Valentina Sturli — Diego Pellizzari Intervista a Mario Martone*

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Valentina Sturli — Diego Pellizzari Intervista a Mario Martone* VALENTINA STURLI — DIEGO PELLIZZARI Intervista a Mario Martone* VS Come regista lei ha sempre messo L’odore del Sangue, che viene da un in scena grandi opere letterarie del romanzo di Parise, ha come perso- passato o contemporanee, da Sofocle naggio uno scrittore, Il giovane favo- a Shakespeare, da Parise a Elena Fer- loso è Leopardi e in Capri revolution rante, fino a portare in scena, con Il ci sono degli artisti. Dentro tutto giovane favoloso, anche un grande questo c’è anche un più generale autore della letteratura italiana. Che rapporto con la letteratura, una posto ha la letteratura nel suo modo propensione e una tensione verso di fare regia, sia teatrale che cinema- la messa in scena e l’interesse per tografica, e qual è il suo rapporto con l’atto creativo dell’essere umano, la letteratura? sia esso pittura, teatro, danza, arte o letteratura; l’atto creativo come MM Più in generale direi che la sfera anche religiosa, se vogliamo. letteratura mi interessa come at- Gli esseri umani hanno inventato to creativo. Non c’è soltanto la le religioni, hanno inventato l’arte. letteratura. Nei miei film ci sono Non vivremmo senza le religioni spesso figure di artisti, o comun- e senza l’arte. Indipendentemente que di creatori. Il mio primo film è dal fatto che uno possa avere la fe- su un matematico, Teatro di guerra de o meno, che uno possa essere racconta di un gruppo di attori, creativo o meno: non ha importan- * I due autori dell’intervista tengono particolarmente a ringraziare il dott. Simone Casprini per il suo preziosissimo aiuto. SigMa - Rivista di Letterature comparate, Teatro e Arti dello spettacolo Vol. 3/2019 ISSN 2611-3309 818 Valentina Sturli — Diego Pellizzari za. L’importante è l’esistenza di mento tanto da decidere di lavorarci queste cose. Per questo attribuisco sopra? Che cos’è che fa scattare la all’atto creativo degli esseri umani molla del lavoro? un grande valore. Attraverso que- sti percorsi incontro degli scrittori MM Questo è un po’ un mistero: è che, a volte, a loro volta trattano vero che, in maniera inspiegabile, di scrittori. Se per esempio mi oc- c’è una specie di luce che si accen- cupo di Risorgimento, andando de. Mi imbatto quotidianamente sulle tracce dei cospiratori italiani in soggetti e storie possibili da dell’Ottocento, mi imbatto in un raccontare al cinema, o mi capita libro come Noi credevamo di Anna di leggere testi che sarebbe inte- Banti, un romanzo che contiene ressantissimo mettere in scena a anche una biografia, visto che il teatro, ma non so dire perché suc- protagonista è ricalcato sulla figu- cede che proprio certe storie fac- ra del nonno dell’autrice. In Noi ciano scattare la molla. Se penso credevamo compare un personag- a Noi credevamo, ho cominciato a gio che si chiama Sigismondo Ca- entrare in quel labirinto attraver- stromediano, e il cosceneggiatore so domande che riguardavano il Giancarlo De Cataldo mi mostra il presente, collegando, ad esempio, libro di memorie di Castromedia- le intifade palestinesi alle nostre no, e capisco che quello è stato il guerre di indipendenza. Io che di materiale su cui ha lavorato Anna storia italiana dell’Ottocento ne Banti per ricostruire le vicende del so poco, ho iniziato a chiedermi nonno. Sono scatole cinesi, sentie- perché nel racconto della nostra ri che ti portano come in un labi- storia risorgimentale vi fossero rinto, in uno stare insieme di tutti solo grandi battaglie, solo grandi gli atti creativi possibili, che è una diplomazie, ma, mi dicevo, deve cosa che veramente mi interessa. esserci stato un lato oscuro: co- Non sono un grande lettore, ci so- me hanno potuto, uomini privi no troppi grandi libri che non ho di mezzi e braccati dalle polizie, ancora letto, che vorrei leggere e portare a termine battaglie contro che forse un giorno leggerò. Mi degli eserciti? La domanda veniva muovo insomma in questo labi- da qualcosa di attinente al presen- rinto, dove faccio degli incontri. te, ma è come rimbalzata su una questione che riguardava il pas- VS Che cosa la colpisce di un materia- sato. Ho cominciato a capire che il le, di un soggetto, un testo, un argo- racconto ufficiale della nascita del Intervista a Mario Martone 819 nostro Paese era pieno zeppo di poli prima ancora delle immagini. rimozioni. Alla fine è diventato un Quanto a Teatro di guerra, mi tro- po’ come andare in analisi. Il no- vavo ad Avignone dove stavamo stro è un Paese malato dal punto facendo l’Histoire du Soldat, e men- di vista della crescita democratica, tre eravamo lì, in riunione, vedevo preda di così tante