Relazione Storica R2

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Il Progettista RELAZIONE STORICA Il Progettista Prof. Ing. Arch. Giovanni Maciocco Prof. Ing. Arch. Giovanni Maciocco Consulenti e collaboratori R2 Consulenti e collaboratori Prof.ssa Silvia Serreli Prof.ssa Silvia Serreli Prof. Giuseppe Zichi | storico / Prof. Giuseppe Zichi | storico Dott.ssa Chiara Solinas | antropologa Dott.ssa Chiara Solinas | antropologa Arch. Salvatore Iai Arch. Salvatore Iai Arch. Angelo Giuseppe Pisanu Arch. Angelo Giuseppe Pisanu Ing. Alberto Luciano | VAS Ing. Alberto Luciano | VAS Amministrazione Amministrazione Dr. Mario Carta |Sindaco Dr. Mario Carta |Sindaco Ing. Eugenio Tucconi |Ass. Urbanistica Ing. Eugenio Tucconi |Ass. Urbanistica Febbraio 2016 Febbraio 2016 RELAZIONE STORICA A cura di Giuseppe Zichi 1 PER UNA STORIA DELLA MODERNIZZAZIONE DI ALÀ DEI SARDI Il paese di Alà dei Sardi si trova nella parte nord orientale della Sardegna, nella regione denominata Monteacuto, al confine tra il Logudoro e la Gallura. Incluso originariamente nella provincia di Sassari dal cui capoluogo distava ottantanove chilometri, è entrato a far parte nel 2005 della nuova, e oramai soppressa, provincia di Olbia Tempio. Situato a 673 metri di altezza sul livello del mare, nell’altopiano di Buddusò, si trova ai piedi dei monti di Alà le cui punte più elevate sono Senalonga (1077m), Gio Maria Cocco (1036m), Alzarò (1001m). Il comune ha un territorio di 188,60 kmq (18.860 ettari) con circa duemila abitanti. L’attività prevalente è l’agricoltura (cereali e vite), l’estrazione del sughero e all’allevamento di bestiame (ovini e bovini). Solo molto pochi gli studiosi che fino ad oggi si sono occupati di ricostruire la storia di Alà dei Sardi. Tra i contributi pubblicati, che meritano di essere ricordati, vi sono l’opuscoletto scritto negli anni Venti del Novecento dal commissario prefettizio Giulio Lorrai 1 , e quello un po’ più corposo e dettagliato (soprattutto per quanto riguarda la descrizione delle “antichità” presenti sul territorio) di Giovanni Battista De Melas pubblicato agli albori degli anni Sessanta 2. Ricostruire la storia di Alà dei Sardi significa rivivere molte tappe del processo di modernizzazione che interessa un intero territorio: dai provvedimenti legati al tramonto del feudalesimo e alla creazione della «proprietà perfetta» fino a quelli finalizzati ad affrontare l’annosa risoluzione della Questione sarda (strettamente legata all’emigrazione) e la promozione della Rinascita , in una regione che a pieno titolo cerca d’inserirsi e di riconoscersi in quello Stato nato anche grazie al contributo profuso dai giovani sardi. Per scrivere la storia di una comunità come quella di Alà dei Sardi, che attribuisce alla convivialità della vita - in una logica quasi mutualistica - un valore aggiunto, non può mancare neanche un’attenzione nei confronti delle tante storie di famiglia che diventano storia di comunità 3; una storia strettamente legata alla terra 4 che appare emblematica in 1 G. LORRAI, Alà dei Sardi , Cagliari, Premiata Tipografia Giovanni Ledda, 1928. 2 G. B. DE MELAS, Alà dei Sardi , Sassari, Tipografia Moderna, 1962. 3 Secondo C. DAU NOVELLI, Modelli di comportamento e ruoli familiari , in G. FIOCCA (a cura di), Borghesi e imprenditori a Milano dall’Unità alla prima guerra mondiale , Roma-Bari, Laterza, 1984, p. 215 l’avvento della società industriale rappresenta un rafforzamento del sentimento di famiglia contrariamente a quanto gran parte della storiografia sostiene con l’affermare che ha decretato la vittoria dell’individualismo e la fine della famiglia patriarcale. 2 quanto si presta anche a ricostruire le vicende di un nuovo ceto emergente in un’isola che apre le porte, seppur lentamente, a importanti cambiamenti nell’ambito della mobilità sociale 5. Sono vicende comuni a molte altre comunità della Sardegna (grandi e piccole) che muovono i loro primi passi come centri agrari e dai quali arrivano molti membri della futura classe dirigente sarda e nazionale, magna pars della vita politica italiana nel Novecento 6. Anche per questo, tali studi non possono prescindere da un discorso sulla regionalità nella sua duplice veste esterna ed interna 7. Per sub-regioni, si intendono normalmente le regioni storiche dell’isola: Anglona, Arborea, Barbagia, Baronia, Campidano, Cixerri, Gallura, Gerrei, Goceano (dove si trova Alà dei Sardi), Iglesiente, Logudoro, Mandrolisai, Marghine, Marmilla, Meilogu, Nurra, Ogliastra, Planargia, Romangia, Sarcidano, Sarrabus, Sulcis, Trexenta. Eppure, in alcuni casi le identità sub-regionali possono apparire più sfumate, specie se si prendono in esame comunità di confine. Studiare la loro storia richiede così vari approcci: dalla storia delle istituzioni a quella sociale, religiosa, economica, culturale, dell’arte fino all’antropologia. Ed è anche per questo che non si può prescindere dal ricostruire le vicende legate anche ai centri più piccoli e periferici dell’isola, che conoscono - a partire soprattutto da metà Ottocento - una modernizzazione tutta loro sul versante urbanistico. 