La Storia Di Tonara in Breve

La Storia Di Tonara in Breve

La storia di Tonara In breve Tesi di laurea di Massimiliano Rosa CENNI STORICI ED EVOLUZIONE NEL PERIODO MEDIOEVALE SPAGNOLO E PIEMONTESE ORIGINI E PERIODO NEOLITICO L’abitato di Tonara ha probabilmente origini preistoriche. “Nel periodo neolitico, alcune comunità appartenenti alla cultura di Bonnanaro e di San Michele di Ozieri, si stanziarono in condizioni semiselvagge tra le montagne impervie del centro Sardegna”. “Questo insediamento databile VII sec. a.C. risulta confermato dal ritrovamento di ceramiche e di frammenti di suppellettili (frecce, ossidiane, corna lavorate d’animali), rinvenuti in grotticelle funerarie nei territori del paese, all’apice della confluenza delle vallate del Rio Iscra e del Bau Codina”. “Importanti sono il sepolcro carsico di Pitzu’ e Toni e di Su Toni”. Altri reperti come “affibbiagli in bronzo, lance e pugnali furono rinvenuti in maniera copiosa soprattutto nella zona di Monte Corte-Intr’errios”. PERIODO ROMANO Durante l’invasione romana Tonara non esisteva nella sua forma attuale. Esso era formato da più comunità separate tra loro. Tali agglomerati erano dislocati in diversi punti delle vallate del Bau Codina e dell’Iscra. “A nord-ovest dell’attuale centro sorgeva la “mansio” di Tonnai –Tracullau: questa risalì il corso del fiume Bau Codina – Samunadorgiu per attestarsi all’apice della valle, alla quota dell’odierno rione d' Arasulè. Tale rione si sviluppò in seguito lungo l’asse delle direttrici dei poli pastorali Su Montigu-Su Tzurru sul percorso monte- pianura che univa la Barbagia di Belvì al Mandrolisai. La mansio di Su Nuratze- Santu Leo sorgeva nelle quote più alte dell’altopiano di Su Pranu a veduta delle valli sottostanti. L’altro versante della montagna accoglieva le “mansio”di Bidda Intr’errios alla confluenza del rio Bauerì col rio Pitzerimasa, con orientamento sud-est, quella di Monte Corte, nel fondovalle del fiume Iscra: esse oltrepassarono il corso degli affluenti del fiume e costituirono le comunità di Ilalà, ( oggi abbandonata), di Taliseri e Toneri, sorte lungo le direttrici dei poli agricolo-vallivi del percorso monte-pianura che univa la Barbagia con il Campidano”. Furono rinvenute in territorio tonarese alcune “stoviglie, fibule e monete romane raffiguranti l’imperatore Teodosio” nella località Tonnai- Tracullau, lungo la direttrice della via che univa Karalis ad Olbia, nel percorso che da Valenza (nei pressi dell’attuale Nuragus) passava per Agustis (l’odierna Austis) e giungeva a Sorabile (mansio romana nei pressi di Fonni) attraversando la Sardegna centrale. “Altre monete con l’effige dell’imperatore Gordiano III, risalenti al periodo del tardo impero romano, furono recuperate in località Nutua ad est dell’attuale rione d'Arasulè, sulla vecchia direttrice che collegava le mansio barbaricine all’Ogliastra e al mare”. PERIODO MEDIOEVALE In periodo alto-medievale (anni 1000- 1297) Tonara appartenne al Giudicato d'Arborea, curatoria del Mandrolisai. Continuano ad essere anni bui dei quali poco o nulla si conosce circa gli avvenimenti e la storia del paese. Verso l’anno 1000 la maggior parte della popolazione viveva probabilmente dispersa nelle montagne, insediata in piccole agglomerazioni interdipendenti tra loro. Bisogna arrivare fino al secolo XIV, in periodo della dominazione spagnola e aragonese ( anni 1297-1718) per avere notizie più precise circa il paese barbaricino. Nell’anno 1341, infatti, il