silajdžić proponesse una nuova proposta di riforma costituzionale. Nel frattempo i toni dei rappresentanti religiosi cattolici e musulmani venivano smorzati o dalle rispettive componenti politiche, oppure da altri elementi religiosi, come nel caso del Rijaset della comunità islamica che, pur utilizzando espressioni ambigue, esortava a lavorare tutti insieme per una costituzione migliore. In un’intervista, il presidente dell’HDZ Dragan Covic125, propose persino la terza entità in maniera palese, nel tentativo di riunificate il partito e i deputati in contrasto con lui (a Mostar, gli ex combattenti dell’HVO avevano annunciato la fondazione di un partito proprio).

123 Tratto da www.avaz.ba, 22.03.2006 124 Ibidem 125 Ibidem 2.7.8 Aprile, il voto viene rinviato.

A causa delle condizioni sopra descritte, il voto che avrebbe dovuto confermare gli accordi costituzionali venne posticipato al 4 maggio (invece che il 4 aprile come previsto già da tempo) in quanto sembrava sempre più difficile poter raggiungere un accordo nei tempi prestabiliti e di ottenere una maggioranza che appariva sempre più vacillante. Il mese di aprile fu aperto con una notizia che ancora una volta andava a mettere in dubbio i risultati di Dayton: i simboli, le bandiere e gli inni di RS e FBiH erano stati dichiarati incostituzionali in quanto discriminatori nei confronti delle minoranze etniche presenti sui rispettivi territori: cioè bosgnacchi e croati in RS e serbi in FBih. Ciò avrebbe fatto presagire a molti la possibilità che ben presto la Corte Costituzionale126 si sarebbe potuta esprimere anche riguardo al nome stesso della RS. Inoltre ci fu un mezzo scandalo a causa di un articolo del settimanale “Fokus” di Banja Luka in cui si affermava che Silajdžić sarebbe stato dichiarato dagli USA come “personaggio non gradito” a causa di suoi presunti contatti pericolosi. A causa di ciò, sempre secondo il settimanale, gli sarebbe stato negato il visto d’ingresso negli USA. La notizia venne immediatamente smentita dall’interessato, ma delineò bene il livello di scontro politico a cui ormai si era arrivati proprio a pochi giorni dalle scadenze per la commissione incaricata di formulare il testo degli emendamenti alle riforme. Il 7 aprile, poi, avvenne un fatto eclatante: fu ufficializzato lo “scisma” del principale partito croato, l’HDZ rinominato HDZ1990 per sottolineare il ritorno alle origini. Ancora una volta, questo evento era il risultato delle discussioni attorno alle riforme costituzionali attorno le quali si stava rimodellando anche il pensiero del nuovo HDZ. Infatti da quel momento fu un solo rappresentante del partito a parlare di terza entità, isolato dall’opinione ormai prevalente che le entità dovessero essere eliminate.

126 M. Moratti, “Bosnia Erzegovina: prove di normalità” tratto da www.osservatoriobalcani.org, 05.04.06 L’11 aprile il quotidiano bosniaco “Avaz”127 riportò le parole di una lettera di Condoleeza Rice ai partiti firmatari. Ella si augurava nuovamente che i partiti della BiH rispettassero “le promesse fatte a Washington”. Questo augurio, insieme alle dichiarazioni di Douglas McElhaney il quale si aspettava l’appoggio del parlamento della BiH alle riforme, furono contrastate dal parlamento stesso. Lo stesso Mirsad Cerman, presidente della commissione parlamentare incaricata di relazionare sugli emendamenti proposti, dichiarò di non escludere un parere negativo della commissione stessa (che si sarebbe dovuta riunire il 18 aprile) a causa della mancanza di un numero significativo di deputati favorevoli (cinque membri si erano già espressi contrari). Nuovi emendamenti, poi, vennero proposti in seguito, durante un’assemblea parlamentare aperta anche alla società civile nella quale era spiccata l’assenza dei rappresentanti della presidenza. Un nuovo colpo assestato alla diplomazia internazionale fu la constatazione che centinaia di milioni di marchi provenienti dall’IVA (introdotta proprio nel 2006) erano stati bloccati128 su conti comuni. Infatti la RS aveva operato un drastico ostruzionismo sull’aggiornamento dei coefficienti (operato da un’istituzione comune), fino a quel momento favorevoli a loro, assolutamente sfavorevoli alla FBiH. Successe esattamente come nella vicenda della riforma della polizia. La RS utilizzò anche in questo caso il proprio “veto” come strumento politico per perseguire i propri fini. E’ attorno alla cosiddetta “seconda fase”, prevista dai fautori della riforma dopo le elezioni di ottobre, che l’8 aprile era intervenuto il Presidente dimissionario della Camera dei Rappresentanti di BiH Špirić, quasi a confermare i sospetti sopra esposti. Infatti egli dichiarò129 che se ci fosse stata in programma l’eventuale eliminazione delle entità, i partiti serbi, facendosi portavoce dei timori dei loro elettori, avrebbero sicuramente votato contro. Questo perché l’eliminazione delle entità o la riduzione dei loro poteri non sarebbe mai potuta essere la chiave per la prosperità del paese.

127 Ibidem 128 Fu il direttore inglese della Direzione delle imposte dirette (con sede a Banja Luka) Jolly Dixon a bloccare i conti. I politici della RS tentarono di rimuoverlo senza successo. Per questo da essi venne accusato di abuso di potere. 129 “Nezavisne Novine”, 08.04.06 2.8 Le riforme: una questione aperta anche dopo il voto di maggio?

Al momento della redazione del presente lavoro, si stava attendendo a breve la votazione di maggio delle riforme.130. Compiere una previsione sull’esito delle stesso sarebbe molto difficile e non rientra negli scopi della presente ricerca. Tuttavia, nel riportare le dinamiche politiche createsi nel corso degli ultimi mesi tra BiH, UE e diplomazia statunitense, si sono delineati alcuni punti chiave che è bene ribadire. Essi confermano una volta di più il caos che regna all’interno delle istituzioni della BiH e tra le varie diplomazie, spesso in difficoltà nel comprendere le complessità del paese. Innanzi tutto bisogna sottolineare le polemiche interne alla BiH, nella quale persistono ancora, a distanza di undici anni, le barriere ideologiche createsi con il conflitto degli anni Novanta. Queste impediscono il dialogo, spesso anche all’interno degli stessi partiti. Ci si domanda quanto siano rappresentative della reale volontà dei cittadini della BiH o, piuttosto, quanto esse nuocciano alla stessa maturazione civile della società del paese. Proprio perché, salvo rari casi in cui si è invocata una soluzione simile131, nessuno ha mai operato una seria attività di sondaggio per indagare la volontà dell’opinione pubblica, pare che le istituzioni portino avanti un discorso politico autoreferenziale e tema il responso di un eventuale referendum132. La propaganda che aveva preceduto la guerra e di cui è stato riportato nel capitolo I133, aveva creato quasi dal nulla falsi timori che poi si sarebbero rivelati sconvolgenti per il paese: essa sembra riproporsi nello scontro politico, con toni più pacati e con allarmismi di molto inferiori, ma ugualmente nocivi per un paese che aspiri all’ingresso in UE. Lo scollamento tra i reali problemi, le reali intenzioni dei cittadini e le proposte che vengono portate avanti dalla classe politica, appare sempre più ampio. La Comunità internazionale, impersonata dalla UE, dall’operato dell’ambasciatore statunitense e dal ruolo dell’AR, pare molto in difficoltà. Sembra lavorare assiduamente per le riforme costituzionali e per permettere alla BiH di compiere il proprio ingresso nella UE. Ma allo stesso tempo si ritrova a fare i conti con un bilancio forse non troppo positivo di dieci anni di diplomazia

130 Mancavano solamente due settimane al voto. 131 Cfr p.73 132 Ibidem 133 Cfr Cap. I, par. 1.3.3 nel paese balcanico, ritrovandosi di fronte gli errori di una Dayton che viene nuovamente riproposta seppur in maniera differente. Infatti le riforme costituzionali sviluppate dalla diplomazia USA, assomigliano molto all’attuale struttura che il DPA assegnò alla BiH nel 1995. Di fronte a questo scenario non ci si dovrebbe domandare solamente quale potrebbe essere l’esito della votazione attorno le riforme. Piuttosto bisognerebbe interrogarsi sull’opportunità di condurre delle trattative così importanti in così breve tempo e proprio in un momento ancora poco favorevole per la BiH, accelerando un processo che forse richiederebbe un’attenzione diversa da parte della Comunità internazionale. CAPITOLO III Bihać e il Cantone Una – Sana, indicatori generali

Per compiere un’attenta analisi della attuale situazione della città di Bihać è necessario operare uno studio che contestualizzi il soggetto della ricerca all’interno della regione in cui opera. E’ quindi opportuno fornire i dati non solo della città di Bihać, ma di tutto il Cantone Una – Sana134. L’economia della città è strettamente legata alle condizioni cantonali e non è possibile descrivere la situazione socio- economica di Bihać e prevederne le future potenzialità di ripresa senza i dati socio economici del Cantone intero. Infatti, per compiere questa parte descrittiva, ci si è avvalsi di due testi: la strategia cantonale135 e uno più specifico sulla città di Bihać136. I dati più recenti reperiti risalgono al 2003, ma danno un’idea molto realistica anche dell’attuale situazione. La crisi economica successiva alla guerra e la mancata ripresa hanno avuto tre cause principali, oltre ovviamente ai danni diretti del conflitto:

a) Crisi di un soggetto economicamente forte come l’Agrokomerc, il quale garantiva occupazione per migliaia di lavoratori; b) Privatizzazioni mal gestite; c) Distribuzione delle risorse tra livello centrale e locale come già visto nel capitolo precedente.

E’ chiaro, quindi, che questi due elementi vanno visti in un’ottica più ampia della singola città di Bihać. Iniziamo questo capitolo citando rapidamente alcuni dati relativi ai danni bellici. Punto di partenza fondamentale per comprendere la situazione attuale della città di Bihać. I danni provocati dalla guerra sono tuttora di grave entità soprattutto per l’apparato industriale e per le zone rurali che circondano la città, il fronte era

134 D’ora in poi USC 135 “Socio – Economic analysis of the Una Sana Canton” Economical Institute of Bihać University, Bihać May 2004. 136 Luca Lanzoni, Laura Stefani “Bihać e il fiume. Città e ambiente nella ricostruzione della Bosnia”, Ed. Opus 2002. attorno a Bihać137. Ciò ha significato che gli edifici distrutti si sono concentrati nella aree di campagna (circa l’80% di edifici danneggiati e in alcuni casi dei villaggi sono stati completamente rasi al suolo), mentre la città ha subito danni solamente al 10% degli edifici138. Mancano dati specifici anche per gli edifici pubblici danneggiati. Uno dei principali di cui si è a conoscenza è quello che riguarda gli edifici educativi andati persi dopo la guerra: da un totale di 243 unità, sono passati a 63 unità dello stato attuale. Per quanto riguarda le unità residenziali, sono state ripristinate 1384 edifici, collocati soprattutto nelle aree rurali (solo 157 a Bihać). Inoltre sono stati ripristinati 12 edifici scolastici e le strutture ospedaliere e assistenziali139. La città ha sofferto le distruzioni del conflitto in maggior parte nelle sue zone esterne, conservando così buona parte del suo centro storico originario. Il rilancio della città dal punto di vista abitativo e culturale potrebbe avvenire in maniera piuttosto semplice proprio per questo. Infatti sono allo studio del Comune alcuni interventi che valorizzino il centro storico.

3.1 Indicatori generali socio economici: USC e Bihać.

I’USC è uno dei dieci cantoni della Federazione della BiH. E’ stato costituito il 27 maggio 1995 e possiede una propria Costituzione, poteri legislativi, giuridici ed esecutivi con una certa indipendenza nel processo decisionale. In accordo con la sua posizione geografica, l’area dell’USC presenta un’economia regionale omogenea che differisce dalle altre regioni della BiH. Essa confina a sud e a sud – est con la repubblica di Croazia. La sua posizione geografica è molto favorevole perché copre l’area nella direzione di due corridoi principali dell’Europa orientale – Mediterraneo – Medio Oriente, ma essa confina principalmente con la Croazia. Il porto più vicino è quello di Rijeka, il quale è situato a 200 chilometri da Bihać, la capitale del cantone, mentre l’aeroporto più prossimo è a Zagabria, a 165

137 Cfr Cap. I, par. 1.4.1 138 Ibidem 139 Ibidem chilometri di distanza. Il traffico stradale e ferroviario si sta sviluppando rapidamente nel Cantone Una-Sana. L’area del Cantone possiede un importante patrimonio naturalistico che è caratterizzato per la sua originalità, varietà e spettacolarità. Questo patrimonio è costituito essenzialmente dalle acque e dalle foreste. Inoltre è ricca di un gran numero di minerali, terme e acque termali. Le più famose sono quelle della località di Tomina Ilidža vicino a Sanski Most e Gata vicino a Bihać. Le caratteristiche di queste acque non sono ancora state adeguatamente studiate dal punto di vista idrologico, geologico, fisico – chimico, batteriologico ed energetico, quindi un loro utilizzo appropriato risulta molto complesso. Grande risorsa del Cantone sono le foreste sub –mediterranee e continentali, di eccezionale bellezza e con un alto livello di conservazione. La superficie totale dell’USC è di 4.125 m2 il quale rappresenta il 15,80 % dell’intera superficie della FBiH e l’ 8,06 % dell’intera superficie della BiH. La posizione economico – geografica della USC è sicuramente una delle più avvantaggiate dell’intera BiH. Essa gravita attorno ad alcuni dei maggiori centri più sviluppati dell’Europa, come Zagabria, Rijeka, Ljubljana, Triste, Venezia, Graz, Salisburgo, ecc.. Questa posizione favorevole può diventare una incredibile opportunità e può fornire alla BiH un “ponte” che colleghi il paese all’economia dell’Europa occidentale. Il Cantone dovrebbe quindi puntare e capitalizzare le proprie risorse verso questa opportunità. L’USC è territorialmente e politicamente diviso in otto municipalità140. Dopo la guerra e con gli Accordi di Dayton, il Cantone ha subito alcune variazioni nei suoi confini. Per esempio, alcune municipalità sono state private di porzioni più o meno consistenti del proprio territorio141. Secondo il censimento del 1991 nel Cantone US, la percentuale di Bosniaco/Musulmani era del 69,4%, i Croati erano il 3,2%, i Serbi il 23,7%, mentre le altre etnie presenti rappresentavano il 3,7% del totale.

140 Bihać, Sanski Most, Cazin, Ključ, Velika Kladuša, Bosanska Krupa, Bužim, Bosanski Petrovac. La capitale del Cantone è Bihać con 53.000 abitanti. 141 L’attuale Bosanska Krupa è il 60% del totale del territorio sotto la sua amministrazione prima della guerra, il 30% di esso, ora, appartiene alla municipalità di Bužim e il 10% all’Entità dei serbi. La municipalità di Sanski Most è l’80% della superficie pre-bellica, Bosanski Petrovac e Ključ il 90%, mentre Drvar solo il 26%. Le stime del 2002, in assenza di un censimento ufficiale del paese, hanno calcolato che l’USC ha 307.124 abitanti, approssimativamente con questa struttura d’età142:

- 0-14 anni ...... 24,3% - 15-64 anni ...... 65,3% - 65+ anni ...... 11,0%

Questi parametri confermano che la composizione della popolazione nel Cantone è molto favorevole. Il numero di abitanti per m2 è 73,74, mentre nella Federazione di BiH è 88,89. Questo dato conferma che la popolazione per m2 nell’USC è minore di 15,24 abitanti per m2 rispetto alla popolazione della FBiH. I gruppi religiosi sono composti dalla Chiesa Ortodossa, da quella Cattolica e dal gruppo musulmano. Questo rappresenta numericamente il gruppo predominante. A causa del ritorno dei rifugiati e degli scampati alla guerra, l’USC è diventato un cantone multietnico.

PRINCIPALI INDICATORI SOCIO-ECONOMICI DELLA USC E DELLA FBiH INDICATORI Federazione USC Area in km 2 26.110,5 4.125,0 Numero totale di abitanti 2.323.339 304.181 (13,09 presenti (stimati al %) 31/12/03) Numero di abitanti per km2 88,98 73,74 GDP in 000 KM nel 2003 7.846.000 742.340 GDP pro capite in KM (2002 2.805,0 2.694,0 per numero totale di abitanti) Percentuale di occupati 16,67 9,96 % rispetto al totale della popolazione Tasso di disoccupazione (nel 43,42 % 49,04 % 2003) Stipendio medio netto mensile 524,18 505,03 in KM ( nel 2003) Paniere di base in KM (nel 457,93 447,51 2003) Stipendio medio netto in 114,47 % 112,85 % proporzione al paniere di base 142 Ibidem Export in 000 KM (nel 2003) 1.812.939 97.410

Import in 000 KM (nel 2003) 5.769.645 342.877 Import - Export 31,42 % 28,4 %

Numero di operatori d’affari 29.710 3.441 registrati al 31/12/02 Media delle persone occupate 387.381 31.492 (nel 2003) Numero di disoccupati 297.328 30.312

Tabella 2.Principali indicatori socio-economici nell’ USCe nella FbiH143

Ia media degli occupati nella FBiH era 387.381 nel 2003, mentre nell’USC era di 31.492 . Prima dell’ultima guerra solo la municipalità di Bihać aveva avuto 21.000 occupati. Il numero dei disoccupati nella FBiH era di 297.328 nel 2003, mentre nell’USC era di 30.312. Il tasso di disoccupazione nella FBiH era del 43,42% nel 2002 e raggiunge il tasso del 49,04% nell’USC. E’ un dato davvero preoccupante a causa del suo valore estremamente elevato. Un altissimo tasso di disoccupazione è presente nell’USC e non è presente un’assunzione di base per un’occupazione più alta e più produttiva. I bassi salari, in percentuale più bassi nel cantone rispetto alla Federazione, comportano numerosi disagi per la popolazione. In particolare, riguardo al così detto “paniere”, la vita sembra avere un costo eccessivo per una famiglia che abbia quattro o più componenti. Il valore dei beni esportati nell’anno 2003 era di 1.812.939.000,-KM nella FBiH, mentre nell’USC era di 97.410.000,-KM144.

143 USC Strategija. 144 Prima dell’ultima guerra solol’«Agrokomerc» di Velika Kladuša aveva avuto un valore annuale di esportazioni di 72.000.000,-USD o il «Kombiteks» di Bihać aveva ottenuto esportazioni per un totale di 40.000.000,-KM. 3.1.1 Terreni coltivabili e foreste.

Terreni in km2 N°: Municipalità Suolo Campi Totale Foreste Terre e Area della coltivabile arati foreste Municipalità 1 Bihać 104.89 38.62 143.51 526 669.51 900 2 Sanski Most 239.58 72.71 312.29 383 695.29 781 3 Cazin 164.55 133.64 298.19 101 399.19 356 4 Velika 149.92 120.64 270.56 93 363.56 331 Kladuša 5 Ključ 84.36 8.32 92.68 208 300.68 358 6 Bosanski 83.5 2.4 85.9 401 486.9 709 Petrovac 7 Bosanska 168.85 91.9 260.75 270 530.75 561 Krupa 8 Bužim 51.16 49.25 100.41 47 147.41 129 USC in totale: 1046.81 517.48 1564.29 2029 3593.29 4125

Tabella 3.

L’industria del legname è sempre stata una delle maggiori attività nell’USC. In relazione al territorio della BiH le foreste della USC rappresentano il 9% del totale145 della foreste fornendo al Cantone le basi per un’eccellente industria del legname e per l’industria chimica. L’USC possiede foreste con legno di ottima qualità con riserve di legname per ettaro decisamente superiori alla media del resto del paese. Sfortunatamente la situazione dell’industria del legno versa in gravi condizioni, sia nella USC, sia nel resto della BiH e questa branca dell’industria sta attraversando un periodo molto serio. Il totale delle risorse forestali sono rappresentate da 149.772 ettari pubblici e 41.108 ettari di suolo privato. Prima della guerra l’industria del legno era la più rilevante e redditizia attività della BiH. In totale rappresentava il 30% dell’economia di tutta la BiH e il 17% del totale del Cantone. Le distruzioni della guerra hanno danneggiato e devastato la maggior parte della capacità produttiva, le strutture e i raccordi commerciali sono stati danneggiati gravemente o distrutti irrimediabilmente. Ciò ha rappresentato un passo indietro nei termini di modernizzazione dell’industria e un rallentamento per quanto riguarda le

145 Ibidem privatizzazioni. Le ditte già privatizzate non hanno avuto la possibilità di svilupparsi e di crescere. Infatti la maggior parte delle industrie privatizzate sono rimaste di piccole dimensioni, incapaci di sviluppare la lavorazione di prodotti finiti e costrette a limitarsi al taglio del legname e all’esportazione di prodotti semi – lavorati. La guerra ha rallentato e ha spezzato sul nascere la capacità produttiva di un’industria così promettente e così redditizia anche perché ha comportato la perdita di tecnologia e di lavoro specializzato. La sfida per il Cantone, ora, è rappresentata dal potenziamento di tutte le piccole industrie del legname che ora sono piccole imprese e manifatture private e spesso a direzione famigliare L’USC possiede 1.564,29 km2 di terreni coltivabili e 517,48 km2 di campi arati. Ma il territorio non è ricco di grano. Le cifre sono di 23-30 centesimo per ettaro146. La produzione in cui la USC ha un vero vantaggio riguarda la produzioni di ortaggi, piccoli frutti e la produzioni di latticini.

3.1.2 Risorse minerarie.

Minerali Luogo Deposito/Quantità Municipalità Bihać Bauxite Pritoka-Tihotina- in fase di accertamento Trovrh, Skočaj Bihaćite (pietre Maskara, Ružica Produzione stimata decorative) 10000 m3 / Anno dolomite Gata 516.000 m3 dolomite Dobrenica 2.628.000 m3 dolomite Palež 263.000 m3 dolomite Lipa sconosciuta calcare Pritoka In fase di esplorazione gesso Zona: Bihać-Kulen Deposito di Breščić / Vakuf-Martin Brod 7.045.000 t

Tabella 4.

146 In Slavonia e in Vojvodina sono attorno agli 80-100. Il Cantone US gode di una rilevante produzione e ricchezza di materiali minerari. Sia per l’edilizia, sia per quanto riguarda i materiali minerari decorativi. La stessa Bihać, nella zona del suo comune, può trarre ottimi profitti dallo sfruttamento minerario. Purtroppo lo sfruttamento minerario a larga scala rimane per il momento solo una importante potenzialità. Infatti vi sono ancora molti problemi da risolvere, primo fra tutti quello delle licenze e delle concessioni. La Strategia Cantonale qui presa in esame, si augura di poter raggiungere la piena produttività nel lungo periodo, quindi non immediatamente. Anche perché alcuni giacimenti esistenti dovrebbero sorgere nella zona del futuro Parco della Una. Ciò implicherebbe compiere una scelta tra la produzione mineraria e la valorizzazione naturale del territorio, con il conseguente potenziale sviluppo turistico.

3.2 Popolazione dell’USC.

L’USC segue il percorso della situazione dell’intera BiH, dal medioevo (da citare l’Impero Ottomano e la diffusione dell’Islam in tutta quest’area), ed è determinata dalle tre etnie principali le quali sono prima di tutto da distinguersi su base religiosa: i bosniaci – musulmani, i serbi – ortodossi e i croato – cattolici. In riguardo alle enormi somiglianze in termini di lingua, cultura e storia, queste categorie etniche sono iniziate a sorgere a partire dalla fondazione e dall’espansione delle dottrine nazionalistiche. Queste causarono, dopo la dissoluzione della Jugoslavia, la recente guerra del 1992 – 1996. Le conseguenze di questa guerra hanno ovviamente comportato delle variazioni demografiche significative. Questi cambiamenti sono avvenuti ovviamente anche nell’USC, come dimostrato nella tabella qui di seguito. 3.2.1 Livello demografico della popolazione

Municipalità/Cantone 1991 2001 2002 2003 USC 371705 305905 307124 304181 Bihać 70732 60325 60511 60707 Sanski Most 56407 64469 64527 60537 Cazin 63409 60387 60772 61094 Velika Kladuša 52908 49317 49580 49841 Ključ 37391 15984 16027 16020 Bosanski Petrovac 15621 8251 8213 8151 Bosanska Krupa 58320 29299 29423 29580 Bužim 16917 17873 18071 18251

Tabella 5147.

Nel periodo dal 1991 fino al 2003148, vi sono stati alcuni importanti cambiamenti nella zona dell’USC. Nel 1991 c’erano 371.705 abitanti, nel 2001 si erano ridotti a 305.905, nel 2003 erano passati a 304.181. Vi è stato, quindi, un calo demografico dal 1991 al 2003 di 67.524 abitanti. I più grandi cambiamenti si possono riscontrare nelle zone di Ključ, Bosanska Krupa e Bosanski Petrovac. La municipalità di Bihać, così come le altre più grandi, non hanno subito variazioni così rilevanti (seppur il calo demografico sia vistoso anche in questi comuni) per alcuni aspetti rilevanti: in primo luogo non ci sono stati i cambi di confine conseguenti alla guerra (e ciò ha comportato un importante calo demografico) che invece vengono rilevati nelle altre municipalità già citate in precedenza. In secondo luogo le città più grandi, in seguito alla guerra, sono state il centro dell’immigrazione interna dalle campagne.

3.2.2 Le etnie nell’USC in percentuale

Nel periodo 1991 – 2002, ci sono stati alcuni importanti e significativi cambiamenti nella struttura della popolazione dell’USC. Confrontando le cifre del 1991 con quelle del 2002, c’è stato un aumento di popolazione bosgnacca, la quale è passata da 265.639 a 290.018 persone, mentre il numero dei croati è calato da 7.403 a 5.596 persone. La popolazione serba è a sua volta scesa, passando da

147 USC Strategija. 148 Ultimi dati demografici disponibili 85.228 a 10.262 persone. Le statistiche dello stesso periodo, fanno notare che è notevole anche il decremento di quella parte della popolazione che viene definita sotto la categoria “altri”: da 13.435 a 1.248 persone. In percentuale, nel 1991 i bosgnacchi erano il 71,47% della popolazione, i serbi il 22,93% mentre i croati e gli “altri” erano il 3,61%149. Queste percentuali sono notevolmente cambiate, come si può vedere dai dati del 2002. I Bosgnacchi erano il 94,43%, i serbi il 3,34%, i croati l’1,83% e gli “altri” lo 0,41% dell’intera popolazione. Questo è il risultato sia della pulizia etnica, sia delle migrazioni interne post belliche, conseguenza della costruzione di una BiH non unita. Infatti150, solo il ritorno della popolazione alle proprie case e ai loro possedimenti pre-bellici sarà possibile creare una BiH unita e matura per l’integrazione in EU.

3.2.3 Popolazione per età a Bihać e nell’USC

Fas 0-7 8-15 16-65 >65 ce d’et à Fas M F Tot M F Tot M F Tot M F T ce o per t sess o US 31482 29787 6126 16624 15807 3243 120419 11105 23146 12104 17133 2 C: 9 1 0 9 9 2 3 7 Bih 5701 5592 1129 2891 2746 5637 24183 24019 48202 2393 3537 5 ać 3 9 3 0 Tabella 6151.

