Dalvit Matteo Tesi.Pdf

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Sede Amministrativa: Università degli Studi di Padova Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell'Antichità ___________________________________________________________________ SCUOLA DI DOTTORATO DI RICERCA IN : Scienze storiche INDIRIZZO: Storia del cristianesimo e delle chiese CICLO XXV Ecclesia martyrum. Analisi del corpus martirologico donatista Direttore della Scuola: Ch.mo Prof. Maria Cristina La Rocca Coordinatore d’indirizzo: Ch.mo Prof. Paolo Bettiolo Supervisore: Ch.mo Prof. Marco Zambon Dottorando: Matteo Dalvit 2 Matteo Dalvit Ecclesia martyrum. Analisi del corpus martirologico donatista. Un martirio cristiano non avviene mai per caso, perché non si diventa Santi per caso. E ancora meno un martirio cristiano è l'effetto della volontà di un uomo di diventare santo, così come potrebbe con la volontà e con qualche macchinazione diventare reggitore di altri uomini. Un martirio è sempre un disegno di Dio, per il suo amore per gli uomini, per avvertirli e guidarli, per riportarli sulla sua strada. Non è mai un disegno dell'uomo; perché il vero martire è colui che è diventato lo strumento di Dio, che ha perduto la sua volontà nella volontà di Dio, e che non desidera più niente per se stesso, neppure la gloria di essere un martire. T. S. Eliot, "Assassinio nella cattedrale" La vittoria è nostra, nella strage dei nemici o nel martirio! Combatteremo! Moriremo! Senza compromessi! Sayyed Ruhollah Mostafavi Musavi Khomeini 3 Introduzione Nonostante la storiografia degli ultimi cent'anni abbia riposto il Donatismo al centro degli studi, pochi contributi, talora assai datati, hanno preso in esame approfonditamente le produzioni martirologiche donatiste. A questo tema si è principalmente preferita la concentrazione su altre aree di interesse relative al movimento, in primis la polemica agostiniana e ottaziana1 o gli aspetti politico-sociali collegabili allo scisma. Paradigmatico risulta il caso di William Hugh Clifford Frend che, nella più sistematica e puntuale opera sul Donatismo fino ad oggi data alle stampe2, riservò poche pagine al martirologio donatista, evitando di soffermarsi approfonditamente sullo studio dei singoli testi. Nella sua monumentale opera sulla storia della letteratura cristiana in terra d'Africa3 Paul Monceaux dedicò un intero volume - il quinto - al Donatismo, trascurando però anch'egli di porre sotto la propria lente la produzione martirologica. Acta e Passiones4 non sembrano incontrare più di tanto l'interesse dello studioso francese, che si limita a fornire, per ogni testo, un breve riassunto della vicenda, soffermandosi maggiormente intorno alla questione dell'autenticità e storicità delle narrazioni. Un breve contributo, una mezza dozzina di pagine, di Monceaux sulla Passio Crispinae5 apparve in una raccolta miscellanea di saggi dei primi del secolo scorso: anche in questo caso però l'analisi del testo non fu condotta approfonditamente. Tra la fine del XIX secolo e i primi tre decenni del '900 lo studioso romano Pio Franchi de' Cavalieri produsse alcune accurate analisi su singole passioni dei martiri donatisti che rappresentano ancor oggi materiale di consultazione imprescindibile per una introduzione allo 1 Per una introduzione alle tematiche trattate in Optatus, Traité contre les donatistes, ed. M. Labrousse, SCh 412 e 413 (1995-1996), cfr. C. Mazzucco, Ottato di Milevi in un secolo di studi, Bologna 1993. A livello di fonti, per le opere polemiche di Agostino nei confronti del Donatismo cfr. i volumi XV/1, XV/2, XVI/1 e XVI/2 della collana NBA. 2 W. H. C. Frend, The Donatist Church: a Movement of Protest in Roman North Africa, Oxford 1952. 3 P. Monceaux, Histoire Littéraire de l’Afrique chrétienne depuis les origines jusq’à l’invasion arabe, I-VII, Paris 1901-1923. 4 "Negli Atti si può ravvisare una forma assai vicina al dramma, nelle Passioni un racconto. Gli Atti sono, non la descrizione, ma lo svolgersi di una azione cristiana e del suo tragico risolversi nella stupenda catarsi del sangue sparso a testimonianza della fede; le Passioni sono la descrizione del fatto. Per questo esse obbediscono alle leggi proprie del genere descrittivo e affidano la suggestiva rievocazione del fatto, il ricrearlo, alla capacità espressiva della parola più che dello svolgersi dell'azione in se stessa che è invece essenza del dramma in cui la parola in tanto vale in quanto è legata intimamente all'azione e, direi, sua parte ed espressione sua. Se posso così esprimermi, vorrei dire: gli Atti sono il martirio, le Passioni descrivono il martirio." (G. Lazzati, Gli sviluppi della letteratura sui martiri nei primi quattro secoli. Con appendice e testi, Torino 1956, p. 9). Cfr. G. Lanata, Processi contro cristiani negli Atti dei Martiri, Torino 1989, pp. 3-5. 