contraddizioni, tutte le compagnie francesi molto nodi irrisolti che non si sciolgono attive sulla questione dell’assedio mai, in una specie di perpetua cri- di Sarajevo e dello scambio cultu- si. Le persone che stanno male e rale con i bosniaci. Da italiano ve- hanno nodi che non si sciolgono devo tutto ciò come qualcosa che vanno dall’analista e cominciano in Italia non era avvenuto: si dava a scavare nei traumi, nell’infanzia molto aiuto economico alla Bosnia e nelle rimozioni. Noi credevamo in quegli anni, e anzi l’Italia è sta- era un po’ come andare in analisi ta un paese molto solidale, ma che per scoprire i traumi e capire le ri- non ha elaborato nessun pensiero mozioni che c’erano state. Dopo di su quello che stava succedendo. che il film ha aperto un decennio Di nuovo una rimozione, una spe- di rapporto con l’Ottocento italia- cie di vuoto. E allora anche in quel no: ha partorito le Operette morali e caso, istintivamente, ho avvertito poi Il giovane favoloso, e intanto mi questa sensazione e ho cominciato è stato proposto di mettere in sce- a fantasticare su un film in cui si na le opere di Verdi e di Rossini. raccontasse di una compagnia ita- A quel punto il labirinto diventa- liana; da lì ho pensato al teatro, al va fittissimo, è stato un inoltrarsi senso del teatro, ai Sette contro Te- progressivo. Ne sono uscito solo be che era la tragedia giusta per la da poco, anzi ne sto uscendo ades- Bosnia perché tratta di una guerra so, scavalcando il secolo con Capri fratricida. In genere quindi sono revolution. Posso fare altri esempi. spunti che vengono di sponda. L’amore molesto me lo aveva se- Lo stesso vale per Capri revolution: gnalato Fabrizia Ramondino, con ero a Capri a un festival, ospite di cui avevamo scritto Morte di un un convegno, e mi trovo davanti matematico napoletano: ricordo che ai grandi quadri del pittore Die- avevo portato il libro di Elena Fer- fenbach. Chiedo informazioni e rante con me a New York quando mi raccontano la storia del pittore andai a presentare il matematico; e della sua Comune, del vegeta- lo leggevo nei ritagli di tempo, mi rianesimo, del naturismo. E im- venivano incontro i suoni di Na- mediatamente, non so perché, si è 820 Valentina Sturli — Diego Pellizzari istituito un rapporto con un’opera conosco e che desidero raccontare di Beuys, Capri-Batterie, che è una nei film, ci sono cose che non co- lampadina innestata in un limone. nosco e che, in un viaggio di sco- Per me è stato subito Capri-Bat- perta, creano il film. Così, le capre terie, una specie di cortocircuito nere che ti hanno colpito sono an- da cui è partito questo film dalla ch’esse frutto di un incontro. Era- costruzione piuttosto complessa, no le capre che appaiono in un mio in cui si uniscono la Comune di cortometraggio intitolato Pastorale Diefenbach a quella di Monte Ve- cilentana realizzato per l’Expo. Me rità, a Beuys e a tutta una serie di le sono portate dietro. Quanto storie. all’anfora non saprei. Certo è che ci sono delle cose che per me spro- DP Lei è un regista doctus, si docu- fondano nell’oblio ma non spari- menta molto, i suoi film sono pieni di scono. L’ho scoperto una volta, in riferimenti eruditi. Già nelle prime maniera molto precisa, rivedendo inquadrature di Capri-Revolution Il diavolo probabilmente di Bresson. mi è parso di riconoscere topoi che Sapevo di aver visto quel film e an- riguardano il tema dell’esilio e del che che mi era piaciuto molto, ma ritorno degli dèi pagani nella cultura se qualcuno mi avesse chiesto di occidentale: il capro nero che da ele- che cosa parlava non avrei saputo mento del corteo dionisiaco diventa dirlo. Nel rivederlo a distanza di nel sabba immagine del diavolo stesso, tempo ero perfettamente in grado la contrapposizione col cattolicesimo, di capire tutto quello che dovevo un reperto antico – un’anfora – che a quel film nella realizzazione di riemerge dagli abissi, la presenza delle Morte di un matematico napoletano, rovine. Sono poi anche riconoscibili a partire dal fatto che si tratta di allusioni ad opere pittoriche, penso a un film sul suicidio. In quel mo- La jeunesse de Bacchus di Bougue- mento riuscivo a vedere la parte reau, o alle fotografie di nudo di Von di me che aveva attinto a quel gia- Gloeden. Quali sono i suoi modelli cimento senza che me ne rendessi letterari, fotografici, pittorici? conto nell’immediato. Tornando all’anfora, è possibile che, avendo MM Vale lo stesso discorso che fa- letto da bambino la Venus d’Ille di cevo prima: in realtà non sono un Mérimée, il racconto abbia lasciato regista doctus, e i riferimenti che una traccia da qualche parte, ma ci sono nei miei film sono frutto non si tratta di un’allusione voluta di incontri.
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