149 Ibidem 150 Ibidem 151 USC Strategija. La tabella 6 mostra la composizione della popolazione del Cantone per fasce d’età confrontandola con la composizione di Bihać. La composizione per fasce d’età è determinata dalle colonne a) da 0 a 7 anni, b) da 8 a 15 anni, c) da 16 a 65 anni e d) oltre i 65 anni. Ciò significa che 61.269 (18%) persone della USC hanno tra 0 e 7 anni, 32.431 (9%9) sono tra 8 e 15 anni, 231.469 (65%) sono nella fascia d’età compresa tra i 16 e i 65 e 29.237 (8%) persone hanno più di 65 anni. Inoltre si rileva che 173.659 (49%) sono di sesso femminile, mentre 180.747 (51%) sono i maschi152. Inoltre bisogna fare alcune precisazioni. La popolazione, nonostante l’elevato numero di vittime civili (3500) nel corso del conflitto, ha avuto un incremento di cittadini bosgnacchi. Ciò è dovuto principalmente alla forte immigrazione interna dalla RS153, ma soprattutto per l’immigrazione interna al Cantone. Delle 6832 persone insediatesi a Bihać dopo la guerra il 55% è rappresentato dai movimenti interni al Cantone, il restante dalla RS. La comunità serba è stata la più colpita nella municipalità. Dai 12.689 cittadini presenti all’inizio del conflitto, sono passati a 1.050 persone. Il Displaced Person status154 ha calcolato che la popolazione di Bihać è passata da 70.886 persone (cifre del censimento del 1991) a 53.614 nel 2000, con un saldo negativo del 24%. E’ importante sottolineare che gli spostamenti di popolazione interni alla municipalità e al Cantone sono stati migrazioni dai centri rurali alla città, soprattutto per cause economiche. Inoltre non è possibile calcolare per mancanza di dati le variazioni demografiche causate dalle variazioni confinarie della municipalità. In particolare ciò riguarda il paese di Martin Brod e alcune aree che facevano parte della municipalità di Drvar. Principali parametri demografici della municipalità di Bihać e dell’USC: 1991 Densità della pop. (abit./km2) Insediamenti Famiglie Persone per 1991 2002 famiglia Bihać 49 18909 3.7 78.59 67.23 USC 249 87801 4.03 86.01 74.45 Tabella 7.

152 Le stime demografiche di Bihać prevedono che tra il 2000 e il 2020 ci sarà un aumento di popolazione che farà passare gli attuali 50.000 abitanti a 70.000. 153 In particolare da Prijedor e da Banja Luka. 154 DPs 3.2.4 Incremento naturale della popolazione: Bihać e USC

1991 1996 2001 Nati Morti Increment Nati Morti Incremento Nati Morti Increment o naturale naturale o naturale Biha 1188 538 650 1049 439 610 788 417 371 ć US 5993 2746 3247 4746 1663 3083 3497 1941 1556 C

Tabella 8.

Oltre alle nascite e alle morti, c’è un altro fattore importante che va sottolineato per comprendere l’andamento della popolazione nell’USC: le migrazioni. Come per tutta la BiH, anche l’USC ha sofferto di questo fattore particolarmente nell’ultimo decennio. Esistono due tipi di migrazioni che vanno evidenziate: le migrazioni in seguito alla guerra e caratterizzate dal fattore etnico, quindi la categoria degli espulsi e dei dispersi in guerra. Inoltre esiste un secondo tipo di migrazione, avvenuta nel dopo guerra, legata soprattutto alla qualità della vita. I bassi standard di questa hanno causato l’esodo più rilevante nell’ambito delle migrazioni. La maggior parte delle persone che decidono e che hanno deciso di emigrare all’estero appartengono alle classi più istruite e ciò rende ancora più drammatico questo fenomeno. 3.3 Applicazione delle leggi sulla proprietà nell’USC

Totale Richieste Decisioni Risoluzioni Tasso di richieste eseguite in % Bihać 2512 2510 1919 76,39 USC 11155 10952 9845 88,26

Tabella 9.

Il diritto alla proprietà, essendo alla base di ogni società democratica, è stato una delle priorità del dopo guerra in tutta la BiH. Questo perché la guerra del 1992- 1995 ha violato, tra le altre cose, anche questo diritto fondamentale. La tabella mostra i risultati ottenuti in questo campo. Anche se il lavoro è ancora in fase di ultimazione, sembra che esso ben presto potrà essere completato.

3.4 Mercato del lavoro, occupazione e disoccupazione.

In BiH, le seguenti attività sono di competenza dello stato e delle agenzie istituzionali di impiego: conseguimento degli indicatori, regolazione dei traffici, registrazione degli impieghi, assistenza per i disoccupati, eventuali corsi di professionalizzazione. Il sistema delle agenzie di assunzione è gestito a livello delle entità. Nella Federazione il sistema prevede che a livello superiore vengano prese le decisioni e venga stabilito il funzionamento delle agenzie. L’amministrazione e la gestione di esse è sussidiariamente devoluto ai cantoni e alle municipalità. Non esiste un’istituzione simile a livello della BiH, ennesima prova delle divisioni interne del paese. Le statistiche155 ci dicono che nell’USC c’era il 41,1%156 di persone disoccupate157 rispetto alla popolazione attiva. Le donne rappresentano il 46,3% del totale dei disoccupati. Più del 30% dei disoccupati sono invalidi di guerra, mentre le famiglie di militari morti durante il conflitto e di veterani, rappresentano

155 Dati aggiornati al giugno 2002, USC Strategija. 156 In FB&H 42%, nella RS 39%. 157 Registrate all’Ufficio di Collocamento. il 4%. Circa il 34% della popolazione158 credono che la disoccupazione sia il principale problema del paese. La crescita della disoccupazione è il risultato prevedibile della guerra e della errata gestione delle privatizzazioni. La disoccupazione è la principale causa di povertà del paese ed è maggiormente diffuso tra i giovani e i rifugiati. Le persone con un livello di istruzione inferiore hanno minori possibilità di essere assunte. Il raggiungimento di un pieno sviluppo del paese passa soprattutto per alcuni punti fondamentali. Essi sono: evitare la dispersione all’estero delle persone con un livello di educazione superiore, recupero dell’economia, stabilizzazione dei problemi legati alla proprietà e la stabilità del paese. Più di 92.000 giovani ha lasciato il paese nel periodo compreso tra il 1996 e il 2001 e moltissimi giovani sono in attesa del visto per emigrare all’estero. Sfortunatamente non esiste ancora una strategia precisa per limitare questo fenomeno.

3.4.1 Occupazione.

Occupazione per municipalità dell’USC nel 2002 Municipalità Occupati % dal totale della % dalla popolazione popolazione attiva Bihać 10132 16,74 25,71 Bosanska Krupa 2204 7,49 11,61 Bosanski Petrovac 1116 13,59 20,64 Bužim 880 4,87 7,90 Cazin 4872 8,02 12,50 Ključ 1646 10,27 16,90 Sanski Most 4707 7,29 10,27 Velika Kladuša 5625 11,35 18,02 USC 2002 31182 10,15 15,54 USC 2003 31492 10,35 14,86 Federazione BiH nel 387381 16,67 23,68 2003

Tabella 10.

La tabella 10159 mostra il tasso di occupazione per municipalità nel 2002. Il totale degli occupati nell’USC era di 31.182, mentre nella Federazione era 394.132. Bihać vanta il più alto tasso di occupazione dell’USC, cioè 10.132 o il 23,49% del

158 38,6% nella FB&H e 26,7% nella RS. 159 Ibidem totale degli occupati nel Cantone. Rispetto alla popolazione attiva gli occupati di Bihać rappresentano il 16,74% e il 25,71% della popolazione attiva. Questi indicatori ci rendono l’idea della situazione post bellica del mercato del lavoro di Bihać e della sua situazione attuale a livello industriale se messi a confronto con i dati precdenti la guerra. Basti pensare che prima del conflitto a Bihać le persone occupate erano 21.000, la maggioranza delle quali era impiegata nel settore economico e il resto nell’amministrazione pubblica. La situazione è ancora peggiore nelle altre municipalità del Cantone. Nell’USC gli occupati erano nel 2000 33.276, nel 2001 31.633, nel 2002 31.182 e nel 2003 31.492. 3.4.2 Occupati per settore.

Municipalità Settore Bihać Bos. Bos. Cazin Ključ S. Velika Buži Krupa Petrovac Most Kladuša m

A Agricoltura, 129 216 136 57 57 112 0 28 Legname,cacci a B Itticoltura 23 0 0 0 0 0 0 0 C Minerario 0 13 0 19 2 47 4 44 D Settore 1954 579 441 1577 407 679 3610 252 industriale E Energia el., gas 383 110 55 52 71 246 141 33 e acquedotti F Edilizia 551 141 10 429 121 375 179 31 G Commercio, 1251 106 55 298 187 223 114 31 riparazioni auto, Oggetti per le famiglie H Ristorazione 97 0 36 64 6 22 0 0 I Traffico, servizi 778 116 18 127 61 75 41 30 e connessioni J Interazioni 323 10 5 34 14 47 32 10 finanziarie K Servizi di 45 2 10 33 6 26 14 2 Business L Settore 1052 135 72 212 116 199 152 73 pubblico M Istruzione 825 284 94 632 181 434 511 204 N Sanità 1227 146 47 218 99 246 180 92 O Altri servizi 171 14 5 122 26 16 2 7 X Non definiti 1323 332 132 998 291 1960 645 43

TOTALE: 10132 2204 1116 4872 1645 4707 5625 880

Tabella 11.

Il numero maggiore degli occupati nell’USC è rilevato nel settore industriale (9.600). Questo è da ritenersi un fattore positivo per la ripresa economica. Seguendo il numero degli occupati per settore, troviamo il commercio con 2.264 occupati, l’edilizia con 1.837 occupati e la pubblica amministrazione con 2.011 occupati.

Municipalità Settore Bihać Primario 152 Secondario 2337 Terziario 6320 Non-assegnato 1323 Totale: 10132

Tabella 12.

Bihać è al secondo posto nel Cantone per gli occupati nel settore secondiario (2.337). Al primo posto degli occupati in questo settore c’è Velika Kladuša (3.755) e al terzo Cazin (1.663). Nel terziario Bihać è al primo posto per numero di persone impiegate (6.320), seguito da Cazin (2.169) e Sanski Most (1.663).

3.4.3 Occupazione per attività dal 1999 al 2002.

Un piccolo incremento dell’occupazione è accertato nei settori agricoli, forestali, della caccia e nei loro sottosettori dal 1999 al 2001. Anche se questi settori sono una delle principali attività a Bihać e in tutto il Cantone US e nonostante ci siano le potenzialità per incrementare ulteriormente i posti di lavoro, l’aumento occupazionale registrato e citato non è pienamente soddisfacente. Infatti la differenza tra gli occupati nei sottosettori ittici, minerari, industriali, energetici non è significativa. Inoltre è da segnalare una diminuzione degli impiegati nel settore edilizio160 che rappresenta un fattore d’allarme per tutto il Cantone. La spiegazione di tale fenomeno è da ricercarsi nella maggior facilità nell’immediato dopo guerra di reperire le risorse per la ricostruzione, soprattutto grazie ai finanziamenti esteri. La flessione occupazionale è quindi da ricercarsi nel cessazione di tali finanziamenti o nella loro abbondante diminuzione. Una flessione simile è riscontrata anche nel commercio. Dai 3.857 occupati in tale settore nel 2001 in tutto l’USC, sono passati a 2.265 nel 2002. Stesso discorso anche nel settore della ristorazione161.

3.4.4 Occupazione per fasce d’età.

2000 2001 2002 Municipal18-ità 31-50 >51 Totale 18- 31-50 >51 Totale 18-30 31-50 >51 Totale 30 30 Bihać 932 2836 215 3983 1273 3210 764 5247 1731 3678 874 6283 USC 9209 12577 2073 23859 9594 12964 2545 25103 10677 14050 2787 27514

Tabella 13.

Per comprendere l’andamento futuro occupazionale sia di Bihać, sia dell’USC è necessario valutare gli indicatori162 per fascia d’età dei disoccupati. La tabella indica secondo tre fasce principali il numero dei disoccupati negli anni dal 2000 al 2002. Nel primo anno preso in considerazione, il numero totale dei disoccupati è, nella prima fascia di 932 a Bihać e 9209 (39%) nell’USC, nella seconda categoria sono 2836 a Bihać e 12577 (53%) nel Cantone, nella terza categoria ritroviamo 215 a Bihać e 2.073 (8%) nel Cantone. Nel 2002, rispetto al totale cantonale dei disoccupati, c’erano 1731 disoccupati a Bihać e 10.677 (39%) nel Cantone per quanto riguarda la fascia d’età 18-30, 3678

160 557 di meno tra il 2002 e il 2001. 161 Da 1.612 a 225. 162 Ibidem disoccupati a Bihać e 14.050 (51%) nell’USC per la fascia d’età 31-50, 874 a Bihać e 2.787 (10%) nel Cantone per la fascia di persone sopra i cinquanta anni. I dati rilevano un aspetto importante e poco rassicurante per il futuro della città e del Cantone: le due fasce d’età con il tasso di disoccupazione più elevato sono le due più giovani (18-30 e 31-50). Ciò è da spiegarsi con l’emigrazione massiccia delle persone più giovani verso l’estero.

3.4.5 Tasso di disoccupazione.

Anni 2000 2001 2002 Tasso di disoccupazione 41,76 44,25 46,88

Tabella 14.

3.4.6 Disoccupazione per sesso ed età a Bihać e nell’USC.

14-18 19-50 >51 Municipalità Mas Fem Tot Mas Fem Tot Mas Fem Tot Bihać 1 2 3 2458 2951 5409 474 400 874 USC 21 32 53 10248 9055 19303 1425 775 2200

Tabella 15163.

Il numero maggiore di disoccupati nell’USC e a Bihać si ritrovano nella fascia d’età dei 19-50 (rispettivamente 5409 e 9055). A livello cantonale, in questo gruppo di persone, le donne sono il 47%, gli uomini il 57%. Per quanto riguarda il tasso di specializzazione e di istruzione dei lavoratori, il livello più elevato nel Cantone si riscontra proprio a Bihać.

3.5 Infrastrutture. 3.5.1 Caratteristiche del traffico.

L’USC è in una posizione molto favorevole dal punto di vista geografico perché è collocato in uno dei corridoi più importanti nell’asse Europa occidentale –

163 Ibidem Mediterraneo – Medio Oriente. Questa posizione dovrebbe favorire di molto lo sviluppo dei commerci e delle comunicazioni. Anche perché mette in comunicazione non solo la Croazia e gli altri paesi dell’Europa Occidentale, ma anche la parte restante dei paesi dell’Europa meridionale. Inoltre collega la capitale della BiH con le altri parti della BiH attraverso i 330 chilometri di ferrovia. 3.5.2 Traffico stradale e strade.

Esistono tre tipi di strade nel cantone: locali (all’interno delle municipalità), regionale (collegano le varie municipalità) e le strade principali. Purtroppo, nonostante la posizione favorevole del Cantone dovrebbe essere uno stimolo alla costruzione di infrastrutture adeguate al potenziale traffico commerciale, non esistono ancora le condizioni per la costruzioni di autostrade. A questo proposito, però, la Federazione ha in programma in un prossimo futuro, la messa in opera delle prime autostrade del Cantone per collegarlo al futuro “Corridoio 5C”, attraverso le municipalità di Velika Kladuša -Bihać – Sanski Most – Jajce – Travnik.

3.5.3 Ferrovie.

La ferrovia della Una è una delle più importanti vie per il trasporto di merci e passeggeri durante il periodo prebellico, connettendo da nord a sud la Bosnia con la regione adriatica e la parte nord occidentale della Bosnia con la regione della . Inoltre era uno snodo cruciale nelle comunicazioni interne con le repubbliche della ex – Jugoslavia e del resto dell’Europa in generale. E’ inutile sottolineare quanto importante potrebbe essere il ripristino di questa rete ferroviaria per il rilancia di Bihać, del Cantone e di tutta la BiH. La rete ferroviaria è stata seriamente danneggiata durante la guerra. Inoltre il traffico di merci e di passeggeri è notevolmente diminuito negli ultimi anni. Da sottolineare il fatto che non esiste, al momento attuale, una comunicazione diretta tra Bihać e il mare. Esso dista poche ore dalla città, un tempo era considerato un viaggio da farsi in giornata ed era normale visitare le coste dalmate in velocità. Oggi, a causa del problema dei visti e per le peggiorate condizioni economiche dei cittadini, operare un viaggio simile appare assolutamente proibitivo. Sia per la distanza da dover percorrere in mancanza di un tragitto diretto, sia per le difficoltà ad ottenere i visti. Uno dei problemi principali, ostacolo al ripristino della rete ferroviaria, è rappresentato non solo dalla mancanza di finanziamenti, ma anche dall’opposizione delle compagnie di trasporto che operano su gomma. Esse vedono la ferrovia come un pericoloso concorrente che metterebbe a repentaglio la loro egemonia in questo tipo di mercato.

3.5.4 Traffico aereo.

Nel USC non esiste un aeroporto civile in funzione. Il più vicino è in Croazia. All’inizio della guerra vi era un aeroporto militare nei pressi di Bihać ma situato nella municipalità di Cazin. Esso, per la sua importanza strategica, era stato minato, rendendolo ancora oggi inservibile. Ma è in progetto (i cui termini non sono noti) la costruzione di un aeroporto civile nei pressi di Bihać. Esso diventerebbe l’aeroporto regionale e verrebbe collocato nella valle della Una, tra Bihać e Golubić. peak /off peak 3.6 Sistema educativo.

3.6.1 Scuola primaria e secondaria. Il processo di transizione della BiH prevede anche una riforma urgente sul sistema educativo. Il sistema prevede una scuola primaria obbligatoria e una secondaria superiore facoltativa. Le istituzioni scolastiche sono amministrate direttamente dal Cantone. Numero di scuole primarie e secondarie a Bihać e nel Cantone USC.

Municipalità Scuole primarie Numero di locali Scuole superiori Numero di locali scolastici scolastici Bihać 8 30 6 6 USC: 45 158 20 20

Tabella 16164.

L’educazione elementare è obbligatoria per i bambini dai 7 ai 15 anni. Accanto alla scuola primaria regolare nel Cantone ci sono tre scuole speciale per bambini problematici e una scuola di musica. Nell’USC ci sono 45 scuole primarie e 20 superiori e un College “turco – bosniaco” il quale ha anche un dormitorio per gli allievi. Le scuole superiori si trovano soprattutto nei centri urbani principali e solitamente ogni istituto è organizzato in un solo edificio. A differenza delle superiori, le elementari sono distribuite in più edifici. La dispersione scolastica è molto elevata, soprattutto per l’assenza dell’obbligatorietà delle superiori. Infatti, mentre il 98% del totale dei ragazzi tra i 9 e i 15 anni di tutta la BiH frequentano le elementari, solo il 57% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni frequenta le superiori. Un altro fattore che determina questa dispersione così ampia è di ragione economica. Infatti la spesa per mantenere gli studi per le famiglie dei ragazzi che vivono nei villaggi non è nelle condizioni di finanziare un corso di studi di 5 anni e gli spostamenti dal luogo di residenza agli edifici scolastici, spesso situati troppo lontano da casa. Si è tentato di risolvere questo problema con la disponibilità di dormitori per gli studenti, ma i costi rimangono elevati per molte famiglie anche per la mancanza di finanziamenti e borse di studio.

3.6.2 Livello di istruzione universitaria. Prima della guerra esistevano nel Cantone due facoltà, entrambe a Bihać: Economia e Ingegneria meccanica. Dopo la guerra si è sentito il bisogno di incentivare il sistema universitario e di creare nuove facoltà, soprattutto per aumentare il livello di tecnici specializzati e di personale istruito.

164 Ibidem Università di Bihać: Università di Bihać Facoltà Scuole superiori Facoltà tecnica Scuola superiore di medicina Facoltà di Economia Accademia islamica di pedagogia Giurisprudenza Ingegneria biochimica Facoltà di pedagogia

Tabella 17.

Nell’anno accademico 2003/2004 nelle scuole superiori e nell’università c’erano 3769 studenti in totale a Bihać, il 57,6% del totale erano ragazze. Nel 2001/2003 gli studenti e gli insegnanti erano (vedi pagina seguente):

Anno: 2001 2002 2003 Numero delle 7 7 7 istituzioni scolastiche superiori e universitarie Totale degli studenti 3 600 3 930 3 769 ammessi Totale delle femmine 1 996 2 147 2 172 Professori e associati 64 68 80

Tabella 18165.

La maggior parte delle facoltà sono ad indirizzo scientifico, poiché la ricerca appare uno dei principali trampolini di lancio per l’economia cantonale. Infatti accanto all’istruzione scientifica, viene data grossa rilevanza alla ricerca e alla pratica. E’ allo studio una riforma che permetta all’università della BiH di adeguarsi agli standard europei di istruzione, anche perché i problemi attuali delle facoltà del paese sono i seguenti: mancanza di edifici scolastici e attrezzature per l’insegnamento e la ricerca, età elevata del corpo insegnanti e mancanza di finanziamenti. Questo ultimo punto è di particolare interesse, soprattutto nei

165 Ibidem riguardi dei tempi di passaggio dei finanziamenti dal livello centrale a quello periferico. Uno snellimento simile consentirebbe la miglior gestione delle risorse. A Bihać, per esempio, si è stati costretti a ingaggiare una serie di referenti esterni complicando le procedure di pagamento dei servizi e rendendo questi ultimi troppo costosi. Inoltre, un altro grosso problema ad ogni livello scolastico, sono le paghe degli insegnanti. I salari, solitamente, hanno due mesi di ritardo e sono davvero molto bassi. Il problema dell’elevata età del corpo docenti potrebbe essere risolto solamente incentivando l’insegnamento dei professori più giovani e agevolando l’ingresso di nuovi insegnanti.

3.7 Settore sociale.

3.7.1 Istituzioni sanitarie.

L’assistenza sanitaria nell’USC è basata su tre livelli. Uno primario, offerto dal Centro di salute con dipartimenti specialistici e regionali, uno secondario e uno terziario offerto dall’Ospedale cantonale «Dr.Irfan Ljubijankić». La capacità dell’Ospedale cantonale è di circa 600 letti166, mentre il fabbisogno medio giornaliero è di circa il 17% di meno (500 letti). Il “piano strategico dello sviluppo sanitario” del Ministero della Salute prevede la riduzione progressiva dei posti letto per ospedale, in modo tale da ridurre le permanenze nelle strutture sanitarie, per incentivare la diagnostica e per devolvere il più possibile il lavoro ai medici di base e all’assistenza domiciliare. Ciò è stato parzialmente realizzato nel Cantone e in particolare nelle strutture assistenziali di Bihać167. L’Ospedale cantonale è pubblico, ma esistono numerosi centri privati che si affiancano al pubblico: in particolare cliniche private, dentistiche e ginecologiche. Le istituzioni sanitarie lavorano in condizioni davvero difficili, soprattutto a causa delle attrezzature datate e per le condizioni di lavoro a volte pessime.

166 80% della potenziale capacità. 167 Policlinico di Bihać. Nella zona di Bihać, in particolare nella municipalità di Gata, si trova una struttura che offre servizi di riabilitazione e la cui capacità è di cento posti letto. Un altro problema da rilevare è la difficoltà da parte dei cittadini di acquistare medicinali. Nonostante il Ministero preveda una lista di medicinali essenziali gratuiti, molti cittadini sono sempre più spesso costretti ad acquistare medicinali nelle farmacie private. Il numero di queste aumenta sempre più velocemente e i loro costi si ripercuotono soprattutto sulle fasce meno abbienti della popolazione, come i pensionati. Essi, a causa delle pensioni molto basse, non sempre sono nelle condizioni di poter acquistare medicinali essenziali. 3.7.2 Welfare sociale.

L’assistenza sociale rappresenta un aspetto fondamentale per le problematiche della BiH e del Cantone. Infatti, oltre alla normale attività che lo stato sociale deve affrontare, esistono due emergenze che il Cantone deve risolvere e che sono specificità della BiH: la debolezza economica di una vasta fascia della popolazione e le conseguenze psicologiche e fisiche della guerra su molti cittadini. Esiste una rete di sostegno economico e psicologico per le vittime di guerra, per i famigliari di soldati caduti nel conflitto e per le vittime di crimini di guerra. Questa assistenza è organizzata a livello delle municipalità, come nel resto della BiH. Purtroppo questo tipo di interventi sono ancora lontani dalla realtà delle cose e non riescono sia per la mancanza di fondi, sia per l’assenza di strumenti efficaci, a operare efficacemente. Accanto alle problematiche citate, su cui intervengono i centri municipali, esiste un’assistenza anche per persone con disturbi mentali, affiancati nella cura dai dipartimenti ospedalieri. Anche queste strutture operano in condizioni davvero difficili a causa della mancanza di risorse finanziarie. Bisogna menzionare l’incremento delle ONG in questo settore, a rimarcare il fatto che a livello cantonale e a livello statale, il welfare sociale versa davvero in condizioni difficili168.

168 Ibidem 3.8 Cultura.

Come tutta la BiH, anche le attività culturali dell’USC sono molto rare e poco incentivate. Le ragioni principali di questo deficit sono: mancanza di risorse finanziarie, basso standard di vita, mancanza di strutture statali che incentivino e promuovano le attività e le manifestazioni culturali. Per esempio, a Bihać, centro universitario importante, non esiste un teatro e il cinema è stato aperto appena nel marzo di quest’anno. La situazione è più o meno la stessa in tutte le municipalità del Cantone. Le rare manifestazioni culturali sono organizzate in improvvisati teatri mobili. Una delle principali manifestazioni esistenti è l’ “estate di Bihać”, un festival teatrale che ha luogo ogni estate e chiama a raccolta numerosi artisti sia del Cantone, sia della BiH, ma anche da altri paesi esteri. La mancanza di attività culturali può essere una delle spiegazioni della diffusione dell’alcolismo e dell’uso di droghe da parte dei giovani del Cantone, in quanto la gioventù locale si sente “soffocata” in un ambiente chiuso, privo di stimoli e che offre scarse opportunità per la vita futura. Proprio per venire incontro a questa emergenza sociale e culturale, alcune organizzazioni non governative di giovani hanno messo in piedi il «Dom mladih»169 per attività culturali e non dirette ad un pubblico giovanile.

