870 1 CasaBELLA 870 1996–2016 INDICI NUOVA EDIZIONE INDICES 632–869 NEW EDITION FEBBRAIO 2017 IN CONSULTAZioNE ESCLUsiVA SU: AVaiLABLE for REFERENCE ONLY AT: CasaBELLAWEB.EU 3—12 33—51 76—89 METRO + Massimo TRE CasE. GORDON BUNSHafT BOTTUra 34 IN CINQUE PUNTATE LE OPERE REFETTorio GasTromoTIVA, MoraNA+Rao DEL ProgETTisTA CHE HA PorTATO Rio DE JANEiro, BrasiLE Casa SULL’ALTOPiaNO IBLEO, A SOM IL PriTZKER PriZE a cura di Chiara Baglione 5 NoTO, ITALia L’Uso INTELLigENTE E COLTO DELLA 34 77 SEMPLICITÀ UNisCE ANCHE I CUOCHI ABITARE IL PAEsaggio GORDON BUNSHafT 1909–1990 migLiori E GLI arCHITETTI PIÙ BraVI Massimo Ferrari Nicholas Adams Francesco Dal Co 38 83 GORDON BUNSHafT 6 SHINICHI OgaWA 1/5 RESTITUIRE DigNITÀ S GALLERY & REsiDENCE, GiaPPONE Massimo Bottura IL PADigLIONE DEL VENEZUELA 38 ALL’EsPosiZioNE UNIVErsaLE UN PiaNO DI APPOGGIO, UN DI NEW YorK DEL 1939 PiaNO PER ProTEGGERLO: CIÒ Nicholas Adams 13—32 CHE NON si PUÒ ELimiNarE DUE moDI IN UNA Casa DI INTERPRETarE Massimo Ferrari 90—93 44 LA CHIEsa. BIBLIOTECA PEDro DomiNgos 14 90 Casa A OEiras, PorTogaLLO ELisa VaLEro Ramos RECENsioNI 44 92 CHIEsa DI PLAYA GraNADA ALLA LUCE DI BarragÁN A MOTriL, SPagNA DIPINGERE IL PENsiEro. IL LasCITO Federico Tranfa DELL’UmaNEsimo 15 VErso L’EssENZiaLE Alberto Giorgio Cassani Giovanna Crespi 52—67 24 EDUarDO SOUTO 94—97 Boris PoDRECCA ComPLEsso ParroCCHiaLE DE MOUra ENGLISH TEXTS PENTECosTE A MILANO RECUPEro, RESTAUro, 94 riCOSTRUZioNE ENGLisH TEXTS 25 UN GIOCO DI COLori, LUCE, 54 RICorDI NON SEMPRE LA simULAZIONE Jean-Marie Martin È BUgia. IL RECUPEro DELLA TENUTA SÃO LoURENÇO DO BarroCAL Marco Mulazzani 68—75 URKO SANCHEZ SOS CHILDREN'S ViLLagE Rio de Janeiro: A TagiUra, GIBUTI 69 REINTERPRETarE LA MEDINA Refettorio Gastromotiva Camillo Magni Metro + ILANA BESSLER ILANA Massimo Bottura SOMMARIO CASABELLA 870 3 1 2 3 YORK W E S S T N , , R NGS & & NGS A ITY WI NE NE —In cinque puntate I ERS DRA IV F O T RAL & RAL F A UN A EN ctu TM M le opere del progettista E UMBI AR SO P Y CHIT R ES , DE , A ES, COL ES, T Y Y R U ER RAR che ha portato a SOM CHIV Av R CO A LIB 3 il Pritzker Prize. 1 Gordon Bunshaft, 1909–1990 Nicholas Adams Il nome di alcuni architetti evoca già un luogo e un’epoca: è sufficiente sentirlo per visualizzarne subito il mondo. L’archi- tetto americano Gordon Bunshaft è uno di questi: quando lo si cita viene subito in mente la New York del dopoguerra che sperimentava l’espressionismo astratto, dominata dalle grandi corporations e immersa nei ritmi del cool jazz. Nella Grande Mela sorsero gli edifici moderni “pelle e ossa” di Gordon Bunshaft: la Lever House (1952) e le sedi della Manufacturers Trust Company Bank (1954) e della Chase Manhattan Bank (1961). E quella fu la città in cui visse Bunshaft: 1 un uomo caustico, laconico, brusco, apparentemente a proprio agio sia con i capitani d’industria del —Gordon Bunshaft all’età di circa tempo sia con i sistemi produttivi moderni. Bunshaft lavorava per Skidmore, Owings & Merrill (SOM), otto anni —Gordon Bunshaft, ca. aged 8 uno dei principali studi d’architettura dell’epoca. 