4 Cfr. più in generale, sui legami con la terra delle élite contemporanee, M. MALATESTA, Le aristocrazie terriere nell’Europa contemporanea , Roma-Bari, Laterza, 1999. Un lavoro, circoscritto al caso calabrese e alla famiglia Barracco, è quello di M. PETRUSEWICZ, Latifondo. Economia morale e vita materiale in una periferia dell’Ottocento , Venezia, Saggi Marsilio, 1989. 5 Quello della storia delle élite è un filone di studi ancora in parte pionieristico per la Sardegna, ma che negli ultimi anni ha preso vigore coinvolgendo i più disparati ambiti della storiografia. Un interessante aggiornamento in tal senso si trova in G. MELIS (a cura di), Le Élites nella storia dell’Italia unita , Napoli, CUEN, 2003; tra queste pagine è Guido Melis, p. 13 a sostenere che l’indagine sulle élite richiederebbe «ramificazioni a livello regionale e sub-regionale (come in parte già sta facendo una storiografia locale finalmente attenta ai significati nazionali di certe egemonie periferiche) e una sorta di censimento quasi anagrafico provincia per provincia». Cfr. anche al riguardo gli atti del convegno tenutosi a Cassino nel 1998 e curati da S. CASMIRRI, Le élites italiane prima e dopo l’Unità: formazione e vita civile , Marina di Minturno, Caramanica, 2000 e G. ALIBERTI, L. ROSSI (a cura di), Formazione e ruolo delle élites nell’età contemporanea , Napoli, ESI, 1995. Per quanto riguarda il caso sardo cfr. C. DAU NOVELLI (a cura di), La società emergente. Élite e classi dirigenti in Sardegna tra Otto e Novecento , Cagliari, AM&D, 2003. In questo nuovo filone di studi si può inserire pure il lavoro a più mani di V. MURA, G. TIDORE, G.G. ORTU, L. MARROCU, M. CARDIA, Élite politiche nella Sardegna contemporanea , Milano, Franco Angeli, 1987. 6 Uno spaccato sulle élite delle professioni emerge da A. VARNI (a cura di), Storia delle professioni in Italia tra Ottocento e Novecento , Bologna, Il Mulino, 2002. In particolare sull’élite imprenditoriale cfr. C. DAU NOVELLI, I Cavalieri del lavoro: cultura, identità, modelli di comportamento , in V. CASTRONOVO (a cura di), Cent’anni di imprenditoria , Roma, Federazione Nazionale Cavalieri del Lavoro, 2001, pp. 494-591 e più in generale M. DORIA, L’imprenditoria industriale in Italia dall’unità al «miracolo economico». Capitani d’industria, padroni, innovatori , Torino, Giappichelli, 1998. 7 Per A.M. BANTI, Storia della borghesia italiana. L’età liberale , Roma, Donzelli, 1996, prima del compimento del processo unitario non si può parlare infatti di un’unica borghesia italiana. C. DAU NOVELLI (a cura di), La società emergente cit. è dello stesso parere per quanto riguarda la nobiltà, convinta che, in quest’arco di tempo, esistano nella penisola tante realtà diverse che si fondono, almeno nel nome, all’indomani dell’Unità mantenendo però ancora per molto tempo alcuni tratti caratteristici. 3 Le novità più interessanti, in ambito storico, sono arrivate per Alà dei Sardi in tempi non troppo lontani. Al di là del suo titolo, il lavoro di scavo archivistico posto in essere soprattutto sul versante genealogico, e attraverso le fonti ecclesiastiche, da Antonello Girardi Pigozzi per la sua tesi ha portato in luce tutta una serie di questioni che uniscono con un filo roso la storia di molte famiglie locali 8. Una leggenda tramandatasi nel tempo, anche attraverso sos contos de foghile , i racconti narrati attorno al focolare in anni in cui non esisteva ancora la televisione, vuole che ad un vecchio ramingo in campagna nella notte fonda sia apparso un fantasma che gli avrebbe detto: «Vedi lontano la luce di quel fuoco? All’ ala destra costruirai un paese che diventerà ricco e importante» 9. Al di là delle leggende, delle quali la storia della Sardegna è ricca, dalle ricerche più recenti 10 emerge come nei documenti più antichi la grafia del nome sia Allaha o Alah o Alà; a seguito di un processo di semplificazione grafica e nel rispetto della pronuncia, come d’altronde per altri centri dell’isola, il nome divenne Alà. Il territorio, anche grazie a quanto ci dicono i recenti scavi archeologici, risulterebbe abitato già in età antica e in età romana. In epoca giudicale il villaggio di Alà fece parte prima del giudicato di Torres e successivamente - in seguito alla sua estinzione - di quello di Arborea, venendo compreso nella curatoria del Monteacuto. Nonostante la vittoria aragonese, suggellata dalla battaglia di Sanluri del 1409, il Monteacuto continuò per un certo periodo a rimanere sotto la sfera di influenza dell’ex giudice di Arborea, divenuto vassallo del re aragonese col titolo di marchese di Oristano. Risale a questo periodo un’importante attestazione del villaggio di Alà che è fra i villaggi che elessero rappresentanti per la conferenza di pace tra Eleonora d’Arborea e il re d’Aragona, tenutasi a Cagliari nel 1387. Nel 1421, dopo il definitivo abbandono della Sardegna da parte del visconte di Narbona (ultimo giudice d’Arborea), il Monteacuto entrò a far parte del grande feudo concesso dal re Alfonso V d’Aragona a Bernardo Centelles, vicerè di Sardegna, appartenente ad una importante famiglia catalana che fu a fianco del sovrano in tutte le sue imprese militari in Italia.

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