3.9 Privatizzazioni.

3.9.1 Privatizzazioni in BiH.

Le privatizzazioni, fino a questo momento, si sono dimostrate un processo molto lento nella BiH. Negli ultimi cinque anni, il numero delle compagnie privatizzate è davvero insignificante e gli effetti di questo processo sono molto modesti. In questi anni sono state privatizzate solamente 906 compagnie su di un totale di 1239, cioè il 62,48%. Utilizzando il metodo delle “piccole privatizzazioni” si ha avuto un totale di 237 compagnie, 250 con il metodo degli appalti mentre 752 compagnie sono state privatizzate interamente o parzialmente attraverso il

169 Centro giovani. processo della registrazione pubblica. Negli ultimi cinque anni questa fase ha incluso il 35% del capitale statale. E’ evidente che le privatizzazioni sono avvenute senza un preciso piano statale. L’insuccesso è dovuto, anche e soprattutto, a causa delle misure insufficienti ad operarlo e a causa dell’impreparazione delle compagnie partecipanti. Le capacità insufficienti di tali soggetti170, hanno determinato una assoluta incapacità competitiva e l’assenza di compagnie che potessero fungere da partner nel processo privatizzante. Per quanto riguarda le privatizzazioni di grandi imprese ci sono 134 compagnie con un capitale statale di 473.066.330 euro e nelle piccole imprese privatizzate si trovano 55 imprese con un capitale statale di 16.044.165 euro. Il fatto incoraggiante è la determinazione nello stimolare le la competitività delle imprese attraverso:

- ristrutturazione delle imprese che lo richiedono; - riprogrammazione o parziale revisione dei debiti verso le istituzioni statali; - completa capitalizzazione delle compagnie prima della capitalizzazione nel caso in cui esistesse l’interesse nel farlo; - riprogrammazione delle obbligazioni verso le istituzioni statali.

Un obiettivo fondamentale del processo è di rendere le imprese della BiH competitive anche a livello internazionale. Senza questo punto sarebbe impossibile sopravvivere alla competitività straniera e le imprese perderebbero inevitabilmente mercato. Infatti, per quanto riguarda le imprese che sono passate recentemente sotto un’economia di mercato, gli obiettivi primari dovrebbero essere incrementare la competitività. Soprattutto perché, visto che l’entrata nell’economia di mercato è piuttosto recente, vi sono alcune emergenze da sanare, a livello istituzionale e a livello di gestione. Per quanto riguarda quest’ultima, è necessario intervenire su: surplus di manodopera, tecnologia obsoleta, mancanza di “turnover” del capitale, mancanza di liquidità, aumento di flessibilità. In BiH le grandi imprese hanno un notevole vantaggio numerico rispetto alle piccole, un numero che supera di molto

170 Eccessivi indebitamenti, elevato numero di occupati, tecnologie insufficienti e obsolete, Cfr USC Strategija. la media dei paesi dell’Unione Europea. Affinché avvengano i processi di modernizzazione e di adattamento all’economia di mercato sopra citati per adeguarsi alla competitività europea, queste compagnie devono essere profondamente ristrutturate. Anche per rendere più efficiente il processo di privatizzazione e per snellire l’elevata concentrazione che deriva dalla sproporzione tra piccole e grandi imprese. Vanno applicati quindi dei modelli adeguati alla ristrutturazione necessaria ed essi si possono classificare in due gruppi. Il primo si riferisce allo sviluppo delle imprese nella direzione dell’autonomia, attraverso le seguenti fasi: • aspetto tecnologico ed economico; • sviluppo delle infrastrutture comuni;

Il secondo gruppo di modelli è orientato verso l’identificazione del numero delle grandi imprese della BiH che necessitano di una ristrutturazione. Questi processi sono molto lunghi e costosi. Vanno affrontati in coordinazione tra livello statale e locale, senza il supporto del Governo sarebbe impossibile171 condurre lo sviluppo di piccole, medie e grandi imprese e renderle competitive a livello internazionale.

3.9.2 Le privatizzazioni nell’USC.

Nel periodo dal 2000, quando il primo contratto che stabiliva la vendita di capitali statali attraverso gli appalti e accordi diretti nelle grandi privatizzazioni fu firmato appena alla fine del 2003, tutte le compagnie furono vendute dichiarando che solo un contratto era stato rotto, così i dati espressi di seguito sono stati sviluppati solo sulle compagnie vendute. Gli effetti globali delle vendite sono visibili nella seguente tabella.

171 Come dimostrato dall’attuale situazione delle privatizzazioni. Numero Anno di Numero di Ammontare Prezzo stabilito e realizzato vendita imprese di capitale vendute offerto Cash Vaucher Total 1. 2000 7 29.440.955 2.247.757 19.820.546 22.068.303 2. 2001 9 31.169.963 2.632.538 15.991.608 18.624.146 3. 2002 18 83.606.161 7.163.007 40.794.705 47.957.712 4. 2003 6 57.509.688 404.727 2.266.660 2.671.387 Totale: 40 201.726.767 12.448.029 78.873.519 91.321.548 Tabella 19172. - in KM -

I mesi dal gennaio al dicembre del 2003 sono stati un periodo di stagnazione nella vendita di capitale statale soprattutto nell’USC. Nei primi dieci mesi furono siglati sette contratti di vendita per le seguenti compagnie: D.D. «Saniteks» Velika Kladuša, GP «Izgradnja» Bihać, Doo «Kombiteks» Bihać, MDD «Medic» Cazin, D.D. «Krupatrans» Bosanska Krupa, Doo «Bihaćit» Bihać e D.D. «Sloboda» Sanski Most. I compratori della D.D. «Krupatrans» non furono in grado di pagare l’acquisto nei tempi previsti e ciò implicò la rottura del contratto. Le obbligazioni accettate dai privati nei confronti dello stato dopo le privatizzazioni sono state principalmente le due seguenti: 1. Assunzioni: mantenimento dei 3.935 posti di lavoro già esistenti e creazione di 1.748 nuovi posti di lavoro. Ciò significa che si dovrebbe dare lavoro a 5.683 persone. Mediamente un contratto ha la durata di tre anni, cosicché il numero dei lavoratori è inizialmente di 3.835 e 5.683 alla fine. Fino al 2003 è stato raggiunto l’81% di posti di lavoro concordati, ma il dato era aggiornato fino alla metà della durata dei contratti. Ciò significa che il numero dei posti di lavoro potrebbe essere aumentato. 2. Investimenti: i compratori, nel loro piano, avevano suggerito di investire a livello di ristrutturazioni, modernizzazione del processo produttivo con l’obiettivo di essere in grado di affrontare un mercato moderno. L’ammontare concordato degli investimenti è stato di 115.455.280,00 KM e al 31/12/2003 erano stati investiti 60.982.483,00 KM.

172 Ibidem 3.10 Economia.

3.10.1 Produzione agricola.

2002 Terre coltivate Campi Totale Grano Impianti Coltivazione Cereali Altro Incolti Campi coltivati industriali industriale arabili non sfruttati

USC 107.561 51.170 27.669 20 8.717 14.764 33 1.981 54.377 Bihać 11.622 3.226 1.654 - 796 866 3 - 8.393

Tabella 20. L’USC possiede 107.561 ettari di terra coltivabile. Nel 2002 aveva il 48% di terreni coltivati, mentre il 52% era incolto. Sempre nello stesso anno le municipalità con la maggior percentuale di terreni coltivati erano Bužim (88%) e Cazin (81%). Il fabbisogno del Cantone di vegetali è superiore alle sue possibilità produttive: nel 2002 le importazioni di generi alimentari era stato di 36.238.000,- KM. Le condizioni climatiche nel Cantone sono favorevoli per la coltivazioni di prugne, mele, ciliegie e pere. Queste coltivazioni rappresentano il 96% della produzione totale di frutta.

3.10.2 Allevamento di bestiame.

L’USC è una zona con una lunga tradizione dell’allevamento del bestiame. Tra il 1998 e il 2002 c’era stato un modestissimo incremento nell’allevamento (del 7%). L’aumento del numero dei capi di bestiame più elevato si è registrato nel numero di pecore (42%). La produzione di latte ha avuto sorti oscillanti. Dopo un leggere aumento tra il 1998 e il 2002, ha avuto un’inflessione negli anni seguenti, per poi riprendersi leggermente. I dati rilevati173 fanno ritenere alcune considerazioni importanti che dovrebbero stimolare la ripresa economica e bisogna tener conto di alcuni particolari:

173 USC Strategija. 1. L’USC ha le potenzialità per raggiungere l’autonomia nella produzione agricola e nell’allevamento rispetto al proprio fabbisogno, 2. Una parte significante delle terre coltivabili è ancora ricoperta di mine anti uomo; 3. Questa condizione delle terre coltivabili ha un effetto estremamente negativo sulla produzione. L’incremento demografico fa pensare che bisognerà risolvere questo aspetto entro breve in quanto ben presto ci saranno solamente 0,17 ettari pro capite. 4. La guerra ha prodotto gravi danni all’agricoltura: gli effetti diretti sono stimabili attorno ai 4,5 miliardi di dollari, mentre gli effetti indiretti sono tuttora indeterminabili. Per rimuovere le mine sono necessari 7,5 miliardi di dollari. 5. E’ allo studio la possibile applicazione di coltivazioni di agricoltura biologica per limitare l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti;

3.10.3 Edilizia.

L’edilizia rappresenta un importantissimo bacino di lavoro per il Cantone, soprattutto dal punto di vista delle assunzioni. Nel 1991 i lavoratori nel campo edilizio erano il 7,3% di tutti gli occupati della BiH. Sempre nello stesso anno, nell’USC questi lavoratori rappresentavano il 6,4% del totale degli occupati del Cantone, mentre nel 2002 la loro percentuale era cresciuta al 7%. E’ da notare che la percentuale è sicuramente incrementata, ma il numero di lavoratori era diminuito174. Ciò è dovuto, ovviamente, alla forte disoccupazione che regna in tutto il paese.

3.10.4 Costruzione edifici abitabili.

Appartamenti finiti Numero di app. Finiti per categoria Numero Sup. tot. Sup. App. a App. a App. a App. a Numero Per mq media in una due tre tre o più di app. m per stanza stanze stanze stanze non

174 Da 4.117 a 2.177. appart. conclusi Totale 52 3.315 63,8 20 23 9 - 63

Bihać 1 64 64,0 - 1 - - - Sanski 22 1.593 72,4 9 9 4 - 63 Most Velika 28 1.586 56,6 11 12 5 - - Kladuša Bužim 1 72 72,0 - 1 - - -

Tabella 21.

Nel 2002 nel Cantone c’erano solamente 52 appartamenti finiti con una media di 63,8 m2. Ben 63 erano gli appartamenti non completati. Il numero maggiore di costruzioni finite si era registrato a Velika Kladuša (28) e a Sanski Most (22). A Bihać la situazione è a rilento, ma registra una delle maggiori ditte di costruzioni. Infatti le principali del Cantone sono: la «Rad» Cazin, la «Grupex» Velika Kladuša e la «Izgradnja» Bihać.

3.10.5 Export/Import.

Export in 000 KM Import in 000 KM Area 2000 2001 2002 2000 2001 2002

F BiH 1.429.561 1.644.576 1.513.957 4.852.232 5.382.633 5.609.956 USC 70.228 67.815 65.416 272.849 285.378 286.196

Tabella 22175.

Il livello di sviluppo economico e il livello di qualità della vita della popolazione dell’USC determina il livello di scambi commerciali. Ed essi sono ad un livello molto basso, determinando di conseguenza un livello molto basso a livello commerciale. Questo spiega il dislivello enorme tra importazioni ed esportazioni. La BiH e il Cantone importano grossi quantitativi di merci ed esportano verso i paesi occidentali grandi porzioni di forza lavoro. Inoltre esiste un grosso problema a livello di competitività tra Federazione e RS, il cui settore economico è rappresentato soprattutto dal lavoro sommerso.

175 Ibidem 3.10.6 Turismo e ristorazione.

Sicuramente il turismo rappresenta una delle attività più redditizie nel campo economico. In Unione Europea questa attività rappresenta il 5,5% della produzione economica e realizza il 30% delle esportazioni nei servizi di questa area. Questo settore è in continua crescita e i turisti sono sempre in aumento. Il piano strategico dell’USC ha valutato che anche il Cantone dovrebbe puntare in un prossimo futuro sul turismo, in maniera massiccia e in modo tale da rivalutare il patrimonio naturalistico e culturale della regione. Il progetto adottato dell’USC176 tenta di risolvere alcuni problemi oggettivi e soggettivi della crisi turistica della BiH che coinvolgono anche il Cantone. La soluzione di essi è la chiave per il rilancio del Cantone. Alcuni di questi problemi sono sicuramente le cause del conflitto degli anni Novanta che hanno danneggiato in maniera massiccia le attrattive della zona e hanno avuto come conseguenza l’attuale instabilità politica che sicuramente non favorisce lo sviluppo del turismo. Il settore, infatti, è da ritenersi in fortissima crisi. Non esistono strutture per un turismo di massa e non esistono ancora le figure professionali che possano occuparsi di questa particolare attività. Eppure il Cantone è in una posizione geografica davvero favorevole per accogliere turisti dall’Europa occidentale. Dall’Italia dista solamente poche ore di viaggio, è incuneato nella Repubblica di Croazia, vicino all’Adriatico e al fiume Sava, servita dai porti di Spalato, Zara, Sebenico e Fiume. Si possono quindi giungere ad alcune considerazioni: - E’ in una posizione geostrategica fortunata; - Le sue acque offrono un potenziale turistico da non sottovalutare; - Lo sviluppo turistico passa sicuramente attraverso la rivalutazione delle bellezze naturalistiche del Cantone; - Il clima continentale è favorevole; - Esiste una notevole ricchezza naturalistica e di biodiversità; - La possibile creazione del Parco Naturale della Una offrirebbe un’attrazione in più al Cantone.

176 “Il turismo come futuro dell’USC”, USC Strategija. Solo la promozione dei seguenti settori potrebbe aiutare lo sviluppo turistico: - Alberghiero: hotel, bed and breakfast, ostelli; - Servizi di ristorazione; - Turismo legato all’acqua (per es. canoing e rafting, attività turistiche già in qualche modo avviate) - Pesca; - Turismo legato alla caccia; - Escursionismo; - Turismo culturale; - Personale professionistico addetto al turismo.

3.10.7 Turisti e numero di notti trascorse per tipo di offerta alberghiera.

T u r i s t i Numero di notti passate Totale BiH Stranieri Totale BiH Stranieri 2000 18.903 14.563 4.340 30.770 24.143 6.627 Hotel 17.721 13.660 4.061 28.569 22.434 6.135 Motel 400 340 60 742 634 108 Pensioni e ostelli 293 175 118 466 228 238

Altro 489 388 101 993 847 146

2001 15.531 11.842 3.689 22.494 17.165 5.329 Hotel 14.662 11.173 3.489 20.867 15.906 4.961

Motel 136 124 12 331 313 18 Altro 733 545 188 1.296 946 350

2002 14.063 10.682 3.381 22.147 17.411 4.736 Hotel 13.417 10.122 3.295 21.234 16.623 4.611 Altro 646 560 86 913 788 125

Tabella 23. 3.10.8 Industria.

L’industria è uno dei settori di maggior importanza per la strategia di sviluppo dell’USC. Lo schema qua di seguito vuole mostrare le più importanti attività del settore industriale. Prima della guerra l’USC aveva una produzione industriale notevole, sia nel terziario, sia nelle infrastrutture; la produzione si aggirava attorno ai 3.900 marchi lordi pro capite e il numero degli occupati era 64.257.

Attività Struttura 1999 2000 2001 2002 1998 1999 2000 2001 2002 TOTALE INDUSTRIA 100,00 111,7 104,7 107,8 133,2 MINERARIA 3,00 110,7 84,9 60,7 173,9 Estrazione carbone e torba - 85,1 10,8 - - Estrazione altri minerali 3,00 180,4 175,4 65,2 173,9

PROCESSI INDUSTRIALI 79,90 122,6 106,1 107,4 131,7 Produzione alimentari 20,90 129,0 89,1 93,1 128,6 Produzione tessile 5,49 115,6 112,7 119,1 104,6 Abbigliamento 3,50 50,3 156,1 139,3 67,3 Lavorazione del legno 21,74 115,9 124,6 74,6 128,8 Produzione di cellulosa e 0,11 77,7 73,9 92,6 103,3 lavorazione di essa Attività di pubblicazione e 0,32 101,4 39,8 113,7 73,8 stampa Prodotti chimici 2,26 107,5 70,3 82,2 251,0 Produzione plastiche 7,06 88,6 109,1 131,2 183,4 Altri prodotti non minerali 11,25 142,8 33,7 99,9 136,5 Metallo 0,31 166,3 168,1 521,5 54,5 Produzione metalli, tranne 1,97 94,4 147,0 131,0 57,5 macchinari ed equipaggiamenti Produzione macchinari 7,45 104,0 167,1 106,7 153,3 Produzione di macchinari 0,22 56,8 31,0 733,3 74,2 elettrici Produzione di motori di veicoli 0,27 5,8 - - - Produzioni industriali 5,31 94,0 25,8 162,2 472,9 ELETTRICITA’, GAS, 17,10 92,9 83,4 146,9 106,3 FORNITURE D’ACQUA Forniture di gas, elettricità e 3,75 92,9 83,4 146,9 104,4 acqua calda Raccolta e purificazione 13,35 - - - 106,8 dell’acqua

Tabella 24, Indici per la produzione industriale nell’USC177

177 Ibidem Per i principali settori industriali possiamo riassumere le seguenti compagnie o luoghi di attività che hanno operato prima e dopo la guerra:

1. Area mineraria: - Estrazione di carbone nell’area di Kamengrad; - Estrazione di bauxite nell’area di Bosanska Krupa e Sanski Most; - Estrazione di manganese nella zona di Bužim; - Estrazione di gesso nell’area di Kulen-Vakuf; - Fabbricazione di mattoni a Cazin e Sanski Most; - Produzione di calcestruzzi a Bihać, Cazin e Velika Kladuša;

2. Industria tessile:

COMPAGNIE PRODUZIONE (IN DM DIPENDENTI 1991 1996 DEL 1991) «KOMBITEKS» BIHAĆ 100,000,000 3,200 275 «SANITEX» V. 103,000,000 1,885 267 KLADUŠA «CAZINKA» CAZIN 7,000,000 415 82 «AMRATEX» B. KRUPA 10,000,000 500 202 «BUTEX» BUŽIM 2,000,000 196 10 «ACTEX» V. KLADUŠA 1,100,000 172 55 «NOVITET» BOS. 17,500,000 613 80 PETROVAC «SANA» SANSKI MOST 6,000,000 400 35 «BORAC» B. PALANKA 8,000,000 450 600 TVORNICA ĆILIMA 20,000,000 500 5 KLJUČ T O T A LE : 274,600,000 8,431 1,017

Tabella 25.

- Sezione tessile «Kombiteks» a Bihać; - Industria chimico – tessile «Sanitex» a Velika Kladuša; - DD «Sana» Bosanski Novi; - «Borac» di Travnik; - Fabbrica di tappeti di Ključ; - Vi sono alcune industrie private e a direzione mista: - Eurotriko d.o.o. Cazin; - Studio moda d.o.o. Bihać; - Saniteks d.d. Velika Kladuša; - TK Bosna d.o.o. Sanski Most; - Butex d.o.o. Bužim; - Fis-Trade d.o.o. Sanski Most; - Lenotex d.o.o. Velika Kladuša;

3. Industria del legno, prima della guerra: - Otoka: produzione e fornitura di fogli; - Bužim: forniture di legname; - Jasenica: pezzi di forniture di rivestimenti di PVC; - Cazin: diverse produzioni di legname; - Bihać: forniture di prodotti derivanti dal legname come prodotti per l’ufficio; - Sanski Most, Bosanski Petrovac, Krnjeuša, Ključ, Sanica:segherie per forniture di prodotti derivanti dal legno per uffici, serramenti, pannelli etc.

4. Industria alimentare. Le principali ditte di prodotti alimentari nel Cantone Una – Sana sono: - «Agrokomerc» Velika Kladuša; - «Žitoprerada» Bihać; - «Megle» Bihać; - «Jezerka» Bosanska Krupa; - «Zlatna dolina» Sanski Most; - «RIZ-Krajina» Bihać.

L’industria alimentare ha grandi potenziali, soprattutto se si pensa alla produzione antecedente la guerra. Ma le vicende belliche e i fatti collegati all’Agrokomerc e a Abdić sono la causa principale dell’attuale mancata ripresa economica. Infatti la produzione, attualmente, si attesta all’11% delle capacità cantonali in questo campo. Inoltre, le privatizzazioni poco coordinate e mal amministrate di cui già menzionato, hanno fatto fermare la produzione di aziende come la «Žitoprerada» di Bihać.

5. Industria metallurgica. Le principali fabbriche del settore sono: - «Krajinametal» Bihać; - «TŽP-Tvornica žičanih proizvoda» Cazin; - «TPM» Bosanska Krupa; - «Limometal» Cazin; - «Metalix» Sanski Most; - «Borikmo» Bosanska Krupa; - «Metal Rad» Sanski Most; - «Panorama-Inžinjering» Bihać; - «Vuković-Inžinjering» Bihać; - «Fabrika spojnica» Sanski Most; - «Famos-Fabrika spojnica» Sanski Most; - «Una-Metal» Bosanska Krupa.

6. Industria chimica. Le seguenti industrie sono le maggiori nell’USC: - «Saniteks» Velika Kladuša; - «Polietilenka» Bihać; - «Medic» Cazin; - «Bosnaplast» Bosanski Petrovac; - «Splonum» Sanski Most; - «Ignit» Velika Kladuša; - «DKS Loversan» Cazin; - «Styrotherm» Cazin; - «Riplast» Velika Kladuša. Questo tipo di industria si risolleverebbe se venissero investite le giuste risorse in infrastrutture e ricerca. Si pensa in particolare all’università di Bihać e al potenziale che essa potrebbe riservare all’industria in termini di ricerca.

7. Industria elettrica.

Nel 1991 c’erano ben 1470 lavoratori in questo settore. Ora si sono ridotti a 320. Essi lavorano nelle due compagnie elettriche di Bihać.

8. Industria dei materiali per costruzioni.

La parte riguardante le risorse minerarie del Cantone ha già evidenziato i materiali estratti nella regione. I principali, utilizzati nell’industria ora presa in esame, possono essere riassunti in: - gesso; - argilla; - pietre per ornamenti architettonici e costruzioni chiamata «Bihaćit». I principali produttori di materiali per costruzioni sono: - Grupex d.d. Velika Kladuša; - Kamen d.o.o. Bihać; - Krajinaputevi Bihać; - Klostermeier Majdan d.o.o. Bosanska Krupa; - Splonum d.d. Sanski Most; - TOP Cazin; - Izgradnja d.d; I problemi principali che questa industrie devono affrontare sono: a) Danni derivanti dalla guerra; b) Pessima condotta delle privatizzazioni in questo settore; c) Mancanza di capitali per finanziare il processo di produzione; d) Tecnologia obsoleta. CAPITOLO IV

Analisi sull’opinione pubblica di Bihać riferita ai temi dell’integrazione UE, revisioni costituzionali e percezione del territorio di appartenenza.

4.1 Introduzione alla ricerca svolta.

Lo studio effettuato e riportato in questo capitolo178 ha lo scopo di verificare sul campo alcuni temi proposti e incontrati precedentemente. Infatti si è sentita la necessità di approfondire le tematiche discusse tramite la ricerca bibliografica (e la ricerca giornalistica sui temi più attuali) perché è sembrato opportuno non lasciare aperte le questioni riscontrate. In particolare il tema dell’integrazione della BiH nell’UE con le conseguenti necessarie riforme costituzionali è il nodo cruciale che potrebbe segnare in positivo o in negativo il futuro del paese. Sia il futuro più remoto179, sia la più immediata quotidianità dei cittadini della BiH. Il dato più interessante da cui poi è scaturita la ricerca è senza dubbio l’assenza di una discussione parlamentare mirata a proporre e a trovare un comune accordo sulle riforme costituzionali. Ci si è quindi resi conto che il cittadino della BiH non è stato minimamente coinvolto nel processo politico in corso: sia a livello dell’informazione, sia a livello di legittimità parlamentare. Sempre più spesso sentiamo parlare di “Europa dei cittadini”180, la Costituzione europea ha fissato alcuni punti fondamentali per la costruzione di un’Unione che vada al di là delle priorità economiche. Essa dovrebbe quindi garantire alcuni diritti fondamentali, al cui centro c’è il cittadino181. Questi, in una prospettiva simile, è reso protagonista e partecipe della vita politica sia per il proprio stato, sia per l’UE. In un contesto simile è stato d’obbligo compiere quello che le istituzioni della BiH e la C.I. non

178 Al pari di quello successivo in cui vengono analizzati gli stessi indicatori per le città di Mostar e Banja Luka 179 La possibile integrazione molto probabilmente non potrà avvenire prima del 2014 180 Cfr. www.europa.eu.int 181 Ibidem hanno posto come priorità182: interpellare i cittadini coinvolti, dar loro voce e capire cosa ne pensino degli argomenti proposti. Lo studio si è avvalso di due metodi di lavoro indirizzati a due tipologie diverse di cittadini. Inoltre, è bene sottolinearlo, non si ha avuto l’intento di sostituirsi ad un ipotetico istituto di sondaggi e quindi di ricoprire un numero elevato di interviste. Il campione utilizzato è stato scelto in base alle finalità della ricerca183, in base alle possibilità del ricercatore che qui scrive e attraverso un lavoro preliminare di composizione del questionario e del campione stesso. Il lavoro sul campo è stato effettuato in due momenti diversi nel corso dei mesi di febbraio e marzo 2006. La prima permanenza a Bihać della durata di otto giorni, si è resa necessaria per verificare il campione scelto e per somministrare la prima versione del questionario ad un piccolo gruppo di persone, con lo scopo di accertarsi della validità, della recepibilità e della funzionalità delle domande proposte. Inoltre ci si è avvalsi dell’aiuto di un referente italiano sul campo (Paola Lucchesi) per creare la rete di contatti necessaria alla seconda parte del lavoro e per ottenere un buon numero di intervistati. La seconda visita nella città di Bihać della durata di due settimane, ha avuto lo scopo di somministrare i questionari alle persone contattate nel corso della prima missione. Inoltre, nelle ultime giornate, sono state raggiunte le città di Mostar e di Banja Luka allo scopo di ottenere un piccolo campione di risposte che offrissero una sorta di “contraltare” ai risultati ottenuti a Bihać e per verificare la particolarità di questa città rispetto alle altre due zone topiche della BiH. La rete di contatti per somministrare i questionari è stata ottenuta tramite le conoscenze nelle tre città visitate. Il punto di partenza di Bihać è stata la società “Smargdna Dolina” e in particolare nella persona di Paola Lucchesi, la quale è stata di supporto anche per la fase di traduzione. Gli intervistati sono stati scelti, in base al campione deciso, con un sistema a “cascata”. Inizialmente attraverso le conoscenze dirette di Paola Lucchesi e poi a seguire le persone indicateci dai primi intervistati. Inoltre si è fatto affidamento ad alcune istituzioni e luoghi pubblici, quali:

182 Cfr Cap. II, Par. 2.7 183 Cfr introduzione. • l’Università di Bihać;

• il “Mladih Dom” (Centro Giovani);

• l’Istituto di previdenza sociale;

• il Comune;

• alcuni esercizi pubblici (cinque bar, il cinema, tre ristoranti, alcuni negozi e un’assicurazione)

• infine, si è intervenuti nel corso di un’assemblea dedicata ai disoccupati.

Si è cercato di coprire due fasce d’età principali: una tra i 18 e i 25 anni e una tra i 26 e i 60. Queste due fasce sono state scelte per esigenze di sintesi allo scopo di creare un campione completo. Secondo lo stesso principio, guardando ai dati demografici e occupazionali della Municipalità184, si è voluto ottenere un campione che comprendesse studenti, lavoratori e cittadini in cerca di impiego. Oltre alla parte dedicata ai questionari, il lavoro sperimentale è stato effettuato tramite alcune interviste185 più corpose che coinvolgessero alcuni personaggi che fossero di rilievo all’interno della comunità di Bihać e alcuni “stakeholders”186. Per questo sono stati intervistati:

• il consigliere del Presidente cantonale187;

• un professore di storia universitario188;

• una professoressa di educazione artistica delle superiori189;

• un imprenditore190.