2 Benché dal 1939 al 1983 abbia firmato ufficialmente solo trentotto edifici, la sua mano è rico- —Gordon Bunshaft all’epoca del noscibile in moltissimi altri progetti1. Bunshaft fu responsabile della progettazione architettonica di Padiglione del Venezuela, «Buffalo SOM dal suo ritorno negli Stati Uniti dopo la guerra fino al 1962 circa, quando altri colleghi (Bruce Courier-Express», 14 maggio 1939 —Gordon Bunshaft at the time of Graham, Walter Netsch, Chuck Bassett) assunsero ruoli di rilievo all’interno dello studio. Tuttavia, la the Venezuela Pavilion, «Buffalo sua influenza si avvertì anche dopo quella data. Fu autore di edifici di tipologie diverse (residenze, Courier-Express», 14 May 1939 biblioteche, fabbriche e musei) realizzati a New York come a New Orleans, Pittsburgh e Gedda e co- 3 struiti nei centri delle città, nei sobborghi o in aperta campagna. Il riconoscimento dell’alta qualità —Gordon Bunshaft, ritratto, 1958 ca. del suo lavoro è attestato dai premi conquistati nel corso della sua carriera, tra cui l’Arnold W. Brun- —Gordon Bunshaft, portrait, ner Memorial Prize dell’American Academy of Arts and Letters (1955), la Gold Medal dell’American ca. 1958 Institute of Architects (1984) e il Premio Pritzker per l’architettura (1988), per il quale, a quanto si rac- conta, si autocandidò. Nato a Buffalo, nello stato di New York, in una famiglia di immigrati relativamente modesta, Bunshaft frequentò il Mas- sachusetts Institute of Technology (MIT), dove conseguì la laurea e un master in architettura rispettivamente nel 1933 e nel 19352. Ottenne la Rotch Traveling Scholarship (1935–37) che gli consentì di visitare l’Europa dove ebbe modo di vedere di- versi esempi della nuova architettura. Tornato a New York, iniziò a lavorare per SOM, diventando socio nel 1949 e, fatta ec- cezione per il periodo della guerra (1942–46), rimase nello studio fino al 1979, anno in cui andò in pensione. La sua quaran- tennale carriera si svolse parallelamente alla crescita di SOM: dal primo studio a Chicago (1936) a una partnership con più sedi: quella di New York aprì nel 1937, seguita dagli studi di San Francisco (1947), Portland (1951), Washington (1967), Bo- ston (1971), Los Angeles (1974), Houston (1976) e Denver (1977)3. La formazione al MIT si svolse nell’ambiente relativamente moderno che più tardi avrebbe accolto Alvar Aalto. Bunshaft non era né un gran lettore né un attento studente di storia dell’architettura, e neppure un disegnatore particolarmente do- tato. Come lui stesso riconosceva: «Non sono un intellettuale. Sono solo una persona diretta»4. Le esperienze formative cru- a cura di Chiara Baglione ciali furono legate ai compagni di studio e alla biblioteca. Riferendo una conversazione con uno dei colleghi di Bunshaft al MIT, l’architetto Ambrose Richardson ha fornito un’indicazione utile sul metodo di progettazione che avrebbe adottato in se- guito: «L’uomo mi raccontò: “Gordon era il tipo che se ne andava in giro –e