Economic History Frameworks

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Economic History Frameworks Intrecci di vite. Pratiche, mercantilismi e razionalità economiche nella Trieste del Settecento Daniele Andreozzi La presente ricerca è stata svolta nel quadro del PRIN 2015NMSJAZ, Alla ricerca del «negoziante patriota». Mercantilismi, moralità econo- miche e mercanti dell’Europa mediterranea (secoli XVII-XIX). Economic History Frameworks Direzione: Roberto Rossi - Gaetano Sabatini Comitato scientifico: Lili-Annè Aldman (University of Gothenburg), Francesco Dandolo (Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’), Giu- seppe De Luca (Università degli Studi di Milano), Massimo Fornasari (Università degli Studi di Bologna), Luca Mocarelli (Università di Milano Bicocca), Jean-Philippe Priotti (Univer- sité Lille Nord de France), Alex Sánchez Suárez (Universidad de Barcelona). N. 6 Dicembre 2020 Intrecci di vite. Pratiche, mercantilismi e razionalità economiche nel- la Trieste del Settecento Daniele Andreozzi © Copyright 2020 New Digital Frontiers srl Via Serradifalco 78 90145 Palermo www.newdigitalfrontiers.com ISBN (a stampa): 978-88-85812-84-0 ISBN (online): 978-88-85812-85-7 Le opere pubblicate sono sottoposte a processo di peer-review a doppio cieco In copertina: Ansicht von Dem, Grunde des grossen Canals v. Trieste (vista del Canal Grande), 1780 ca., Trieste, Fondazione Scaramangà. Ben vorrei io che la storia non fosse vita reale, ma letteratura e nient'altro. Ma la storia è stata vita reale quando ancora non si poteva chiamare storia. JOSÉ SARAMAGO, Storia dell'assedio di Lisbona, Bompiani, Milano, 1990, p. 13. Il passato è una immensa pietraia che tanti vorrebbero per- correre come se si trattasse di una autostrada, mentre altri, pazientemente, vanno di sasso in sasso, e li sollevano, perché hanno bisogno di sapere cosa c’è sotto. A volte ne spuntano fuori scorpioni e scolopendre, grosse spire bianche o crisalidi appena schiuse, ma non è impossibile che, almeno una volta, appaia un elefante. JOSÉ SARAMAGO, Il viaggio dell’elefante, Einaudi, Torino, 2009, p. 22. INDICE Fonti 11 Introduzione 13 I. Arrivi 23 Venezia, luglio 1754 23 Venezia, 27 gennaio 1747 27 Venezia, 30 giugno 1754 29 Vienna e Livorno, 1751. Ferrara, molti anni prima 31 Muggia, 1741 33 II. Panorami 35 Trieste. Tempi 35 «Lo Stato mercantile» 40 Politiche e interessi 44 Cereali e talleri 47 Trieste. La scena 52 L'Intendenza Commerciale 58 Il Corpo mercantile e la Borsa 62 III. Lavori, carriera, vita 69 Il Canal Grande 69 Le costruzioni 73 Lavoratori 78 Sicari 81 Le trattative 87 Pane in vita 92 Reti, affetti, affari 98 IV. Conflitti e intrecci 103 Norme 103 Banato 106 Il monopolio del pane 108 Gli orecchini 118 Pane e onore 128 Breschizze, contratti e cereali 135 Proteste e cavilli 142 Borsa 148 V. Fuga e ritorno 151 Assedio 151 Fuga 158 Ancona 166 Il ritorno 170 Evaso e fallito 177 Decisioni difficili 183 Appalti 194 VI. La resa dei conti 199 Il Console 199 L'arresto 209 Corpo, spazi e norme 216 Carte 219 La detenzione 232 Vienna 238 «Non possa niun acostarse meco» 241 Da una mano all’altra 245 Fuoco 251 Morte 256 VII. Arresti, fughe e tesoro 261 Arresti 261 La fuga dei Dini 263 Caccia al tesoro 269 Gli affari sono affari 272 VIII. Epiloghi 283 Dietrologia 283 La Borsa 285 L’Intendenza Commerciale 286 Pane, monopolio e breschizze 288 Costruzioni 289 Caparozzolo 290 Il Podestà 290 Zanardi e Porta 290 