184 Cfr. Cap. III, Par. 3.2 185 Cfr Appendice 186 Personale qualificato, intendendosi persone che hanno cognizione di causa sul tema proposto, dovuta al loro lavoro e/o alla loro formazione intellettuale. 187 Edin Kulenovic. 188 Mithad Kozlicic. 189 Per motivi di riservatezza richiestoci dall’interessata, non ne riportiamo il nome. 190 Per motivi di riservatezza richiestoci dall’interessato, non ne riportiamo il nome. Inoltre si è intervenuti durante le due conferenze dedicate al tema del “coraggio civico” organizzate da Svetlana Broz191 la quale si è resa disponibile a rispondere ad alcune domande inerenti la ricerca. E’ parso molto interessante soprattutto per il suo particolare punto di vista rispetto ai temi da noi affrontati. Grazie al suo lavoro, che si svolge in tutta la BiH con lo scopo di stimolare la cittadinanza all’impegno civico, la Broz ha offerto una visione globale riguardo a questo tema.

4.1.1 Il questionario

Come riassunto di seguito, il questionario192 è stato impostato in maniera tale da essere il più sintetico possibile per portare l’intervistato a riflettere su alcuni temi cruciali. Infatti, come determinato nella prima missione esplorativa sul campo, è stato necessario:

a) ridurre il numero delle domande; b) porre il questionario “in forma chiusa” (tranne che per alcune domande) per: c) semplificare il lavoro di compilazione; d) evitare un’eccessiva dispersione delle risposte; e) chiarire il più possibile il tipo di risposta richiesta; f) rendere le domande comprensibili sia dal punto di vista del linguaggio utilizzato, sia per i temi trattati.

Partendo dalla possibilità di integrazione della BiH in UE, vengono sollevate alcune problematiche legate ad essa. Innanzi tutto esiste il problema della legittimità della costituzione della BiH193. Le spinte riformiste dovrebbero essere dirette nel senso contrario, invece, l’assenza di dialogo politico istituzionale citato, evidenzia il fatto che il cittadino viene nuovamente relegato ad un ruolo del tutto marginale.

191 Nipote di Jozip Broz, il maresciallo Tito. Medico chirurgo, si è dedicata nel corso della guerra in Bosnia alla cura delle vittime pur essendo belgradese. Negli ultimi anni ha svolto un’intensa attività (pubblicazioni, conferenze, ecc.) per far conoscere al mondo le sorti delle vittime di guerra. Inoltre è fondatrice del “GARIWOSA” (Gardens of the Righteous World Wide Sarajevo), associazione che vuole promuovere in BiH, soprattutto tra i giovani, il “senso civico”. Vive da qualche anno a Sarajevo, per dimostrare il suo amore e il suo senso di appartenenza al paese. 192 Cfr Appendice. 193 Cfr Cap. II, Par. 2.1 e Par. 2.2 Se davvero la politica della BiH è matura per compiere il passo delle riforme, ci si è chiesti il motivo per cui il popolo non sia stato interpellato attraverso un referendum. Proprio per la mancanza di legittimità che accusano le istituzioni della BiH, non ci sarebbe stato momento migliore per coinvolgere e stimolare il cittadino. Abbiamo visto194 che la BiH ha la priorità, datale tanto dall’UE quanto dall’esigenza di riprendersi economicamente, di snellire a livello burocratico tutto l’apparato statale e costituzionale. La struttura imposta dagli accordi di Dayton ha però rimarcato e istituzionalizzato le fratture etniche della guerra degli anni Novanta, frenando e congelando alcune situazioni che hanno fino a questo punto impedito la formazione di un sentimento nazionale e di cittadinanza comune a tutte le tre principali etnie. E’ per questo che si è voluto porre al centro del questionario la cruciale domanda “Lei si definirebbe bosanac?” . “Bosanac” è il termine che in lingua bosniaca indica il cittadino della BiH indifferentemente dalla sua appartenenza etnica. Infine si è indagato il gradimento del territorio vissuto, in particolare rispetto ad alcuni temi cruciali come le opportunità di lavoro, le opportunità personali future, la qualità della vita. Indici essenziali per fotografare la situazione reale in cui vivono i cittadini della BiH e in cui si dovrebbero inserire integrazione europea e riforme costituzionali. Il questionario, sinteticamente, era così strutturato:

a) Grado di informazione dell’intervistato rispetto ai temi dell’integrazione in UE; b) Percezione dei possibili vantaggi e dei possibili svantaggi derivanti dall’integrazione; c) Informazione e gradimento rispetto ai referendum promossi in alcuni stati europei (per la ratifica della costituzione europea e per l’integrazione) e rispetto alla possibilità di indire referendum simili anche in BiH;

194 Cfr Cap. II, Par. 2.4 d) Conoscenza della problematica legata all’incompatibilità della Costituzione di Dayton e alle riforme costituzionali; e) Livello di informazione rispetto alle vicende politiche legate alle riforme costituzionali; f) Conoscenza del coinvolgimento della diplomazia statunitense nelle riforme costituzionali; g) Gradimento di potenziali riforme costituzionali e nodo delle Entità;

h) Cittadinanza e BiH;

i) Percezione del territorio (inteso come Municipalità e Cantone).

I soggetti coinvolti (metà uomini e metà donne) sono stati:

• 52 soggetti di prima fascia (18 – 25 anni); di questi solo due erano lavoratori, 15 disoccupati e i restanti 35 erano studenti;

• 52 soggetti di seconda fascia (26 – 60); di questi 30 erano i disoccupati e 22 gli occupati;

Questi 104 soggetti intervistati si sono dichiarati delle seguenti nazionalità:

• 29 soggetti di etnia musulmana (indicata spesso con modalità differenti, “bosnjak”195, “musliman”196);

• 13 soggetti “bosanac”;

• 10 soggetti serbi;

195 Termine che in italiano è stato tradotto in “bosgnacco”. Esso è in voga soprattutto dal periodo post bellico e rimarca la componente politica dell’appartenenza etnica più che la componente religiosa. 196 Termine che indica solo la componente religiosa di appartenenza. • 6 soggetti croati.

Tutti gli intervistati hanno dichiarato di essere residenti a Bihać, ma alcuni di loro hanno specificato di essere originari di alcune cittadine differenti:

• 4 Sanski Most;

• 1 Cazin;

• 1 Prijedor.

4.2 Analisi delle risposte alle domande del gruppo a) La prima domanda del questionario era mirata allo scopo di comprendere quale fosse il grado di informazione degli intervistati rispetto al processo di integrazione in UE. L’obiettivo non era di eliminare i soggetti non informati delle questioni sollevate e quindi di fare riferimento soltanto a cittadini che fossero pienamente consci dei temi proposti. Si è voluto evidenziare un dato importante, cioè che il cittadino medio non si sente sufficientemente informato dai politici e dai media della BiH sul processo di integrazione. E ciò nonostante si fosse riscontrato nel corso della ricerca un elevato grado di disponibilità a rispondere alle domande del questionario. E’ sembrato che i temi suggeriti alla popolazione di Bihać fossero di estremo interesse per la maggioranza di essa, nonostante la politica fosse sentita in generale come un elemento di antagonismo. La percentuale degli intervistati che non si è sentita sufficientemente informata rispetto ai temi dell’integrazione della BiH è stata:

Ha avuto sufficiente inform azione sul processo di integrazione in EU?

24%

SI NO 76%

Grafico 1. E’ evidente la prevalenza (76% degli intervistati contro il 24%) che si dichiarano non informati sufficientemente riguardo al tema proposto. Analizzando le risposte, emerge che la disinformazione e l’informazione degli intervistati sono distribuite abbastanza omogeneamente tra le due fasce d’età e tra lavoratori, disoccupati e studenti. Ciò significa che chi si dichiara disinformato (a parte una leggera maggior tendenza tra i giovani rispetto agli adulti) appartiene a tutte le fasce d’età. 4.3 Analisi delle risposte alle domande del gruppo b)

Le domande 2 e 3 del questionario sono state poste in maniera tale da verificare due ipotesi importanti:

a) I cittadini di Bihać, vivendo in un territorio che è particolarmente predisposto (per ragioni geografiche e culturali) all’apertura verso l’esterno, sentono che l’ingresso in UE sia un’opportunità e non un’imposizione. Ciò avviene nonostante si dichiarino disinformati rispetto al problema e nonostante percepiscano in maniera negativa la propria classe politica (come emerge da alcune interviste). b) L’apertura economica e sociale che deriverebbe dall’ingresso in UE sarebbe sentita dai cittadini di Bihać come un fattore estremamente positivo per se stessi e per la BiH intera.

Per verificare la prima ipotesi è stata posta la seguente domanda con la seguente percentuale di risposte:

L'ingresso in EU per la BiH è un'opportunità o un'im posizione?

32%

Opportunità Imposizione

68%

Grafico 2. Mentre la seconda ipotesi è stata controllata attraverso la seguente domanda:

La BiH può trarre profitto dall'ingresso in EU?

9%

SI NO

91%

Grafico 3.

Il 68% degli intervistati ha dichiarato che l’ingresso in UE è sentito come un’opportunità, più che un’imposizione. Appare chiaro che per i cittadini di Bihać l’ingresso della BiH in UE potrebbe essere un vantaggio. E infatti, come evidenziato dal Grafico 3, la percentuale delle persone intervistate che percepiscono l’ingresso come un “profitto” è del 91%. La minoranza che si è espressa diffidente verso le modalità operate dalla classe politica nazionale è abbastanza significativa: ben il 32% degli intervistati ha dichiarato che l’ingresso in UE è un’”imposizione”. Ciò è sicuramente derivante dalla scarsa informazione data. Infatti, secondo Edin Kulenović, Consigliere della Presidenza cantonale:

L’opinione pubblica non è ancora formata, è difficile valutare quali possano essere gli aspetti positivi o negativi. Anche perché il salto da fare è davvero grande: dopo il processo di disintegrazione della Jugoslavia, ora bisogna pensare ad un processo di integrazione. Comunque, anche se è difficile al momento distinguere se ci potranno essere più aspetti positivi o più negativi, la mia impressione è che potremmo ottenere molti vantaggi. Anche perché l’isolamento non è mai cosa buona. L’integrazione dovrebbe aiutare a risolvere molti dei problemi interni della BiH, i rapporti di amicizia e di unione. Ma l’errore principale della classe dirigente della BiH è stato allontanare i cittadini dalla politica. Inoltre, l’imprenditore intervistato, sottolinea che:

Non posso indicare con precisione se l’ingresso in UE sia un’opportunità o un’imposizione. Io sento che entrambe le opzioni siano corrette. L’opportunità è data dal fatto che la BiH ha bisogno dell’UE. Ma allo stesso tempo un eventuale ingresso in UE sarebbe un’imposizione, perché le istituzioni non sono mai state così lontane dal cittadino come in questo caso.

Sul disinteresse dei cittadini verso la politica si ritornerà in seguito197, ma appare chiaro un dato: i cittadini della BiH non hanno avuto basi sufficienti per valutare i possibili svantaggi e vantaggi che deriverebbero dall’integrazione. E ciò in contrasto, come sarà visto più avanti198, con la necessità di far sentire la propria opinione nel merito dei temi proposti. Ma la peculiarità di Bihać è proprio questa necessità all’apertura verso l’esterno. Come citato nel Cap. III199, Bihać è sempre stata uno snodo essenziale nel traffico commerciale della ex – Jugoslavia proprio grazie alla sua favorevole posizione geografica. Ciò era valido anche per le persone, le quali si trovavano nella condizione di poter raggiungere in tempi brevi sia mete commerciali, sia turistiche. Era considerato normale recarsi sulle coste croate o a Trieste. Dopo la guerra, invece, questa libertà di movimento è venuta meno. La questione dei visti, la difficoltà ad ottenerli, ha avuto una conseguenza davvero disastrosa, in particolare sulle persone di una cittadina come Bihać: la “porta della Bosnia sull’Occidente” si è improvvisamente chiusa. L’UE viene dunque vista come la possibilità per riaprire questa porta. Come sottolinea la professoressa delle superiori intervistata:

Ci vedono tutti come terroristi. Il regime dei visti ha istituzionalizzato questo pregiudizio, sorto perché durante la guerra qualche terrorista, un numero davvero insignificante rispetto all’intera popolazione, era entrato davvero in BiH. Soprattutto noi adulti, noi che abbiamo vissuto gli anni precedenti la guerra, ci sentiamo chiusi in prigione a casa nostra. Forse sarebbe un bene entrare in UE anche per eliminare questa sensazione di soffocamento.

197 Cfr Par. 4.6 198 Cfr Par. 4.6 199 Cfr Par. 3.1 Sono stati proposti agli intervistati alcuni possibili vantaggi e alcuni possibili svantaggi che potrebbero sorgere dall’integrazione della BiH nell’UE. La lista scelta è breve e si è volutamente soffermata solamente sui temi principali. L’intervistato aveva il compito di assegnare un voto da 1 (min.) a 5 (max.) al tema proposto. I risultati sono stati i seguenti:

Possibli vantaggi dall'integrazione Libertà circolazione

4,5 4,05 3,9 3,84 Accesso ai fondi europei 4 3,6 3,76 3,47 3,36 3,5 Nuovi posti di lavoro 3 2,5 Sviluppo infrastrutture 2 1,5 Nuove industrie 1 0,5 Accesso al m ercato europeo per beni BiH 0 1 Lotta alla crim inalità

Grafico 4.

Risulta evidente che il tema della libertà di circolazione di persone, beni, servizi e capitali sia il più sentito in quanto l’elemento che ha ottenuto i voti più elevati. Gli altri temi hanno avuto tutti più o meno lo stesso giudizio da parte degli intervistati. Osservando i singoli questionari si nota che i giudizi si sono attestati in maniera piuttosto uniforme. Sono pochi i questionari che evidenziano votazioni molto al di sopra o molto al di sotto della media. I possibili svantaggi hanno ottenuto le seguenti votazioni:

Possibili svantaggi integrazione UE

Aum ento delle im port a 3,5 3,05 3 2,95 svantaggio della produzione nazionale 3 2,52 Aum ento delle industrie 2,5 straniere in BiH 2 1,5 Chiusura delle aziende che non possono rispettare 1 standard UE 0,5 Perdita tradizioni e cultura BiH 0 1

Grafico 5.

“Aumento delle import”, “aumento delle industrie straniere” e “chiusura delle aziende” sono i due svantaggi più sentiti tra la popolazione di Bihać. Le votazioni sono state o molto alte o relativamente basse, ma nel complesso hanno delineato quali siano i principali timori dei cittadini. Ciò è da spiegarsi con il confronto tra l’economia europea e l’economia locale, la quale versa, come si è visto, in condizioni davvero preoccupanti. Di ciò ne parla il Consigliere200 intervistato:

In Bosnia e a Bihać c’è un’enorme burocrazia, ma pochissime fabbriche. Bihać aveva diverse fabbriche, ora non più perché la privatizzazione ha distrutto un sistema che prima funzionava. E in più sono state privatizzate dandole praticamente in regalo agli acquirenti. E questi non sono stati nemmeno in grado di amministrarle. Accade spessissimo che le privatizzazioni vengano sciolte dai tribunali per fatti illeciti o per fallimenti. Secondo me sono tutti fatti strettamente collegati alla costituzione di Dayton, sono conseguenze dirette.

200 Cfr nota 187 a inizio Capitolo IV. Mentre la professoressa spiega201:

Sarebbe bene entrare in UE, ma la nostra produzione nazionale ne risentirà di sicuro. Durante la guerra le fabbriche si erano fermate e molte erano state distrutte. Così si sono moltiplicate in BiH le industrie straniere. L’aspetto più preoccupante di questo è che i lavoratori non hanno i diritti garantiti. Ma nemmeno i produttori e gli imprenditori locali potrebbero rispettare gli standard lavorativi (non solo produttivi) europei. Sarebbe bene che fossero rispettati per la qualità della produzione e per i diritti dei lavoratori, ma è utopistico pretendere ciò dalla BiH per le condizioni in cui versa.

La questione degli standard europei da rispettare è percepita come una minaccia all’ulteriore incremento della disoccupazione e delle fabbriche straniere in BiH. Infatti l’imprenditore202 intervistato teme che:

Se dovessi rispettare gli standard europei sarei costretto a cessare immediatamente la mia attività. Non dispongo delle risorse finanziarie necessarie per adeguarmi.

Svetlana Broz conclude:

Se la Bosnia fosse accettata(in UE)… ovviamente, si tratterebbe di tutta una serie di elementi ben noti, a partire dall'eliminazione del regime dei visti che abbiamo oggi e quindi avremmo liberta' di movimento in Europa e nel mondo, avremmo un flusso di merci, una prosperita' economica… Ma prima di tutto dovremmo soddisfare le condizioni poste dall'EU e gia' questo presuppone una nuova qualita' di questa societa'

4.4 Analisi delle risposte alle domande del gruppo c)

Nel Cap. II203 si era sottolineato quanto la scarsa partecipazione elettorale dei cittadini della BiH renda fragili la legittimità della politica del paese. Al Consigliere del Presidente cantonale era stato quindi domandato:

Secondo Lei c’è il rischio che vengano eletti soprattutto i partiti nazionalisti, a causa di questa scarsa partecipazione elettorale? La diserzione alle urne può essere considerata il fallimento della politica bosniaca?

201 Cfr nota 189 a inizio Capitolo IV. 202 Cfr nota 190 a inizio Capitolo IV. 203 Cfr Cap. II, Par. 2.4.2 Egli aveva emblematicamente risposto:

Nel nostro paese tutte le cose, anche quelle che apparentemente sono le più scontate e ovvie, diventano un problema. Chi va al potere deve affrontare i problemi di uno stato povero, appena uscito da una guerra drammatica, dove la criminalità è una piaga seria. E queste cose non sono ancora mai state risolte da nessuno. Il popolo guarda ai risultati e vota di conseguenza. Guardano al posto di lavoro, all’enorme disoccupazione che ci affligge (sono rari i casi di famiglie bosniache in cui lavori più di una persona). I problemi della gente comune sono la causa principale per cui la gente si allontana dalla politica. Questa è la ragione per cui il 50% dei bosniaci non va più a votare, perché non credono più a nessuno. Non è un’opzione politica, è la conseguenza della disoccupazione e di tutti gli altri grandi problemi. I cittadini si sentono traditi e imbrogliati da questa classe dirigente. Al centro dello stato ci dovrebbe essere il cittadino, indifferentemente dalla sua nazionalità. Lo stato deve rispondere alla sue esigenze, le divisioni in classi sociali vanno superate. Il numero dei politici deve essere assolutamente ridotto e dovrebbero ricominciare a parlare di cittadino e non per divisioni etniche.

Inoltre spiega così la scarsa partecipazione politica dei cittadini:

Spesso ho l’impressione che le cose stiano andando alla deriva, non riesco a capire chi possa avere la forza e il potere di dirigere e influenzare in maniera giusta le sorti del paese. Il cittadino dovrebbe essere al centro dello stato, solo così potremmo costruire una nuova costituzione che sia anche moderna e al passo con i tempi. Ma purtroppo è la nostra stessa storia a bloccarci. Un altro punto importante è il numero troppo elevato di partiti che secondo me confondono il cittadino e rallentano il progresso del paese. Dovrebbero restare solo i partiti più forti. Un’altra grossa piaga della società civile è la scarsissima partecipazione elettorale: siamo arrivati al punto che più della metà degli elettori non si reca alle urne.

La distanza tra politica e cittadino ha due principali cause molto precise. Da una parte i cittadini si sentono delusi dalla propria classe dirigente, la quale è stata incapace di risolvere le emergenze nazionali, rappresentate in primis dalla tragica situazione occupazionale. Dall’altra la politica ha senza dubbio allontanato i cittadini e l’esempio dei recenti avvenimenti politici descritti ne è un esempio eclatante. Ma nonostante questo, per riprendere quanto detto in precedenza in questo capitolo, forse i cittadini vorrebbero sentirsi protagonisti e partecipare al processo decisionale almeno nel merito di questioni così cruciali per il paese. Dovrebbe essere prioritario, per le istituzioni della BiH, capire l’opinione del popolo. Perché, come sottolinea la Broz:

Non sono stati fatti sondaggi. Sappiamo cosa pensano i politici ma non sappiamo cosa pensa la gente: e questa e' un'altra cosa, e' diverso.

A Bihać, il risultato del questionario riguardo alle domande inerenti al referendum è stato il seguente:

E' inform ato del fatto che m olti stati europei hanno indetto referendum inerenti la UE?

4%

36% SI NO 60% NON SO

Grafico 6.

Se ci fosse un referendum per l'ingresso della BiH nella UE, lei andrebbe a votare?

13%

SI NO

87%

Grafico 7.

Crede che il popolo della BiH debba essere interpellato attraverso un referendum per argom enti im portanti quali l'ingresso in UE e le riform e costituzionali?

14% 5% SI NO NON SO 81%

Grafico 8. Com e crede che voterebbe il popolo della BiH sull'ingresso nella UE?

8% 2% Favorevole Contrario Non so 90%

Grafico 9.

Una buona maggioranza di intervistati è a conoscenza dei referendum promossi in diversi stati europei inerenti temi dell’UE. E una netta maggioranza (87%) si è dimostrata assolutamente interessata ad esprimersi in un referendum riguardante il possibile ingresso della BiH in UE. E’ stata registrata una percentuale decisamente significativa anche riguardo alla domanda: “crede che il popolo della BiH debba essere interpellato attraverso un referendum per argomenti importanti quali l’ingresso della UE e le riforme costituzionali?”. Ben l’81% ha risposto positivamente. Inoltre, altro dato significativo e da confrontarsi nel Capitolo successivo con i dati di Banja Luka e Mostar, il 90% degli intervistati è convinto che la BiH voterebbe compatta a favore dell’ingresso in UE. La domanda successiva ha letteralmente spiazzato gli interlocutori, sia deludendone le aspettative rispetto ad un possibile referendum, sia a livello di informazione personale (vedi pag. seguente):

La Costituzione della BiH (Dayton) prevede la possibilità di indire referendum ?

12% 10% SI NO Non so 78%

Grafico 10. Solo il 10% degli intervistati si è dimostrato a conoscenza dell’impossibilità di indire referendum in BiH. La maggioranza (78%) non era informata del fatto che è impossibile, secondo la attuale versione costituzionale del paese, indire referendum. Il 12% ha invece risposto affermativamente alla domanda posta. Il Consigliere del Presidente cantonale giustifica con le seguenti parole la scelta costituzionale di non indire referendum, anche se:

I partiti stanno trattando per rivedere la costituzione di Dayton204. Tra le altre cose per introdurre un sistema di democrazia diretta. Questo è ostacolato, per il momento, dalla struttura anglosassone della attuale costituzione, perché il sistema di democrazia indiretta in Bosnia è stato introdotto dall’ingerenza internazionale. Ingerenza che tocca il suo apice con l’Alto Rappresentante, le cui dichiarazioni diventano forza di legge. E questo avviene, a causa dell’Annesso IV di Dayton, senza che il Parlamento abbia lo spazio di decidere in merito alle dichiarazioni dell’HR, non può proporre modifiche e nemmeno emendare.

Anche il professore universitario è dello stesso avviso, ma fornisce un dato in più. Come riscontrato in altre interviste la Costituzione di Dayton rimane un documento lontano dai cittadini, i quali la percepiscono come un oggetto estraneo. E soprattutto non la conoscono:

Non ho letto Dayton, ma evidentemente la nostra costituzione è basata sul modello americano.

Il Consigliere del Presidente cantonale aveva accennato al ruolo che la politica dovrebbe avere nei confronti dei cittadini per riavvicinarli alle vicende istituzionali del paese. E’ stato domandato a Svetlana Broz cosa potrebbero, invece, fare gli intellettuali per dare il loro contributo a questo problema:

In queste societa' molto spesso gli intellettuali, se hanno avuto un ruolo, lo hanno avuto piu' negativo che positivo. Hanno avuto un ruolo negativo nella dissoluzione della Jugoslavia e spesso continuano ad averlo oggi, invece di prendere un ruolo guida della societa' che per definizione dovrebbe essere il loro. Gli intellettuali hanno un grande impegno e una grande responsabilita'. Ma temo che molto pochi di loro rispettino questo impegno, e questa responsabilita'. Per dire la verita', mi hanno delusa.

204 Cfr Capitolo II, Par. 2.7 4.5 Analisi delle risposte alle domande del gruppo d)

Le risposte in percentuale alla seguente domanda sono state:

Sapeva che la costituzione di Dayton non è com patibile con quella dell'UE e che per questo la BiH non può accedere all'integrazione senza una riform a costituzionale?

4% SI 45% NO 51% Non so

Grafico 11.

L’informazione degli intervistati si è dimostrata buona per il 45% di essi, mentre il 51% ha dichiarato di non essere a conoscenza del problema e il 4% non ha saputo fornire una risposta.

4.6 Analisi delle risposte alle domande del gruppo e)

Si ritiene che le prossime risposte siano emblematiche nel tratteggiare la problematica dell’allontanamento del cittadino dalla politica e della responsabilità che in ciò hanno le istituzioni della BiH. Infatti:

Sta seguendo le proposte di riform a costituzionale delle quali si sta discutendo in questi giorni?

37% SI NO 63%

Grafico 12. E' a conoscenza del fatto che sono i partiti m aggiori che stanno disutendo "privatam ente" di queste questioni senza una discussione parlam entare?

5% SI NO 45% 50% Non so

Grafico 13.

La maggioranza (63%) ha dichiarato di non seguire le vicende politiche che riguardano le riforme costituzionali, mentre solo il 37% ne è a conoscenza. Ma una buona parte degli intervistati, ben il 50%, è informato del fatto che sono i partiti maggiori a discutere “privatamente e senza una discussione parlamentare” di queste questioni. Ciò significa che da un lato la politica della BiH ha fallito ancora una volta nel non coinvolgere il cittadino in una fase così delicata per il paese, dall’altro i cittadini non provano interesse nell’informarsi proprio per l’atteggiamento tenuto dai principali partiti in questa occasione.

4.7 Analisi delle risposte alle domande del gruppo f)

Legata alle due domande precedenti, la seguente è stata posta per comprendere quanto sia gradito l’intervento della diplomazia statunitense205 riguardo alle riforme costituzionali. Infatti come ci suggerisce il Consigliere del Presidente cantonale:

La missione di mediazione degli Usa non è più tale, ormai è da considerarsi un’ingerenza diretta negli affari interni di un paese sovrano.

E ancora:

Un altro aspetto importante è valutare quali siano i veri interessi degli Stati Uniti nei confronti della EU, perché la pressione che stanno mettendo ai nostri politici va al di là della naturale propensione di uno stato a perseguire i propri interessi 205 Cfr Cap. II, Par. 2.7.2 e i propri fini. Ripeto: gli Usa, nei confronti della Bosnia, stanno compiendo una vera e propria ingerenza nei nostri affari interni.

