Retabloid Febbraio 2019

Retabloid Febbraio 2019

per sonafebbraiol/ 2019 imper- «Tu sei il mio dottore, il mio salvatore, il mio giudice onnipotente, il mio prete, il mio Dio, il chirurgo della mia anima. Ed io sono la tua discepola verso la lucidità.» sonal.Sarah Kane retabloid_feb19_4mar19.indd 1 04/03/2019 17:22:49 Camilla Eleonora Manara è nata nel 1997 a Milano, ma è cresciuta a Gallarate. Si è diplomata alla Scuola Holden nel 2018 e ora studia lettere moderne alla Statale di Milano. Vive col gatto Scott. retabloid – la rassegna culturale di Oblique febbraio 2019 Il copyright del racconto, degli articoli e delle foto appartiene agli autori. Le immagini di p. 3 (L’Io-ritratto n. 14, 1978) e di p. 5 (L’Io-ritratto, 1997) sono di Aldo Tagliaferro. Le opere sono in deposito presso il Museo MA*GA, Gallarate (VA). Si ringrazia Laura Carrù. Si ringraziano Federica Fiandaca e Silvia Pinna per la trascrizione e sgrossatura dell’intervista a Vittorio Graziani di p. 57. Cura e impaginazione di Oblique Studio. Leggiamo le vostre proposte: racconti, reportage, poesie, pièce. Guardiamo le vostre proposte: fotografie, disegni, illustrazioni. Regolamento su oblique.it. Segnalateci gli articoli meritevoli che ci sono sfuggiti. [email protected] retabloid_feb19_4mar19.indd 2 04/03/2019 17:22:49 Camilla Eleonora Manara L’uomo nero Conoscevamo un uomo nero. Alle medie noi eravamo finiti in una classe e lui in Prima era stato un bambino nero e poi un ragazzo un’altra, ma ogni due lunedì e tutti i giovedì faceva- nero e poi un uomo nero. mo motoria assieme. Non si cambiava mai con noi, Eravamo compagni di classe alle elementari; nessuno andava nel bagno degli insegnanti alla fine del cor- voleva essere amico del bambino nero perché puz- ridoio. Una volta dopo calcio ci stavamo svestendo zava di spezie e sudore e appena usciva per andare e un bambino aveva detto che i neri ce l’avevano più in bagno la maestra diceva che aveva i pidocchi e grande di tutti, così eravamo usciti dagli spogliatoi, per questo lo pelavano come una patata una volta la strisciati lungo il corridoio e sbattuto la porta del settimana e sempre per questo il suo cranio tondo e bagno proprio nel momento in cui si stava infilando lucido da nero brillava tra i banchi di legno e i grem- la maglietta: l’avevamo stretto contro il lavandino e biuli azzurri. obbligato a tirarsi giù i pantaloni e le mutande per Quando gli prestavamo i colori se li ficcava tra le sue farcelo vedere. Mentre lo stavamo confrontando con labbrone da nero e ce li restituiva tutti succhiati; noi i nostri era entrato il professore di motoria e si era avevamo iniziato a non prestarglieli più, e lui aveva portato via lui e il suo uccello da nero. iniziato a fare i suoi disegni da nero in bianco e nero. Grosso. retabloid_feb19_4mar19.indd 3 04/03/2019 17:22:50 Aveva fatto gli altri due anni di medie in qualche «Nessuno voleva essere amico scuola da nero, poi al professionale era tornato con del bambino nero perché noi. Non portava più i capelli a zero, li aveva fatti crescere in una specie di cespuglio/nido/gomitolo da puzzava di spezie e sudore.» nero intorno alla testa che se stavamo dietro di lui in banco per vedere qualcosa dovevamo surfare da una parte all’altra della sua boccia da nero. Un giorno era Quando gli sposi erano usciti dalla chiesa, tre gigan- venuta la preside in classe con lo chignon a punta e il teschi neri gli erano saltati addosso appendendogli completo pendant – camicia viola, giacca viola, gon- al collo una ghirlanda di fiori rosa e verdi, poi li na viola, calze viola, tacchi viola –, l’aveva chiamato avevano pigiati nella macchina blu dello sposo nero fuori e gli aveva detto di tagliarsi i suoi capelli da e si erano spostati tutti nel campo di erbacce dopo nero. Il giorno dopo era venuto con delle treccine da il cimitero dove la domenica mattina i marocchini nero che gli percorrevano tutto il cranio e un taglio di giocavano a cricket; noi ci eravamo piazzati dietro due centimetri dietro l’orecchio sinistro. un angelo di pietra a un centinaio di metri. Era sempre in giro con due neri panzuti che stavano Erano tanti neri e quattro bianchi e facevano un in terza mentre noi facevamo la prima; quando era- gran casino da neri: si muovevano in cerchi con- vamo in terza eravamo noi ad andare da lui per com- centrici, stendendo rigidamente le braccia in aria prare da fumare. Le poche volte che lo incrociavamo fino ai gomiti e poi lasciandole pendere disossate, fuori da scuola lui abbassava i suoi bianchissimi oc- sbattendo i piedi e piegandosi a pancia in su fino