nome di Tonara apparve trascritto per la prima volta in un registro, quello delle “variazioni patrimoniali dette Rationes Decimarum” contenute nel Condaghe di Bonarcado che tennero documentato un contratto stipulato tra “Gordianus, vicarius de Bonarcadu” e “s’archipiscopu Bernardu d’Arbaree”. In una parte di esso si legge testualmente: ”Et sunt testimonios: primus Deus et sancta Maria et issu armentariu donnu Salusi et donnu Barisone arbarigesu, curatore de Mandra Olisay, et donnu Goantine prebiteru d’Austis et donnu Petru Cabru prebiteru de Leonissa et donnu Leonardu, mandatore de Tonara, et Samaridanu, mandadore de Bonarcadu, et Goantine Mirki clerigu et tota sa gorona”. “Item anno et pontificatu predictis die XVII lanuarii habui et recepi per mazmm dioti domini Phìlippi pro solu -cione dictarum decimarum a presbitero Gregorio de Lisque rectore eccle¬siaru S.Bartholomei de villa Meane, S.' Anastacie de villa Tunare e S.Marie de villa Laonisse et Spasulee arborensio diocesis lìb I, sol IVI, den. VI ”. In tale documento il citato paese di Tonara era costretto a pagare una libbra, 16 soldi e 6 denari. La traduzione del testo è la seguente: “E sono testimoni: prima Dio e Santa Maria e l’amministratore Don Sallusio e Don Barisone arborense, curatore del Mandrolisai, e Don Costantino presbitero di Austis e Don Pietro Cabru presbitero di Leonissa e Don Leonardo, rappresentante di Tonara, e Samaritano, rappresentante di Bonarcado e Costantino Marchi chierico e tutta la corona.Tonara significherebbe ‘monte rupe di roccia ’. La base etimologica è l’akkadico Ar "monte‘’ suff. + il prefisso Ton "pala di roccia. E’il monte scosceso di roccia, l'antica Ara Ton barbaricina. Luogo di Ton - Toni – luogo di montagne di roccia scoscese, picocche. Anche le etimologie dei vicinati di Tonara derivano probabilmente dal Proto sardo o da una lingua affine, lingua eufonica con radici -accadiche e semi camitiche. I suoi suoni sono spesso gutturali e tradiscono un origine anatolica eurasica comune. Tonara difatti nei documenti viene citata come Tunara Tunare Tunar-. Queste sono le prime attestazioni del nome del borgo. I suoi vicinati vengono trascritti con le seguenti sequenze nei documenti ufficiali storici medievali: Per la voce Toneri Tuneri Tunare Tunaria Tunara sono varie le ipotesi: derivazioni evidenti dalle voci protosarde Thonar _nebbia di fiume_ in riscontro alle profonde valli piene di questo elemento , e sempre ascrivibili al protosardo Tinar _rupe-scoglio -montagna isolata _ in riscontro alle rocce giurassiche emergenti come torrioni presenti nel suo territorio . Ton-+ ar è un luogo ricco di monti isolati e di rocce scoscese. Arasuley Arasule' suo rione superiore deriva il suo significato dal protosardo Ar _monte_ e siul _rupe_ rupe di montagna- scoglio isolato_. Teliseri Tel + iser è l’antico Tal iser ha la particella Tal _letto del fiume_ che deriverebbe dall’ accadico Tal _letto del fiume_ + Iser /Iseri che significherebbe _casa e / o terreno del padrone_colui che è possessore del sito_ quindi _ possessore del sito del letto del fiume_. Per approfondire si veda il toponimo di Gavoi Taloro sempre da Tal _letto del fiume_ e Or _acqua_ quindi _letto d’acque di fiume_ o gli altri toponimi di Tonara Talare Talarestini Talasatzias , luoghi dove scorrono ruscelli, o i toponimi Taleto di Fonni o Talaighe di Sedilo che sono sempre idronimi. Per quanto riguarda Iseri troviamo l’attestazione del toponimo anche a