Era necessario, ai fini della ricerca, approfondire questo tema e comprendere quanti cittadini giudichino positivo questo intervento e quanto, invece, lo reputino l’ennesima prova dell’immaturità vera o presunta della vita politica della BiH. Essi hanno risposto nel modo seguente:

Secondo Lei è corretto che siano le autorità statunitensi a spingere e a mediare affinchè la BiH operi una riforma costituzionale?

4%

42% SI NO 54% Non so

Grafico 14.

Oltre ad un 4% che non è stato in grado di esprimersi, l’opinione pubblica si divide sostanzialmente a metà. Una relativa maggioranza (54%) considera negativo questo intervento, mentre il 42% lo approva. E’ stato preso come esempio esplicativo dell’ultima opinione, la seguente frase registrata durante l’intervista al professore universitario, il quale ci è sembrato riportare un sentimento comune:

La mia opinione è che deve essere la Comunità internazionale a risolvere tutti questi problemi. Sono stati loro, anche se riconosco che Dayton ha saputo fermare la guerra, a creare il caos del dopoguerra bosniaco.

Questa visione è la conferma di una politica nazionale cha ha vissuto troppo a lungo all’ombra di quella della C.I., in una sorta di assistenzialismo che si è riflesso anche nell’opinione pubblica. Una buona parte di essa è giunta alla conclusione che il caos istituzionale che regna nel paese sia il risultato della politica internazionale e che debba essere proprio quest’ultima a dover risolvere i problemi più spinosi della BiH. L’altra opinione opposta ha la medesima origine, ma in qualche modo reagisce a questo sentimento espresso poco fa. Infatti, come afferma la professoressa delle superiori:

La BiH non ha niente da invidiare a nessuno. Siamo una nazione con un grande passato e presente culturale, dovremmo imparare non solo ad essere orgogliosi di esso, ma anche a sfruttarlo per cominciare a camminare con le nostre gambe. Dovremmo emanciparci dall’assistenza internazionale e statunitense.

4.8 Analisi delle risposte alle domande del gruppo g)

Ci si è chiesto quale potrebbe essere la reazione dei cittadini di Bihać alle potenziali riforme costituzionali. Per ottenere questo risultato sono state inizialmente poste due domande cruciali, una che sondasse l’opinione relativa alla rappresentatività della Costituzione di Dayton, l’altra riguardante il referendum del 1992. Quest’ultima ha avuto lo scopo di confermare la seguente ipotesi: la costituzione di Dayton non aveva tenuto conto della volontà espressa dai cittadini della BiH (in questo caso particolare di Bihać) espressa attraverso uno strumento costituzionale legittimo quale il referendum del 1992. Una volta di più si è voluti sottolineare come Dayton abbia premiato la situazione politica voluta dalla fazione che aveva deciso e provocato la guerra degli anni novanta. Ciò va preso in considerazione soprattutto rispetto alla possibilità di compiere delle riforme costituzionali. Non tenere nuovamente conto della volontà dei cittadini della BiH sarebbe ripetere gli errori commessi nel redigere la costituzione di Dayton. Come previsto in ipotesi, la percentuale alla prima domanda è stata:

Secondo Lei la costituzione di Dayton è rappresentativa della volontà della popolazione della BiH?

4% 12%

SI NO Non so

84%

Grafico 15. Mentre riguardo al referendum del 1992 sono state registrate le seguenti risposte:

Com e ha votato al referendum sull'indipendenza del 1992?

Favorevole

48% 48% Non desidero rispondere Non ero ancora 4% maggiorenne

Grafico 16.

L’84% degli intervistati ha dichiarato che la Costituzione attualmente in vigore in BiH non è rappresentativa della volontà della popolazione della BiH. Riguardo al referendum del 1992 il 48% degli intervistati ha per ovvi motivi d’età dichiarato di non aver votato. Il 4% non ha desiderato rispondere alla domanda206. Quest’ultima era stata inserita per motivi di riservatezza dell’intervistato nei confronti di un tema così delicato. Le percentuali date indicano che le persone intervistate (con diritto di voto nel 1992) hanno votato a favore dell’indipendenza indipendentemente dall’etnia di appartenenza. Sono stati proposti alcuni potenziali cambiamenti costituzionali che sono sembrati i più problematici e che necessitano di una risposta istituzionale più immediata207. Essi sono:

1) Eliminazione delle Entità; 2) Snellimento dell’apparato burocratico;

206 Infatti, tra le opzioni di risposta erano state inserite oltre alle voci “a favore dell’indipendenza” e “contro l’indipendenza” anche le risposte “non ho votato” e “non desidero rispondere”. 207 Sono stati scelti in base alle proposte realmente emerse nel corso delle discussioni nel merito delle riforme e in base alle esigenze costituzionali emerse nel corso delle presente trattazione al Cap. II. 3) Eliminazione del sistema che prevede la divisione obbligatoria della Presidenza della Repubblica e della Camera dei Popoli fra i tre popoli costituenti; 4) Possibilità di candidarsi alla Presidenza della BiH anche per gli appartenenti alle minoranze; 5) Possibilità di indire referendum per permettere ai cittadini della BiH di esprimere la propria opinione sui temi più importanti; 6) Altro.

Le risposte in percentuale sono state:

Quali cose andrebbero cam biate nell'attuale ordinam ento costituzionale?

100% 80% 60% NON SO 40% NO SI 20% 0% 1 2 3 4 5 6

Grafico 17.

Con qualche leggera differenza (le risposte che hanno ottenuto la maggioranza di sì sono state quelle alle domande 2 e 4), tutti e cinque i quesiti hanno visto la maggioranza favorevole. La professoressa sottolinea il fatto che:

L’eliminazione delle Entità non dovrebbe essere un fattore di ulteriore divisione etnica. Essa riguarda lo snellimento burocratico, fatto che va assolutamente preso in considerazione perché non c’è motivo di continuare a vivere in un paese che vuole stare diviso. Ed è questo mostro burocratico uno dei principali motivi della nostra arretratezza economica. In particolare, sul sistema dei Cantoni e delle Entità, Svetlana Broz spiega: Personalmente ritengo che quattordici governi in un paese di quattro milioni di persone siano un assurdo, neanche la Svizzera potrebbe sostenere il peso di una struttura simile. I cantoni, come le entita', sono superflui per questo stato. Ciò sarebbe un grande aiuto per i comuni, quindi anche per Bihać.

4.9 Analisi delle risposte alle domande del gruppo h)

La frase della Broz introduce questa nuova parte del questionario, forse la più cruciale. L’esistenza delle Entità, la divisione etnica del paese, sono davvero delle esigenze percepite allo stesso modo a Bihać e nella BiH?

Se si votasse oggi ad un referendum sull'elim inazione delle Entità, quale pensa che sarebbe la risposta della m aggioranza dei cittadini della BiH?

24% Favorevole Contrario 6% 70% Non so

Grafico 18.

La risposta a questa domanda ha delineato non tanto l’opinione di tutta la BiH, quanto la percezione dei cittadini di Bihać che hanno nei confronti del proprio paese. Inoltre esprime la volontà dei bisčani208 rispetto ad una proposta simile. Infatti il 70% degli intervistati hanno risposto che sicuramente la maggioranza dei cittadini della BiH voterebbe a favore dell’abolizione delle Entità, il 24% non ha saputo offrire una risposta e il 6% si è dichiarato pessimista. Come sarà fatto notare209, la percezione rispetto allo stesso tema è differente a Mostar e differisce ancor di più a Banja Luka. Ciò è sicuramente legato al fatto che le Entità sono l’istituzionalizzazione delle separazioni etniche volute in primis dai serbi ma anche, in parte, dai croati per ottenere una sorta di indipendenza e di riconoscimento che li ricongiungesse a Serbia e Croazia. Ma è anche un aspetto

208 Vengono così chiamati gli abitanti di Bihać 209 Cfr Cap. V, Par. 5.9 della presenza o assenza del sentimento comune nazionale. Esso, come citato in apertura di capitolo, è misurabile attraverso la domanda: “ Lei si definirebbe bosanac?”.

Lei si definirebbe "bosanac"?

6% 2%

SI NO Non so

92%

Grafico 19.

La maggioranza degli intervistati, il 92% ha risposto in maniera affermativa. Questo al di là delle appartenenze etniche. Infatti nel 6% che ha risposto negativamente è stata constatata la presenza di un solo serbo, un croato e alcuni musulmani. Il 2% che non ha saputo rispondere aveva giustificato la scelta spiegando che non conosceva il termine. Il Consigliere del Presidente cantonale ha invece risposto così: Sentirsi “bosanac” sarebbe l’ideale… Un serbo di Bosnia deve capire una volta per tutte che il suo stato è la Bosnia. Un croato di Bosnia deve capire una volta per tutte che il suo stato è la Bosnia. I bosniaci l’ hanno capito perché non hanno nessun altro stato di riferimento. Finché non avverrà questo, la Bosnia non sarà mai uno stato tranquillo e maturo. Faccio un esempio dell’assenza di sentimento nazionale di questo stato: nell’ultima partita i calcio tra BiH e Serbia, il pubblico della RS ha fatto il tifo per la Serbia e Montenegro! Ma sono convinto del motto “Audiatur et altera pars”. Bisogna tener conto anche delle opinione della Rs, bisognerebbe ascoltare anche la loro voce e aprire un dialogo costruttivo.

Mentre il professore universitario si è espresso con queste parole:

Sarebbe l’ideale dire di sentirsi “bosanac”. Ma Le faccio un esempio: tre anni fa è stata condotta una ricerca per capire quanti cittadini della Federazione si fossero dichiarati disponibili a iscriversi all’università di Banja Luka. Il 90% degli intervistati ha risposto di negativamente. E il motivo è facile da capire. In quella università viene insegnato che tutti gli abitanti della Bosnia sono in realtà serbi. Serbi convertiti, ma pur sempre tutti serbi. La creazione delle Entità è stato un prodotto malsano di Dayton. Perché essa è stata capace di fermare la guerra, ma non aveva la capacità di gestire la pace. Se oggi, in Bosnia, esistono università simili è colpa della gestione della Comunità internazionale e di come ha investito male le sue risorse. A questo punto dovrebbero essere gli intellettuali a stranieri a risollevare la situazione e a educare le persone. Perché tutti i “cervelli” bosniaci se ne sono fuggiti all’estero. Io, per esempio, ho delle difficoltà enormi a stampare i miei libri. A Bihać, che comunque è una grossa e importante città, non esiste nemmeno una libreria. Se non teniamo conto di quella islamica…

La professoressa delle superiori:

Sì, al cento per cento.

Inoltre, riguardo all’eliminazione delle Entità, il Consigliere ha spiegato:

Io sono per l’integrità della Bosnia. Tutti i bosniaci sono per la Bosnia unita. “Non abbiamo un altro stato” ti dicono tutti loro. I serbi vogliono staccarsi e unirsi alla SiCG, magari dando in cambio il Kosovo. Infatti la RS sembra quasi uno stato autonomo. Si comporta come tale, anche se non lo dovrebbe fare. Anche i croati vogliono il loro stato. E’ la realizzazione del piano di Tudjman e Milošević per dissolvere la Bosnia e spartirsela. Ma il tempo sarà a favore della coesione, anche grazie alla comunità internazionale.

E’ stato domandato, inoltre, cosa significhi per un abitante di Bihać essere cittadino della BiH oggi, permettendo di dare più risposte:

Cosa significa per Lei essere un cittadino della BiH oggi? Vivere in uno stato unitario, forte senso di appartenenza

Vivere in uno stato che giustam ente riconosce le differenze etniche 60 Vivere in uno stato che sento com e m io m a che non potrà m ai essere unitario 40 Vivere in uno stato che non sento m io 20

Non so 0 1

Grafico 20. 60 persone hanno risposto che sentono di vivere in uno stato unitario e dichiarano di possedere un forte senso di appartenenza. 18 intervistati hanno risposto che il riconoscimento delle differenze etniche è importante. Mentre 21 persone hanno sottolineato il fatto che la BiH è percepita da loro come il proprio stato, ma non potrà mai aspirare all’unità reale a cause delle divisioni etniche. Una sola persona ha risposto che la BiH non è il suo stato. Sono state messe in relazione alcune parole chiave: “Unione Europea” e “uniti nella diversità”. Lo spunto di questo quesito è stata l’osservazione del fatto che l’inno della BiH è privo di parole proprio per ragioni legate alle etnie. L’inno della UE ha ispirato la seguente domanda per testare la percezione che gli intervistati potevano avere rispetto alla capacità unificatrice dell’UE:

Lei crede che lo slogan dell'Unione Europea "uniti nella diversità" possa essere l'"inno" della BiH?

7%

29% SI NO Non so 64%

Grafico 21.

Il 64% ha dimostrato il desiderio di una BiH finalmente unita forse grazie anche all’ingresso in UE. Il 23%, un dato abbastanza significativo, si è espresso contrario o per lo meno scettico verso una prospettiva simile.

4.10 Analisi delle risposte alle domande del gruppo i)

I problemi che stanno alla base dello scarso coinvolgimento dei cittadini verso la vita politica, sono sicuramente da ricercarsi nella qualità della vita di essi, nelle loro scarse prospettive future, nella difficoltà a trovare un impiego. Tutto ciò li allontana inevitabilmente da una politica che non ha mai saputo venire a capo di questi gravi problemi. Il Consigliere del Presidente cantonale riassume così alcuni dei principali problemi suggerendone una soluzione:

Un grosso problema è costituito dal passaggio, drammatico, da un sistema socialista al sistema capitalistico. Questo ha prodotto la concentrazione delle risorse finanziarie e del potere politico nelle mani di pochi. Ci sono troppi bosniaci che non hanno le risorse per tenere il passo a questa corsa al capitale e sarà sempre più spesso necessario ricorrere alle sovvenzioni sociali. Le risorse su cui puntare dovrebbero essere il turismo e il legname.

I cittadini di Bihać intervistati hanno così espresso la loro opinione rispetto ad alcuni punti che riguardano la loro città. La forma del quesito dava la possibilità di assegnare un punteggio (da 1 min. a 5 max.) a ciascun tema suggerito:

Gradimento città

2,45 2,5 2,04 2,04 Servizi 1,97 1,9 2 1,76 1,71 Opportunità di lavoro 1,4 Istruzione e cultura 1,5 Associazioni 1 Tem po libero Negozi e centri com m erciali 0,5 Vita sociale Possibilità personali future 0 1

Grafico 22.

I voti riportati dal Grafico 22 esprimono la media dei voti assegnati dal campione preso in esame. Non è difficile osservare che i valori sono molto bassi. Infatti la media più alta è di soli 2,45 punti (Negozi e centri commerciali), mentre la media più bassa è registrata alla voce “possibilità personali future”. L’opinione dei cittadini intervistati rispetto ai “servizi”, “opportunità di lavoro” e “vita sociale” è decisamente negativa con votazioni medie tra 1,76 punti e 1,9 punti. Mentre “istruzione e cultura”, “associazioni” e “tempo libero” si aggirano attorno ai due punti di media. Ciò conferma l’ipotesi che la percezione del proprio territorio da parte degli intervistati è abbastanza negativa per le cause economiche e sociali menzionate. Per questo motivo è stato interessante domandare alle persone se, avendone la possibilità, vorrebbero allontanarsi dalla propria città (all’estero oppure in qualche altra città della BiH).

Se ne avesse la possibilità, Lei si allontanerebbe dalla Sua città per andare a vivere altrove?

48% NO 52% SI

Grafico 23.

Gli intervistati, nonostante avessero unanimemente concordato un voto complessivo negativo al proprio territorio, in questo caso si sono divisi a metà. Da questa osservazione sembrerebbe che l’attaccamento alla propria terra sia ben più forte di quanto ipotizzato. Infatti ci si sarebbe aspettati che le gravi difficoltà in cui versano i cittadini di Bihać, fossero tali da far sperare la netta maggioranza di loro nell’emigrazione per ricercare un lavoro e nuove opportunità di vita. Invece ciò è valido solo per taluni intervistati, per la metà di loro. Le motivazioni fornite da chi ha dichiarato di desiderare l’emigrazione sono state le seguenti:

Se sì, per quale motivo? (possibilità di marcare più di una risposta)

Motivazioni 44% economiche

56% Qualità della vita

Grafico 24. Inoltre si registra la percentuale di risposte rispetto alla meta preferita di emigrazione:

Dove desidererebbe em igrare?

10%

All'interno della BiH Estero

90%

Grafico 25.

Con una netta prevalenza (90%) gli intervistati che desidererebbero emigrare, lo farebbero all’estero. La professoressa spiega così la motivazione per cui lei vorrebbe andare a vivere al di fuori della BiH:

Il mio paese, da dopo la guerra, è rimasto in mano a chi si arricchisce con proventi illeciti. Sono essi, come ho detto prima, a rendere la BiH un paese arretrato e ad alimentare il pregiudizio che ci vede tutti terroristi. Andrei a vivere all’estero, anche se amo la mia patria e non vorrei mai lasciarla, perché la situazione attuale mi ha estremamente amareggiata e mi fa male sapere che ci ritengono un paese di gente povera, economicamente e culturalmente. Ci vogliono piccoli passi per sistemare le cose in BiH e io non so se vivrò tanto a lungo per poterli vedere realizzati.

E’ stato chiesto agli intervistati quali fossero secondo loro le principali differenze tra prima e dopo la guerra, con l’intento di chiarirci le motivazione, o per lo meno la percezione del problema per la gente, che possano spigare una qualità della vita così bassa. E per comprendere quale sia la radice della diffusa depressione che colpisce molte persone a livello personale e sociale. Spesso è questa depressione che fa scaturire quel diffuso senso di impotenza tra i cittadini della BiH. Essi, come è stato valutato dai questionari, dai colloqui con le persone citate e grazie all’intervento alle due conferenze di Svetlana Broz, non sanno come reagire ad una vita difficile, alle istituzioni assenti, alla corruzione imperante e al timore di una nuova aggressione, simile a quella degli anni novanta. L’imprenditore ha ricostruito la situazione economica antecedente la guerra. Il capitolo III210 mostrava quale fosse la situazione industriale attuale dell’USC e di Bihać e si era notata così la differenza occupazionale in più settori produttivi nelle zone della città e del Cantone. La situazione economica è sicuramente importante per comprendere le problematiche sopra citate. L’imprenditore ha vissuto questo rapido e drammatico cambiamento ed è stato in grado di fornire qualche dato. Le cifre sono indicative, ma sono assolutamente reali come verificato dai dati della strategia cantonale. L’intervistato ci dice:

Due sono i principali cambiamenti che gravano tutt’oggi sulle spalle di noi cittadini di Bihać e della BiH: il passaggio dal socialismo ad un capitalismo non maturo e le conseguenti privatizzazioni selvagge211 e spesso condotte in maniera illecita. Il passaggio dal socialismo al capitalismo ha privato i cittadini della base assistenziale e sociale. Essa, soprattutto in un momento di forte crisi come questo, avrebbe sicuramente aiutato moltissime famiglie in difficoltà. La disoccupazione è a livelli drammatici, gli stipendi sono bassissimi. Un insegnante guadagna qualcosa come 200 euro al mese. Un capofamiglia non è più in grado di tirar su tre figli senza problemi come poteva fare prima della guerra. Invece, un dipendente statale negli anni novanta aveva i seguenti privilegi:

• Assicurazione sanitaria; • Colonia aziendale gratuita; • Cure termali; • La casa era gratuita oppure veniva sovvenzionata tramite contributi statali; • Tredicesima; • Una pensione arrivava a 1000 marchi, ora è di soli 120 marchi Le industrie prima della guerra erano le seguenti con il seguente numero di dipendenti: • Kombitex (industria tessile): 3000 dip. • Ferriera: 2000 dip. • Energoinvest (generatori industriali che esportava in Medio Oriente) • Politilenka (imballaggi di plastica): 2000 dip. • Gorenje: 1000 dip. • Žito Prerada (farine): 2000 dip. • Šipat (mobili, segherie): 3000 dip. • Bihać Trgovine: 500 dip. • Latterie (ora Megle): 800 dip. • Una Trans: 500 dip.

210 Cfr. Cap. III, Par. 3.10.8 211 Cfr. Cap. III, Par. 3.9 • Ferrovie: 200 – 300 dip. • Krajna Tuteli (società che gestiva le strade): 300 dip. • Izgradnia: 1000 dip. • HR: da 12.000 dip. a 400 dipendenti attuali Mancano 20.000 posti di lavoro rispetto al periodo antecedente la guerra.

4.11 Intervista a Svetlana Broz.

L’intervista212 a Svetlana Broz ha permesso di concentrare alcune domande sulle questioni ora sollevate. Inoltre si riportano alcuni commenti espressi durante gli interventi della Broz all’Università di Bihać e al Municipio della città. Il pubblico, in prevalenza composto da giovani, aveva sollevato le seguenti importanti questioni:

“ Non possiamo reagire alla corruzione dei politici. Anche nella nostra Università la corruzione è diffusa e inevitabile. Siamo soli e ci manca un personalità forte che ci guidi” (Studentessa universitaria)

“Noi tutti, o quasi, aspettiamo di laurearci e di andarcene dalla BiH per trovare un lavoro all’estero” (Studente universitario)

“Non ha senso andare a votare, tanto non cambia nulla” (Opinione registrata da più ragazzi universitari)

“Da giovani non aspettavamo che fossero gli altri a dirci cosa fare. Voi dovete reagire e combattere affinché il vostro paese si risollevi. Non posso pensare che voi tutti pensiate di fuggire all’estero una volta laureati. Il futuro di questo paese è nelle vostre mani. (Pensionato di Bihać)

Sono solo piccole osservazioni, ma fanno riflettere: a) I giovani risentono molto dell’autorità si sentono spesso impotenti rispetto ad essa;

212 Cfr. Appendice. b) Si sentono impotenti anche rispetto ai possibili cambiamenti che andrebbero operati nel paese; c) La qualità della vita per un giovane è assolutamente mal sopportata;

Sono state poste le seguenti domande a Svetlana Broz: 1) Bihać si trova in una situazione strategica favorevole, eppure la ripresa e' in ritardo. Lei riesce a percepire una particolarità nella situazione di questa città rispetto al resto della Bosnia? 2) Pensa che per una normalizzazione della situazione, per una maturazione del paese, e' sufficiente concentrarsi sull'aspetto economico del risanamento oppure va intrapreso un lavoro che stimoli maggiormente il sentimento civico? 3) Pensa dunque sia più saggio passare per l'economia, che l'altra via sia più difficile? 4) Secondo alcuni cittadini di qua, Bihać prima della guerra, proprio per essere un luogo di frontiera, aveva un piu' altro grado di tolleranza, abituato al fatto di essere un territorio misto, nel quale nessuno faceva caso all'appartenenza etnica o religiosa. Secondo lei e' cosi', o e' solo un'opinione locale? O e' possibile che un luogo di frontiera come questo si trasformi in un esempio positivo in questo senso?

Le sue risposte sono state:

1) Le mie impressioni sono sul pubblico, che e' un pubblico di studenti e alunni delle medie, con i loro problemi particolari, tuttora insoluti, e ce ne sono tanti. Tutta la societa' della Bosnia Erzegovina e' afflitta da una quantita' di problemi. Non sono sicura che Bihać sia posizionato in modo tale da avere grandi risorse per un buono sviluppo, ma attualmente ha delle persone nuove nell'amministrazione che si battono per migliorare le cose. Questa e' l'impressione che ricavo dalla mia presenza qui oggi. 2) Penso che lo sviluppo dell'economia sia l'elemento piu' importante, anche se non l'unico importante. Ma e' prioritario. Quando avete un tasso di disoccupazione al sessanta per cento, c'e' una grande insoddisfazione in tutti i campi e allora si sviluppa e la questione etnica e quella religiosa ed ogni altra. Se avessimo una buona base economica e le persone avessero un lavoro, diventerebbe meno importante per loro a quale gruppo etnico o religioso appartengono. Diventerebbero cittadini, e non membri dell'uno o dell'altro gruppo etnico o religioso. Avremmo una vera societa'.

3) Certo. L'altra via e' piu' difficile, non ci si riesce, la gente e' sfinita, affamata, ha troppo tempo a disposizione che non e' riempito dal lavoro, non hanno la possibilita' di mantenersi, e quindi quel tempo viene usato per sfinirsi ancora piu' in confronti negativi. Se avessimo uno sviluppo economico sarebbe piu' facile anche sviluppare i rapporti all'interno della societa', rapporti che devono essere risanata, fra i vari gruppi etnici e religiosi.

4) Vi diro' la mia impressione. Io sono stata qui a Bihać un anno fa, nel dicembre 2004 per la promozione del mio primo libro. Questa sala era piena di cittadini di Bihać. Si sentiva una terribile tensione e paura, una sensazione addirittura fisica, strana, come se quelle persone fossero spaventate solo per il fatto di trovarsi qui. Paura che qualcuno non irrompesse nella sala per lanciare una bomba o qualcosa del genere..

Per il Suo nome?

Per il mio cognome, si'. Oggi questa paura non c'era. Significa che nonostante tutto in quest'anno e pochi mesi qualcosa e' cambiato. In meglio. All'epoca era stato appena eletto un nuovo sindaco, da un mese o due. Quindi Bihać e' riuscito a fare un passo avanti da quando si e' scelto un sindaco nuovo, giovane, un segnale per me che questa citta' ha un potenziale, una capacita' di lottare per conquistarsi un futuro migliore. Un sindaco giovane, che ha ottenuto un master in America ed e' rientrato nella sua citta' natale per candidarsi, dimostra che anche i giovani in questo paese hanno delle prospettive, e che i cittadini desiderano votare per loro. Il sindaco di Bihać ha dimostrato questo fatto. CAPITOLO V

Analisi comparativa sull’opinione pubblica di Mostar e Banja Luka riferita ai temi dell’integrazione UE, revisioni costituzionali e percezione del territorio di appartenenza.

5.1 Introduzione alla ricerca: Nell’elaborazione dei dati dei questionari di Bihać213 abbiamo notato alcuni particolari interessanti che a nostro giudizio rendono la sua zona particolarmente aperta ai temi proposti. Inoltre le interviste operate hanno stimolato ad indagare più approfonditamente per rilevare se davvero Bihać possiede una qualche peculiarità rispetto ad altre zone della BiH. E’ stato quindi deciso di confrontare i dati della prima inchiesta con quelli di altre due città che fossero particolarmente significative: Mostar, capitale dell’Erzegovina, e Banja Luka, capitale della RS. L’integrazione in UE della BiH è senza dubbio, come dimostrato214, legata alle riforme costituzionali. Esse dovrebbero essere dirette in due direzioni:

• Snellimento burocratico per modernizzare il paese; • Formazione di un apparato statale alla cui base non ci sia più la differenziazione etnica.

Il secondo punto, il più difficile da realizzare e allo stesso tempo il meno discusso, è strettamente legato al primo. La modernizzazione del paese non può prescindere da riforme indirizzate alla formazione di uno stato unitario e non più perennemente tripartito. Nella prima inchiesta si è notato come la necessità di operare entrambe le vie sia non soltanto accettata dai cittadini di Bihać, ma sia soprattutto auspicata. Croati e serbi di questa città, hanno risposto in maniera simile (con qualche rara eccezione) ai cittadini di etnia musulmana. E, fatto ancora più notevole, molti di essi hanno affermato di sentirsi “bosanac” lasciando

213 Cfr. Cap. IV 214 Cfr. Cap. II, Par. 2.7 presumere di considerarsi sì appartenenti ad una etnia, ma soprattutto di essere appartenenti allo stato di BiH. Infatti un ragazzo serbo215 di Bihać ha detto:

“Io sono serbo, ma sono anche bosanac. Il fatto di essere serbo non esclude il fatto di appartenere alla BiH. Molti serbi, invece, si sentono appartenere soltanto alla RS se non, in molti casi, persino alla Serbia. Molti croati si sentono appartenere soltanto all’Erzegovina se non, in molti casi, persino alla Croazia.”