chi da nero e noi facevamo finta di non conoscerlo. a toccare terra con le mani. Sguazzavano nel fango come budella fresche, strisciando gli arti neri sull’er- Finito il professionale si era fatto un viaggio da nero; ba bruciata e lanciando urla acute. Lui si era messo con i nostri soldi aveva comprato un paio di scarpe una tunica oro da nero e si era sciolto le treccine dalle suole di corda e uno zaino arancione, ci aveva della scuola e della chiesa, ed era stato un nero nero ficcato dentro i suoi vestiti da nero ed era sparito per tutta la festa. per circa un otto mesi. Quando era tornato si era Dopo un’oretta e undici birre ci eravamo stufati, però portato dietro: un tatuaggio zigzagato bianco che prima di andarcene avevamo lasciato un biglietto sul gli stringeva il collo, la prima falange del dito me- cruscotto della sua macchina da nero con scritto vi dio sinistro in meno, dieci chili di muscoli tutti sulla denunciamo per schiamazzi. Per rendere schiena, una macchina blu e una ragazza nera con le la cosa ancora più divertente avevamo rigato la verni- unghie crema. Ce le sentivamo graffiare la schiena ce blu con una freccia rivolta verso il foglio. stesi sui lettini di plastica ogni mercoledì sera. Si erano sposati subito come tutti i neri, in una chie- Il giorno del parto noi non eravamo lì. sa di pietre grigie appena fuori città. Noi eravamo Era passato qualche anno e avevamo preso in conse- andati a spiare per vedere se avrebbero fatto qualche gna l’azienda di famiglia, lavoravamo dal meccanico strano rito da tipico matrimonio di neri. Entrati tut- vicino al supermercato, servivamo da bere nella di- ti, ci eravamo messi ai lati del portone: li sposava il scoteca a piramide sopra il cinema; alcuni di noi si nostro prete; lei aveva un vestito con la gonna larga erano sposati, altri si erano trasferiti. bianca e il corpetto pieno di rosso, ocra e smeraldo, Lui era rimasto, faceva uno di quei lavori da nero in i capelli ricci da nera avvolti in un turbante da nera una delle industrie non ancora fallite poco fuori città; con gli stessi colori; lui si era fatto prestare uno smo- viveva con la sua grassa moglie nera in una tipica casa king nero molto poco da nero. da neri vicino al fiume sporco e nero. D’estate i vetri 4 retabloid_feb19_4mar19.indd 4 04/03/2019 17:22:51 delle finestre erano marroni per le zanzare spiaccicate Venga. Forza venga, non ci crederà mai, l’infermie- e d’inverno per le bombolette spray dei ragazzini che ra che era stata con i due neri era uscita di corsa fuo- si andavano a ubriacare tra le galline sotto il ponte. ri dalla stanza e con le mani strizzate nei guanti di Prima del matrimonio lei aveva un gran fisico da nera, lattice si teneva lo stomaco e la bocca. Staccò quella come la Naomi Campbell dicevano i quattro amici dalla bocca, lo afferrò per una manica e lo trascinò bianchi della coppia nera, poi era rimasta incinta e dentro. aveva iniziato a ingrassare come tutte le balene nere. La donna nera era rovesciata sul minuscolo letto Il giorno del parto lui lo chiamarono al lavoro. d’ospedale, gli occhi chiusi serrati e la testa fradicia Lasciò il muro di un bagno scartavetrato a metà e di sudore reclinata all’indietro. L’uomo nero era in portò la moglie all’ospedale nella sua macchina blu da piedi, apriva e chiudeva le mani in pugni screpolati uomo nero con ancora incisa la nostra freccia; stette da nero, le guance scavate da nero tese e gli occhi con lei in sala per tutte e diciannove le ore del tra- bianchi da nero fissi, fissi sulla seconda infermiera vaglio. I suoi ansimi da donna nera guizzavano tra i che dava le spalle alla porta e sfregava le crocs sul corridoi. linoleum. L’ostetrico fece tre passi, arrivò al fianco della se- Che cazzo succede?, urla l’ostetrico sbucando dalla fine conda infermiera e le prese un gomito facendo leva del corridoio; aveva lasciato la donna nera ancora in per farla girare: tra le braccia, sotto lo strato di san- piena latenza meno di una mezz’ora prima per andare gue e muco, piangeva un neonato. a prendersi un panino col prosciutto crudo, di quelli La testa tonda da nero, le labbra grosse da nero, il che davano alle macchinette a un euro e cinquanta. naso largo da nero; ma era bianco. 5 retabloid_feb19_4mar19.indd 5 04/03/2019 17:22:51 Neo. Edizioni Intervista a Francesco Coscioni a cura di Michela Del Zoppo, Arianna Ferrucci, Silvia Pinna Com’è fare editoria in un posto come Castel di Sangro? anche a contattare gli autori che ci incuriosivano, L’abbiamo fatto per un motivo politico.

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