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L'abbandono Della Feudalità E L'avvento Della Agricoltura Capitalistica in Sicilia
1 L'abbandono della feudalità e l'avvento della agricoltura capitalistica in Sicilia. La proletarizzazione dei contadini nella storia della comunità agricola di Limina 2 CAPITOLO I - La questione contadina nella “Memoria” del sindaco Filippo Chillemi Il contesto socio-economico Il documento che abbiamo avuto il piacere di leggere è una “memoria” politica scritta da un coraggioso sindaco socialista che ha governato la piccola comunità di Limina negli anni difficili della prima decade del Novecento. Il documento, per noi che lo leggiamo a distanza di un secolo,rappresenta una alta testimonianza della capacità civile di un sindaco coraggioso che ha saputo lasciare un esempio di rettitudine morale e senso di giustizia messi al servizio dell'interesse comune della sua comunità paesana. Riferito al contesto dell’Italia post-unitaria, esso ci sembra una delle pagine più sincere di quella stagione politica e sociale originaria che è tra le più complicate ed equivoche della storia nazionale, l'età nella quale si è radicata la complicità mafia-politica, si è determinato il dualismo economico nord-sud, si è praticata una disastrosa politica di potenza e di prevaricazione antidemocratica in tutta la nazione. Il racconto dei fatti accaduti in quegli anni non sempre è stato rispettoso dei fatti stessi: si sono diffuse versioni narrative tendenziose che, a mio giudizio, hanno mirato a sminuire il valore della storia contadina in Italia con il risultato finale di disinnescare la forza della protesta che proprio le lotte contadine hanno avuto in un periodo molto lungo che va dai primi anni del 1800 alla prima metà del novecento. -
Por Uma Linha Telefônica / Andrea Camilleri; Tradução Giuseppe D’Angelo, Maria Helena Kühner
Do autor: Um fio de fumaça Copyright © 1998, Sellerio editore Título original: La concessione del telefono Capa: Luciana Mello e Monika Meyer Editoração: Art Line 2001 Produzido no Brasil CIP-Brasil. Catalogação na fonte. Sindicato Nacional dos Editores de Livros, RJ. C19p Camilleri, Andrea, 1925- Por uma linha telefônica / Andrea Camilleri; tradução Giuseppe D’Angelo, Maria Helena Kühner. — Rio de Janeiro: Bertrand Brasil, 2001 272p. Tradução de: La concessione del telefono ISBN 85-286-0816-6 1. Romance italiano. I. Kühner, Maria Helena, 1938-. II. D’Angelo, Giuseppe. III. Título. 01-0634 CDD: 853 CDU: 850-3 Todos os direitos reservados pela: BCD UNIÃO DE EDITORAS S.A. Av. Rio Branco, 99 — 20º andar — Centro 20.040-004 — Rio de Janeiro — RJ Tel.: (0xx21) 263-2082 Fax: (0xx21) 263-6112 Não é permitida a reprodução total ou parcial desta obra, por quaisquer meios, sem a prévia autorização por escrito da Editora. Atendemos pelo Reembolso Postal. Dedico este romance a Ruggero, a Dante e a Ninì: sua falta me pesa cada dia mais. E que sucessão de desastres se dera na Sicília, a ruína de todas as ilusões, de toda a fervorosa fé com que se havia incendiado a revolta! Pobre ilha, tratada como terra de conquista! Pobres insulares, tratados como bárbaros que era preciso civilizar! E desceram hordas de continentais[1] para civilizá-los: e irrompeu[2] toda uma soldadesca nova, a infame coluna comandada por um renegado, o coronel húngaro Eberhardt, que tinha vindo pela primeira vez à Sicília juntamente com Garibaldi e a seguir colocou-se entre os -
Secondo Capitolo