Come già riportato nel capitolo precedente216, anche il Consigliere del Presidente del Cantone Una – Sana aveva evidenziato questo fatto. Allora ci si chiede:

• la possibile integrazione in UE è ugualmente auspicata anche in RS e in Erzegovina? • Se la risposta dovesse risultare affermativa, come verrebbero giudicate le necessarie riforme costituzionali menzionate? • Esiste un sentimento civico pari a quello registrato a Bihać? Quale “BiH dei cittadini” si appresta a fare il suo ingresso nell’”UE dei cittadini”?

Per rilevare questi dati si sono prese in considerazione due direzioni. Da una parte è stato proposto ad un piccolo campione di cittadini di Mostar e Banja Luka lo stesso questionario utilizzato a Bihać. Dall’altra sono state condotte delle interviste ad alcuni operatori di ONG italiani a Mostar217 e un professore italiano dell’Università di Banja Luka218. Questo ha consentito di ottenere una visione esterna e globale delle problematiche sollevate e di evitare di compiere lo stesso lavoro compiuto in USC. Infatti, per motivi di tempo e economici, la stessa ricerca sarebbe risultata impossibile: la rete di contatti creata a Bihać per ottenere un numero significativo di dati aveva richiesto molte settimane di lavoro ed è stata realizzata anche grazie ai contatti

215 Anonimo che ha lasciato un commento libero sul questionario. Modalità non prevista dal ricercatore alla domanda “Ti senti bosanac?”, ma ritenuta ugualmente interessante. 216 Cfr Cap. IV, Par. 4.9 217 Tommaso Vaccarezza e un operatore rimasto anonimo. Non avendo parlato a nome delle ONG di appartenenza, ma a titolo personale in base all’esperienza sul campo, hanno preferito che i nomi delle ONG fossero omessi. 218 Danilo Capasso, Professore dell’Università di Banja Luka e dell’Associazione Marco Polo. italiani sul campo. A Mostar e a Banja Luka non è stato possibile ricreare le stesse condizioni lavorative. Il campione utilizzato a Mostar e Banja Luka ha coinvolto 50 persone per città. Esse sono state ricercate principalmente tra gli studenti universitari e tra alcuni adulti in contatto con le ONG (a Mostar) e con gli insegnanti dell’Università (a Banja Luka). Sono stati presi in considerazione gli studenti universitari per due motivi: uno pratico di reperibilità degli intervistati, uno sulla base della cautela richiesta nell’affrontare temi simili219. Inoltre, i dati rilevati presso gli studenti di Bihać e la partecipazione alle conferenza di Svetlana Broz220, hanno suggerito di confrontare proprio questa parte di campione perché decisamente interessante. I giovani sono i più esposti ai rischi del nazionalismo e alle conseguenze di un paese con un alto tasso di disoccupazione, ma allo stesso tempo sono il più ricco potenziale per la BiH.

5.1.1 Il questionario

Si riporta di seguito, per semplificare la lettura, lo schema generale che riassume le domande dei questionari:

j) Grado di informazione dell’intervistato rispetto ai temi dell’integrazione in UE; k) Percezione dei possibili vantaggi e dei possibili svantaggi derivanti dall’integrazione; l) Informazione e gradimento rispetto ai referendum promossi in alcuni stati europei (per la ratifica della costituzione europea e per l’integrazione) e rispetto alla possibilità di indire referendum simili anche in BiH; m)Conoscenza della problematica legata all’incompatibilità della Costituzione di Dayton e alle riforme costituzionali;

219 Era stato sconsigliato, infatti, di operare con la libertà con cui era stato svolto il lavoro a Bihać. Nel proporre tali temi, bisognava porre attenzione alla sensibilità dei nostri interlocutori. Sono passati undici anni dalla fine della guerra, ma alcune ferite, alcuni orgogli nazionalistici, sono tuttora vivi.

220 Cfr Cap IV, par. 4.11 n) Livello di informazione rispetto alle vicende politiche legate alle riforme costituzionali; o) Conoscenza del coinvolgimento della diplomazia statunitense nelle riforme costituzionali; p) Gradimento di potenziali riforme costituzionali e nodo delle Entità;

q) Cittadinanza e BiH;

r) Percezione del territorio (inteso come Municipalità e Cantone).

Il campione rilevato è stato diviso così (fasce d’età):

(Mostar, 50 intervistati)

• 28 soggetti di prima fascia (18 – 25 anni); di questi 2 erano lavoratori, 8 disoccupati e i restanti 10 erano studenti;

• 22 soggetti di seconda fascia (26 – 60); di questi 5 erano i disoccupati, 16 gli occupati e 1 “studente”;

(Banja Luka, 50 intervistati)

• 29 soggetti di prima fascia (18 – 25 anni); di questi 2 erano disoccupati e i restanti 27 erano studenti;

• 21 soggetti di seconda fascia (26 – 60); di questi 8 erano i disoccupati e 13 gli occupati;

(Etnia):

(Mostar) • 6 musulmani; • 2 “bosanac”; • 42 croati; (Banja Luka) • 1 musulmano; • 1 croato; • 48 serbi; Bisogna poi sottolineare che sei intervistati di Banja Luka hanno specificato di essere originari di città diverse, ma sono recentemente emigrati nella capitali della RS. Le città indicate sono:

- Drventa; - Doboj; - Novi Grad; - Gradisca; - Bosanski Brod.

Tutti gli intervistati di Mostar sono originari della città.

5.2 Analisi delle risposte alle domande del gruppo a)

Il livello di informazione dei cittadini rispetto ai temi dell’integrazione della BiH in UE è abbastanza simile in tutte e tre le città. Bihać aveva registrato un 76% alla risposta “No” e il restante 26% aveva dichiarato di essere sufficientemente informato riguardo al processo. I risultati di Mostar (1) e Banja Luka (2) sono stati rispettivamente i seguenti: (1)

Ha avuto sufficiente inform azione sul processo di integrazione in UE?

21%

SI NO

79%

Grafico 26a. (2)

Ha avuto una sufficiente inform azione sul processo di integrazione UE?

13%

SI NO

87%

Grafico 26b.

Come evidenziato nei grafici 26a e 26b, Banja Luka accusa una maggiore disinformazione. Rispetto a Bihać221 registra l’11% di risposte in più negative e rispetto a Mostar l’8% in più. Non è rilevante questo differenza in quanto gli intervistati di Banja Luka sono in prevalenza giovani. Nel Cap. IV si era già notato che tra i giovani esisteva una certa prevalenza di disinformazione222. Questo dato porta a pensare che la spiegazione di una tale differenza di percentuale tra Banja Luka con Mostar e Bihać sia la medesima.

5.3 Analisi delle risposte alle domande del gruppo b)

Rispetto alle due ipotesi formulate nel Cap. IV nei confronti delle due domande successive, sono stati posti gli stessi quesiti per verificare che:

a) Il processo politico che sta conducendo la BiH in UE è mal visto a Mostar e ancor di più a Banja Luka. Ciò perché: - Non esiste la stessa predisposizione all’apertura verso l’esterno come a Bihać; - Esiste una maggiore diffidenza verso un processo che potrebbe portare a significativi cambiamenti nell’attuale sistema costituzionale e nell’equilibrio fragile delle etnie.

221 Cfr Grafico 1. 222 Cfr p. 4.2 b) Mostar e Banja Luka non percepiscono allo stesso modo di una zona come Bihać i possibili vantaggi di un ipotetico ingresso in UE perché essi soffrono in maniera minore l’isolamento registrato nel capoluogo dell’Una – Sana. Verificando l’ipotesi (a) abbiamo registrato le seguenti percentuali di risposta:

(Mostar)

L'ingresso nella UE per la BiH è un'opportunità o un'im posizione?

48% Opportunità 52% Imposizione

Grafico 27a.

(Banja Luka)

L'ingresso della BiH nella UE è un'opportunità o un'im posizione?

18%

Opportunità Imposizione

82%

Grafico 27b.

I dati di Mostar e Banja Luka sono molto differenti da quelli di Bihać223: quest’ultima aveva confermato le ipotesi, facendo registrare una netta maggioranza di persone (68%) che dichiaravano di sentire l’integrazione come un’opportunità. Il 32%, invece, percepiva l’ingresso in UE come un’imposizione. Il dato era parso significativo ed era stato opportunamente commentato,

223 Cfr Grafico 2. evidenziando che il 32% degli intervistati rappresentava in ogni modo una percentuale di cittadini elevata. Probabilmente questa percentuale diffidava dell’operato della propria classe politica. Banja Luka rovescia completamente questa tendenza tutto sommato abbastanza positiva in termini di percentuale, con una nettissima maggioranza: sono 82% le persone che dichiarano di sentire l’integrazione come un’imposizione. Mostar si colloca a metà tra le tendenze delle due città, con il 48% alla voce “imposizione” e il 52% alla voce “opportunità”. Nelle due ultime città, alla domanda “La BiH può trarre profitto dall’integrazione?” queste sono le percentuali (v. pag. seguente):

(Mostar)

La BiH può trarre profitto dall'ingresso nella UE?

21%

SI NO

79%

Grafico 28a.

(Banja Luka)

La BiH può trarre profitto dall'ingresso nella UE?

39% SI NO 61%

Grafico 28b. Anche in questo caso il campione di Banja Luka e Mostar differisce in senso negativo rispetto a quello di Bihać224. Qui solo il 9% degli intervistati aveva espresso il proprio scetticismo rispetto all’integrazione affermando che la BiH non potrebbe trarvi vantaggio. A Mostar questa parte degli intervistati sono più del doppio (21%), a Banja Luka arrivano al 39%. Come mostrerà l’analisi di altri dati, una possibile spiegazione può essere ricercata nel timore che l’UE e le riforme costituzionali necessarie alla BiH vadano a ledere l’autonomia e la divisione etnica garantite dall’esistenza delle Entità. E’ evidente, inoltre che non esiste, nei due centri presi in esame, la caratteristica predisposizione verso l’esterno di Bihać. Questa chiusura potrebbe essere confermata proprio dalle risposte che ora saranno riportate. Rispetto alle votazioni inerenti alcuni possibili vantaggi e svantaggi derivanti dall’integrazione in UE, il campione in Erzegovina e in RS ha risposto nella seguente maniera assegnando un voto da 1 (min.) a 5 (max.):

(Mostar)

Possibili vantaggi dall'integrazione in UE Libertà circolazione 3,96 4 Accesso ai fondi europei 3,38 3,5 3,13 3,06 2,93 2,93 3 3 Nuovi posti di lavoro 2,5 Sviluppo infrastrutture 2

1,5 Nuove industrie 1 0,5 Accesso al mercato europeo per beni BiH 0 1 Lotta alla criminalità

Grafico 29a.

224 Cfr. Grafico 3. (Banja Luka)

Possibili vantaggi da integrazione in UE Libertà circolazione

4 3,625474255 Accesso ai fondi europei 3,349051491 3,5 3 2,701325,6570311470732 2,626558266 Nuovi posti di lavoro 2,5 2,274796748 Sviluppo infrastrutture 2 1,57398374 1,5 Nuove industrie 1 0,5 Accesso al mercato europeo per beni BiH 0 1 Lotta alla criminalità

Grafico 29b.

Tra Banja Luka e Mostar esiste una importante differenza nel valutare la maggior possibilità di movimento. Ciò è maggiormente sentito a Mostar, mentre a Banja Luka riceve il secondo voto più basso225. Il tema meno sentito per il campione di Banja Luka è il potenziale accesso ai fondi europei, mentre quello per Mostar sono i possibili nuovi posti di lavoro e la creazione di nuove industrie. La stessa Mostar, però, ha una media di voti piuttosto omogenea che delinea un certo scetticismo nei confronti delle potenzialità dell’ingresso della BiH in UE. Infatti si è riscontrato che la varianza dei voti espressi è molto bassa. Essi si attestano quasi tutti attorno ai tre punti con pochi voti molto bassi o molto alti. Banja Luka fa notare che l’aspetto che ritiene più importante è l’”accesso al mercato europeo per i beni della BiH”. Gli altri giudizi (“sviluppo nuove infrastrutture”, “nuovi posti di lavoro” e “lotta alla criminalità”) sono tutti ad un livello medio – basso, facendo ritenere che anche in questo caso non ci sia troppa convinzione nelle possibilità di un futuro della BiH in UE. A differenza dei risultati fin qui riportati, in cui Mostar si collocava in una posizione quasi centrale tra i risultati di Banja Luka (i più negativi) e quelli di Bihać (i più positivi nei confronti dei risultati dell’integrazione), ora il maggior

225 Il voto più alto di Bihać si registra proprio riguardo alla libertà di movimento, a ribadire una volta in più quanto questo elemento sia peculiare per il capoluogo dell’Una – Sana. pessimismo è registrato nel capoluogo dell’Erzegovina rispetto alle altre due città. Riguardo ai possibili svantaggi derivanti dall’integrazione hanno così risposto, assegnando un voto da 1 (min.) a 5 (max.): (Mostar) Grafico 30a.

Possibili svantaggi dall'integrazione in UE

3,65 Aumento delle import a 3,7 3,6 3,6 svantaggio della produzione nazionale 3,6 Aumento delle industrie 3,5 straniere in BiH

3,4 3,31 Chiusura delle aziende che non 3,3 possono rispettare standard UE

3,2 Perdita tradizioni e cultura BiH 3,1 1

(Banja Luka) Grafico 30b.

Possibili svantaggi da integrazione in UE

2,75019125,78113793103 Aumento delle import a 3 svantaggio della produzione 2,308084914 nazionale 2,5 Aumento delle industrie 2 1,535632184 straniere in BiH 1,5 Chiusura delle aziende che non 1 possono rispettare standard UE

0,5 Perdita tradizioni e cultura BiH 0 1

I voti più alti, anche rispetto Bihać, sono stati assegnati a Mostar. In questa città il voto più basso (perdita tradizioni e cultura della BiH) è persino superiore al voto medio più alto di Bihać. Banja Luka, al contrario, ritiene che i possibili svantaggi sono da considerarsi poco rilevanti, tanto da dare votazioni molto basse. Interessante è il fatto che in quest’ultima città la preoccupazione maggiore sembra essere la “perdita della cultura e delle tradizioni della BiH”. La spiegazione sembrerebbe risiedere nel forte senso di appartenenza dei cittadini della RS rispetto alla proprio gruppo etnico.

5.4 Analisi delle risposte alle domande del gruppo c)

Molte differenze e caso interessanti sono stati registrati anche per questo gruppo di domande relative ai referendum. L’informazione dei due campioni è molto diversa:

(Mostar)

E' inform ato del fatto che m olti stati hanno indetto referendum inerenti la UE?

17%

SI NO

83%

Grafico 31a.

(Banja Luka)

E' inform ato del fatto che m olti stati hanno indetto referendum inerenti la UE?

36% SI NO 64%

Grafico 31b. L’83% degli intervistati di Mostar si è dichiarato informato rispetto a questi temi, mentre solo il 36% del campione di Banja Luka ha dimostrato di conoscere l’argomento citato226.

(Mostar)

Se ci fosse un referendum per l'ingresso della BiH nella UE, Lei andrebbe a votare?

21%

SI NO

79%

Grafico 32a. (Banja Luka)

Se ci fosse un referendum sull'ingresso della BiH nella UE, Lei andrebbe a votare?

2% 29% SI NO Non so 69%

Grafico 32b.

In questo caso Bihać227 aveva dimostrato un intenso interesse nei confronti di una possibile partecipazione elettorale referendaria per approvare o respingere l’ingresso della BiH in UE con l’87% di risposte affermative al quesito qui proposto. Con una percentuale di poco inferiore (79%) anche gli intervistati di Mostar hanno suggerito con le loro risposte che lo strumento referendario potrebbe essere gradito in BiH rispetto a temi così importanti. La percentuale di risposte affermative subisce un significativo ribasso nella città di Banja Luka. Gli

226 A Bihać gli informati erano il 60%. 227 Cfr Grafico 7. intervistati si sono divisi in questa maniera: il 69% andrebbe a votare, il 29% no e il 2% ha dichiarato di non sapere quale opzione scegliere. Questo ci suggerisce un maggior coinvolgimento civico a Bihać e a Mostar, un certo disinteresse a Banja Luka. Ma la seguente domanda è in controtendenza con le percentuale citate sopra, confermando, al contrario, una forte necessità dei cittadini della BiH di essere interpellati rispetto a temi fondamentali quali l’integrazione del paese in UE e il tema delle riforme costituzionali. E’ proprio quest’ultimo, a nostro giudizio, la parola chiave che ha fatto spostare l’interesse di alcuni intervistati verso la consultazione referendaria. A differenza delle riforme costituzionali, il tema dell’UE è meno sentito e poco discusso a livello di RS.

(Mostar)

Crede che i cittadini della BiH debbano essere interpellati attraverso un referendum per argom enti im portanti quali l'ingresso nella UE e le riform e costituzionali?

7% 14% SI NO NON SO 79%

Grafico 33a. (Banja Luka)

Crede che il popolo della BiH debba essere interpellato per argom enti im portanti quali l'ingresso della BiH nella UE e le riform e costituzionali?

11% 2% SI NO NON SO 87%

Grafico 33b. Maggior ottimismo a Mostar piuttosto che a Banja Luka sul possibile esito di un referendum inerente l’integrazione in UE: (Mostar)

Com e crede che voterebbe il popolo della BiH sull'ingresso in UE?

21%

Favorevole Contrario 79%

Grafico 34a.

(Banja Luka)

Com e crede che voterebbe il popolo della BiH sull'ingresso nella UE?

2%

39% Favorevole Contrario 59% Non so

Grafico 34b.

Questi dati confermano l’atteggiamento maggiormente diffidente del campione di Banja Luka rispetto ai possibili vantaggi dell’integrazione. Infatti il 90% degli intervistati di Bihać avevano presupposto che la BiH sarebbe favorevole all’ingresso in UE. Con una maggioranza non così ampia ma ugualmente molto significativa (79%) anche a Mostar gli intervistati si sono dimostrati ottimisti. Nel capoluogo della RS solo il 59% degli interlocutori ha espresso un giudizio positivo sull’esito del referendum, il 39% ha optato per la possibilità “contrario”. Essi, valutando la tendenza generale delle risposte di Banja Luka sulla UE, sottolineano la grande indifferenza rispetto al prospettarsi della candidatura della BiH per l’ingresso in UE. Si era notato quanto fosse auspicato lo strumento referendario da ciascuno dei tre campioni in esame, anche se è stato rilevato che con tutta probabilità in RS e in Erzegovina è più sentito l’argomento delle riforme costituzionali. Come a Bihać, anche a Mostar e a Banja Luka, si rileva stupore e mancanza di informazione alla domanda in cui si chiedeva se la Costituzione della BiH (Dayton) prevedesse la possibilità di referendum. Infatti: (Mostar)

La costituzione della BiH (Dayton) prevede la possibilità di indire referendum ?

21% SI 7% NO Non so 72%

Grafico 35a.

(Banja Luka)

La costituzione della BiH (Dayton) prevede la possiblità di indire referendum ?

7% 9% SI NO Non so 84%

Grafico 35b.

Il 72% a Mostar e l’84% a Banja Luka non hanno saputo rispondere. Percentuali simili tra le due città (7% nella prima e 9% nella seconda) hanno risposto di “no”. Il 21% degli intervistati di Mostar ha risposto “sì” dimostrando di non conoscere la propria costituzione ma probabilmente di auspicarsi di poter utilizzare lo strumento referendario. A Banja Luka solo il 7% ha risposto “sì”. A Bihać le risposte erano state abbastanza simili, con differenze irrilevanti. Esse erano state, rispettivamente: 78% “non so”, 10% “no”, 12% “sì”. Quest’ultima domanda porta quindi inevitabilmente a sondare l’opinione pubblica sulla loro conoscenza e sui loro giudizi inerenti le problematiche legate all’incompatibilità della Costituzione della BiH con gli standard europei e la problematica delle riforme costituzionali.

5.5 Analisi delle risposte alle domande del gruppo d)

Si rilevano i seguenti dati:

(Mostar)

Sapeva che la costituzione di Dayton non è com patibile con quella della UE e per questo la BiH non può accedere all'integrazione senza le riform e costituzionali?

38% SI NO 62%

Grafico 36a. (Banja Luka)

Sapeva che la costituzione della BiH non è com patibile con quella della EU e per questo non può accedere all'integrazione senza una riform a costituzionale?

29% SI NO 71%

Grafico 36b. L’informazione degli intervistati si è dimostrata inferiore a quella registrata a Bihać (51% “no”, 45% “sì”, 4% “non so”): a Mostar la maggioranza dei “no” supera Bihać di diversi punti (62% della prima contro 51% della seconda). A Banja Luka l’informazione degli intervistati si è dimostrata ancora inferiore: il 71% ha risposto “no”. Eppure, in questo caso, a Bihać l’informazione tra gli studenti228 era simile a quella delle persone adulte.

5.6 Analisi delle risposte alle domande del gruppo e)

L’allontanamento del cittadino dalla politica registrato a Bihać è ancora più significativo a Banja Luka, leggermente inferiore a Mostar. Infatti:

(Mostar)

Sta seguendo le proposte di riform a costituzionale delle quali si sta discutendo in questi giorni?

3%

49% SI NO 48% Non so

Grafico 37a. (Banja Luka)

Sta seguendo le proposte di riform a costituzionale delle quali si sta discutendo in questi giorni?

31%

SI NO

69%

Grafico 37b.

228 Cioè la categoria che è maggiormente rappresentata nel campione di Mostar e Banja Luka. Le persone che non stanno seguendo le proposte di riforma costituzionale sono il 48% a Mostar e il 69% a Banja Luka. Ulteriore conferma che, nonostante il tema sia particolarmente sentito in entrambe le città, la politica ha commesso il grave errore di non coinvolgere i cittadini. Ciò forse anche per il fatto che sono i partiti maggiori a discutere delle riforme senza una discussione parlamentare. I cittadini interpellati dimostrano un’elevata conoscenza di questo fatto a Mostar, mentre a Banja Luka si dividono all’incirca a metà:

(Mostar)

E' a conoscenza del fatto che sono i partiti m aggiori a discutere "privatam ente" di queste questioni senza una discussione parlam entare?

16%

SI NO 84%

Grafico 38a.

(Banja Luka)

E' a conoscenza del fatto che i partiti m aggiori stanno discutendo "privatam ente" delle riform e senza una discussione parlam entare?

44% SI 56% NO

Grafico 38b. 5.7 Analisi delle risposte alle domande del gruppo f)

Come la domanda precedente, anche la prossima ha avuto lo scopo di testare il gradimento dei cittadini rispetto alla condotta della politica. In questo caso si fa riferimento alla politica internazionale e al coinvolgimento della diplomazia statunitense: (Mostar)

Secondo Lei è corretto che siano le autorità statunitensi a spingere e am ediare affinchè si operino le riform e costituzionali?

7% 24% SI NO Non so 69%

Grafico 39a. (Banja Luka)

Secondo Lei è corretto che siano le autorità statunitensi a spingere e a m ediare affinchè la BiH operi una riform a costituzionale?

11%

SI NO

89%

Grafico 39b . E’ in RS che si registra la percentuale più elevata (89%) di risposte negative a questo quesito. La stessa risposta è stata data a Mostar nella percentuale del 69%. Esse sono nettamente più alte delle percentuali di risposte negative registrate a Bihać229. Le ragioni di questa città sono note. La volontà di autonomia più volte evidenziata del capoluogo della RS e di Mostar sono una delle spiegazioni che possono giustificare tale risultato. Inoltre è un ulteriore

229 54% No, 42% sì, 4% Non so. Cfr Grafico 14. prova del fallimento della politica della BiH, la quale ha evidentemente ottenuto il risultato di apparire non indipendente nelle scelte più importanti per il proprio paese.

5.8 Analisi delle risposte alle domande del gruppo g)

Il problema delle Entità è il nodo più spinoso delle questioni che riguardano le riforme costituzionali. Come nel caso di Bihać, sono state sottoposte alcune domande inerenti questo tema. Esse partono con la questione della rappresentatività della costituzione per i cittadini della BiH. Di seguito si evidenziano alcuni dati inerenti il referendum del 1992. Infine è stata testata la reazione del campione verso alcuni esempi di riforme costituzionali: (Mostar)

Secondo Lei la costituzione di Dayton è rappresentativa della volontà del popolo della BiH?

3% 3% SI NO Non so 94%

Grafico 40a. (Banja Luka)

Secondo Lei la costituzione di Dayton è rappresentativa della volontà della popolazione della BiH?

9%

SI NO

91%

Grafico 40b. La maggioranza dei cittadini ha espresso il proprio giudizio negativo nei confronti della rappresentatività della loro Costituzione indipendentemente dalla loro provenienza geografica. (Mostar)

Com e ha votato al referendum sull'indipendenza del 1992?

Favorevole

3% 10%0% Contrario

Non ero ancora maggiorenne 87% Non desidero rispondere

Grafico 41a.

(Banja Luka)

Com e ha votato al referendum sull'indipendenza del 1992?

4% 2% 9% Favorevole Contrario Non ero ancora maggiorenne Non desidero rispondere 85%

Grafico 41b.

La giovane età degli intervistati non ha permesso di raccogliere dati significativi riguardo alla modalità di voto del campione. Ma è interessante comunque far notare che la maggioranza dei voti contrari al referendum del 1992 è stata ottenuta a Banja Luka. Ecco alcuni potenziali cambiamenti costituzionali, proposti agli intervistati, che sono sembrati i più problematici e che necessitano di una risposta istituzionale più immediata. Essi sono:

1) Eliminazione delle Entità; 2) Snellimento dell’apparato burocratico; 3) Eliminazione del sistema che prevede la divisione obbligatoria della Presidenza della Repubblica e della Camera dei Popoli fra i tre popoli costituenti; 4) Possibilità di candidarsi alla Presidenza della BiH anche per gli appartenenti alle minoranze; 5) Possibilità di indire referendum per permettere ai cittadini della BiH di esprimere la propria opinione sui temi più importanti; 6) Altro.

(Mostar)

Quali cose andrebbero cam biate nell'attuale ordinam ento costituzionale?

100%

NON SO 50% NO SI 0% 1 2 3 4 5

Grafico 42a. (Banja Luka)

Quali cose andrebbero cam biate nell'attuale ordinam ento costituzionale?

100%

NON SO 50% NO SI 0% 1 2 3 4 5 6

Grafico 42b.