5 Monceaux, Les Actes de sainte Crispine, martyre à Theveste, in AA. VV., Mélanges Boissier. Recueil de mémoires concernant la littérature et les antiquités domaines dédié a Gaston Boissier à l'occasion de son 80e anniversaire, Paris 1903, pp. 383-389. 4 studio della martirologia donatista. Accanto ai pregi contenutistici è doveroso sottolineare anche quelli che potremmo definire "formali": i lavori di Franchi de' Cavalieri hanno avuto il merito indiscusso di presentare per la prima volta, accanto ad un'edizione critica dei testi, uno studio approfondito dei contenuti. Trattasi d'un modus operandi allora inedito e che purtroppo non sembra aver incontrato il favore degli studiosi che, nei decenni successivi, hanno fatto oggetto dei loro lavori gli Acta e le Passiones della pars Donati. A circa un secolo dalla loro produzione, questi contributi di Franchi de' Cavalieri necessitano di una rivisitazione, non fosse altro che per tener conto della più recenti acquisizioni storiografiche. Tra la seconda metà del secolo scorso ed i primi anni del nuovo millennio si sono avuti gli ultimi contributi allo studio del martirologio donatista. Il primo in ordine di tempo è quello di Jean-Louis Maier6: lo studioso raccolse in un unico dossier l'intera produzione letteraria ascrivibile ad autori donatisti o indirettamente collegata al movimento, con l'esclusione delle opere di Ottato di Milevi e di Agostino d'Ippona. Come Monceaux, anche Maier ritenne sufficiente fornire, probabilmente a ragione visto il taglio generale dell'opera, solo brevi introduzioni - due o tre pagine - ai singoli documenti, riassumendone il contenuto e la cornice. Rispetto alle scarne presentazioni dei testi della Histoire littéraire, Maier fornisce in aggiunta una edizione critica dei documenti, affiancata da una traduzione in lingua francese che, in più occasioni, si discosta sensibilmente dal testo in lingua latina7. Più recenti sono i contributi di Paolo Mastandrea8 su di un paio di Passiones donatiste: lo studioso ha però focalizzato la propria attenzione più su questione formali e filologiche che sulle narrazioni, finendo quindi per tralasciare praticamente in toto una analisi contenutistica delle Passiones. Un breve studio sull'agiografia donatista ad opera di Francesco Sforza Barcellona9 è apparso nel 2002 in una raccolta di saggi sull'Africa cristiana, ma risulta essere, per quanto utile, poco più che una breve introduzione alla questione. In ambito anglosassone il Donatismo ha incontrato l'interesse di Maureen Tilley che vi ha dedicato numerose pubblicazioni negli ultimi due decenni. Proprio alla studiosa americana si deve un lavoro10 sul martirologio donatista che risulta però essere poco più di una rivisitazione 6 J. L. Maier, Le dossier du donatisme, I-II, TU 134-135, Berlin 1987-1989. 7 Non è ora necessario avviare una discussione in merito all'affidabilità delle traduzione operate da Maier: in occasione della presentazione dei testi delle singole Passiones vi sarà modo di ritornare sulla questione in maniera più puntuale. 8 P. Mastandrea, Passioni di martiri donatisti, AB 113 (1995), pp. 39-88; Id., Le interpolazioni nei codici della Passio Marculi, AB 108 (1990), pp. 279-291 ed infine Id., Vocaboli unici e rari nella Passio Maximiani et Isaac (BHL 4473), CCC 13 (1992), pp. 335-342. 9 F. Scorza Barcellona, L'agiografia donatista, in M. Marin e C. Moreschini (a cura di), Africa cristiana. Storia, religione, letteratura, Brescia 2002, pp. 125-151. 10 M. Tilley, Donatist Martyr Stories. The Church in Conflict in Roman North Africa, Liverpool 1996. 5 sintetica del dossier di Maier. Tilley, infatti, si è limitata a fornire una traduzione in lingua inglese delle principali passioni donatiste, anticipate da una breve nota introduttiva: il tutto senza offrire al contempo i testi in lingua latina. Accanto ai contributi della studiosa, autrice di un recente status quaestionis teso ad illustrare le linee di ricerca a suo dire più proficue per il futuro11, sono da menzionare la voluminosa opera di Shaw sulla violenza religiosa nell'Africa cristiana12 ed un lavoro di Alan Dearn sui martiri abitinesi13. Sempre relativamente alla PaDS segnalo il recentissimo articolo di Elena Zocca che, tra tutti gli studi meno datati, si rivela essere il più approfondito per quanto concerne l'analisi contenutistica della Passio. Francois Dolbeau ha dato alle stampe nel 2003 un prezioso contributo14 sulla genealogia documentaria di questo documento, non lasciando però spazio ad una analisi dei contenuti della PaDS. In area tedesca ha preso forma, poco più di un decennio addietro, il contributo di Klaus Rosen sulla Passio Crispinae15: questo saggio si avvicina molto più di tutti gli altri lavori citati fino ad ora a fornire al lettore una analisi puntuale della passione. Sempre in ambito tedesco, è da collocarsi

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