SECONDO CAPITOLO “….il deputato Abele Damiani, nella Relazione del 1884 sulla Sicilia dell'Inchiesta agraria, aveva messo in rilievo…<la gran diversità sociale fra il proprietario ed il contadino, quello possessore di grandi capitali e di vastissime tenute, questi misero e mal retribuito, quello riottoso e superbo, questo umile e quasi schiavo. La causa maggiore era il latifondo…> ” “…Dell'affermarsi del movimento nelle campagne del trapanese sono testimonianza gli atti del Consiglio direttivo del Fascio. Ad esempio, alla data del 23 Marzo 1893 <si comunica la costituzione definitiva del Fascio nella borgata Xitta, tutta di contadini….> l'8 Giugno è annunciata la costituzione in Paceco della sezione contadini>…il Fascio organizza inoltre la Festa del 1° Maggio <come si fa in ogni parte del mondo civile> ed include nel programma <una passeggiata alle falde del monte Erice con la bandiera del Fascio e con la fanfara sociale> che però sarà vietata dall'autorità… ” Così Renato Zangheri nella sua “ Storia del socialismo ” (1) Matrigna di tutte le stragi La fiamma esplose come un tuono… Castelluzzo, 13 Settembre 1904. La fiamma esplose come un tuono e gli ottuse sensi e ragione. 41 Vituzzu Lombardo non ebbe l'attimo di incenerire in una sola imprecazione la dura tenerezza della vita. L'immagine struggente dei sei figli e della moglie da sfamare gli scappò via con il groppo della miseria e lo lasciò morto. Non lo ebbe quell'attimo: il Regio Brigadiere dei Carabinieri Carlo Riffaldi, sciabola impugnando e revolver, aveva gridato ai suoi di “ bruciarli ”. Il sangue schizzò via dalla mammella di Anna Grammatico e da quell'orrendo squarcio inseguì Nicola Bontommasi che tentava a scampare nella campagna. -
L'apostolo E Il Ferroviere
L’Apostolo e il Ferroviere Reggio tra campagne e ferrovie Quando Giuseppe Menada, ventottenne piemontese nato in provincia di Alessandria, discese la scaletta del treno che da Piacenza lo aveva portato a Reggio, nella primavera del 1886, Camillo Prampolini aveva da poco fondato «La Giustizia», il settimanale socialista che nel 1904 aprirà anche un’edizione quotidiana, diretta da Giovanni Zibordi. 1 Menada era stato inviato a Reggio dopo l’assunzione dei lav ori e dell’esercizio della ferrovia Guastalla -Reggio-Sassuolo, con deviazione per Carpi, da parte della Banca Subalpina, che poi costituirà la SAFRE («Società anonima delle ferrovie reggiane»). 2 Menada era un impiegato delle ferrovie neppure laureato, Prampolini era di un anno più giovane e la laurea in Giurisprudenza l’aveva conseguita nel 1881, ma proprio la sua tesi sul diritto del lavoro l’aveva convertito alle nuove idee socialiste, venate di un positivismo di stampo romantico. Reggio si apprestava a divenire teatro di un’avventura singolare: quella di due protagonisti della nascita del mondo nuovo. Il primo fondò la società industriale moderna, il secondo il socialismo riformista e cooperativo. Menada creò le industrie senza mai diventare industriale (aveva alle spalle importanti istituti di credito), Prampolini realizzò la società cooperativa senza mai fare il cooperatore (aveva eccellenti collaboratori). Oltretutto i due diverranno anche lontani parenti. Il figlio di Menada, Max, sposerà Elena Franzini, una lontana nipote di Prampolini. Reggio, in quel 1886, era un comune con poco più di cinquantamila abitanti, dei quali solo meno di diciannovemila nel territorio cittadino (ben duemila iscritti all’elenco dei poveri) e la maggioranza divisa nelle ville agricole del forese. -
Vittime Di Cosa Nostra