I risultati hanno confermato le aspettative: a Banja Luka il tema più osteggiato è stato decisamente l’”eliminazione delle Entità”. Anche i punti 3 e 4 che prevedevano l’eliminazione del sistema tripartito e la possibilità di candidature importanti anche per le minoranze hanno ottenuto una rilevante percentuale di risposte negative. Mostar ha invece dimostrato una netta prevalenza dei “sì” rispetto a tutti i temi proposti. Solamente la possibilità di eliminare il sistema tripartito spaventa una buona percentuale degli intervistati erzegovesi. Questo fa capire la diversità di Bihać rispetto a Mostar e a Banja Luka: non esiste nel capoluogo del USC il timore di vedersi togliere rappresentanza etnica o privilegi derivanti dall’esistenza dell’Entità della RS o della FBiH230. Il campione si è espresso con un “plebiscito” a favore dello “snellimento burocratico” e della possibilità di “indire referendum” ribadendo ancora una volta la necessità dei cittadini della BiH di partecipare in maniera più attiva attraverso il voto referendario.

5.9 Analisi delle risposte alle domande del gruppo h)

E’ il gruppo di domande sicuramente più significativo per comprendere la spaccatura del paese e la mancanza di un sentimento comune di cittadinanza. Le osservazioni fin qui riportate hanno diretto verso un’ultima serie di questioni. Esse

230 Cfr Grafico 17. hanno suscitato nei confronti degli intervistati vivaci osservazioni che sono state riportate molto spesso nei questionari stessi. Le domande hanno avuto un crescendo di risposte molto diverse da quelle di Bihać, ma omogenee all’interno delle città studiate:

(Mostar)

Se si votasse oggi ad un referendum sull'elim inazione delle Entità, quale pensa che sarebbe la risposta della m aggioranza dei cittadini della BiH?

Favorevole 41% 49% Contrario Non so 10%

Grafico 43a. (Banja Luka)

Se si votasse oggi ad un referendum sull'elim inazione delle Entità, quale pensa sarebbe la risposta della m aggioranza dei cittadini della BiH?

22% 2% Favorevole Contrario Non so 76%

Grafico 43b.

A Bihać, le risposte che presupponevano un risultato favorevole ad un simile referendum erano state il 70%231. Solo il 24% si era ritenuto convinto del contrario. Mostar registra un 49% di “favorevoli”, un 41% di “non so”; Banja Luka, a confermare il fatto che in RS la maggioranza dei cittadini non si vorrebbe mai auspicare l’eliminazione delle Entità, il 76% ha marcato la voce “contrario”, il 22% “non so” e soltanto il 2% ha dichiarato che la BiH voterebbe compatta a favore dell’eliminazione. 231 Cfr Grafico 18. Alla domanda cruciale del questionario il campione si è espresso nel modo seguente:

(Mostar)

Lei si definirebbe "bosanac"?

41% SI NO 59%

Grafico 44a. (Banja Luka)

Lei si definirebbe "bosanac"?

2% 20% SI NO Non so 78%

Grafico 44b.

Tenendo conto che soltanto una percentuale esigua degli intervistati del campione di queste due città apparteneva a etnie diverse da quella croata per Mostar e serba per Banja Luka, si possono compiere le seguenti osservazioni: a) Il 59% degli intervistati di Mostar ha dichiarato di non sentirsi “bosanac”; b) Il 78% degli intervistati di Banja Luka ha dichiarato di non sentirsi “bosanac”; c) Esiste comunque una percentuale di intervistati che, pur appartenendo all’etnie maggioritarie del campione già citate, dichiara un’appartenenza che si spinge oltre il sentimento etnico stesso; d) I commenti riportati sui questionari fanno supporre che il sentimento etnico, per chi lo dichiara prevalere su quello nazionale, è molto forte: • Due cittadini di Banja Luka ci hanno specificato di sentirsi appartenere alla Serbia; • Il 62% degli intervistati di Banja Luka ha scritto, a fianco alla domanda in questione, di essere appartenenti alla RS e non alla BiH; • Tre ragazzi di Mostar hanno sentito l’esigenza di scrivere che “Mostar è Croazia”; • Tutti i cittadini di Mostar, tranne chi si dichiarava di un’etnia differente dalla croata e due eccezioni, ha scritto di sentirsi appartenente solamente alla Erzegovina; • Ci è stato lasciato un commento più lungo nel quale veniva criticato aspramente il nostro questionario, affermando che:

“La domanda “Lei si definirebbe bosanac?” è l’ennesima dimostrazione dell’ignoranza occidentale. Noi siamo erzegovesi e non potremo mai sentirci bosanac.” (Studente universitario di Mostar)

Mostar, in ogni caso, si dimostra molto più simile a Bihać che a Banja Luka per le seguenti risposte date. Esse riguardano delle affermazioni formulate per evidenziare un ipotetico ulteriore contrasto tra senso civico di uno stato unitario e senso di appartenenza alla componente etnica predominante (vedi pagina seguente): (Mostar)

Cosa significa per Lei essere cittadino della BiH oggi?

Vivere in uno stato unitario, forte senso di appartenenza 20

Vivere in uno stato che 15 giustamente riconosce le differenze etniche 10 Vivere in uno stato che sento come mio ma che non potrà mai 5 essere unitario Vivere in uno stato che non 0 sento mio 1

Grafico 45a. (Banja Luka)

Cosa significa per Lei essere un cittadino della BiH oggi?

Vivere in uno stato unitario, forte senso di appartenenza 25

20 Vivere in uno stato che giustamente riconosce le 15 differenze etniche Vivere in uno stato che sento 10 come mio ma che non potrà mai essere unitario 5 Vivere in uno stato che non sento mio 0 1

Grafico 45b. La domanda prevedeva la possibilità di marcare più risposte. A Bihać232 si era notata la netta prevalenza della prima opzione, seguita dalla seconda e dalla terza, ma in maniera nettamente inferiore. Anche Mostar registra una netta prevalenza della prima risposta, seguita dalla seconda e dalle terza. Esse sottolineano il fatto che comunque la BiH è vista positivamente dal nostro campione, ma fanno notare che probabilmente ciò è valido in quanto lo stato “riconosce giustamente le diversità etniche” anche se “purtroppo è diviso”. Il dato più interessante di Banja Luka è sicuramente la non accettazione di uno stato che viene percepito come estraneo. Questo si nota dalla netta prevalenza di marcature all’ultima affermazione della domanda posta. Infatti, lo slogan dell’UE non viene gradito a Banja Luka e (con una percentuale inferiore) a Mostar proprio perché il significato di “uniti nella diversità” non appartiene ancora al comune senso civico degli intervistati: (Mostar)

Lei crede che lo slogan dell'UE "uniti nelle diversità" potrebbe essere l'"inno" della BiH?

45% SI

55% NO

Grafico 46a. (Banja Luka)

Lei crede che lo slogan dell'UE "uniti nelle diversità" potrebbe essere l'"inno" della BiH?

2% 20% SI NO Non so 78%

Grafico 46b.

232 Cfr Grafico 20. 5.10Analisi delle risposte alle domande del gruppo i)

Anche in questo caso sono state sottoposte alcune domande inerenti il gradimento della propria città e la possibilità di emigrazione a Mostar e a Banja Luka (voti da 1 a 5):

(Mostar)

Gradimento città

3,37 3,5 Servizi 3 2,55 2,62 2,41 Opportunità di lavoro 2,5 2,14 1,96 Istruzione e cultura 2 1,8 1,5 Associazioni 1,5 Tempo libero 1 Negozi e centri commerciali

0,5 Vita sociale Possibilità personali future 0 1

Grafico 47a.

(Banja Luka)

Gradimento città

4 3,506878307 Servizi 3,5 3,11005291 Opportunità di lavoro 3 2,607407407 2,699470899 2,40952381 2,5 2,296836209 Istruzione e cultura 1,988359788 Associazioni 2 1,596825397 Tempo libero 1,5 Negozi e centri commerciali 1 Vita sociale 0,5 Possibilità personali future 0 1

Grafico 47b. In entrambe le città il voto più alto viene assegnato alla voce “negozi e centri commerciali”, il più basso a “opportunità di lavoro”. Le votazioni medie più alte sono state assegnate a Banja Luka, mentre il giudizio degli intervistati di Mostar sulla propria città è simile a quello di Bihać, anche se le medie restano in ogni caso leggermente superiori. Questa differenza di gradimento potrebbe far pensare che la vivibilità delle due città dell’Erzegovina e della RS sia percepita in maniera più positiva e che quindi, opportunità di lavoro a parte, gli intervistati possano desiderare in minor numero rispetto a Bihać l’emigrazione.

(Mostar)

Se ne avesse la possibilità, Lei si allontanerebbe dalla Sua città per andare a vivere altrove?

45% Si 55% No

Grafico 48a.

(Banja Luka)

Se ne avesse la possibilità Lei si allontanerebbe dalla Sua città per andare a vivere altrove?

32% Sì No 68%

Grafico 48b. (Mostar)

Se sì, per quale m otivo?

Motivazioni 19% economiche 38% Qualità della vita

Altro 43%

Grafico 49a.

(Banja Luka)

Se sì, per quale m otivo?

15% Motivazioni economiche 46% Qualità della vita

39% Altro

Grafico 49b.

(Mostar)

Dove vorrebbe em igrare?

13%

Estero In BiH

87%

Grafico 50a. (Banja Luka)

Dove desidererebbe em igrare?

33% Estero Non so 67%

Grafico 50b.

5.10.1 Liberi commenti degli intervistati alle domande del gruppo i.

In questa parte del questionario era stato lasciato uno spazio per gli intervistati da dedicare a qualche loro libera osservazione sulla principale differenza tra prima e dopo la guerra. Si sono raccolte alcune frasi significative, alcune positive (che ci fanno riflettere sulle spaccature interne al paese), altre più negative e drastiche nel loro giudizio. Si riportano alcune delle frasi nei seguenti box:

“ La principale differenza è che ora abbiamo una nazione senza cervello. La colpa è di tutti, ma viene rinfacciata solo a noi serbi.” (Studente, Banja Luka)

“Abbiamo perso la pace, nel vero senso della parola. E il nostro principale problema è trovare un lavoro.” (Donna, Mostar)

“I nostri problemi maggiori sono: l’emigrazione interna ed esterna della popolazione, la divisione etnica, la situazione economica. Prima non si dava tanta importanza all’appartenenza etnica, avevamo il passaporto rosso e potevamo andare dovunque.” (Studente, Banja Luka)

“Prima avevamo il comunismo, ora c’è il capitalismo. Esso ha portato corruzione e ha eliminato la giusta eguaglianza che avevamo prima. Esiste tra moltissime persone una certa nostalgia per Tito.” (Studente, Mostar) “Penso che la situazione sia peggiorata drasticamente, c’è più disoccupazione e molte persone hanno perso la voglia di vivere, sono deluse. Prima della guerra c’era sicurezza economica e sociale.” (Uomo, Banja Luka)

“Le divisioni etniche sono cementate dalle decisioni politiche e nazionali. Sono cambiati gli standard di vita, c’è troppa criminalità, pochi valori morali e troppi pochi posti di lavoro.” (Studentessa, Mostar)

“Era meglio durante la guerra perché potevamo combattere i musulmani.” (Uomo, Mostar)

E’ notevole l’impressione che emerge da questi commenti. Le stesse persone che nel questionario avevano dichiarato di osteggiare le riforme costituzionali che eliminerebbero le divisioni etniche e di non provare un sentimento di unità nazionale, in questa sede spiegano quanto sia sentita drammaticamente la perdita dell’”uguaglianza”, della “libertà di circolazione” e quanto siano mal viste le divisioni etniche (salvo l’ultima frase, un’eccezione).

5.10.2 Riscontro di alcuni dati dalle interviste con gli operatori di ONG.

Un’operatrice233 di Mostar di ONG ha spiegato il seguente suo punto di vista: “Non posso affermare di sentirmi bosanac, sono e sempre sarò erzegovese. Qua a Mostar tutti i croati vi risponderanno in questo modo. Non so se si arriverà mai all’unità di fatto e de iure del paese, ma posso dirvi una cosa: noi vogliamo mantenere la nostra autonomia pur necessitando dello snellimento burocratico auspicato nelle riforme. E vorremmo che la RS cessasse di avere tutta l’autonomia di cui ha goduto finora. Perché noi viviamo in un paese che non solo ci impedisce di spostarci liberamente all’estero, ci sentiamo in gabbia anche a casa nostra. Se dovessi andare in RS o a Bihać non mi sentirei a casa mia.”

Il professore234 italiano dell’università di Banja Luka ha confermato che anche nella capitale della RS il problema è lo stesso. E conferma una certa

233 Sempre per motivi di riservatezza, legati ai rapporti di lavoro con la cittadinanza, e per non farsi portavoce dell’opinione della propria ONG, il nome non compare. 234 Cfr. nota 217. somiglianza di problematiche anche nei confronti di Bihać concordando con un’affermazione della Broz:

“Non esiste una volontà reale di unificare il paese e di oltrepassare le differenziazioni etniche. Qua esiste una grossa paura: di essere aggrediti nuovamente, di perdere la sicurezza già scarsa che deriva dalla rappresentazione politica per etnia. Le persone non sanno come reagire, soffrono molto l’autorità. E’ un dato che osservo quotidianamente tra i miei studenti ed è il prodotto di un ambiente sociale sorto dalla guerra. Credo che solamente lo sviluppo economico possa risolvere queste gravi ferite e una situazione in stallo da più di dieci anni. Le persone non sentirebbero più la necessità di barricarsi e irrigidirsi dietro l’etnia come pretesto per ottenere un’effimera sicurezza. Questa sicurezza viene meno dal momento in cui i problemi economici schiacciano la vita di ogni giorno dei cittadini. Tanto da farle sentire in pericolo addirittura spostandosi all’interno del proprio paese nelle zone con prevalenza etnica opposta alla propria.”

A Mostar due operatori235 italiani di ONG hanno confermato i dati qua sopra citati rispetto ai cittadini. In particolare essi hanno sottolineato i seguenti aspetti di seguito riassunti:

• Senso di insicurezza; • Sentimento di inferiorità rispetto all’autorità; • Congelamento delle differenziazioni etniche; • Lontananza dalla politica;

235 Cfr, nota 216. Conclusioni.

Un’”Europa dei cittadini”: è questo il sogno a cui aspira la UE per il suo futuro. Potrebbe apparire ancora lontano per gli stati già membri dell’Unione; sicuramente dovrebbe essere questo il “biglietto da visita” con cui l’Europa si presenta al momento di iniziare il dialogo con un potenziale nuovo membro.

“L’Europa, prima che dai governi e dagli stati, è composta dalle città e dalle comunità locali. Sono questi i primi luoghi dove si sviluppa la politica e il bene comune.236”

Se città e comunità locali sono i nuclei della futura Europa, i cittadini ne rappresentano le cellule essenziali. Attorno ad essi e da essi dovrebbe svilupparsi anche in BiH una politica in linea con i principi di diritto europei. La guerra del 1992 – 1995 operò il tentativo perfettamente riuscito di cancellare il senso di cittadinanza comune della popolazione della BiH. Il DPA ne sigillò i risultati, forse per far terminare il più presto possibile la guerra più sanguinosa su territorio europeo dalla fine della Seconda Guerra mondiale, sicuramente impedendo uno sviluppo pieno al paese, almeno fino alle sue eventuali modifiche. Il paese che ha iniziato il dialogo con la UE per il suo possibile ingresso nell’Unione, è una BiH divisa, perennemente tripartita, soffocata da una politica ancora troppo spesso legata ai linguaggi e ai timori sorti durante la guerra, una politica lontana dai cittadini. Forse è proprio questo il maggior insuccesso della diplomazia internazionale e della politica interna al paese, nel mancato tentativo di sostenere la BiH nel processo di maturazione istituzionale e civile. Allora qual’è la “BiH dei cittadini” che si appresta ad entrare nella “UE dei cittadini”? L’unico dato certo, relativamente a questo problema, era la sempre più scarsa partecipazione al voto di cui sta soffrendo la BiH. Lo scopo del presente lavoro, dunque, è stato proprio questo: operare una ricerca relativa all’opinione dei cittadini della BiH sui temi che più premono al

236 Documento finale de “Danubio, l’Europa s’incontra”, 12 – 21.09.2003. Tratto da: www.osservatoriobalcani.org del 5.11.2003 paese per il proprio futuro. In particolare, il potenziale ingresso nella UE, le conseguenti riforme costituzionali e l’operato dei partiti della BiH. Come si è visto, la Comunità internazionale (UE e diplomazia statunitense in primis) non è stata in grado, nel corso dei primi mesi di vera trattativa per l’adesione, di sviluppare proposte diverse che non congelassero ulteriormente il DPA. Le riforme sono un passo importantissimo, di certo graduale, per consentire la normalizzazione del paese e per metterlo nelle condizioni di adeguarsi agli standard europei. L’USIP aveva presentato una proposta di riforma costituzionale che non avrebbe cambiato di molto l’assetto attuale, ma lo avrebbe sicuramente reso ancor più immodificabile. Inoltre, le incessanti pressioni da parte di UE e diplomazia internazionale verso soluzioni che venivano o rigettate subito o stravolte in seguito dagli attori della BiH, hanno dimostrato una volta in più la loro difficoltà di orientamento all’interno delle dinamiche balcaniche. Molti partiti della BiH, d’altro canto, non sono stati in grado di spostarsi dalle posizioni del dogma della tripartizione su cui di fatto sono arroccati dagli anni Novanta. Vengono proposte e riproposte soluzioni che persino la Commissione di Venezia ha rigettato facendone notare le incongruenze o, ancor peggio, i forti contrasti con la Convenzione europea per i Diritti dell’Uomo. La netta accelerazione che negli ultimi mesi ha avuto il dialogo tra BiH e UE, soprattutto attorno alle riforme costituzionali, ha decisamente fatto passare in secondo piano il cittadino. La Comunità internazionale avrebbe dovuto dirigere le trattative verso un’altra direzione, non solo per la comprovata immaturità delle istituzioni politiche del paese, ma soprattutto per l’incredibile importanza che la revisione della Costituzione ha per lo sviluppo di un qualsiasi stato (ancor più se parliamo di BiH). Lo spunto dei referendum, compiuti o in programma in molti paesi, non avrebbe dovuto far temere l’utilizzo di uno strumento simile anche in BiH. Eppure solamente Silajdžić237 (forse per opportunità politica o forse no, ma poco importa), aveva promosso tale idea. La ricerca effettuata in questa sede, per confrontare le ipotesi di lavoro con la realtà della BiH, ha preso in considerazione in particolare Bihać. La città si è dimostrata particolarmente sensibile ai temi proposti, confermando la sua naturale

237 Cfr. Pag. 73 aspirazione ad essere luogo di confine. E’ proprio questo uno dei motivi per cui Bihać ha fornito dei risultati ai questionari differenti da Mostar e Banja Luka. Inoltre, come constatato nel Cap. I, le vicende storiche ad essa connesse, seppur avendole riservato un doloroso passato bellico, hanno evitato i contrasti etnici ancora presenti nelle altre due città. Le potenzialità di Bihać, assieme a quelle del Cantone di cui è capoluogo, sono davvero interessanti, sia dal punto delle risorse naturali ed economiche, sia dal punto di vista dell’ humus civico. Eppure soffre ancora, alla pari del resto del paese, delle conseguenze della guerra. Ciò, come è stato spiegato dalle persone intervistate, per la generale situazione di stallo nella gestione delle risorse economiche. Questo fa sì che i problemi quotidiani del comune cittadino, in generale siano gli stessi del resto del paese: Bihać, quindi, ha rappresentato da un lato una specificità nella percezione della politica e delle esigenze riformatrici della costituzione, dall’altro ha fornito un campione abbastanza omogeneo delle problematiche socio – economiche della BiH. In tutte e tre le città si è potuto riscontrare la forte lontananza del cittadino dalla politica: la spiegazione è la delusione comune verso le istituzioni, lo scollamento tra reali problemi delle persone e soluzioni politiche intraprese. E’ un dato confermato dalla generale disinformazione sui processi politici in corso. Ma la forte diserzione alle urne presente in BiH, non da motivo di credere che il cittadino sia completamente disinteressato. Anzi: riguardo ai temi dell’integrazione e delle riforme costituzionali, in tutte e tre le città (seppur con risultati diversi nello specifico delle riforme da effettuare) gli intervistati hanno espresso un forte desiderio di essere interpellati in un eventuale referendum. Ciò dimostra una volta di più il fallimento di una politica distante dai cittadini, i quali, come emerge dai dati raccolti, sentono l’esigenza di essere protagonisti delle sorti del proprio paese. Infatti, da un lato (Banja Luka e Mostar) il coinvolgimento della diplomazia statunitense viene visto come un’ingerenza, dall’altro (Bihać) è percepito quasi con arrendevolezza, a dimostrare l’abitudine imposta dalla politica internazionale prima e da quella nazionale poi, di non poter decidere liberamente delle proprie sorti. Il dato è confermato anche dalle impressioni emerse dall’intervista a Svetlana Broz e dalle frasi registrate dal pubblico giovanile di Bihać. Fatto che poi è stato ripreso da Danilo Capasso: soprattutto i giovani risentono dell’autorità, non sono ancora in grado di reagire ad un clima di torpore civile che attanaglia in molte forme il paese. Quale BiH verrebbe decisa in un potenziale referendum costituzionale? Bihać ha dimostrato un più deciso sentimento di appartenenza, la volontà di una BiH finalmente unita. Ciò per omogeneità etnica (il maggior sentimento di appartenenza alla BiH è naturalmente più solido nei musulmani, i quali non hanno “una patria di riserva”) e per la già citata maggior apertura della città e dei suoi cittadini. Mostar e Banja Luka, invece, rappresentano la vera sfida per la politica. Nel processo di avvicinamento al cittadino, essa dovrebbe finalmente discostarsi dalle istanze etniche e avvicinare le due città ad una maggiore convivenza civile, priorità per un paese che apre i negoziati di adesione con la UE. Si ritiene che il risultato delle votazioni parlamentari delle riforme costituzionali, qualunque sia l’ esito, non sarà positivo date le premesse di un dialogo politico spesso difficile, spessissimo assente. E, soprattutto, le vicende dei primi mesi di negoziati hanno dimostrato tutta la debolezza della base su cui si poggia la BiH di oggi. Base che dovrebbe essere rappresentata dai cittadini della Bosnia - Erzegovina, mentre in realtà è un’artificiosa costituzione in inglese firmata a Dayton, Ohio. Forse è proprio per questo che i traguardi economici e fiscali fissati come obiettivo dalla UE per l’adesione dovrebbero portare alcuni miglioramenti nel paese, ma non dovrebbero rivelarsi sufficienti alla costituzione di uno stato finalmente autonomo e fondato sul concetto di “cittadino”. APPENDICE

Questionario:

INTERVISTATO • Età; • Etnia; • Comune di residenza; • LA BiH DA DAYTON ALL’EUROPA: IL PUNTO CHIAVE E’ LA COSTITUZIONE

1) C’è stata e c’è sufficiente informazione sul processo di ingresso nell’Unione Europea?

SI NO

2) Lei sente che l’ingresso nella UE è un’opportunità o un’imposizione dall’alto?

Opportunità Imposizione

3) La BiH può trarre vantaggio dall’ingresso nell’Unione Europea?

SI NO

4) Possibili vantaggi (dare un voto da 1 a 5)

1. Libertà di circolazione di persone, beni, servizi e capitali.

2. Accesso ai fondi europei

3. Nuovi posti di lavoro;

4. Sviluppo infrastrutture;

5. Creazione nuove industrie;

6. Accesso al mercato europeo per merci e servizi bosniaci

7. Lotta alla criminalità organizzata;

8. Altro; 5) Possibili svantaggi 1. Aumento delle importazioni a svantaggio della produzione nazionale;

2. Aumento delle industrie straniere in territorio bosniaco;

3. Chiusura di aziende che non potrebbero rispettare gli standard europei;

4. Perdita delle tradizioni e della cultura bosniaca;

6) E’ informato del fatto che molti stati europei hanno indetto referendum? (alcuni per approvare l’ingresso in Europa, altri per approvare la costituzione europea)

SI NO

7) Se ci fosse un referendum simile anche per la BiH, Lei andrebbe a votare

SI NO

8) Crede che si deva interpellare il popolo attraverso il referendum per questioni importanti quali l’ingresso in UE e le riforme costituzionali?

SI NO

9) Come crede che voterebbe il popolo bosniaco sull’ingresso nell’Unione Europea? FAVOREVOLE CONTRARIO

10) La costituzione della BiH (quella di Dayton) prevede la possibilità di indire referendum? SI NO NON SO

11) Sapeva che la costituzione di Dayton non è compatibile con quella dell’Unione Europea, e che per questo la BiH non può entrare in EU senza una riforma costituzionale? SI NO

12) Sta seguendo le proposte di riforma costituzionale delle quali si discute in questi giorni in BiH? SI NO 13) E’ a conoscenza del fatto che sono i partiti maggiori che stanno discutendo “privatamente” di queste questioni , senza una discussione parlamentare?

SI NO

14) Secondo Lei è corretto che siano le autorità statunitensi a spingere e a mediare affinché la BiH operi una riforma costituzionale?

SI NO

15) Secondo Lei la costituzione di Dayton è rappresentativa della volontà della popolazione della BiH?

SI NO

16) Come ha votato al referendum sull’indipendenza del 1992?

A favore dell’indipendenza Contro Non desidero rispondere

Non ho votato

17) Quali cose andrebbero cambiate nell’attuale ordinamento istituzionale?

a. Eliminare le Entità: SI NO

b. Snellimento dell’apparato burocratico: SI NO

c. Eliminazione del sistema che prevede la divisione obbligatoria della presidenza della repubblica ed della Camera dei Popoli fra i tre popoli costituenti: SI NO

d. Possibilità di candidarsi alla presidenza della BiH anche per gli appartenenti alle altre minoranze: SI NO e. Possibilità di indire referendum per permettere ai cittadini della BiH di esprimere la propria opinione sui temi più importanti: SI NO f. ALTRO

18) Se si votasse oggi ad un referendum sull’eliminazione delle entità, quale pensa sarebbe la risposta della maggioranza assoluta dei cittadini, su tutto il territorio della BiH?

A FAVORE CONTRO Non so DI CHE STATO LEI SI SENTE CITTADINO?

19) Lei si definirebbe “bosanac”?

20) Cosa significa per Lei essere un cittadino della BiH oggi?

g. Vivere in uno stato unitario: avere un forte senso di appartenenza ad esso;

h. Vivere in uno stato che giustamente riconosce le diversità etniche presenti nel paese;

i. Vivere in uno stato che sento come mio, ma che non potrà mai essere uno stato unitario a causa dei problemi etnici;

j. Vivere in uno stato che non sento come mio; (Se Lei non si sente un cittadino della Bosnia, di quale stato si sente cittadino?)

21) Lei crede che lo slogan dell’Unione Europea “uniti nelle diversità” potrebbe essere l’”inno” della BiH?

CITTA’ – TERRITORIO

22) Gradimento della proprio città e del proprio territorio (dare in voto da 1 a 5):

k. Servizi: ospedali, pubblica amministrazione; luoghi di culto; infrastrutture;

l. Opportunità di lavoro;

m. Istruzione e cultura: scuole pubbliche, università, scuole private, biblioteche, teatri,

n. Associazioni;

o. Tempo libero: sport, cinema, bar, attività ricreative;

p. Negozi e centri commerciali

q. Vita sociale;

r. Possibilità personali future;

25) Se ne avesse la possibilità, Lei si allontanerebbe dalla sua città per andare a vivere altrove?