Gabbiati 291 Proli e Fries 292 Balletti 292 Ricci 294 Gerhard e de Fin 296 I Dini 297 Batistuta 298 Margherita 300 Mattio 300 Appendici 301 Personaggi principali 301 Valori, Monete e Misure 303 Figure 305 Bibliografia 311 Fonti Archivio di Stato di Trieste (AST) - Intendenza Commerciale (IC) - Cesareo Regio Governo (CRG) - Archivio notarile (N) Archivio di Stato di Venezia (ASV) - Cinque Savi alla Mercanzia (SM) - Inquisitori di Stato (IS) - Senato, Dispacci degli ambasciatori e residenti (SD) Archivio Segreto Vaticano, Roma (AVR) Segreteria di Stato, Lettere di Vescovi e Prelati (LV) Biblioteca Civica Hortis, Trieste (BCH) - Archivio Diplomatico (AD) Österreichisches Staatsarchiv, Vienna (OeStA) - Finanz und Hofkammerarchiv. Neue Hofkammer und Fi- nanzministerium, Akten Kommerz (K) - Finanz und Hofkammerarchiv. Neue Hofkammer und Fi- nanzministerium, Akten Alter Kommerz (AK) Introduzione Questo scritto è innanzitutto una storia, una narrazione. Una storia ‘reale’ nel senso che tutto quello che ho scritto, dal colore dei capelli dei personaggi e dal loro carattere, è tratto dalle fonti. Sono consa- pevole degli annosi dibattiti esistenti su questo e in qualche modo, marginalmente, vi ho anche preso parte. Tuttavia mi permetto una affermazione ‘naif’, un po’ ignorandoli, e sperando che gli addetti ai lavori, qualora incappino in questa introduzione, lascino correre il mio banalizzare. Non vi sono aggiunte frutto della mia fantasia; vi sono ipotesi, comparazioni, proposte interpretative ecc., ma que- ste sono nettamente e chiaramente separate dai ‘fatti’. Se uno storico non può pretendere di ‘ricostruire’ la realtà, ma solo di ‘rappresen- tarla’, come avviene nelle mappe dei geografi, tale rappresentazione è il frutto dei dati espressi dalle fonti ed è uno strumento utile alla costruzione di predizioni1. Tale storia mi ha cercato in modo un po’ casuale. Tutto è iniziato dal frammento di un processo, sparso tra altri documenti dell’Archi- vio di Stato di Vienna, che, forse quindici anni fa, Loredana Panariti mi aveva mostrato per vedere se qualcosa del loro contenuto potes- se interessarmi. Non si trattava dell’unica pulce che Loredana mi ha messo nell’orecchio, prima di tutte quella di iniziare a studiare il Set- tecento, secolo che, per convincere un allora convinto sostenitore dei secoli XV e XVI come me, definiva meraviglioso. Subito ho utilizzato marginalmente quel frammento nello scrivere un saggio ormai ‘data- to’. Tuttavia, la storia mi era rimasta in testa, in sottofondo, tanto che col tempo avevo iniziato a credere di averle dedicato molte pagine. 1 Bloch 1950; Evans 2001; Foucault 2001 e Andreozzi 2017c, 17-34. Introduzione Nel corso di una scombinata discussione, durante una notte triestina trascorsa seduti sulle sedie di un bar chiuso, proprio sul bordo del Canal Grande, con Luca Tornatore e Ivaldo Vernelli, questi era riusci- to a farmi ravvedere. In realtà alla storia avevo dedicato poche righe e da lì il consiglio di Ivaldo: perché non la scrivi? Consiglio ignorato abbastanza a lungo. Avendo poi partecipato a una ricerca sulle ‘moralità mercantili’ guidata da Biagio Salvemini e impegnato in indagini archivistiche, quasi impercettibilmente l’at- tenzione è andata a caccia di carte che mi raccontassero gli intrecci di quella storia2. Così, soprattutto seguendo coincidenze di nomi, mi si è svelato un addensamento di documentazione particolare: processi a Trieste, Vienna e