mi sembra ancora di vederlo– a guardare i dise- 76 CASABELLA 870 77 A A 4 5 6 T 7 8 9 R F A NE NE Y I O UMBI T ES, ES, NOX NOX EN S S K ALLER - T TM G RAL & RAL F ES, ES, COL CHIV HT T R AR SSE G R I A P A YORK ctu A R D E CHIV W B YORK. © 2015 YORK. AL AL R E L , DE , A IT W A Y N NOX NOX , , E G CHIT Y I K N - R ON AN ON D ITY RAR ES A Y T HT Y NGS NGS & cti R G LIB I ALO, ALO, ERS U ER WI R S S IV T B Av ALLER uff L R CO G A DRA UN COLLE B A 7 6 S S , , T R A A NGS NGS ITY A WI F NE NE NE NE ERS I I O UMBI T IV DRA F EN O A UN A T TM RAL & RAL F RAL & RAL F ES, COL ES, EN AR P YORK ctu ctu UMBI E TM CHIV E W R E , DE , AR A Y N P , , CHIT CHIT R R ES, COL ES, ITY RAR A A , DE , Y Y Y NGS NGS & LIB ERS YORK CHIV ER ER WI S S RAR R IV W T A Av Av E R N LIB DRA UN A & & 5 4 M SO F O Y ES T R U CO gni degli altri. Non rubava necessariamente la tua idea ma ru- Museum of Modern Art di New York9. Una volta completato, era diventato il punto di riferimento. E per quanto la sua ar- pena avevamo buttato giù qualche idea, il progettista senior, bava il meglio di ogni progetto”. E quando dico “rubava” cito l’edificio divenne un’attrazione turistica, soprattutto per il si- chitettura fosse più gioiosa e colorata (e solo di rado altret- Paul e io –soprattutto Paul e io– ci consultavamo»14. Come esattamente le sue parole. “Rubava il meglio di ogni progetto, stema di lavaggio delle finestre con un ponteggio mobile. tanto coerente in senso estetico), anche Bunshaft fu etichet- ricordano i colleghi, Weidlinger diventò “un vero collabora- metteva insieme il tutto e vinceva il premio”. Gordon aveva una Dopo la clamorosa accoglienza riservata alla Lever House, tato come “miesiano”12. tore”, una figura di cui il giovanile Bunshaft non aveva avuto straordinaria capacità di selezionare le aziende si misero in fila per richiedere il lavoro di Bunshaft: Sulla scia del Seagram (e dei bisogno fino ad allora.A nche il nuovo linguaggio architetto- 4 gli aspetti migliori di un lavoro»5. la Manufacturers Trust Company Bank (1954), l’Hilton Hotel 7 nuovi edifici di calcestruzzo di Le nico gli si rivelò congeniale; dalla collaborazione con l’inge- —Gordon Bunshaft, Seymour —Gordon Bunshaft, veduta del Bunshaft aveva bisogno dello (1955), la Connecticut General Insurance (1957), la Reynolds H. Knox Jr. e Gordon M. Smith, Corbusier), SOM e Bunshaft cerca- gnere nacquero edifici importanti come la Beinecke Library Pont Neuf, Parigi; acquerello, 1935 direttore della Albright-Knox Art —Gordon Bunshaft, view stimolo degli altri e utilizzava quegli Metal (1958), la Pepsi Cola (1960), la Union Carbide (1960), rono una nuova direzione. Nel gen- (1963), la Banque Lambert (1965) e la sede dell’American Re- Gallery, studiano l’ampliamento of the Pont Neuf, Paris, spunti per valutare diverse alterna- la First City National Bank (1961) e la Chase Manhattan Bank della Albright-Knox Art Gallery di naio del 1958, Nathaniel Owings di- public Insurance Company (1965).
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