26) Perché desidera andarsene?

s. Motivazioni economiche

t. Qualità della vita

u. Altro

27) Se sì, dove?

v. All’interno della BiH;

w. Estero; SCHEMA PER LE INTERVISTE238

• Bihać sembra essere in una posizione geografica piuttosto favorevole per la ripresa economica e sociale. Eppure stenta più del dovuto. Uno dei motivi principali può essere rappresentato dal rapporto con il Cantone e quindi dalla gestione delle risorse? • Nel caso in cui venissero eliminati i cantoni, quale sarebbe la sorte dei comuni? Ci potrebbe essere una più equa ridistribuzione delle risorse e un dialogo più efficiente con il centro? • Questo potrebbe dare nuovo impulso alla posizione strategica di Bihać? • Lo snellimento burocratico dello stato è una delle priorità per l’ingresso della BiH in EU. Secondo Lei, per raggiungere la piena efficienza, bisognerebbe eliminare le entità anche se la EU non lo richiede espressamente? • Quali vantaggi potrebbe portare alla Bosnia l’ingresso nell’EU? • La gente di qui dice che Bihać e’ sempre stata più tollerante, più abituata a considerare la diversità (etnico – religiosa - culturale etc.) come un fatto normale del quotidiano: e’ vero? C’e’ una differenza a questo proposito fra prima della guerra e dopo la guerra? • Se ci fosse un referendum per eliminare le entità come potrebbero votare i cittadini di Mostar o Banja Luka? • E’ possibile (non è possibile), quindi, intravedere finalmente una “Bosnia dei cittadini”? • Affinché la BiH si “normalizzi” e raggiunga la sua piena maturazione in vista dell’ingresso nella “EU dei cittadini” è sufficiente puntare solo sul fattore economico?

238 Lo schema è stato, come poi verrà detto in seguito, utilizzato in base all’interlocutore. • Secondo Lei perché le maggiori pressioni per le riforme giungono più dagli Stati Uniti che non dalla EU? • Cosa potete fare voi politici per riavvicinare i cittadini alla vita politica e alla partecipazione elettorale? Quale può essere stato il principale errore da parte di voi politici nei confronti dei cittadini e del loro allontanamento dalla politica? • E’ costituzionalmente possibile indire referendum in BiH? • Se la risposta è no, perché? • Un referendum sulle riforme costituzionali e sull’ingresso in EU potrebbe aiutare i cittadini della BiH a riavvicinarsi alla politica? • In che modo crede che Bihać possa rappresentare un’eccezione in un paese in cui manca ancora un sentimento comune di cittadinanza? Sezione dedicata alle interviste239 integrali240 condotte nel corso della ricerca.

Intervista a Edin Kulenović (Consigliere del presidente del cantone Una – Sana)

DOMANDA: Questione referendum, base giuridica?

RISPOSTA: Anche se il referendum è uno strumento di democrazia diretta, in molti stati la volontà popolare è trasferita ai suoi rappresentanti. Per esempio, nell’ultima tornata elettorale il sindaco, che prima era eletto dal consiglio comunale, è stato eletto dal popolo. Nel mondo la democrazia diretta è versata sui suoi rappresentanti. Sarebbe l’ideale poter coinvolgere il popolo sulle questioni più importanti, ma non è possibile. Questo perché il sistema di democrazia indiretta in Bosnia è stato introdotto dall’ingerenza internazionale. Ingerenza che tocca il suo apice con l’Alto Rappresentante, le cui dichiarazioni diventano forza di legge. E questo avviene, a causa dell’Annesso IV di Dayton, senza che il Parlamento abbia lo spazio di decidere in merito alle dichiarazioni dell’ HR, non può proporre modifiche e nemmeno emendare.

D: E’ possibile indire referendum in BiH?

R: I partiti stanno trattando per rivedere la costituzione di Dayton. Tra le altre cose per introdurre un sistema di democrazia diretta. Questo è ostacolato, per il momento, dalla struttura anglosassone della attuale costituzione di Dayton.

239 Le interviste si riferiscono a Edin Kulenović, Mithad Kozličić e Svetlana Broz, in quanto interviste più corpose. Le altre due sono state già riportate integralmente nel corso della trattazione. 240 Le domande riportate nella pagina precedente erano state selezionate in base all’interlocutore cui ci si trovava di fronte. Agli intervistati sono state poste domande comuni e domande cui solamente alcuni di essi potevano rispondere con competenza a causa del proprio lavoro e delle proprie conoscenze. Inoltre era stato opportuno approfondire alcuni temi emersi solamente nel corso delle interviste. Inoltre, una riforma che bisogna affrontare, riguarda il sistema statale assolutamente troppo costoso e troppo strutturato: governo, cantoni, Brčko, numero enorme di funzionari e ministri.

D: Come giudica il fatto che le maggiori pressioni per le riforme e per l’ingresso in EU giungano dagli Stati Uniti e non dalla stessa Europa?

R: La missione di mediazione degli Usa non è più tale, ormai è da considerarsi un’ingerenza diretta negli affari interni di un paese sovrano.

D: Secondo Lei, i cittadini bosniaci come percepiscono la vita politica?

R: Spesso ho l’impressione che le cose stiano andando alla deriva, non riesco a capire chi possa avere la forza e il potere di dirigere e influenzare in maniera giusta le sorti del paese. Il cittadino dovrebbe essere al centro dello stato, solo così potremmo costruire una nuova costituzione che sia anche moderna e al passo con i tempi. Ma purtroppo è la nostra stessa storia a bloccarci. Un altro punto importante è il numero troppo elevato di partiti che secondo me confondono il cittadino e rallentano il progresso del paese. Dovrebbero restare solo i partiti più forti. Un’altra grossa piaga della società civile è la scarsissima partecipazione elettorale: siamo arrivati al punto che più della metà degli elettori non si reca alle urne.

D: Secondo Lei c’è il rischio che vengano eletti soprattutto i partiti nazionalisti, a causa di questa scarsa partecipazione elettorale? La diserzione alle urne può essere considerata il fallimento della politica bosniaca?

R: Nel nostro paese tutte le cose, anche quelle che apparentemente sono le più scontate e ovvie, diventano un problema. Chi va al potere deve affrontare i problemi di uno stato povero, appena uscito da una guerra drammatica, dove la criminalità è una piaga seria. E queste cose non sono ancora mai state risolte da nessuno. Il popolo guarda ai risultati e vota di conseguenza. Guardano al posto di lavoro, all’enorme disoccupazione che ci affligge (sono rari i casi di famiglie bosniache in cui lavori più di una persona). I problemi della gente comune sono la causa principale per cui la gente si allontana dalla politica. Questa è la ragione per cui il 50% dei bosniaci non va più a votare, perché non credono più a nessuno. Non è un’opzione politica, è la conseguenza della disoccupazione e di tutti gli altri grandi problemi. I cittadini si sentono traditi e imbrogliati da questa classe dirigente. Un altro grosso problema è che in Bosnia e a Bihać c’è un’enorme burocrazia, ma pochissime fabbriche. Bihać aveva diverse fabbriche, ora non più perché la privatizzazione ha distrutto un sistema che prima funzionava. E in più sono state privatizzate dandole praticamente in regalo agli acquirenti. E questi non sono stati nemmeno in grado di amministrarle. Accade spessissimo che le privatizzazioni vengano sciolte dai tribunali per fatti illeciti o per fallimenti. Secondo me sono tutti fatti strettamente collegati alla costituzione di Dayton, sono conseguenze dirette. Al centro dello stato ci dovrebbe essere il cittadino, indifferentemente dalla sua nazionalità. Lo stato deve rispondere alla sue esigenze, le divisioni in classi sociali vano superate. Il numero dei politici deve essere assolutamente ridotto e dovrebbero ricominciare a parlare di cittadino e non per divisioni etniche. Altro problema è il passaggio, drammatico, da un sistema socialista al sistema capitalistico. Questo ha prodotto la concentrazione delle risorse finanziarie e del potere politico nelle mani di pochi. Ci sono troppi bosniaci che non hanno le risorse per tenere il passo a questa corsa al capitale e sarà sempre più spesso necessario ricorrere alle sovvenzioni sociali. Le risorse su cui puntare dovrebbero essere il turismo e il legname. D: Quali vantaggi potrebbe arrecare alla Bosnia l’ingresso nella comunità europea?

R: L’opinione pubblica non è ancora formata, è difficile valutare quali possano essere gli aspetti positivi o negativi. Anche perché il salto da fare è davvero grande: dopo il processo di disintegrazione della Jugoslavia, ora bisogna pensare ad un processo di integrazione. Anche nei confronti degli altri stati della ex Jugoslavia il rapporto deve cambiare. Siamo vicini di casa e sarà inevitabile che i rapporti si intensifichino. Bisogna tenerne conto al di là delle divisioni passate. Il fattore economico potrebbe dare anche una spinta sociale in questo senso. Verso l’Europa abbiamo cose da offrire, ma anche delle cose di cui abbiamo bisogno. Per questa cosa, in particolare, non dobbiamo tirarci indietro. Per il bene dei nostri cittadini. Un altro aspetto importante è valutare quali siano i veri interessi degli Stati Uniti nei confronti della EU, perché la pressione che stanno mettendo ai nostri politici va al di là della naturale propensione di uno stato a perseguire i propri interessi e i propri fini. Ripeto: gli Usa, nei confronti della Bosnia, stanno compiendo una vera e propria ingerenza nei nostri affari interni. Comunque, anche se è difficile al momento distinguere se ci potranno essere più aspetti positivi o più negativi, la mia impressione è che potremmo ottenere molti vantaggi. Anche perché l’isolamento non è mai cosa buona. L’integrazione dovrebbe aiutare a risolvere molti dei problemi interni della BiH, i rapporti di amicizia e di unione.

D: Lei può dire di sentirsi “bosanac”?

R: Sentirsi “bosanac” sarebbe l’ideale… Un serbo di Bosnia deve capire una volta per tutte che il suo stato è la Bosnia. Un croato di Bosnia deve capire una volta per tutte che il suo stato è la Bosnia. I bosniaci l’ hanno capito perché non hanno nessun altro stato di riferimento. Finché non avverrà questo, la Bosnia non sarà mai uno stato tranquillo e maturo. Faccio un esempio dell’assenza di sentimento nazionale di questo stato: nell’ultima partita i calcio tra BiH e Serbia, il pubblico della RS ha fatto il tifo per la Serbia e Montenegro! Sono convinto del motto “Audiatur et altera pars”. Bisogna tener conto anche delle opinione della RS, bisognerebbe ascoltare anche la loro voce e aprire un dialogo costruttivo. D: Lei è per una Bosnia unita, oppure crede che le Entità siano la soluzione migliore?

R: Io sono per l’integrità della Bosnia. Tutti i bosniaci sono per la Bosnia unita. “Non abbiamo un altro stato” ti dicono tutti loro. I serbi vogliono staccarsi e unirsi alla SiCG, magari dando in scambio il Kosovo. Infatti la RS sembra quasi uno stato autonomo. Si comporta come tale, anche se non lo dovrebbe fare. Anche i croati vogliono il loro stato. E’ la realizzazione del piano di Tudjman e Milošević per dissolvere la Bosnia e spartirsela. Ma il tempo sarà a favore della coesione, anche grazie alla comunità internazionale.

Intervista al Prof. Dr. Sc. Mithad Kozličić

DOMANDA: Lei può dire di sentirsi un “bosanac”?

RISPOSTA: Sarebbe l’ideale dire di sentirsi “bosanac”. Ma Le faccio un esempio: tre anni fa è stata condotta una ricerca per capire quanti cittadini della Federazione si fossero dichiarati disponibili a iscriversi all’università di Banja Luka. Il 90% degli intervistati ha risposto di negativamente. E il motivo è facile da capire. In quella università viene insegnato che tutti gli abitanti della Bosnia sono in realtà serbi. Serbi convertiti, ma pur sempre tutti serbi. La creazione delle Entità è stato un prodotto malsano di Dayton. Perché essa è stata capace di fermare la guerra, ma non aveva la capacità di gestire la pace. Se oggi, in Bosnia, esistono università simili è colpa della gestione della Comunità internazionale e di come ha investito male le sue risorse. A questo punto dovrebbero essere gli intellettuali a stranieri a risollevare la situazione e a educare le persone. Perché tutti i “cervelli” bosniaci se ne sono fuggiti all’estero. Io, per esempio, ho delle difficoltà enormi a stampare i miei libri. A Bihać, che comunque è una grossa e importante città, non esiste nemmeno una libreria. Se non teniamo conto di quella islamica… D: Secondo Lei la società civile può contribuire a risollevare la Bosnia?

R: La situazione è che ancora al giorno d’oggi vincono i partiti nazionalisti. Chi grida più forte e chi ha la capacità di sbandierare simboli di appartenenza, facendo sentire la gente parte di una comunità (che non è sicuramente la Bosnia…), allora vince. La Comunità internazionale dovrebbe essere capace di investire i propri soldi sui singoli politici, non sui partiti. Così facendo si eviterebbe di dare una mano ai partiti più estremisti. Per esempio il nazionalismo croato è ancora molto forte ed esiste un legame ancora stretto tra Croazia e i partiti bosniaci di stampo croato. Inoltre esiste un grave problema all’interno della società civile: la percezione che gli abitanti delle città hanno verso gli immigrati dalle campagne. E’ uno scontro molto sentito ed è un elemento che contribuisce a scollare la società. La mia opinione è che deve essere la Comunità internazionale a risolvere tutti questi problemi. Sono stati loro, anche se riconosco che Dayton ha saputo fermare la guerra, a creare il caos del dopoguerra bosniaco.

D: Secondo Lei è possibile indire referendum in Bosnia?

R: Sì.

D: Leggendo l’Annesso IV di Dayton scopriamo che in realtà non è previsto l’utilizzo dello strumento referendario in Bosnia…

R: Non ho letto Dayton, ma evidentemente la nostra costituzione è basata sul modello americano. Intervista a Svetlana Broz

DOMANDA: Bihać si trova in una situazione strategica favorevole, eppure la ripresa e' in ritardo. Lei riesce a percepire una particolarita' nella situazione di questa citta' rispetto al resto della Bosnia?

RISPOSTA: Sono stata molto poco in giro per la citta', per tutta la giornata ho tenuto delle lezioni, quindi le mie impressioni sono sul pubblico, che e' un pubblico di studenti e alunni delle medie, con i loro problemi particolari, tuttora insoluti, e ce ne sono tanti. Tutta la societa' della Bosnia Erzegovina e' afflitta da una quantita' di problemi. Non sono sicura che Bihać sia posizionato in modo tale da avere grandi risorse per un buono sviluppo, in un certo senso e' in una zona marginale dello stato, in senso geografico, e per questo ha anche piu' problemi, rispetto ad altre zone. No, non credo si trovi in una posizione favorevole, ma attualmente ha delle persone nuove nell'amministrazione che si battono per migliorare le cose. Questa e' l'impressione che ricavo dalla mia presenza qui oggi.

D: Migliorerebbe la situazione se si eliminassero i cantoni?

R: Si', personalmente ritengo che quattordici governi in un paese di quattro milioni di persone siano un assurdo, neanche la Svizzera potrebbe sostenere il peso di una struttura simile. I cantoni, come le entita', sono superflui per questo stato.

D: I comuni verrebbero a trovarsi in una situazione migliore, aumenterebbe la loro importanza?

R: Certo, sarebbe un grande aiuto per i comuni, quindi anche per Bihać. D: Quale sarebbe il più grande vantaggio dell'ingresso della Bosnia nell'EU per i cittadini?

R: SE la Bosnia fosse accettata… Ovviamente, si tratterebbe di tutta una serie di elementi ben noti, a partire dall'eliminazione del regime dei visti che abbiamo oggi e quindi avremmo liberta' di movimento in Europa e nel mondo, avremmo un flusso di merci, una prosperita' economica… Ma prima di tutto dovremmo soddisfare le condizioni poste dall'EU e gia' questo presuppone una nuova qualita' di questa societa'.

D: Pensa che sarebbe possibile organizzare un referendum per l'eliminazione delle entità? Secondo lei la volontà espressa dai cittadini di Bihać sarebbe diversa da quelli di Mostar o Banja Luka?

R: E' una domanda difficile, e una previsione difficile: non abbiamo elementi sui quali basarla. Sulla base di come si esprimono i politici al potere in queste diverse parti della Bosnia, si puo' ipotizzare che i risultati sarebbero diversi. Ma questo si riferisce ai politici e alla loro retorica. Quel che pensa il popolo, non lo sappiamo. Quindi non posso fare una previsione del genere, non sarebbe serio.

INTERVISTATORE: Per questo stiamo facendo questo sondaggio: nessuno finora ha fatto un sondaggio per conoscere l'opinione del popolo.

R: No, non sono stati fatti sondaggi. Sappiamo cosa pensano i politici ma non sappiamo cosa pensa la gente: e questa e' un'altra cosa, e' diverso.

D: Pensa che per una normalizzazione della situazione, per una maturazione del paese, e' sufficiente concentrarsi sull'aspetto economico del risanamento?

R: Penso che lo sviluppo dell'economia sia l'elemento piu' importante, anche se non l'unico importante. Ma e' prioritario. Quando avete un tasso di disoccupazione al sessanta per cento, c'e' una grande insoddisfazione in tutti i campi e allora si sviluppa e la questione etnica e quella religiosa ed ogni altra. Se avessimo una buona base economica e le persone avessero un lavoro, diventerebbe meno importante per loro a quale gruppo etnico o religioso appartengono. Diventerebbero cittadini, e non membri dell'uno o dell'altro gruppo etnico o religioso. Avremmo una vera societa'.

D: Pensa dunque sia più saggio passare per l'economia, che l'altra via sia piu' difficile?

R: Certo. L'altra via e' piu' difficile, nopn ci si riesce, la gente e' sfinita, affamata, ha troppo tempo a disposizione che non e' riempito dal lavoro, non hanno la possibilita' di mantenersi, e quindi quel tempo viene usato per sfinirsi ancora piu' in confronti negativi. Se avessimo uno sviluppo economico sarebbe piu' facile anche sviluppare i rapporti all'interno della societa', rapporti che devono essere risanata, fra i vari gruppi etnici e religiosi.

D: Cosa possono fare gli intellettuali per riavvicinare i cittadini alla politica?

R: In queste societa' molto spesso gli intellettuali, se hanno avuto un ruolo, lo hanno avuto piu' negativo che positivo. Hanno avuto un ruolo negativo nella dissoluzione della Jugoslavia e spesso continuano ad averlo oggi, invece di prendere un ruolo guida della societa' che per definizione dovrebbe essere il loro. Gli intellettuali hanno un grande impegno e una grande responsabilita'. Ma temo che molto pochi di loro rispettino questo impegno, e questa responsabilita'. Per dire la verita', mi hanno delusa.

D: Secondo alcuni cittadini di qua, Bihać prima della guerra, proprio per essere un luogo di frontiera, aveva un piu' altro grado di tolleranza, abituato al fatto di essere un territorio misto, nel quale nessuno faceva caso all'appartenenza etnica o religiosa. Secondo lei e' cosi', o e' solo un'opinione locale? O e' possibile che un luogo di frontiera come questo si trasformi in un esempio positivo in questo senso? R: Vi diro' la mia impressione. Io sono stata qui a Bihać un anno fa, nel dicembre 2004 per la promozione del mio primo libro. Questa sala era piena di cittadini di Bihać. Si sentiva una terribile tensione e paura, una sensazione addirittura fisica, strana, come se quelle persone fossero spaventate solo per il fatto di trovarsi qui. Paura che qualcuno non irrompesse nella sala per lanciare una bomba o qualcosa del genere..

D: Per il Suo nome?

R:Per il mio cognome, si'. Oggi questa paura non c'era. Significa che nonostante tutto in quest'anno e pochi mesi qualcosa e' cambiato. In meglio. All'epoca era stato appena eletto un nuovo sindaco, da un mese o due. Quindi Bihać e' riuscito a fare un passo avanti da quando si e' scelto un sindaco nuovo, giovane, un segnale per me che questa citta' ha un potenziale, una capacita' di lottare per conquistarsi un futuro migliore. Un sindaco giovane, che ha ottenuto un master in America ed e' rientrato nella sua citta' natale per candidarsi, dimostra che anche i giovani in questo paese hanno delle prospettive, e che i cittadinio desiderano votare per loro. Il sindaco di Bihać ha dimostrato questo fatto. RINGRAZIAMENTI:

► Paola Lucchesi: senza la quale sarebbe stato difficile addentrarsi nella Bosnia più vera, senza la quale moltissimo del lavoro fatto non sarebbe stato possibile. Grazie per le traduzioni, per le moltissime persone che mi hai fatto incontrare, per i tuoi punti di vista, per l’ospitalità, per il tempo che mi hai dedicato, per il tuo amore per la Bosnia e per la Una. Un inaspettato regalo di questo bellissimo paese, una grande amica. Ti auguro di cuore di poter realizzare tutti i tuoi meravigliosi progetti!! ► Miča: un altro grande incontro. Grazie per la tua generosità e l’aiuto con gli “anketa”, per la compagnia nel viaggio Bihać – Mostar – Banja Luka, per le lezioni improvvisate di bosniaco. Grazie per non avermi fatto sentire l’”ennesimo straniero in Bosnia”, ma un nuovo amico… ► Le persone di Bihać e in particolare Dragica e Velko: grazie a tutti voi per l’ospitalità nella vostra città, per l’aiuto che mi avete dato nel rispondere con pazienza e interesse alle mie domande. Mi auguro che il mio lavoro abbia davvero fatto sentire la vostra voce. ► Marta, Max e Alex: grazie per avermi ospitato nella vostra casa di Bihać per due settimane e per avermi fatto divertire! ► Tommaso, Daria e tutti gli amici di Mostar: grazie per il vostro contributo. ► Alice, Federica e Danilo: grazie per la vostra generosità e per l’aiuto a Banja Luka! ► I ragazzi della Facoltà di lingue dell’Università di Banja Luka: un sentito ringraziamento per aver scritto i commenti dei questionari in italiano…! ► Il Cantone US:per aver fornito molti dei dati statistici per la mia ricerca. ► Jelena e Giulio: grazie per alcune delle traduzioni. ► Massimo Moratti: grazie per gli spunti iniziali e per avermi messo in contatto con Paola! ► Adriana: per aver sempre creduto nel mio lavoro…ed essere sempre qua con me. Bibliografia

AA.VV., «La guerra in Bosnia: una tragedia annunciata». Roma, Istituto Affari Istituzionali. Franco Angeli Editore, 1994.

Bianchini S., «The Balkans and the challenge of economic integration, regional and European perspectives». Ravenna, Longo Editore, 1997.

Bianchini S., «State Building in the Balkans, dilemmas on the eve of the 21st century». Ravenna, Longo Editore, 1998.

Bianchini S., «The Yugoslav conflict and its implications for international relations». Ravenna, Longo Editore, 1998.

Bianchini S., «La questione jugoslava». Firenze, Edizioni Giunti, 1999.

Council of Europe (Venice Commission), «Opinion on different proposal for the election of the presidency of Bosnia and Herzegovina». Strasbourg, 20 March 2006.

DEI, CFT, «Meeting in Sarajevo, 10/11 March 2005».

Del Giudice P., «Sarajevo!». Edizioni “e”, 1996.

Economical Institute of Bihać University, «Socio-economic analysis of the Una Sana Canton». Bihać, May 2004.

ESI (European Stability Initiative), «The Brussels PIC Declaration and a state-building for Bosnia and Herzegovina», Berlin-Brussels-Sarajevo, 2000. ESI, «Reshaping international priorities in Bosnia and Herzegovina». Berlin-Brussels-Sarajevo, 2001.

ESI, «In search of politics: the evolving international role in Bosnia and Herzegovina». Berlin-Brussels-Sarajevo, 2001.

ESI, «Imposing constitutional reform? The case for ownership». Berlin- Sarajevo, 2002.

ESI, «Western Balkans 2004, assistance, cohesion and the new boundaries of Europe». Berlin-Brussels-Sarajevo, 2002.

EUROPEAN COMMISSION (EC), «Bosnia and Herzegovina Country Strategy Paper 2002-2006». Brussels, 2001.

EUROPEAN COMMISSION, «CARDS Assistance Programme to the Western Balkans, Regional Strategy Paper 2002-2006». Brussels, 2001.

EUROPEAN COMMISSION, «Report from the Commission: the Stabilisation and Association process for South East Europe, Third Annual Report». Brussels, 2004.

EUROPEAN COMMISSION, «Council Decision (presented by the Commission): on the principles, priorities and conditions contained in the European Partnership with Bosnia and Herzegovina». Brussels, novembre 2005.

EU-Western Balkans Summit-Declaration, Thessaloniki, 2003.

Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee, «Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea». (2000/C 364/01). Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea, «Costituzione europea». (2004/C 310/11).

Hitchner B.R., «The process and prospect of the Constitutional Reform Process in Bosnia and Herzegovina». (Report to the Peace Implementation Council), Paris, France, 14/12/2005.

ICG (International Crisis Group), «Why no one invest in Bosnia and Herzegovina?». Sarajevo-Brussels, 1999.

ICG, «Euforia: changing Bosnia’s security arrangements». Sarajevo- Brussels, 2004.

Kaplan R.D., «Gli spettri dei balcani. Un viaggio attraverso la storia». Edizioni Rizzoli, 2000.

Lanzoni L., Stefani L., «Bihać e il fiume. Città e ambiente nella ricostruzione della Bosnia». Edizioni Opus, 2002.

Limes, (Rivista italiana di geopolitica), «I balcani senza Milošević». Gruppo Editoriale L’Espresso, 5-2000.

Limes, (Rivista italiana di geopolitica), «Macedonia/Albania, le terre mobili». Gruppo Editoriale L’Espresso, 2-2001.

Mahmutović D., «Stari Bihač (1260-1940)». Bihač, Ed. Graficar, 2001.

Malcolm N., “Bosnia. A short history». Milano, Edizioni Papermac, 1994.

Marzo Magno A., «La guerra dei dieci anni. Jugoslavia 1991-2001». Prefazione di Adriano Sofri. Edizioni NET, 2005. O’ Shea B., «Crisis at Bihać. Bosnia’s Bloody Battlefield». United Kingdom, Sutton Publishing, 1998.

Pirjevec J., «Il giorno di San Vito». Edizioni Nuova Eri, 1993.

Pirjevec J., «Le guerre jugoslave. 1991-1999». Edizioni Einaudi, 2002.

Pirjevec J., «Serbi, croati, sloveni. Storia di tre nazioni». Edizioni Universale Paperback Il Mulino, 1997.

Polara T., «I Paesi balcanici e l’Unione Europea: a che punto è l’integrazione?». 2001.

Tesi di laurea in Scienze Diplomatiche di Gradari F., «La Bosnia Erzegovina dopo l’accordo di pace di Dayton: tra divisione interna ed integrazione europea». Gorizia, Anno Accademico 2003 / 2004. Siti internet consultati www.avaz.ba www.britishambassy.gov.uk www.coe.int www.delbih.cec.eu.int

www.balkans.eu.org

www.balkanweb.com

www.esiweb.org

www.europa.eu.int

www.nezavisne.com

www.ohr.int

www.ossevatoriobalcani.org

www.sarajevo.usembassy.gov

www.vladars.net

www.wikipedia.com