Venezia, informative di spie e ambasciatori della Se- renissima Repubblica, materiali prodotti dalla burocrazia asburgica e da quella veneziana e atti notarili andavano a comporre un quadro sempre più complesso, rilevante per la storia di Trieste e delle perso- ne coinvolte e affascinante. La ricerca è stata molto lunga e frammen- tata, condotta nel quadro dei miei studi sul sistema economico e so- ciale di Trieste e sul Mediterraneo settecentesco, ma alla fine la storia ha preso forma, anche fisicamente, guardando la città dal molo Carlo VI, l’attuale molo Audace, e vedendo i luoghi dove molta parte di essa si è dipanata: dal castello di San Giusto al Canal Grande. Perché, magari diversamente da quanto può apparire, questa storia è anche un omaggio alla città e alle persone che, vivendo e morendo, hanno reso possibile che gli intrecci narrati avvenissero e Trieste esistesse. Un progetto di rilevante interesse nazionale (PRIN), sempre diretto da Biagio Salvemini e avente per oggetto i mercantilismi del XVIII secolo e le pratiche e moralità mercantili, mi ha consentito di por- tare a termine il percorso iniziato molto tempo fa, concludendo la ricerca e annodando intorno a tali intrecci molte delle mie riflessioni degli ultimi anni. Così è nato questo libro, che è soprattutto una narrazione, ma non una narrazione neutra che si conclude in sé e nei propri limiti formali, bensì, nel mio sentire, un «eccezionale normale», riprendendo una definizione di Edoardo Grendi, e cioè la ricostruzione di un evento eccezionale che, però, per il fatto stesso di essere avvenuto è in rela- 2 Tra gli esiti di tale progetto di ricerca Salvemini e Zaugg 2013 e Buti, Denis-Dela- cour, Raveux, Salvemini 2014. 14 Introduzione zione densa con i meccanismi del sistema economico e sociale che lo hanno prodotto. Questi lo spiegano e lo rendono possibile così come l’evento fa con loro. Quindi, l’attenzione è incentrata sul contesto e in tal modo la narrazione diventa, per così dire, storia, svelando che mai i problemi di scala vanno posti come domande sulla distanza dall’og- getto (vicino/lontano) e, tanto meno, sulla grandezza dello stesso (micro/macro), ma vanno letti nel senso delle relazioni tra l’oggetto e il contesto e delle qualità di entrambi. Quindi, se la narrazione in- segue il trascorrere delle vite, è pure capace di svelare qualcosa dei modi di funzionamento del mondo e dell’epoca in cui tali vite si av- veravano. In fin dei conti ha ambizioni ‘modellistiche’ e generaliz- zanti e anche la presunzione di poter essere letta su livelli diversi, tutti intrecciati tra loro3. Un tentativo, questo, compiuto anche per cercare di costruire una storia di Trieste ancorata alle fonti e avanzare ipotesi sul processo della sua crescita, dalla nascita del porto franco in poi, che siano capaci di interrogare, e pure contraddire se necessa- rio, la mitologica tradizionale visione della creazione ‘artificiale’ della città e delle sue età dell’oro. Porre al centro le basi materiali della città e quelle del suo essere cosmopolita significa fare storia al di fuori delle secche ‘ideologiche’. Cosa, questa, non di secondaria importan- za in una città, e in una regione, in cui, nella confusione tra storia e memoria, spesso le ricostruzioni del passato sono usate come grezzo strumento nell’agone politico e, a volte, i partiti si arrogano il diritto di stabilire cosa è storia4.

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