1 VITTIME DI COSA NOSTRA PER NON DIMENTICARLE A cura del Centro Studi dell’Osservatorio per la Legalità e la Sicurezza Blog: osserbari.wordpress. com e-mail: [email protected] Cell: 3476839372 - 3392922301 1 2 PREMESSA Volgevano al termine gli anni Settanta, anni di artigianato investigativo, scanditi dalle foto in bianco e nero che ritraevano il ghigno beffardo di tanti boss mafiosi graziati con la formula dell‟insufficienza di prove. O – quando proprio andava male – spediti a bordo di un barcone nelle minuscole isole di Linosa o Filicudi per quel soggiorno obbligato che non avrebbe intralciato più di tanto i loro traffici. Discutibilissime assoluzioni, condanne tiepide, avevano chiuso il processo ai centoquattordici rappresentanti della nuova mafia di quel tempo. La prima commissione antimafia, richiamata in vita all‟inizio degli anni Settanta, pur avendo fagocitato nei suoi archivi moltissimo materiale necessario alla conoscenza del fenomeno, si manifestava per quello che era: la santabarbara che non sarebbe mai esplosa. Nella sua deposizione-lampo, il 4 novembre 1970, durata in tutto dieci minuti, Carlo Alberto Dalla Chiesa, comandante del gruppo carabinieri di Palermo, fece in tempo a dire ai commissari: <<Loro, questi signori, hanno la sensazione certa di poterla fare franca… Essi avvertono che da processi come quelli di Catanzaro, o quello di Bari, di Lecce, o di altre sedi, vengono assolti e che poi, tornando, non ci troviamo pronti a riceverli come si converrebbe. Siamo senza unghie, ecco…>>. Disse il giudice Giovanni Falcone in un convegno a Palermo nella primavera del 1988: <<Nell‟immediato dopoguerra e fino ai tragici fatti di sangue della prima guerra di mafia degli anni‟62-63, gli organismi responsabili e i mezzi di informazione sembrano fare a gara a minimizzare il fenomeno mafioso. -
Il Caso Del Partito Socialista Palermitano Agli Inizi Del Novecento
Rivista di Storia delle Idee 6:1 (2017) pp. 85-109 ISSN. 2281-1532 http://www.intrasformazione.com DOI 10.4474/DPS/06/01/SGG280/25 Patrocinata dall’Università degli Studi di Palermo Samuel Seminara La scoperta della politica moderna: il caso del Partito Socialista palermitano agli inizi del Novecento Abstract: This article recreates the activity and the organization of the Circolo Socialista palermitano from the autumn 1899 to the end of 1900, by primarily using as source the State Archives of Palermo. The aim of this article is to present the socialist activity in Palermo at the dawn of modern politics highlighting its peculiarities, and comparing them to the Italian socialism trends of that period. The early historiographical interpretations of the Sicilian socialism following the Fasci Siciliani are also examined, and so are their methodological limitations. The article also analyses the supervisory methods adopted by the public force of that time against those political movements seen as subversive. Keywords: Politics; Socialism; Sicily; Club; Police 1. La Sicilia e gli esordi della politica moderna L’inizio del XX Secolo portava in Sicilia un inedito sviluppo della partecipazione democratica. Tra le modifiche principali del quadro politico dell’isola si registrava il mutamento di status degli esponenti delle forze non costituzionali da dissidenti a veri e propri oppositori politici. Non più soggetti a continui scioglimenti, arresti, fucilazioni potevano agire finalmente con continuità temporale e senza interruzioni all’interno della cosa pubblica, scoprendo quindi solo ora la vera e propria politica. E’ in tale fase che la principale tra le forze cosiddette sovversive operanti in Sicilia, ovvero il Partito Socialista Italiano imparò ad “agire nel partito”, riuscendo ad attuare strategie di lungo termine, ad ottenere un discreto consenso elettorale e ad arrivare a mettere in atto una capacità di mobilitazione che, per gli standard dell’epoca e sotto la lente del contesto siciliano, non era affatto marginale.