Orgosolo: Cuile Iseri che significherebbe _il padrone, detentore e possessore del sito del covile_. Ancora a Gairo il Tacco Tacquisara che ha lo stesso suffisso. Tal + iser + i , Taliseri starebbe quindi a significare _colui che è possessore del sito dove scorre il letto del fiume_. Ilala’ Ilal invece ha voce sumerico – accadica nell’antico Ilal _ la radura-il campo basso- il luogo basso_ Continuando la storia di Tonara la seconda testimonianza scritta che attesta dell’esistenza del centro di Tonara, almeno con il nome attuale, fu l’atto di pace stipulato fra il re Don Giovanni d’Aragona e Eleonora Giudicessa d’Arborea in data 24 gennaio 1358 , depositato tra i documenti nel Regio Archivio di Cagliari. “Tale atto di pace fu sottoscritto dai capi dei paesi della encontrada del Mandrolisai e della Barbagia di Belvì.” Nel documento si legge esattamente che “tutti i paesi barbaricini (Aritzo, Belvì, Tonara, Ispasulè etc.) facenti parte della mega d' Arborea, parteciparono alla pace accennata”. Parte del documento è riportato integralmente:• “Item a Bildosino de Sori Mayore ville di Tonara, Arscoc de Lacon et Matheo de Querqui iuratis ac Francisco Murgia,Pietro Marras, Iuliano Uras et Margiano Liche habitatoribus ville proxime dicte”- “Item ab Arsocho Chirroni mayore de Spasulee, Gonnario de Serra, Laurencio Fulla et Petro Uda habitatoribus villae proxime dicte” Sotto la dominazione aragonese l’incontrada del Mandrolisai fu istituita come feudo della corona aragonese (dall’anno 1481 fino al primo decennio del 1700). Ottenne, come tutti i centri della zona, di essere governato da nativi del luogo scelti per elezione. Nel 1711 fu incorporato nella contea di San Martino, feudo dei Signori Valentino, dai quali venne riscattato nel 1839. I documenti depositati nel Regio Archivio di Stato di Cagliari attestano che la Barbagia di Mandrolisai con la sua “encontrada” fu incorporata nella contea di San Martino, feudo dei Valentino e governata dal conte Michele Valentino; fu dato il privilegio ai signorotti locali di amministrare le “villae” di tale incontrada che risultò essere costituita dai seguenti paesi: “di Atzara, Desulo, Ortueri, Samugheo, Sorgono, Ispasuley e Tonara”. La Barbagia - Mandrolisai fu suddivisa in due “encontrade o curatorie” separate: “una era quella della Barbagia di Belvì (o Meana) composta di quattro centri ed estesa quanto l’area degli attuali comuni di Aritzo Belvì Gadoni e Meana”; l’altra era la curatoria barbaricina del Mandrolisai “constava di circa nove centri tra i quali i già precedentemente citati ed altre ville oggi scomparse come Laonissa e lo stesso Spasulè”. Gli insediamenti nuragici e romani sono oggi testimonianze ridotte a mucchi in rovina. Il nuraghe calcareo che fungeva da torre d'avvistamento, eretto nella rupe giurassica di Su Nuratze per controllare il transito delle genti nei fondovalle, non esiste più, se non nelle tracce delle fondamenta e nel toponimo di questa località del paese.Unici testimoni dell' antichità di Tonara sono quindi i reperti rinvenuti e le fondamenta delle capanne nuragiche ai piedi della collina di Su Nuratze e in località Bidda Intr’errios; a questi si aggiungano i ruderi della chiesa medioevale di Santa Anastasia, un edificio di costruzione artistica pisana, parrebbe risalente al 1300, abbandonato nel 1823, crollato parzialmente nel 1832 e chiuso definitivamente al culto dopo la morte del rettore Medde.

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